Polastri su Pill'è Matta & Memoriae Milites.

Hanno detto di noi....

Un bello scritto di Marcello Polastri
http://www.sardegnasotterranea.org/index.php?option=com_content&view=article&id=139:a-pille-matta-inaugurato-il-nuovo-mueseo-archeologico-necropli&catid=1:ultime

"C'eravamo anche noi, sabato 20 Marzo, con l'amministrazione comunale di Quartucciu in occasione dell'inanugurazione del Museo archeologico di Pill’e Matta. L'evento segue di poche ore l'apertura della mostra sugli scavi archeologici effettuati nel locale sito di grande rilevanza storica: la necropoli punico-romana di Pill'e Matta. I dettagli nel servizio fotografico di Marcello Polastri che mostrerà su SKY, nel mese di aprile, questo evento ben documentato, tra interviste e reportage...
Quella di Pill'e Matta è una necropoli fortunata. Anzitutto perchè è stata salvata dall'oblio. Ma forse i suoi defunti non sono tanto contenti: gli archeologi li hanno trasferiti in un centro espositivo, portando ossa e spoglie mortali lontane dalla loro dimora funeraria, dalle tombe che per due millenni hanno custodito salme di uomini e donne. E' risaputo: gli archeologi agiscono per fini nobili, con pazienza e dedizione, senz'altro per salvare il salvabile e soprattutto per salvaguardare la nostra storia. Così, il 20 Marzo 2010 a Casa Angioni, è stata inaugurata una mostra che espone oltre mille reperti trovati a Pill'e Matta, vale a dire la metà degli oltre duemila oggetti riscoperti dentro le centinaia di sepolture puniche e romane.
Quei reperti erano celati dalla terra di accumulo ospitata dalle tombe profonde alcune un metro, altre poco più. Stavano la, da secoli, dentro l'antico cimitero ora coperto non certo dal cemento, come spesso accade dalle nostre parti, ma da una struttura assai costosa realizzata nel 2009 su progetto di David Palterer e Norberto Medardi con la collaborazione di Pietro Reali.
Nel dettaglio, sii tratta di un supporto metallico e di vetro, che non si limita alla sola protezione del sito ma lo illumina preservandolo. Nel corso dell'inaugurazione del museo, il gruppo dei Memoriae Milites e dei Cavalieri dell'Antica Locanda, circa quaranta tra dame e cavalieri, con abiti fedeli agli originali (di duemila anni fa) si sono dati da fare dimostrando all'ampio pubblico presente, cosa accadeva in periodo romano, ogni qual volta veniva scavata e utilizzata una nuova sepoltura.








Pill’e Matta, è un sito archeologico di epoca punico-romana con caratteristiche uniche nel territorio sardo.Come spesso capita anche in Sardegna, la necropoli è stata scoperta per caso: nel 2000, durante i lavori nella zona industriale di Quartucciu, a due passi da una discarica di inerti con annessa cava, una ruspa scoperchiò una tomba.
In quegli anni ho potuto documentare parecchie storie (interviste) di persone che sapevano dell’attività dei tombaroli che facevano razzia dei beni inestimabili ivi custoditi. Per fortuna, in questo caso e a differenza della Necropoli fenicio-punica di Tuvixeddu, le tombe individuate finora sono almeno duecento.
I monili, gli effetti personali dei defunti e parti dei loro corredi (lucerne, anfore, ma non solo) sono almeno duemila. Interessanti i bicchieri, piatti e come detto, le lucerne. La tipologia delle tombe spazia tra quelle "a fossa" dalla forma rettangolare, e alla "cappuccina" tipica romana, perché l’antico cimitero è stato utilizzato sin dal periodo punico, dal IV secolo a.C., sino al V secolo d.C e cioè nel periodo tardo romano.
Quasi tutte le sepolture erano intatte, e pochi sospettavano che in questa zona ci fosse una necropoli di queste dimensioni. Altre tombe si estenderebbero nei paraggi. Ma questa è un'altra storia.








Lo scavo ha suscitato l'interesse di grandi studiosi di fama mondiale tra i quali il celebre antropologo forense Brothwelle. Se vi state domandando chi è: Don Brothwel, dell'Università di York, è quel tale divenuto celebre perchè il grande scopritore della mummia di Nefertiti.
Gli esperti sostengono che “Il progetto della struttura museale fa convergere la struttura statica con quella 'metaforica', e se l'esterno confronta come tema l'anastilosi e il 'fuori scala', le flottanti passerelle interne sono sentieri evocativi di suggestioni e memorie…”. Altri dati storici su Quartucciu che ora, grazie all'apertura del Museo fortemente voluto dall'amministrazione comunale e dalla Provincia di Cagliari, focalizzerà l'attenzione di storici, studiosi, scuole (ma non solo), su un paese-città assai interessate, impreziosito con un valore aggiunto restituito alla comunità locale.










Nella zona tra Quartucciu e Quartu esistevano un tempo varie ville col nome Quarto. L'attuale Quartucciu si trova dove un tempo sorgeva Quarto Suso, chiamato anche Quarto Toto o Quartutxo (da cui poi prese il nome), in quanto gli altri villaggi di nome Quarto vennero fusi nel 1327 insieme al villaggio di Cepola per formare l'attuale città di Quartu Sant'Elena. Fin dal quinto decennio del V secolo, e cioè ancor prima della caduta dell'Impero romano d'occidente (476), Quartucciu subì numerosi saccheggi da parte dei Vandali. Durante il medioevo appartenne al Giudicato di Cagliari e in seguito passò poi sotto le dipendenze di Pisa e subito dopo cadde in mano Aragonese.
Nel 1426 la Baronia di Quartu, che comprendeva anche Quartucciu, venne concessa da Alfonso d'Aragona ad Antonio de Sena. Alienata la Baronia ai De Sena nel 1491, il paese fu incorporato pochi anni dopo nel patrimonio regio. I secoli XVI e XVII furono tra i peggiori che il paese abbia mai vissuto, sia per le frequenti incursioni barbariche, sia per la peste che vi dilagò con frequenza. Agli inizi del secolo XVIII Quartucciu (ancora facente parte della baronia di Quartu), concesso in feudo alla famiglia Pes, andò risollevandosi. Nel 1717 fu occupato assieme a Quartu dalle truppe inviate dall'Alberoni alla riconquista della Sardegna. Passata l'Isola ai Savoia nel 1720, il paese fu confermato come feudo dal re Vittorio Amedeo II e dal re Carlo Emanuele III alla famiglia Pes.

Quartucciu fu sempre comune anche se e fece parte del mandamento di Quartu Sant'Elena fino al 1928, anno in cui per virtù dei poteri conferiti al Governo dal Regio Decreto 17 marzo 1927 n. 383, e Regio Decreto 26 aprile 1928 divenne con Pirri, Monserrato e Selargius, frazione di Cagliari. Tornò comune autonomo solo nel 1983."
Per chi volesse approfondire, in questa sessione vedrà l'inquadramento della zona-necropoli:


Ecco un altro bell'articolo dall'UNIONE
(di Giorgio Daga)
http://giornaleonline.unionesarda.ilsole24ore.com/Articolo.aspx?Data=20100321&Categ=14&Voce=1&IdArticolo=2443175

Domenica 21 marzo 2010
-Durante la cerimonia i figuranti hanno inscenato un funerale romano, poi il pasto antico.-

"La necropoli punico-romana di Pill'e Mata rivive nel Parco archeologico inaugurato ieri mattina nella zona industriale. Un'opera imponente, realizzata in oltre un anno di lavori, grazie ai finanziamenti regionali ottenuti con i bandi dei Piani operativi regionali. Gli otto milioni di euro del Por serviranno anche per costruire il museo archeologico, la biblioteca e il parco urbano nella zona de Le Serre (i lavori hanno preso il via il mese scorso).

PRIMO LOTTO
Poco prima di mezzogiorno il sindaco Pierpaolo Fois, accompagnato dall'intera Giunta ormai giunta a fine mandato, ha tagliato il nastro nel sito sul quale Quartucciu punta per il lancio del turismo culturale. Un debutto che però non segna l'apertura definitiva: la cerimonia c'è stata, ma per ora le porte restano chiuse, in attesa che sia completato l'allestimento interno. Le visite guidate saranno programmate solo per le scolaresche.

LA NECROPOLI
È un maestoso edificio di marmo, a ricoprire cinquanta delle 292 rombe scavate nella necropoli. Sono le sepolture più resistenti e meglio conservate, che i visitatori possono ammirare passeggiando su un camminamento sopraelevato. All'interno, un po' a sorpresa, non ci sono gli scheletri: motivi di sicurezza hanno indotto i responsabili a non inscenare una ricostruzione esatta delle sepolture. Per vedere i reperti bisognerà accontentarsi della mostra, in attesa dell'apertura del museo.

IL COMUNE
«L'inaugurazione del parco è un momento molto importante», sostengono l'assessore ai Lavori pubblici Paolo Murru e quello alla Cultura Sandra Spiga, «prima però di consegnarlo ai cittadini, sono ancora da sistemare alcune cose. Per ora, chi vorrà vedere le tombe da vicino potrà farlo su prenotazione, rivolgendosi all'assessorato alla Cultura e all'associazione Kernos Archeorisorse».

I FIGURANTI
Ad aprire la cerimonia di inaugurazione è stata la rievocazione storica di un antico rito funerario romano, a cura dell'associazione “Memoriae Milites”: figuranti in costume hanno vegliato il feretro, condotto in processione su una portantina. Di resti di persone, la campagna di scavi nella necropoli - iniziata nel 2000 - ne ha portati alla luce quasi trecento: tutti sepolti con il capo rivolto verso ovest, dove tramonta il sole e quindi, per metafora, la vita. Uomini e donne, giovani e anziani, con un età media prevalente fra i trenta e i quarant'anni. Gli studi hanno permesso di stabilire con esattezza che i defunti venivano sepolti secondo il rituale pagano, con l'arredo funerario.

LA DEGUSTAZIONE
Ieri ,le tante persone accorse a Pill'e Mata hanno potuto degustare cibi tipici del periodo romano, preparati dagli studenti dell'istituto alberghiero “Antonio Gramsci”: frittata di asparagi, focacce, polpette di mare, cardi e torte al formaggio.

LA MOSTRA
Venerdì è stata invece inaugurata la mostra “Luce sul tempo” nell'ex Casa Angioni, ora DomusArt, in via Neghelli. Sono esposti gli oltre duemila reperti rinvenuti nella necropoli: brocchette, ceramiche, bicchieri di vetro, piatti e tanti rari monili, poi ancora le monete, ritrovate in ogni sepoltura, che hanno permesso l'esatta datazione. Sono importantissime le lucerne, circa trecento, di forme e colori diversi. La mostra resterà aperta fino al 20 giugno, dal venerdì alla domenica dalle 17 alle 20: l'ingresso è gratuito.

IL TEATRO
Saranno organizzate anche una serie di iniziative collaterali come “L'ora del tè”, della Compagnia teatro Olata, prevista per oggi alle 17,30. Su prenotazione, dal lunedì al sabato è possibile iscriversi ai laboratori sperimentali di restauro, antropologia e lettura dei segni dello scheletro, e si può partecipare a visite ai laboratori di restauro archeologico e antropologico.

Giorgio Daga"

Che dire? Dalle reazioni del pubblico e da ciò che si è potuto leggere pare che la manifestazione sia andata a gonfie vele.
Una cosa è poca ma sicura...le manifestazioni di questo tipo non tarderanno certo a ripresentarsi!

Salude!
Il vostro redattore cornuto (e Nuragico).

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