lunedì 23 novembre 2009

Andrea Frediani's 300 guerrieri


Il primo pensiero che si ha prendendo il libro di Frediani è: "sarà come il film?".
Il film, come tutti sapranno è il famosissimo, fantasmagorico, esaltante, grottesco, 300.
Tralasciando il fatto che il prodotto dell'accopiata Miller & Snyder è semplicemente un film di fantasia tratto da una graphic novel di indiscusso successo, e che quindi non risulta avere nessuna pretesa di rigorosità storica, ci addentriamo nella lettura del tomo in questione.
Fondamentalmente mi sono ritrovato questo libro fra le mani perchè alcuni me ne avevano parlato bene (è anche vero che altri non me ne avevano parlato affatto -e ora capisco il perchè-).

L'immagine di copertina, che può far pensare ad un parallelo con il film, risulta essere in fin dei conti, una semplice operazione commerciale volta a sfruttare la grande eco prodotta a seguito dell'uscita della fortunata pellicola nei cinema.

Il libro si divide sostanzialmente in due tronconi.
Il nostro protagonista è il disilluso Aristodemo, nome famoso per chi mastica un pò di storia greca;
Infatti egli è unicamente noto per essere uno dei pochissimi (3) spartani ad essere ritornati dalle Termopili, sottraendosi così al suo destino (e dei suoi compagni).
Il libro, macignoso all'inizio, ritorna ad essere scorrevole nella sua metà. Le pagine volano sotto le dita del lettore, il quale cerca di andare avanti il più possibile, sia perchè il romanzo è scritto in modo semplice, sia perchè si desidera che accada qualcosa. Sono innumerevoli (e pesanti) i capitoli dedicati alle competizioni sportive e ad altri eventi di dubbia rilevanza, la cui eliminazione non avrebbe danneggiato in alcun modo la trama.
Camillieri Scrive, nel suo commento al libro: "Frediani è un grande narratore di battaglie". Indubbiamente. Giudizio giusto il suo, laconico se vogliamo. Peccato sia solo questo. Massacri a ripetizione, uno dopo l'altro. Senza scopo e senza senso.

Il libro personalmente non mi ha trasmesso nulla, se non infinite pagine con descrizioni di carneficine e combattimenti (che a dirla tutta risultano troppo dettagliati, inutilmente complessi).
Nessun messaggio viene lasciato al lettore, se non la contrapposizione tra Aristodemo e lo stato Spartano, contrapposizione che non trova il suo perchè quando si arriva al finale. Contrapposizione che lascia abbastanza disarmati nella sua mancanza di istillare realmente un giudizio sulla faccenda, non importa se giusto o sbagliato.
Il finale, disarmante, oltre che assolutamente patetico, non commuove o suscita alcunchè.
Semplicemente ci si ritrova a leggere con indifferenza le note dell'autore e la pubblicità degli altri libri.

Purtroppo quando si affronta un tema delicato come la vicenda delle termopili, la possibilità di incorrere nell'immancabile paragone con il capolavoro di Manfredi è dietro l'angolo. Non c'è partita che tenga a quel punto.

In definitiva, un libro che rileggerei molto difficilmente.
Almeno a qualcosa mi è servito...ho di nuovo voglia di oplitismo.
Vado a fissare l'antilabe al mio scudo.

MOLON LABE!

A presto.
Salude!

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