Gambesson contro ogni logica.


Come ogni rievocatore ed appassionato che si rispetti, anche il sottoscritto ha una piccola biblioteca personale da consultare ogni tanto.

In questa biblioteca c'è anche un volume, abbastanza buono, con diversi spunti per rievocatori in erba.
Trattasi di una simpatica guida fotografica sul vestire medioevale. Principalmente tratta del 1400, ma c'è anche qualche paginetta dedicata al 1000 e al 1200-1300 (quest'ultimo di particolare interesse per il sottoscritto).

Mentre leggevo alcuni "estratti" ho notato qualcosa di assai singolare.

Senso? Nessuno!

Come possiamo vedere in foto, il fante qui raffigurato indossa una cotta di maglia SOTTO (!) il suo gambesson (o aketon... o giubba d'arme o chiamatela come volete!).
Ma la cosa più tremenda è che quest' anomalia viene ripetuta anche nel commento alla foto!

Brivido e raccapriccio! Pensavo in un errore nella foto...e invece!


Ora: ragioniamo.

Il gambesson è una protezione "morbida" in materiale tessile, che ha il principale scopo di attutire le botte ricevute in combattimento (ma non solo). Immaginatevi di vestire una cotta metallica sul vostro braccio. Chi si nutre di film e videogiochi probabilmente penserà che in questo modo il braccio sarà virtualmente indistruttibile.

Sfortunatamente non è così!
L'energia cinetica sprigionata da una lama (o peggio, da una mazza ferrata!) "lanciata" contro il vostro braccio sarebbe talmente elevata da spezzarvelo di netto.
Questo video è abbastanza esplicativo, pure stiamo parlando di una corazza, e non di una "morbida" cotta di maglia!



Subentra allora il gambesson! Questa protezione non è solo "accessoria", cioè da indossare o meno (a piacimento), bensì fondamentale!
Moltissime rappresentazioni del periodo mostrano i fanti più umili indossare principalmente gambesson, cosciali, cuffie imbottite et cetera in mancanza di meglio.
Certamente, se al poveraccio di turno fosse capitato un elmo fra le mani, l'avrebbe indossato senza pensarci!
In mancanza d'altro utilizzavano la base, ovvero queste protezioni morbide, che tralatro hanno una storia di quasi 3000 anni, visto che ne è testimoniato l'uso fin dall'antico Egitto, con una continuità che va dal medioevo al 1900!
Un particolare dalla Bibbia Maciejowski.

Inoltre le sperimentazioni hanno dimostrato che una freccia, o una lama, non riesce a penetrare una protezione tessile, se non con grande sforzo. La punta della lama viene come "imprigionata" dalla fitta rete del tessuto (ovviamente più la trama è fitta, meglio è) come un pallone sparato dentro una porta di calcio.
Immaginatevi dunque una punta metallica (freccia, pugnale, spada) contro una cotta di maglia. Ovviamente la punta (sottile) attraverserà la cotta quasi senza intaccarla, passando tra le aperture delle anelle (diverso è per una lama dalla punta più larga) forse anche riuscendo ad allargarle, spaccandole (si parla di cotte rivettate).
Appare dunque evidente che il vero lavoro (sia che si parli di una cotta di maglia celtica, romana o medioevale) viene svolto dal gambesson-subarmalis!
La cotta ha il semplice scopo di fornire un "rivestimento" metallico alla protezione tessile, impedendo che questa venga tagliata (questo è possibile!) da una lama affilata usata di taglio anzichè di punta!

Quindi, che senso ha indossare la cotta SOTTO il gambesson?
Nessuno a parer mio!

Da un punto di vista "rievocativo" (molto facilone effettivamente) è meglio procurarsi quanto prima la cotta di maglia, per avere "l'aspetto" giusto.
Ma se parliamo di utilità (combattimento) ovviamente è preferibile avere prima il gambesson, anche perché effettivamente si faceva proprio così!
Come spiegare questo errore considerevole (in un libro abbastanza buono?)?
Penso che il modello abbia prima indossato la cotta, per poi aggiungere il gambesson, magari per fretta, o chessoaltro. Magari non si rendeva conto di quello che stava facendo.
Altrimenti... che senso avrebbe?

Lasciate un commento, scrivetemi cosa ne pensate... i miei post servono anche a questo, a farmi notare i miei errori. Nella vita non si smette mai d'imparare.

Salude e alla prossima!

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