Tesi di Laurea (Part I)


21/07/14

"Chi fu il primo che inventò le spaventose armi?"

Spesso ripenso al mio percorso universitario, a quanto sia stato anomalo il cambiamento che hanno subito i miei interessi e il mio stesso lavoro di tesi.

Tanto per mettere le cose in chiaro: voi non stareste leggendo queste righe, se non avessi avuto l'influenza di alcune persone fantastiche che ho conosciuto durante il mio cammino.
Chi merita gli onori maggiori è indubbiamente la mia prof. di laurea.
A dire il vero (e questo le fa ancora più onore) era già andata in pensione nel momento in cui io stavo effettivamente lavorando sulla tesi, ma avendole presentato il progetto tempo prima che se ne andasse, lei con grande coerenza decise di continuare a seguirmi (c'è da dirlo: onestà rara tra i professori universitari).
Il suo merito, oltre ad aver creduto nel mio FOLLE progetto, è stato di avermi ispirato quando ancora studiavo per il suo esame, che tra parentesi, era semplicemente un esame opzionale.

Avete presente quando venite colti da quel momento di lucidità e pensate "io voglio fare questo nella vita?". Beh, la mia professoressa è "colpevole" di avermi suscitato questa idea. Non so se riuscirò mai a raggiungere questo traguardo, ma se esistessero più professori così, credo che in giro avremmo più scienziati e meno calciatori falliti.

Forse il momento "rivelatore" è stato quando alla necropoli romana di Pill'è Matta ho assistito allo scavo in diretta di una ciotolina? Oppure quando il dottorando che stava seguendo lo scavo ci ha dato spazzolini e cazzuole per scavare? Forse è stato mentre stavo delicatamente togliendo la terra da attorno al cranio di un uomo morto 2000 anni fa, che ho sentito lo strano impulso di proseguire in questa branca.

Perché, come stavo dicendo, io pensavo di fare tutto meno che questo!
Sembra ieri, quando con il mio collega di scienze naturali andavamo per i ruscelli nei monti dei "Sette Fratelli" a cercare tracce di anfibi urodeli (tritoni).
La mia passione per gli anfibi (e i rettili, e in generale tutti gli animaletti che riempiono questo mondo) ha radici molto lontane. Si parla naturalmente di quando da bambino si inseguivano le lucertole in campagna. Sfortunato chi non ha provato questa bellissima esperienza!
La mia passione per gli anfibi fu tale da farmi costruire (con il fondamentale aiuto di mio padre, penso non esista uomo migliore) un paludarium per discoglossi e raganelle!
Ricordo ancora il viaggio fatto a Torino al parco de La Mandria. Un esperienza bellissima, che purtroppo penso rimarrà l'unica, visto il percorso che ho scelto.
Non è rimorso quello che provo, solo l'ammissione della dura realtà. In Sardegna, come in Italia (poco ma sicuro), l'interesse per gli animali, specialmente acquatici (non eduli), non gode di alcuna rilevanza. Gli studi nel campo sono nelle mani dei soliti due o tre baroni, quelli che ti mettono la firma sulla tesi facendola passare come un loro lavoro; lo stato delle cose è tutt'altro che roseo.
Mi sono rifiutato di sottostare a questo sistema, e a malincuore ho lasciato che una mia mia aspirazione diventasse un mio hobby. L'erpetobatracologia attualmente è soltanto un interesse che curo come si segue il giardino di casa. Son felice di farlo, ed è una bella distrazione, ma non vorrei mai lavorarci.

E qui torniamo al punto di inizio. Chi altro devo ringraziare (davvero) per avermi fatto cambiare rotta?
Sicuramente (a livello inconscio) la Memoriae Milites, la mia seconda famiglia, un gruppo di rievocazione storica serio e composto da fratelli e sorelle, zii e zie acquisiti. Quasi una famiglia allargata.
Il tutto deve essere accaduto a livello inconscio, durante questi anni di allenamenti e rievocazioni, anni felici, non c'è dubbio, in cui abbiamo insegnato e imparato tanto, noi in primis.
Forse è stato l'approccio rievocativo che mi ha spinto ad indagare l'uomo, a spostare il mio interesse dagli animali alla cultura umana. Come un disegnatore che decide di migliorare la propria tecnica, ho deciso di non concentrarmi più sullo sfondo, ma sugli attori del quadro. Bisogna conoscere alla perfezione il soggetto che si vuole raffigurare, se lo si vuole rappresentare per bene.

Il mio pensiero è indubbiamente diventato antropocentrico, ma è proprio grazie a questo interesse per l'uomo e per la cultura umana, in tutte le sue sfaccettature, che ho deciso di cambiare rotta.

Sicuramente anche questo interesse ha radici lontane, come quando da bambino andavo con le mie zie per musei o per siti archeologici.

Last but not least un meritato ringraziamento va anche agli amici del nuraghediana.it, da quello storico incontro in un bar di periferia, dove è nato tutto.
Anche con loro il cammino è stato lungo e tortuoso, ma ricco di soddisfazioni, e sotto numerosi aspetti, ispiratore.

E qui torniamo al tema principale del post (anzi, di questa serie di post): il mio argomento di tesi.
Quando leggerete queste righe spero di essermi già laureato e di aver completato questo percorso.
Purtroppo per questioni puramente logistiche non posso pubblicare i post con la data attuale.
Ho intenzione di scrivere i post e di lasciarli tra le bozze, per pubblicarli man mano una volta che tutto sarà finito. Chiamatela scaramanzia o previdenza, però questa è la cosa migliore da fare.

L'argomento della mia tesi... giusto!
è nato tutto spontaneamente.
All'inizio avevo intenzione di fare un lavoro sulla fusione del bronzo, altra mia grande passione, ma non vedo come potesse centrare con i temi del mio corso di studi. L'idea era folle, ma non così peregrina, la fusione del bronzo somma molte cose che ho trattato in questi anni di studio, come la chimica (reazioni di ossidoriduzione), la fisica (trasformazioni fisiche), la stessa archeologia sperimentale (di cui avevamo studiato brevi accenni in ecologia preistorica), la geologia (i minerali da cui ricavare i metalli) e da tutta una serie di altre cose. Diciamo che calzava, ma non del tutto. Più che una tesi sarebbe sembrata una ricetta. Un po' di questo, un po' di quello. Non andava bene, non per il mio corso di studi, almeno.
Così l'idea si è spostata dal processo all'oggetto finito.
Deve essere stato mentre guardavo gli oggetti esposti nel piccolo museo di Antropologia di Monserrato (piccolo ma assai interessante) che l'idea ha iniziato a prendere forma: una piccola punta di freccia, un'ascia litica del neolitico, un pugnaletto in bronzo.

Naturalmente sto riassumendo enormemente, devo saltare un elenco che comprende molte idee e molti incontri con persone che hanno avuto un ruolo decisivo per la maturazione di questo progetto.

Uno di questi momenti potrebbe essere quando la mia professoressa mi ha parlato dell'inumato di Pill'è Matta, ucciso con un colpo di daga al fianco.
Si trattava di un arma da guerra? O da sicario? O questo personaggio era un gladiatore ucciso nell'arena?
Forse sono stati tutti questi interrogativi, sostenuti dalla passione per la rievocazione, ad aver alimentato l'idea di questo progetto.
Da lì ho iniziato a documentarmi, inconsciamente ogni volta che mi capitava qualcosa di inerente, "prendevo e mettevo in saccoccia". Alla fine avevo una mole di roba così eterogenea e tuttavia sempre attinente lo stesso campo, che il passo da compiere era davvero breve.
Non ricordo il momento preciso, forse mentre guardavo un documentario in cui veniva ritrovato uno scheletro con una lancia spezzata nella colonna vertebrale, oppure durante la lettura di qualche testo di archeologia, o durante qualche spiegazione (in veste nuragica) al pubblico durante una rievocazione.
Lì deve essersi accesa la scintilla.
"ma questi Sardi nuragici, erano pacifici o no?"
Deve essere stata questa la domanda che mi ha spinto in questa direzione.

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