AD SIGNA MILITES: Annus II

Quattro giorni di fuoco a Sassari. Letteralmente, è l'unica cosa che ricordo.
Che dire, i miglioramenti dall'anno passato sono stati notevolissimi, se fossi più espansivo mi profonderei in mille complimenti per il grandissimo lavoro fatto da Massimiliano Schirru anche quest'anno, lavoro che è raddoppiato esponenzialmente visto il maggior numero di partecipanti, visto il maggior numero di spettatori, visto il maggior numero di attrezzature e "scenografie" utilizzate in quest'occasione.

Pare che l'evento di Sassari stia diventando motivo di attrazione annuale e di notevole rilevanza; tantè che personalmente ha qualitativamente e quantitativamente surclassato "l'evento" per antonomasia della rievocazione in Sardegna (il che è tutto dire) Sanluri.

Ma come si sono svolti questi fatidici giorni?
Correndo. Questo lo ricordo bene.
Correndo per finire la mia attrezzatura, correndo per recuperare quel Celta in trasferta di Luca Brizzi (alias "Nolimits") all'aereoporto di Alghero, correndo per scaricare ad ogni secondo, qualcosa che serviva a qualcuno, correndo per una cosa o per l'altra.
E poi il caldo.
Un sole allucinante ha bruciato facce e spalle, braccia e polpacci come non mai. Sciogliendo i milites come candele, rendendo gli elmi dei forni crematori, bruciando il riposo sotto le tende, insomma, il caldo è stato un nemico ben più terribile dei Sardi rivoltosi affrontati anche quest'anno (con una punta di combattività in più).
Ed ecco la nota dolente. I nemici.
Se il primo Ad Signa ha richiesto un nemico fondamentalmente meno numeroso, questo secondo evento ha visto la partecipazione di ben 4 reparti di soldati romani ben nutriti e addestrati.
Cohors II Sardorum
Legio I Italica
Legio III Augusta
Legio IV Flavia

Per un totale di 50 milites in tutto (milite più milite meno)
I "nemici" (si fa per dire ovviamente siam amiconi) invece sono risultati in numero molto minore. L'eccellente spettacolo pirotecnico svolto dagli Arcieri storici non è valso a controbilanciare il numero di combattenti.
Lavoro eccezionale è stato svolto dal mio Celta preferito, come anche dal buon Chicchi (Alias Cunobratos dei Taurini, alias Federico "il Sardo-Celta") che ha avuto il suo bel daffare.
Le redini dell'assalto nemico sono state prese dal nostro gigante biondo in trasferta, che ha saputo reggere benissimo il ruolo improvvisamente assegnatoli.
C'è da dire che se i nemici fossero tutti di tale stazza e di tale esperienza il lavoro sarebbe ben più duro di quello a cui ci stiamo abituando.
Questo è un aspetto secondario, ma personalmente molto importante, che non va lasciato perdere. Purtroppo mi rendo conto che più passa il tempo, più il "lavoro" del soldato romano se le condizioni non lo consentono, diventa quasi meccanico.
Marciare, mettersi in parati, avanzare, testudo, testudo decumbere, porro.
Massacrare a volontà e servire caldo.
La formula purtroppo alla lunga diventa ripetitiva, e sarebbe auspicabile apportare dei cambiamenti (anche per il piacere del pubblico) che stimolino e rendano il "lavoro" sempre nuovo. Perchè se non rimane convinto il rievocatore, ancor meno può esserlo lo spettatore...

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