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giovedì 9 agosto 2012

AMSICORA


A volte non si può solo scrivere. La penna è il modo migliore per trasmettere ciò che sentiamo, ma a volte è solo il primo passo verso qualcosa di più potente.
 Per ora non posso dire molto sullo scopo di questo trailer. Appare ovvio che non lo abbiamo girato così, di punto in bianco, solo per nostro diletto.
Questo trailer è il risultato di diverse ore di lavoro, assolutamente gratuite, che intendiamo consegnare alla storia e alla coscienza Sarda. I costumi sono frutto di una ricerca lunga e accurata, specialmente quelli Punici. I vestiti dei Capi Barbaricini invece sono un mix di oggetti e abiti presenti al tempo, mentre laddove le fonti proprio non indicavano nulla, si è azzardato nel proporre una variante molto semplice di vestiti propriamente "Nuragici" del I Ferro (come la Sacerdotessa). Dunque molto distanti dal 215 a.C. ma verosimili per la conservatorietà dei costumi delle caste sacerdotali.
La scena, l'ambientazione, il fatto svolto...tutto è ipotetico.
Però mi è piaciuto pensare che il possente Nuraghe, simbolo dei grandi antenati, in caso di necessità, secoli dopo aver perso la sua originaria (sconosciuta) funzione, potesse ben esser stato luogo per una riunione tra sommi comandanti.
A volte la finzione cinematografica richiede parole ed immagini "reali", riferite a tempi che sono costruiti solo in maniera ipotetica e provvisoria.
Spero che il video trasmetta il vero senso del lavoro che c'è stato dietro.

Salute.

domenica 22 luglio 2012

Nuragic Reenactment


L’associazione Memoriae Milites da anni si adopera per rievocare i più svariati periodi della storia della Sardegna, in un connubio di didattica sul campo e pratica sperimentale.

L’associazione cura anche gli aspetti artistici, culturali e sociali delle diverse realtà storiche che mette in scena. Tra i periodi da noi scelti vi sono quello medioevale che si rifà alla gloriosa epopea dei giudicati e quello romano quando in Sardegna venivano reclutate le coorti di soldati ausiliari per l’impero.
Dal 2008 l’associazione ha finalmente messo alla luce il frutto di anni di ricerche che, per alcuni dei nostri membri, affondano in pubblicazioni ventennali e spesso in un interesse nato fin da giovanissimi.
Tutto è nato quasi per coincidenza.
Da una serie di fortunati eventi, nel nostro gruppo, alcune persone, spinte dall’interesse per il periodo Nuragico, hanno unito sinergicamente le forze, l’esperienza e lo studio per raggiungere risultati tangibili, ma soprattutto, per portare la rievocazione nuragica fra la gente, vestendo gli abiti ed utilizzando le armi rappresentate nella bronzistica.
Allo studio dei testi e del materiale originario è seguita la creazione in laboratorio dell’armamento e del vestiario.
Sono stati riutilizzati i materiali del tempo (cuoio, legno, rame, bronzo) e riprodotte le armi su modelli visibili nei vari musei Sardi.
La pratica decennale delle arti marziali e della rievocazione storica, di altri periodi, hanno fornito le basi per poter affrontare un argomento di cui si sa poco o nulla, su cui spesso sono state costruite tantissime ipotesi, perlopiù fuorvianti.
Personali intuizioni dei ricostruttori interessati hanno permesso di superare alcune difficoltà incontrate durante il faticoso cammino della ricostruzione “Nuragica”.
Il frutto del nostro lavoro è stato mostrato il 4 maggio 2009 nella bellissima cornice del museo Archeologico Nazionale di Cagliari, durante la manifestazione “monumenti aperti”.
Nelle sale del museo, affianco a bronzetti e statuine, hanno sfilato le controparti viventi, riuscendo ad eliminare l’aspetto monotono e statico dei manichini fin’ora proposti, dando così un nuovo impulso alla ricostruzione degli antichi guerrieri Sardi.
Al primo importante debutto è seguito un approccio più rievocativo nel vero senso del termine. Il 10 maggio 2009 presso Sassari, durante la rievocazione di “AD SIGNA MILITES”, quattro guerrieri nuragici, armati di tutto punto, hanno vissuto dei momenti di vita reale in pinneddas, capanne di canne e frasche, costruite per l’occasione.
Il 5 giugno 2009 ugualmente, abbiamo replicato l’esperienza nel parco archeologico Giovanni Argiolas di Dolianova in un’incantevole ambientazione che comprendeva monumenti storici (pozzo sacro, nuraghe, capanne, tomba dei giganti) e statue nuragiche di dimensioni reali.
Alla didattica è seguita anche la pratica marziale con il rito dell’ordalia fra due duellanti, l’assalto ad una capanna difesa da due guerrieri e l’infissione delle spade nell’altare sacrificale.
Altra data, non meno importante, è stata il 28 giugno quando a Decimomannu abbiamo avuto modo di confrontarci con un'altra fonte dei nostri studi: le statue dei guerrieri di Monte Prama, ricostruite in dimensioni originali.
Attualmente l’associazione prosegue il cammino della rievocazione Nuragica che, va puntualizzato,
non è una semplice mostra di abiti, utensili ed armi,
ma è un ridare vita a persone, sentimenti e modi di vivere morti da più di 2800 anni.
Ci siamo posti l’obbiettivo di rendere sempre più numeroso il gruppo che si occupa strettamente di rievocare i guerrieri protosardi sperando di crescere sempre di più in numero e qualità, per poter rievocare un giorno un evento di maggior portata.
Siamo convinti che la nostra Isola abbia i numeri, le capacità e i mezzi per sfruttare l’unicità della cultura nuragica, come biglietto da visita per coloro che da fuori ci osservano con sempre maggior interesse.
Salude.
Alessandro Atzeni
Associazione “Memoriae Milites”


Questo articolo è stato pubblicato su:

Lacanas. Anno VIII, n° 43, II 2010. Pag. 62, 63, 64, 65.

e

www.contusu.it

Potete leggerlo gratuitamente (iscrivendovi semplicemente ma senza pagare)
QUI e QUI

giovedì 19 maggio 2011

Ad Signa Milites IV, secondo articolo su "La nuova"

«Esco dall'ufficio ed entro nella storia»

Il popolo dei figuranti in scena alla Crucca

di Michele Cocchiarella e Daniele Murino Muratori, poliziotti, falegnami, impiegati o semplici studenti. Sono solo alcune delle persone che si possono incontrare sui campi di battaglia che ospitano le rievocazioni storiche. Persone di tutte le età che si danno appuntamento su queste terre perchè unite da un interesse comune: la storia. Una passione talmente forte che ogni venerdì, o quasi, li porta a svestirsi delle proprie "divise" da lavoro, per indossare le vecchie armature.

«Nella vita sono uno studente di ingegneria e fino a cinque anni fa non avevo mai sentito parlare delle rievocazioni storiche. Mi sono avvicinato a questo mondo spinto dalla passione per i libri sull'arte della guerra. Attraverso alcuni amici sono riuscito a mettermi in contatto con dei gruppi locali e, da pessimo studente di storia, mi sono riscoperto un amante della materia». A parlare è Francesco, un ragazzone veronese che a causa della sua stazza combatte nella prima fila dell'esercito celtico. «Nella rievocazione storica e nei riti sacri - conclude - ho riscoperto le mie radici».

Passione e ricerca ma anche «lavoro e allenamento» come sottolinea Emanuele Fadda, centurio della Cohos II Sardorum. «Ci alleniamo in una palestra per sei ore alla settimana. Utilizziamo le armi e gli strumenti che usiamo nelle battaglie. L'addestramento è importante - assicura Fadda - perché tutti gli uomini devono sapere eseguire gli ordini alla perfezione. Gli ordini sono ripresi fedelmente dallo Strategikon, un antico manuale romano del quarto secolo».

E non solo, anche il nome Cohors secunda Sardorum «era una formazione ausiliaria realmente esistita che ha combattuto nella Mauretania Caesarensis. La storia studia il grande, l'archeologia il piccolo, noi studiamo quello che c'è nel mezzo: gli uomini che hanno contribuito a fare la storia».

L'articolo originale dal sito de "La Nuova"

Ad Signa Milites IV sulle pagine de "La nuova"

Sassari, alla Crucca rivivono gli antichi romani

Grande successo per la rievocazione storica «Ad signa milites». Nel campo romano fedelmente ricostruito è stata combattuta una battaglia contro i Celti

di Michele Cocchiarella


Tra giovani celte impegnate nella tessitura e artigiani che lavoravano il cuoio, i guerrieri Britanni hanno intrattenuto il pubblico con la spiegazione delle tecniche di difesa e di attacco da utilizzare in battaglia. Dall'altra parte, nel terreno nemico, ancelle, centurioni e gladiatori hanno ospitato nel castrum romano i visitatori incuriositi da spade, abiti, armature e da un museo dedicato ai più piccoli dove antichi strumenti medici e i plastici raffiguranti gli accampamenti hanno riscosso grande successo. Il pomeriggio di sabato è proseguito all'insegna dell'ospitalità offerta dai romani ai Celti, che hanno assistito alle sfide tra i gladiatori latini e ai balli delle danzatrici, momento in cui anche il pubblico è rimasto con il fiato sospeso per le meravigliose danze che hanno fatto da scenografia ai primi riflessi del calar del sole.
A rovinare l'atmosfera uno dei celti che dopo avere bevuto qualche bicchiere di troppo di idromele ha cercato di trattenere una danzatrice. I romani son intervenuti e il malcapitato è stato sconfitto a un duellolama contro lama. Le tensioni si sono poi scatenate nella battaglia di domenica mattina quando i celti hanno attaccato di sorpresa il castrum romano. Tra le urla e lo sbattere delle spade sugli scudi, l'esercito celta, dopo aver cercato di resistere alle legioni, è stato respinto verso il proprio accampamento. Tra gli applausi del pubblico, Massimiliano Schirru, organizzatore dell'evento, ha dichiarato conclusa la battaglia. Un successo che si potrebbe ripetere anche il prossimo anno «magari contro i greci o altre popolazioni» assicura Schirru.

Link all'articolo originale dal sito de "La Nuova"

giovedì 9 settembre 2010

Gambesson contro ogni logica.


Come ogni rievocatore ed appassionato che si rispetti, anche il sottoscritto ha una piccola biblioteca personale da consultare ogni tanto.

In questa biblioteca c'è anche un volume, abbastanza buono, con diversi spunti per rievocatori in erba.
Trattasi di una simpatica guida fotografica sul vestire medioevale. Principalmente tratta del 1400, ma c'è anche qualche paginetta dedicata al 1000 e al 1200-1300 (quest'ultimo di particolare interesse per il sottoscritto).

Mentre leggevo alcuni "estratti" ho notato qualcosa di assai singolare.

Senso? Nessuno!

Come possiamo vedere in foto, il fante qui raffigurato indossa una cotta di maglia SOTTO (!) il suo gambesson (o aketon... o giubba d'arme o chiamatela come volete!).
Ma la cosa più tremenda è che quest' anomalia viene ripetuta anche nel commento alla foto!

Brivido e raccapriccio! Pensavo in un errore nella foto...e invece!


Ora: ragioniamo.

Il gambesson è una protezione "morbida" in materiale tessile, che ha il principale scopo di attutire le botte ricevute in combattimento (ma non solo). Immaginatevi di vestire una cotta metallica sul vostro braccio. Chi si nutre di film e videogiochi probabilmente penserà che in questo modo il braccio sarà virtualmente indistruttibile.

Sfortunatamente non è così!
L'energia cinetica sprigionata da una lama (o peggio, da una mazza ferrata!) "lanciata" contro il vostro braccio sarebbe talmente elevata da spezzarvelo di netto.
Questo video è abbastanza esplicativo, pure stiamo parlando di una corazza, e non di una "morbida" cotta di maglia!



Subentra allora il gambesson! Questa protezione non è solo "accessoria", cioè da indossare o meno (a piacimento), bensì fondamentale!
Moltissime rappresentazioni del periodo mostrano i fanti più umili indossare principalmente gambesson, cosciali, cuffie imbottite et cetera in mancanza di meglio.
Certamente, se al poveraccio di turno fosse capitato un elmo fra le mani, l'avrebbe indossato senza pensarci!
In mancanza d'altro utilizzavano la base, ovvero queste protezioni morbide, che tralatro hanno una storia di quasi 3000 anni, visto che ne è testimoniato l'uso fin dall'antico Egitto, con una continuità che va dal medioevo al 1900!
Un particolare dalla Bibbia Maciejowski.

Inoltre le sperimentazioni hanno dimostrato che una freccia, o una lama, non riesce a penetrare una protezione tessile, se non con grande sforzo. La punta della lama viene come "imprigionata" dalla fitta rete del tessuto (ovviamente più la trama è fitta, meglio è) come un pallone sparato dentro una porta di calcio.
Immaginatevi dunque una punta metallica (freccia, pugnale, spada) contro una cotta di maglia. Ovviamente la punta (sottile) attraverserà la cotta quasi senza intaccarla, passando tra le aperture delle anelle (diverso è per una lama dalla punta più larga) forse anche riuscendo ad allargarle, spaccandole (si parla di cotte rivettate).
Appare dunque evidente che il vero lavoro (sia che si parli di una cotta di maglia celtica, romana o medioevale) viene svolto dal gambesson-subarmalis!
La cotta ha il semplice scopo di fornire un "rivestimento" metallico alla protezione tessile, impedendo che questa venga tagliata (questo è possibile!) da una lama affilata usata di taglio anzichè di punta!

Quindi, che senso ha indossare la cotta SOTTO il gambesson?
Nessuno a parer mio!

Da un punto di vista "rievocativo" (molto facilone effettivamente) è meglio procurarsi quanto prima la cotta di maglia, per avere "l'aspetto" giusto.
Ma se parliamo di utilità (combattimento) ovviamente è preferibile avere prima il gambesson, anche perché effettivamente si faceva proprio così!
Come spiegare questo errore considerevole (in un libro abbastanza buono?)?
Penso che il modello abbia prima indossato la cotta, per poi aggiungere il gambesson, magari per fretta, o chessoaltro. Magari non si rendeva conto di quello che stava facendo.
Altrimenti... che senso avrebbe?

Lasciate un commento, scrivetemi cosa ne pensate... i miei post servono anche a questo, a farmi notare i miei errori. Nella vita non si smette mai d'imparare.

Salude e alla prossima!