I Gladiatori di Mont'é Prama

Di Alessandro Atzeni


Il bellissimo acquerello dell'Artista Guido Nieddu, commissionato dal sottoscritto sulla base delle evidenze emerse dalla mia ricerca (All Rights Reserved, qualcunque uso non autorizzato di tale immagine sarà perseguito a norma di legge).

Sono ormai passati diversi anni da quando ho iniziato a praticare la rievocazione, le arti marziali storiche e l'archeologia sperimentale. Più o meno dallo stesso tempo mi dedico allo studio della storia e dell'archeologia, in particolare della preistoria: età del bronzo e del ferro. La mia passione per il periodo nuragico è stata quindi inevitabile. Così forte da indurmi a scoprire una tomba dei Giganti non censita, regolarmente denunciata e accertata dalla soprintendenza, oltre che spingermi a scrivere due libri, in collaborazione con altri autori del G.R.S: Gruppo Ricerche Sardegna. L'ultimo libro, Gigantes de Pedras è edito dalla stessa case editrice che ha stampato il mio ultimo libro: Gherreris.  Sono ormai 10 anni o più che dedico il mio tempo allo studio di quest'era preistorica così importante per la Sardegna. La mia passione è stata così forte da spingermi a scrivere (nonostante studiassi scienze naturali) anche una tesi al riguardo in antropologia (potete scaricarla e leggerla tranquillamente cliccando sopra la scritta). Forse è stato questo miscuglio di elementi a creare il giusto ambiente per la scoperta di quanto andrò ad esporre in questo articolo.

L'impegno dell'autore nel volontariato culturale e nell'archeologia è stato tale da permettergli di scoprire (2013) assieme al collega S. Garau, una Tomba dei Giganti non censita in territorio di Niu Crobu (Quartu S. Elena), poi accertata come tale dalla soprintendenza.
È da quando sono state esposte al museo di Lì Punti a Sassari, che ho letto delle famose statue di Mont'é Prama nominate nel titolo. Durante la scrittura della mia tesi antropologica sono poi venuto a conoscenza degli inumati sepolti nella necropoli omonima. Mi sarebbe immensamente piaciuto poter studiare gli scheletri di quei guerrieri di quasi 3000 anni fa, ma naturalmente era un argomento oltre le capacità di un semplice studente universitario. I resti ossei, oltretutto, si trovavano conservati in un laboratorio antropologico in Toscana. Mi concentrai allora sulla ricostruzione di armi ed armamenti, sul modo di combattere e sui traumi subiti da altri nuragici conservati al museo antropologico di Monserrato. Un obbiettivo decisamente più alla mia portata. È così che è nata la mia tesi, per la quale devo ringraziare la mia prima relatrice, la Prof.ssa Maria Rosalba Floris, e la mia relatrice in archeologia, la Prof.ssa Anna Depalmas. Inoltre, devo molto a diverse altre persone: il G.R.S.Gruppo Ricerche Sardegna ad esempio è stato fondamentale nella realizzazione (mediante fusione) delle armi in bronzo. In lunghi anni di pratica siamo riusciti ad acquisire una padronanza pressoché magistrale delle tecniche di fusione del bronzo, un tema che ho sviluppato in maniera sperimentare, e parallela, durante le rievocazioni storiche. Con mantici in pelle e crogioli fatti a mano in argilla. Ho partecipato a decine e decine di rievocazioni e giornate di archeologia sperimentale con l'associazione Paleoworking (riconosciuta a livello nazionale), gestita dal Prof. Vittorio Brizzi dell'università di Bologna, mostrando al pubblico come venissero realizzate delle fusioni preistoriche. Penso di essere stato uno dei primi in Sardegna, ad aver costruito dei mantici da solo e ad aver provato questo approccio (si parla del 2009), ormai personalmente in sospeso, in quanto mi sono trasferito all'estero per motivi di studio e lavoro.

Fusione del bronzo durante uno stage di archeologia sperimentale, presso il parco della Terramara di Montale (MO). Nella foto un momento della fusione, con gli archeologi Dott. Simone Pedron e Dott. Claudio Cavazzuti (16-18/09/2013).
Fusione sperimentale del vetro, come poteva essere realizzata alla fine del periodo nuragico. Ass. Memoriae Milites, in foto: Alessandro Atzeni. Manifestazione "ArcheoFonni", Gremanu (06/09/2015).

Fusione del bronzo sperimentale con mantici in pelle e crogioli in argilla, presso il sito archeologico di Gremanu (NU), manifestazione "Archeo Fonni" (07/09/2014), Ass. Memoriae Milites, foto di Nicola Castangia.

Oltre alle sperimentazioni metallurgiche, molto è stato fatto con l'associazione Memoriae Milites di Cagliari. Con l'associazione ho imparato la scherma storica, in particolare come si combatteva anticamente durante il periodo romano e medioevale, oltre alla rievocazione, che include la ricostruzione storica e l'approccio alla riproposizione in chiave pratico-didattica di periodi ormai dimenticati. Penso che tutte queste esperienze mi abbiano dato delle buone basi metodologiche e pratiche su come eseguire degli studi inerenti in maniera indipendente. Puntualizzare questo percorso fatto è fondamentale, in quanto leggo continuamente di altri cosiddetti "studiosi indipendenti" che privi di qualsiasi preparazione, finanche la più basilare (un diploma, un corso di arti marziali, un qualche tipo di riconoscimento), pretendono di esporre le proprie idee e personalissime ipotesi riguardo il combattimento in antichità, l'arceria o la metallurgia, come de avessero la verità in tasca.
Ma passiamo dunque al vero tema di questo post.

Alcuni scatti del percorso marziale intrapreso in un decina di anni di pratica. La scherma storica (HEMA), riconosciuta a livello nazionale ed Europeo (Stage di Scherma Tedesca, 19/12/2014).

Manifestazione per S. Efisio Martire, "IN LOCO QUI DICITUR NURAS" (Pula 21/04/13), dimostrazione di combattimento romano simulato. Ass. Memoriae Milites, foto di Andrea Mereu.

Esposizione di tecniche scherma storica (medioevale), durante la presentazione del libro "Meilogu Tomo II" (11-04-14 Torralba), Ass. Memoriae Milites, rievocatori: Antonino Fadda e Alessandro Atzeni, foto di Tore Serra.


La scoperta dei combattenti di Monte Prama.

Siamo in Sardegna, nell'Oristanese, in una regione semi-desertica e bellissima chiamata "Sinis". Il comune è quello di Cabras, la località è Mont'é Prama, "Il Monte delle Palme".
Alle pendici di questo colle, anticamente coperto da palme nane (da cui il luogo prende il nome), negli anni '70 vennero rinvenute, da due contadini che stavano arando i campi, delle misteriose statue
La scoperta fu talmente eccezionale da richiamare gli studiosi Sardi in lungo e in largo. Il più famoso archeologo dell'Isola, Giovanni Lilliu, si recò personalmente per visionare i preziosi reperti, il primo esempio di statuaria nuragica di grandi dimensioni fino ad allora ritrovata. Vennero compiute diverse campagne di scavo e alcuni dei reperti vennero esposti nel museo archeologico di Cagliari, alcune foto dei migliori pezzi campeggiarono nei libri e negli articoli scientifici del tempo. Nonostante tutti questi sforzi però, le centinaia di reperti frammentati vennero conservati nei magazzini della Soprintendenza Archeologica, in attesa di tempi migliori. Stesso dicasi per i reperti ossei degli inumati della necropoli, conservati in Toscana. Dopo circa una quarantina di anni, in cui si susseguirono gli studi e le ipotesi al riguardo, finalmente le statue vennero raccolte nel neonato centro di restauro di Li Punti a Sassari. Qui le statue nel 2006 furono per la prima volta esposte direttamente al pubblico, ed è qui che potei vedere i primi pezzi: da questo punto iniziò la mia ricerca.
Per chi fosse interessato ad avere maggiori informazioni sulla storia di Mont'é Prama, consiglio il recente libretto edito dalla Carlo Delfino Editore, oltre alla brevi guide di Carlo Tronchetti e del Bernardini, oltre naturalmente a testi più impegnativi, come "Giganti di Pietra", dei quattro archeologi che hanno scavato il sito, ed il trittico della Gangemi Editore, dal costo non indifferente, ma imprescindibile per chi desiderasse seriamente studiare l'argomento. 

Alcuni anni prima e mentre le statue venivano portate al centro di restauro ed i "Giganti" iniziavano ad essere assemblati, io dedicavo il mio tempo con l'associazione Memoriae Milites di Cagliari, allo studio della scherma storica medioevale, del combattimento militare romano e gladiatorio, ed alla riproposizione della rievocazione nuragica: non una semplice riproposizione di costumi vestiti da manichini, cosa già approcciata da altri studiosi prima di noi (Carmine Piras, Angela Demontis), ma una vera e propria rievocazione storica, sul campo, di abiti civili e militari, oggettistica, pratica di tiro con l'arco, combattimento attivo con bastoni, asce, spade e scudi, di attività manuali come la fusione del bronzo (in seguito anche del vetro, per la prima volta in Sardegna riproposto sperimentalmente dal sottoscritto durante una rievocazione storica nel sito di Gremanu a Fonni nel 2015) e la lavorazione del cuoio bollito, e via elencando. Sono stati anni per me indelebili e fruttuosi sotto tantissimi aspetti. Questo blog, nato allo scopo, ne è la prova diretta. Decine e decine di rievocazioni di questi tre periodi storici: combattimenti gladiatori all'Anfiteatro Romano di Cagliari, battaglie simulate tra schiere di fanti romani, una decina o più di "Tornei del Liofante" (tornei di scherma medioevale in armatura), senza poi parlare di tutte le rievocazioni nuragiche presso i più importanti siti archeologici dell'isola: Santu Antine di Torralba, Su Nuraxi di Barumini, Gremanu a Fonni, Nuraghe Diana a Quartu S. Elena, Nuracale di Scano Montiferro, Nolza di Meana Sardo, Lugherras di Paulilatino. Questo oltre alle decine di conferenze, esposizioni e presentazioni presso i più diversi comuni e musei Sardi: Museo Archeologico Nazionale di Cagliari, Museo di Senorbì, Comune di S. Antioco, Fiera del Libro di Torino, Giornate Nazionali dell'Archeologia Francese (Bastia, Corsica) scuole, e via elencando. Tutto è documentato: al riguardo Potete trovare un elenco nella pagina "Eventi" del sito della Memoriae Milites e nel blog dedicato, oltre che naturalmente su questo stesso blog che state leggendo. 

Rievocazione di combattimento gladiatorio non simulato (Reziario Vs Secutore), Manifestazione Ad Signa Milites, Sassari. Associazione Memoriae Milites, Rievocatori: Luca Bernardini e Alessandro Atzeni. 

Rievocazione di ipotetico combattimento nuragico, sito UNESCO Su Nuraxi di Barumini, Barumini EXPO (14/12/2014), Ass. Memoriae Milites, rievocatori: Andrea Garau e Alessandro Atzeni.

Mentre gli eventi e le presentazioni/esposizioni si susseguivano, gli allenamenti di scherma romana e medioevale in palestra con l'Associazione si alternavano e momenti di studio e sperimentazione della Scherma Nuragica, una vera e propria incognita, totalmente da riscoprire, per riproporla durante le manifestazioni. Un vero e proprio processo di riscoperta di un arte marziale dimenticata, che è costato sudore e sangue: letteralmente, tra ematomi e contusioni di chi l'ha voluta riproporre. Nel mentre l'associazione continuava quel processo di ricostruzione, quasi di "Archeologia Sperimentale", degli armamenti che continua ancora oggi. Durante questo processo di riscoperta, saltuariamente mi dedicavo alla scrittura  delle idee e delle evidenze che emergevano al riguardo (inevitabilmente destinate al "cassetto" della mia scrivania). Facendo le dovute ricerche bibliografiche, notai che un primo passo in questa ricerca marziale venne fatto anni prima dal maestro di Arti Marziali Massimo Fenu, che nelle conclusioni della sua bella tesi di diploma di istruttore di scherma, auspicava un approccio più vasto e scientifico al riguardo.

"Davvero tanto si può scoprire anche solo costruendo dei simulacri delle armi e degli scudi per provare qualche azione in duello e (soprattuto) in mischia; provando a fondere di nuovo delle spade e a fare delle prove di taglio; verificando come le armature potevano essere portate e che movimenti consentivano. Servono nuove prove, servono studi ad ampio raggio, confronti, idee e, naturalmente critiche. Tante critiche."

Massimo Fenu (2007) "I guerrieri Shardana: Il Combattimento dei Guerrieri dei Bronzetti nuragici. Un'ipotesi di ricostruzione".

 Da quelle parole presi spunto per la redazione della mia tesi di laurea Antropologica, in cui infusi tutte le possibili conoscenze applicabili alla materia: lo studio dei traumi sui reperti osteologici nuragici, la ricostruzione delle armi e degli armamenti indossati e usati da quei guerrieri che avevano subito i traumi, la sperimentazione schermistica in palestra, i cut-test e le prove di taglio con le armi, i cut-marks (segni di taglio) ed i segni stessi lasciati sulle armi, e via elencando. Tutto si riunì nella mia tesi di laurea, che la mia relatrice in archeologia, Anna Depalmas, definì "Pioneristica". Il numero limitato di pagine dedicabili alla tesi purtroppo mi impedì di realizzare una più ampia trattazione del tema, la quale era il mio vero obbiettivo. Con pazienza, riposi il più ampio testo nel mio solito cassetto e continuai a fare le mie ricerche, anche dopo la tesi, che ora è gratuitamente disponibile su internet sul sito di Academia.edu, da cui potete scaricarla.

La copertina della mia Tesi di Laurea. Il file completo può essere scaricato iscrivendosi sul sito academia.edu e visitando la mia pagina al seguente link

Ma cosa centrano in tutto questo i guerrieri di Mont'é Prama?
Ebbene, è stato durante la redazione di questo mio scritto, che sono emerse delle evidenze strabilianti riguardo le statue dei "Pugilatori", ai quali ho dedicato più di un capitolo del già menzionato libro, finalmente in pubblicazione con la casa editrice Condaghes: "Gherreris, dai bronzetti alle statue di Mont'é Prama".


Copertina del libro "Gherreris: dai Bronzetti alle statue di Mont'e Prama", di Alessandro Atzeni, editrice Condaghes (in uscita a natale 2016), all'interno vi è un vasto ed approfondito studio sull'argomento, a cura del sottoscritto. Il libro può anche essere acquistato online, al seguente Link.

Bisogna specificare cosa sono i "pugilatori": con questo nome vengono chiamate le particolari figure presenti tra le statue di Mont'é Prama (e tra alcuni bronzetti), dotate di un ampio scudo rettangolare portato sopra la testa, e di un anomalo guantone borchiato, paragonabile, ma diverso nella forma, ai caesti (cesti) utilizzati nell'antico pugilato romano. Queste figure vengono considerati dalla maggior parte degli studiosi, dei pugili, anche se alcuni hanno proposto i ruoli più disparati: assaltatori di nuraghi, fedeli con un velo sopra la testa, corridori, cuoiai, e via dicendo.
Effettivamente il nome "pugilatori" lascia disorientati. Com'è possibile che dei pugili abbiano bisogno di uno scudo per combattere con le mani? A fare dei paragoni con altre culture umane, effettivamente quelli da Mont'é Prama sarebbero gli unici combattenti di pugilato nell'intera storia umana ad aver introdotto degli scudi in questo tipo di confronto. A lungo si è sostenuto (ed io pensavo lo stesso) che lo scudo fosse utile a riparare il combattente dai colpi sferrati dall'avversario con il pericoloso guanto armato, dotato delle letali borchie.

Sulla sinistra: alcuni esempi di pugilato antico, i pugilatori Minoici di Thera, Santorini, al centro vaso greco a figure nere, con scena di pygmachia. A destra due giganti di Mont'e Prama, definiti "pugilatori", gli unici noti al mondo che utilizzino uno scudo (quello a sinistra dal museo G. Marongiu di Cabras, quello a destra dal museo archeologico nazionale di Cagliari). Foto dell'autore, All rights reserved.

Così lo aveva interpretato l'artista-artigiano Carmine Piras di Oristano, approdato anche sul programma "Mistero" su Italia 1, e così sosteneva l'artista Angela Demontis nel suo libro illustrativo sui bronzetti nuragici. tutti naturalmente si basavano sulle parole del grande archeologo sardo Giovanni Lilliu, che descrisse uno dei primi esempi, il bronzetto di pugilatore da Dorgali, come un pugilatore-gladiatore. Questa figurina non è l'unica esistente. Il Lilliu nel suo ampio catalogo descriveva anche un "Sacerdote-militare" da Vulci, interpretandolo (a ragione) come un possibile "pugilatore"; inoltre negli anni sono stati rinvenuti ulteriori esempi: un bronzetto da Ozieri, esposto nel museo archeologico della cittadina, e un bronzo incompleto da S. Vittoria di Serri, assieme ad una testina con resto di scudo da località ignota, già conosciuta ai tempi di Lilliu e conservata al museo archeologico nazionale di Sassari, completano il quadro.

Tre dei principali bronzetti di "Pugilatori", tutti dal catalogo di Giovanni Lilliu, "Sculture della Sardegna Nuragica" (La Zattera 1966). A sinistra il bronzetto da Dorgali, al centro da località sconosciuta, a destra da Vulci. Sul mio libro sono disponibili maggiori e più dettagliate foto al riguardo.

La situazione non è variata negli anni, almeno fino a che non sono state restaurate le statue di Mont'é Prama, esposte nei musei archeologici di Cagliari e Cabras. Nel 2014, inoltre sono state ritrovate due nuove statue di pugilatori, identiche al bronzetto del Sacerdote-militare da Vulci (non fosse per la mano guantata presente negli esempi in pietra). Cosa non meno importante, nel 2014 sono stati finalmente pubblicati i volumi della Gangemi Editore, con le ampie e specifiche relazioni sugli inumati sepolti nella necropoli, di cui avevamo accennato più sopra.
La possibilità di vedere nelle statue, in dimensioni molto maggiori, i dettagli altrimenti abbozzati nei bronzetti, assieme ai dati forniti dall'analisi antropologica degli inumati, ha creato le condizioni favorevoli per arrivare alla scoperta che vi andrò ad esporre.

Durante la scrittura del mio testo "Gherreris", essenzialmente un'analisi dei guerrieri nuragici da un punto di vista marziale, rievocativo e ricostruttivo, ho dedicato ampie pagine alla trattazione dei così detti "pugilatori".
Quale era il loro ruolo? Come combattevano? Possiamo ricostruire questo stile di lotta? Erano queste le domande a cui cercavo di dare una risposta. Come sempre, nel mio metodo di indagine, l'approccio ricostruttivo, quasi di archeologia sperimentale, doveva seguire due vie: una materiale, la quale prevedeva di analizzare i reperti per poi realizzarli da zero. L'altra immateriale, la più difficile, che avrebbe coadiuvato la ricostruzione e dimostrato la sua possibile funzionalità: saper effettivamente riproporre un combattimento di pugilato antico. Ho quindi iniziato a studiare come si svolgessero i combattimenti di pygmachia, pancrazio e pugilatus: diverse espressioni del combattimento greco-romano, come è stato ricostruito dai diversi esperti del settore. Ho dedicato un anno a studiare come si colpisse efficacemente con la mano nuda, grazie agli insegnamenti della dirty boxing filippina e dell'escrima, per il quale devo ringraziare il mio istruttore, Fabio Cinesu. Tutte le prove portavano in un altra direzione, diversa da quella che mostravano i vari ricostruttori di pugilatori sardi, i quali li interpretavano come pugili moderni con addosso degli abiti antichi. Nel mentre che svolgevo questa esperienza marziale, tratteggiavo progetti su come realizzare i guanti armati dei pugilatori ed i loro scudi, passavo le serate cucendo il cuoio delle repliche, o modellandolo sugli stampi, ed intanto analizzavo le relazioni degli antropologi sugli scheletri della necropoli, o degli archeologi sui dettagli rinvenuti nelle statue. Perché queste presentavano dei segni di taglio? Alcuni sostenevano che tali tagli fossero il risultato della distruzione operata sulle statue in periodo cartaginese. Le relazioni archeologiche però affermavano chiaramente che tali tagli fossero stati prodotti volontariamente dalle mani degli scultori nuragici, i quali li avevano riempiti con dell'ocra rossa, quasi a simulare delle ferite in combattimento. Ferite stranamente presenti anche nei resti ossei degli inumati, insieme alle modifiche scheletriche dovute da incessanti allenamenti: degli atleti che combattevano in maniera cruenta, insomma. Tutte le evidenze spingevano verso l'interpretazione dei pugilatori-atleti, impegnati in cruenti giochi sacri, secondo quanto aveva già ipotizzato il Lilliu per i bronzetti omologhi.

Articolo dell'Unione Sarda del 13/12/2015, con riferimento ai traumi ed ai segni di usura dovuta all'attività muscolare riscontrabile sui resti ossei degli inumati di Mont'e Prama.

Questa interpretazione, sostenuta peraltro da diversi archeologi, come il Tronchetti, mi apparve chiara proprio durante la ricostruzione del guantone dei pugili.
Ero finalmente riuscito a realizzare una sfera in cuoio indurito che si adattasse alla mano, come mostravano i bronzetti da Dorgali e da Vulci. Il para-avambraccio completava il tutto. Mancava solo una cosa: era necessario inserire le letali borchie che rendevano i caesti nuragici delle vere e proprie armi.
Purtroppo incappai in un problema apparentemente irrisolvibile, non esistevano reperti di borchie nuragiche in bronzo combacianti con quanto si poteva osservare nelle statue di Mont'é Prama. Possibile? Effettivamente erano stati rinvenuti negli scavi archeologici presso varie località dell'isola dei "bottoni" emisferici, ma questi erano stati interpretati dagli archeologi come ornamenti, quasi dei gioielli. I nuragici avevano particolare gusto per gli oggetti in bronzo, meno per quelli in oro ed argento, ritrovati in maniera nettamente inferiore.
Quale era dunque la soluzione?
La mezzaluna borchiata ipotizzata dall'artigiano Carmine Piras, osservata nella sua ricostruzione esposta al suo tempo all'Antiquarium Arborense ed in altre mostre temporanee non mi convinceva: nulla di simile era mai stato rinvenuto, e lo stile di combattimento ipotizzato era essenzialmente moderno, laddove invece nel pugilato antico venivano prediletti i pugni a martello, come gli esempi dei guantoni da Mont'é Prama sembravano confermare:
Al di sotto di una sfera di pelle assolutamente liscia, infatti si osservava una stanghetta ad L (forse di legno?) con un'insolita e singolare borchia piramidale. Questo dettaglio si ripeteva ossessivamente anche nelle altre statue, e a ben vedere, anche nei bronzetti, pure se era stato frainteso da chi ne aveva fatto le varie descrizioni, disegni o ricostruzioni.
Non avevo mai osservato borchie piramidali in bronzo di accertata origine nuragica, ne resti in materiali deperibili conservatisi fortunatamente. Esistevano i già citati "bottoni" emisferici, ma questi erano totalmente dissimili. In pratica, non esistevano reperti paragonabili a quello che vedevo.
Fu durante la ricostruzione dell'elemento a stanghetta che l'intuizione mi colpì, devastante come un fulmine:
quell'elemento ligneo ad L che avevo ricostruito e che cercavo vanamente di collocare in un guanto sferico non era parte di una borchia metallica.
Si trattava della guardia di un cosiddetto pugnale ad elsa gammata.


 All Rights Reserved, qualcunque uso non autorizzato di tale immagine sarà perseguito a norma di legge

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Alcune immagini delle evidenze archeologiche relative ai guantoni "borchiati" da "pugilatore" (ed il loro paragone don dei pugnali gammati) che mi hanno spinto verso questa interpretazione, più un frame del mio video realizzato appositamente sulla scoperta esposta in questo post e riportata, con ampi approfondimenti, nel libro della Condaghes, GHERRERIS: DAI BRONZETTI ALLE STATUE DI MONT'E PRAMA. 

La borchia piramidale che vedevo nelle statue non era altro che il moncone della lama del pugnale, spezzatosi in antico durante la distruzione delle statue stesse.
Ecco perché i "pugilatori" presentavano traumi da combattimento, ma stranamente poche fratture dovute all'uso di simili guantoni. Ecco perché sulle statue si osservano i chiari segni delle pugnalate riempite di color rosso ocra, ed ecco perché i "pugilatori" usano uno scudo. Non dovevano difendersi dalle botte di un ipotetico guanto da pugilato borchiato, ma dalle letali pugnalate che cercavano reciprocamente di assestarsi.

Un'immagine del bronzetto da dorgali con guantone impugnante un pugnaletto gammato dall'esile lama smussata, e di fianco la mia ricostruzione (All Rights Reserved, qualcunque uso non autorizzato di tale immagine sarà perseguito a norma di legge).


Questo spiega il perché ci si trovi di fronte ad una necropoli con individui deceduti tutti più o meno in giovane età, con delle statue (ora è chiaro) che li raffigurano.
Quelli di Mont'é Prama non erano, pugili o pacifici atleti,
erano veri e propri gladiatori, stranamente tutti appartenenti a famiglie imparentate tra loro (quindi non degli schiavi) fatti combattere per delle specifiche ragioni, che forse solo la ricerca scientifica ci potrà spiegare.

I segni delle pugnalate inferte sul petto di uno dei pugilatori da Mont'e Prama, esposto al museo di Cagliari (All Rights Reserved, qualcunque uso non autorizzato di tale immagine sarà perseguito a norma di legge). 

Personalmente ho voluto dare il mio semplice contributo, come Dottore in Scienze Naturali, come rievocatore, ricostruttore, marzialista ed archeologo sperimentale.
Credo fermamente che la ricerca scientifica, specialmente l'archeologia, debba avvalersi il più possibile di altre discipline utili a fornire un quadro più completo di quanto viene studiato.
La rievocazione storica ad alti livelli, unita alle pratiche delle arti marziali storiche, della ricostruzione dei manufatti antichi e della loro interpretazione mediante i metodi dell'archeologia sperimentale (non la semplice realizzazione di manufatti artigianali) può ancora fornirci delle risposte, o almeno delle possibili ipotesi, sul nostro passato più remoto.

In fede,
Alessandro Atzeni
Reading, Inghilterra (UK).
09/11/2016

La bellissima illustrazione di Guido Nieddu utilizzata nel libro, commissionata dall'autore sulla base della ricerca svolta (All Rights Reserved, qualcunque uso non autorizzato di tale immagine sarà perseguito a norma di legge).

La scoperta dei "Gladiatori di Mont'é Prama" è già stata pubblicata in anteprima sulla rivista "Lacanas" nel settembre 2016, ed è contenuta nell'ampio volume, edito ora dalla Condaghes: "Gherreris, dai bronzetti alle statue di Mont'é Prama", assieme ad altre innovative scoperte sulla civiltà nuragica. Sotto sono disponibili i link alle due pubblicazioni:

Link all'articolo "Ecco le nuove scoperte di Mont'e Prama: pugilatori o gladiatori?" pubblicato su "Lacanas".

Link alla pagina del libro "Gherreris - dai bronzetti alle statue di Mont'e Prama", sul sito web della casa editrice "Condaghes".


Link alla pagina del mio sito web sul libro, con ulteriori approfondimenti al riguardo.

Il libro può essere acquistato online su Amazon.it
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