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giovedì 29 giugno 2017

Tecniche di combattimento e approccio ricostruttivo ai "pugilatori" da Mont'e Prama.


Nel paragrafo 48 (p. 149) del mio libro "Gherreris, dai bronzetti alle statue di Mont'e Prama" ho affrontato per la prima volta in una pubblicazione edita la ricostruzione dello stile pugilistico dei guerrieri da Mont'e Prama, abitualmente noti come "pugilatori". Nel paragrafo delineavo alcune caratteristiche tecniche di come poteva essere il combattimento attuato da questi "boxers", quale potesse essere il loro ruolo, e come dovesse essere attuato un approccio ricostruttivo ad un tema importante quale è la ricostruzione di uno stile di combattimento scomparso da quasi 3000 anni. L'approccio è lo stesso adottato per la ricostruzione schermistica, iniziata assieme all'Associazione Memoriae Milites 8 anni fa, poi approfondita e infine pubblicata nel libro.

La copertina del mio libro "Gherreris".
Evidenze archeologiche.

La ricostruzione in questi casi si basa sempre sulle evidenze archeologiche, come nel pankration e nella pygmachia greca, i ricostruttori si sono basati sul background dato dalle loro discipline marzialistiche o sportive per operare la ricostruzione. Le fonti erano costituite da pitture su vasi, statue, addirittura talvolta anche fonti scritte. La storia di come sia stato "riscoperto" il pugilato greco-romano o la lotta (pale e orthepale) ne è un caso esemplare.

Scena di combattimento tra pugilatori greci. Sicuramente molto più esplicativa dela posa sempre uguale tenuta dalle statue di Mont'e Prama.

Lo stesso si può applicare ai pugilatori nuragici, anche se per questi le fonti a nosta disposizione sono indubbiamente più ridotte. Disponiamo infatti solo di poche statuine in bronzo, spesso incomplete e di numerose statue in pietra, anche se quasi tutte in stato molto precario. L'uso che si può fare di queste statue è relativo: la loro postura, che sia una "guardia" o una posta di combattimento, o un momento di giubilo immortalato nella pietra, è sempre e irrimediabilmente la stessa. Gli unici pugilatori in un posizione leggermente diversa sono i pugilatori rinvenuti in tempi recenti a Mont'e Prama, identici al bronzetto dalla necropoli di Cavalupo, Vulci. Questo bronzetto è rappresentato in una posa stante, nel gesto di saluto, il guantone penzola dal polso.

Bronzetto da Cavalupo, detto "Sacerdote Militare".
Statue rinvenute nel 2014 a Mont'e Prama, quasi identiche al bronzetto da Cavalupo.


Le due statue in pietra con le medesime fattezze, invece, presentano il pugno adeso al corpo, poggiante sullo scudo avvolto.
La cosa importante in questi tre casi è il dettaglio del guantone e dello scudo. Il guantone nel bronzetto è stato interpretato come "borchiato", mentre nelle statue in questione è assolutamente liscio. Alcuni, hanno presunto di aver individuato delle borchie lungo tutta la superficie dei guantoni di questi guerrieri, ma nei bronzetti in realtà si nota solo uno spuntone sottostante al guanto, un evidenza che nelle statue di pietra è ancora più evidente.

E qui ci dobbiamo fermare, poiché andando oltre in questo discorso, finiremmo per parlare della mia ipotesi che in realtà quelli che sembrano "pugilatori" sono, almeno personalmente in base alle evidenze che ho raccolto, e che stavo accennando, armati di pugnale gammato! Quasi dei precursori dei gladiatori romani.

Dettagli dei guantoni delle statue da Mont'e Prama.


Ricostruzione grafica del combattimento tra "Pugnalatori" a cura dell'illustratore Guido Nieddu, su mia indicazione.

Se ci dovessimo fermare allo studio dello stile pugilistico puro e semplice, basato sulla conformazione del guantone, come per gli himantes oxeis (guantoni) della pygmachia greca, l'unico modo per farci guidare nella ricostruzione dello stile è data dalle evidenze del guantone stesso. Gli himantes ad esempio eano dotati di un vello animale nella zona dell'avambraccio, che i ricostruttori hanno ipotizzato servisse ai pugilatori greci per asciugare il sudore e il sangue che gli colava sul volto. Lo stesso approccio può essere applicato ai guantoni nuragici. Se le borchie del guantone non sono presenti lungo tutta la superficie è chiaro che i colpi sferrati non possono essere quelli tradizionali del pugilato moderno, o delle altre discipline marziali orientali. Il modo di sferrare il pugno dipende dalla conformazione dei guantoni e dal modo in cui si vuole preservare la mano. Ad esempio nel pugilato a mani nude ottocentesco inglese (che ho personalmente studiato presso la Linacre School of Defence di Oxford quando ho vissuto in inghilterra) il pugno viene dato tenendo le nocche esterne, orientando la mano verso l'alto con il palmo verso i nostri occhi. In altri stili il pugno viene dato verticale, con il pollice (chiuso) ma posto in alto; nel karate invece il pugno viene dato orizzontale, ma questo è dovuto ad altre motivazioni di vario genere. I karateka cercano di rinforzare le nocche colpendo degli strumenti da allenamento (makiwara), il pugile inglese ottocentesco invece mirava a non slogarsi il polso (che con i guantoni moderni avviene molto più limitatamente) e a non rompersi la mano, per poter continuare a lavorare il giorno dopo.

Pugilato ottocentesco inglese. Notare le mani nude e la posizione del pugno.

Come potete capire cambia il contesto e le motivazioni su come debba essere sferrato un pugno, nonché la conformazione del guanto, proprio a causa di come è strutturato il pugno umano e per come sono le articolazioni del braccio (specialmente il polso). Stesso dicasi per i guantoni dei combattenti da Mont'e Prama: se nei guantoni dei reperti originali non sono presenti le borchie su tutta la superficie, una motivazione dovrà esserci. Altrimenti a che pro sferrare i pugni solo con la superficie in liscio cuoio? Probabilmente questo tipo di pugni (diretti, jab) non venivano sferrati. I pugni prediletti, essendo presente la (presunta) grande borchia sottostante al guanto, dovevano essere quelli a martello (hammerfist) usati ad esempio anche nel pugilato filippino, altra materia che avevo approcciato durante la mia ricostruzione, grazi all'aiuto dei miei istruttori.
Se questo approccio RIGOROSO alla ricostruzione (pena falsarne le conclusioni e ricostruire qualcosa di inesistente) viene applicato al modo di sferrare i pugni (che occorre ribadire, non sembrano plausibili), potete immaginare quale sia la mia idea relativa alla possibilità di usare i calci in questo stile. Non esistono prove relative all'uso di calci (nessuna raffigurazione, nessuna statuetta) in questa forma di combattimento, dunque non è possibile accettare una ricostruzione che includa anche questo tipo di colpi.

Eliminare alcune evidenze e includere nuovi elementi

Il CONTESTO per eseguire una giusta ricostruzione è fondamentale. Stiamo parlando di un combattimento in cui viene utilizzato una sorta di caestus (guanto da pugilato romano) con una borchia sottostante. Dimenticate le ricostruzioni viste in giro (da Carmine Piras ad Angela Demontis) nessuna è veritiera, in quanto non esiste un solo esempio di guantone nuragico con queste borchie a mezzaluna. L'errore è infatti basato sul bronzetto da Cavalupo (Vulci) che nella foto del Lilliu, pubblicata nel suo enorme tomo, risulta sgranata, quasi butterata, e dà l'idea di diverse borchie presenti sul guanto. Un dettaglio che nell'originale e nelle controparti in pietra rinvenute nel 2014 non esiste.

Guanto borchiato di pugilatore, esposto all'Antiquarium Arborense di Oristano. La ricostruzione è di Carmine Piras (che mi perdonerà se la utilizzo, ma si tratta di una mia foto in un pubblico museo) a mio giudizio non può essere considerata veritiera. Non esiste nessun reperto che mostri questa mezzaluna borchiata, nè materialmente, nè nelle iconografie.
Se stiamo parlando di un combattimento di pugilato, qual'è il senso dello scudo? Lo scudo è stato giustificato sino ad oggi con la necessità di ripararsi dai colpi della borchia del guantone. Se ignoriamo questa evidenza, e approcciamo la ricostruzione senza lo scudo, il combattimento non risulta più veritiero, poiché manca un "pezzo" dell'equipaggiamento. Provate a combattere con spada e scudo, e poi eliminate lo scudo. Il cambiamento dell'assetto nel combattimento varia totalmente, e così la necessità di altri pezzi dell'equipaggiamento (guardia nella spada, armatura, ecc). Ovvio che nel caso in cui venga eliminato lo scudo, sia fattibile eseguire dei calci. Ma siete sicuri che sia possibile sferrare dei calci quando l'avversario è armato di scudo? Un calcio dato sullo scudo non ha nessun valore, e anzi è plausibile che riceva più dolore chi ha sferrato il calcio piuttosto che chi impugna la protezione, specialmente se chi tiene lo scudo lo usa di taglio sul calcio avversario.

Come ha affermato un famoso praticante di scherma, "secondo voi perché esistono così pochi calci nelle arti marziali armate?". Il motivo è presto detto, per via dell'arma utilizzata. Chi darebbe mai un calcio contro qualcuno che impugna un pugno di bronzo o una lama? Il confronto è impari. Ma qua iniziamo ad addentrarci nella mia teoria del pugnale gammato usato dai presunti "pugilatori", un idea che ha raccolto diverse aperture anche tra archeologi "ufficiali" dell'accademia, ma sulla quale bisognerà continuare a lavorare in futuro.
Un saluto

Alessandro Atzeni



lunedì 31 agosto 2015

Stage di Scherma Bolognese a Cagliari (26-27 Settembre)


Stage intensivo di due giorni sullo studio delle tecniche schermistiche di spada a una mano di stile bolognese secondo i Maestri di scherma rinascimentali Antonio Manciolino, Anonimo Bolognese e Achille Marozzo.
Lo stage si terrà alla palestra Innovation A.S.D in Via Cristoforo Colombo 14 a Selargius nei giorni 26 e 27 Settembre dalle ore 9:30 alle 19:00. Per prenotarvi e richiedere informazioni potete contattare gli organizzatori Scherma Storica Cagliari e Castellani Historical Fencing tramite un messaggio o al 3402440767 La richiesta di prenotazione è obbligatoria in maniera tale da potervi procurare l'attrezzatura schermistica. Grazie a tutti

Presentiamo l'istruttore dello stage Andrea Morini, istruttore della Sala d'Arme Achille Marozzo, Roma.

Curriculum Schermistico:

Scopre la scherma storica nel 2005 e inizia la pratica presso una piccola associazione romana. Data la carenza di utilizzo delle fonti storiche, la lascia poco tempo dopo per seguire i corsi della Sala d'Arme Achille Marozzo (SAAM).
Negli ultimi 9 anni ha studiato le seguenti materie: spada sola, spada e cappa, spada e rotella, daga, daga e cappa, spada e targa, partigiana e rotella, spada e brocchiere e armi in asta sui trattati di alcuni maestri italiani rinascimentali (Achille Marozzo, Antonio Manciolino, Giacomo di Grassi e Anonimo Bolognese), spada a due mani, lotta, azza, lancia, spada e brocchiero da trattati medievali di maestri italiani e non (Fiore de' Liberi, Filippo Vadi, I.33, Le Jeu de la Hache), navaja del Baratero e diverse altre tecniche tratte dai maestri Francesco Altoni, Anonimo Riccardiano, Pallas Armata, Rosaroll Scorza.

Nel 2009 divenuta Assistente Istruttore SAAM

Nel 2013 raggiunge il grado di Istuttore SAAM.

Dal 2009 tiene regolarmente corsi a Roma.

Nel 2012 pubblica il saggio "Manoscritto I.33", con Riccardo Rudilosso e Federica Giordani

Dal 2013 diviene membro della Historical European Martial Arts Coalition:


Nel 2014 pubblica un saggio in versione digitale sull’opera di Giacomo di Grassi, “Ragione di 
Adoprar Sicuramente l’Arme” insieme a Riccardo Rudilosso

Ha inoltre scritto alcuni articoli per pubblicazioni e riviste specializzate:

* Articolo sull’interpretazione del Manoscritto I.33 all’interno della pubblicazione: Questione di metodo: la bottega dello storico e i suoi strumenti nell’approccio alla Scherma Storica, atti colloquio internazionale GISS, Roma 2009

* Using the poleaxe in medieval times


* On the flat parry


* 15th and 16th century Italian wrestling analogies


Ad oggi ha partecipato a diversi seminari e ne ha tenuti alcuni nei maggiori eventi HEMA (Digione, Vienna, Firenze).

E’ tra gli ideatori e organizzatori di Florentia, evento HEMA internazionale che si svolge annualmente a Firenze.

Riguardo l’ambito puramente sportivo, ha partecipato e arbitrato in decine di tornei nazionali, conquistando:

* un primo posto di spada e rotella nel nel torneo italiano UISP 2009
* un secondo posto nella stessa disciplina nel torneo italiano UISP 2011
* un terzo posto nel torneo italiano UISP di spada da terreno nel 2012
* un terzo posto nel torneo Storicombat FIS di spada e daga nel 2012
* un terzo posto di spada a due mani nel torneo italiano UISP 2013

* un secondo posto in partigianette e rotella nel medesimo torneo


Evento su Facebook: 

VIDEO


giovedì 8 gennaio 2015

Resoconto non ufficiale dello stage di Andrea Conti (Cagliari 13-14/12/14)


Ormai sono passate diverse settimane dalla conclusione dello stage di scherma rinascimentale fatto con Andrea Conti, grazie all'impegno e alla disponibilità dell'associazione Scherma Storica Cagliari, che si è fatta promotrice dell'evento.
Solitamente scrivo sempre qualcosa su come si è svolto l'evento e su cosa mi è piaciuto e cosa mi è piaciuto meno, ma stavolta ho deciso di aspettare un po' per far "sedimentare" i miei pensieri al riguardo, e scrivere qualcosa di leggibile.
Le vacanze natalizie sono appena passate, ed è giunto il momento di fare un paio di calcoli, anche considerando che è appena iniziato il nuovo anno schermistico.


Lo Stage.

L'evento si è svolto alla perfezione. Da quanto mi risulta è la prima volta che in Sardegna viene qualcuno ad insegnare scherma tedesca secondo gli insegnamenti del Meyer. Non sto includendo in questa mia considerazione maestri di arti marziali miste, kali, stick fighting e via elencando. Penso a maestri di scherma "medioevale" in senso strictu. Se la memoria non mi inganna, diversi anni fa, si tenne a Sorso un seminario di Graziano Galvani sull'uso della daga (al quale non potei andare); ma la daga non è scherma tedesca, quindi penso che questo sia uno dei primi eventi in questo senso, se non il primo.
Ora, aldilà dei "primati" (non i nostri cugini scimmieschi) vorrei spendere qualche riga sull'organizzazione.
La sede utilizzata, a Cagliari, era adeguata allo scopo, una bella palestra di medie dimensioni. Ci sono stati alcuni problemi di "sovraffollamento" durante le "vasche" di colpi avanti e indietro per la palestra, ma per il resto lo spazio è stato più che sufficiente. Potrebbe non esserlo più in futuro, per cui forse bisognerà pensare anche ad un numero chiuso di partecipanti o ad un altra sede.
Per il resto era tutto come doveva essere. Lo stemma HEMA ITALIA campeggiava sul fondo della palestra (gentilmente messo a disposizione dalla Sala d'Arme "le Quattro Porte"), affianco al famigerato "quadrato del Meyer" (Meyer Square), che dopo questa esperienza per me non è più così "antipatico".

Vorrei essere il più organico possibile nella mia descrizione dell'evento, ma conoscendomi so già che farò un gran casino, per cui perdonatemi se scrivo di getto, buttando impressioni qua e là.
Giusto un'iniziale nota dolente: trovare l'ingresso della palestra è stato abbastanza difficile. Ho riscontrato di non essere stato il solo a girare come uno scemo con 10 kili di materiale in due diversi borsoni, ma capisco anche le difficoltà che ci possono essere state a livello organizzativo (una dimenticanza, mille altre cose da fare). Questo non vuole essere una lamentela, quanto un suggerimento per le prossime volte (mi raccomando Riccà!)
Dopo le dovute presentazioni, il primo giorno di seminario ha avuto inizio.
Andrea Conti (da qui in avanti semplicemente Andrea) ci ha sottoposti al suo riscaldamento. Sotto diversi aspetti è stato proficuo anche poter assimilare un diverso modo di fare riscaldamento, in previsione delle particolari azioni che richiede la scherma tedesca ("particolari" rispetto a quella "classica" del Fiore).
Dopo il riscaldamento è seguita una breve introduzione sul Meyer, e sull'ambiente culturale (schermisticamente parlando) in cui era immerso e sulle altre sale d'armi esistenti al periodo;
è seguito un approccio che ho molto gradito, mirato ad insegnare le basi della scherma tedesca, affinché poi i seminaristi potessero comprendere (anche e sopratutto in autonomia) gli insegnamenti del Meyer, più o meno avanzati che fossero.
Un problema frequente nello studio delle arti marziali antiche, infatti, è l'impostazione iniziale di quello che si sta facendo. Ho sempre trovato molto difficile iniziare a studiare un "nuovo" (antico) sistema di combattimento in autonomia. Nel caso in cui si tratti di una scelta obbligata, questo richiede anni di dedizione e studio (letteralmente: culo sulla sedia) per capire gli insegnamenti dei vari autori che si va a leggere. Facendo un paragone è come camminare su una lastra di ghiaccio: Chi si mette a correre come un imbecille, o prende l'argomento con troppa facilità, si troverà presto con il culo per terra.
Fare un seminario, quindi, è il modo più immediato per "entrare" in un sistema diverso da quello a cui si è abituati.
Per quanto riguarda questo aspetto dunque non posso che essere più che soddisfatto per come si sono svolte le cose, e per quanto ho imparato (che naturalmente non dovrà fermarsi a quel tanto, ma dovrà essere affinato e ampliato con lo studio).
Tornando allo stage, dopo l'infarinatura iniziale, Andrea è passato ad insegnarci il fondamentale passeggio e tre dei quattro colpi principali, lasciando l'ultimo al giorno dopo. Ai colpi sono seguite le poste, e la modalità con cui passare da una posta all'altra con un colpo (insomma l'ABC della scherma tedesca).
Imparato questo si è passati al quadrato del Meyer, e allo svolgere le sue sequenze numerico/geometriche (numeri=colpi). Finalmente sono riuscito a capire come superare il malefico passaggio 4-1 che mi bloccava ogni volta (sembra io stia parlando di videogiochi, o calcetto).
La serata infine si è conclusa con una pizzata di gruppo, alla quale purtroppo non ho potuto partecipare. Personalmente l'avrei spostata all'ultimo giorno di seminario, ma è comprensibile il motivo per cui è stata anticipata al giorno prima (partenze, rientri, ecc), per cui sotto questo aspetto...nulla da dire!

Il secondo giorno siamo entrati nel vero e proprio argomento del seminario, cioè i cinque "colpi segreti" del Meyer (più la spiegazione dell'ultimo dei quattro colpi principali).
Non penso abbia molto senso elencare ai lettori quali fossero questi colpi, o cercare di descrivere le sequenze e i giochi; Se siete interessati partecipate al prossimo seminario! Basti sapere al lettore che questi Meisterhau assomigliano, come concetto, all'uso delle poste del Fiore, ovvero ad "annullare" l'uso di una posta contrapposta (scusate il gioco di parole). Preferirei quindi parlare dell'approccio che Andrea ha avuto con noi e quali sono state le mie impressioni generali.
Prima di metterci al lavoro su ogni singolo colpo dei famosi cinque, Riccardo Sanna, presidente dell'associazione organizzatrice e lui stesso insegnante di scherma storica, ci ha esposto i suoi studi sul combattimento a cavallo, come viene illustrato dai quattro codici disponibili del trattato del Fiore (Flos Duellatorum) e dal Fiore di Battaglia tedesco. Pur conoscendo Riccardo come schermidore e come istruttore, non avevo idea di quanto fosse profonda la sua ricerca al riguardo. Durante la sua spiegazione ho avuto modo di capire quanto siano approfondite le sue conoscenze sui trattati, e in particolare riguardo al trattato in esame. Certamente immagino che questo sia dovuto anche al fatto che maneggiare codici e documenti antichi sia il suo lavoro.
La giornata è proseguita con 3-4 ore intense di sparring, che sommate al riscaldamento (autonomo e con Andrea) hanno significato 4.30/5 ore di intenso lavoro fisico. Inutile dire che alla fine eravamo decisamente ridotti di numero ed abbastanza stanchi (ma almeno personalmente soddisfatti).
Alla fine del seminario è nato un momento abbastanza "felice" di scambio di impressioni e informazioni (insomma: tutti hanno tirato fuori i loro vari "giocattoli"). Personalmente sono molto contento di questo clima di serenità che abbiamo ancora in Sardegna riguardo la scherma medioevale, quando in altre A.M. o in altre regioni, non si può dire lo stesso.

Concluso il seminario, Andrea ci ha salutato calorosamente, dandoci appuntamento per un prossimo stage che dovrebbe svolgersi tra non troppo tempo.

Ultime considerazioni

In generale posso affermare tranquillamente che si è trattato di un bellissimo evento come pochi se ne sono visti, riguardo alla materia, in Sardegna. Un plauso ad Andrea, perché ha ampiamente dimostrato di ben conoscere la sua dottrina e di essere un bravo insegnante, sempre disponibile e con l'apparente dono dell'ubiquità! Un plauso naturalmente anche a Riccardo, l'organizzatore dell'evento e a quanti hanno messo a disposizione i loro materiali (spade, proiettori, cartelloni, protezioni, eccetera) per la buona riuscita dello stage; è stato bello vedere la palestra piena di nuove persone che non avevo mai visto prima e che si stanno interessando alla scherma storica (praticando da ormai sette anni penso di poterlo affermare con tranquillità). Spero davvero che si continui con questo clima di distensione e con questo spirito di fratellanza.

Un caro saluto e alla prossima.
Salludi.

A questo Link è possibile scaricare il trattato del Meyer tradotto in Italiano da Andrea Conti. (SCARICA)

giovedì 13 novembre 2014

Convegno a Cagliari: Spatha, spada, épée, Ideologia e prassi


Nei giorni 20 e 21 novembre 2014 si terrà presso l’Aula Coroneo, Cittadella dei Musei un workshop dal titolo “Spatha, spada, épéé. Ideologia e prassi” organizzato dal Dipartimento di Storia, Beni culturali e Territorio in collaborazione con la Scuola di Specializzazione in Beni Archeologici e il CUS Cagliari Sezione Scherma.
L’iniziativa gode anche del patrocinio della Federazione Italiana Scherma.
Come risulta evidente dalla lista dei partecipanti e dai titoli delle diverse comunicazioni si tratta di un seminario che affronta il tema della “spada” sotto diversi aspetti. Da quelli più francamente storico-archeologici, a quelli storico-artistici, dal tema “spada” nella tradizione letteraria fino ad arrivare ad aspetti collegati alla storia della scherma e infine a tematiche che investono la pratica della scherma sportiva.

Calendario dei lavori

I Sessione: giovedì, 20 novembre ore 15:30-19:00

II Sessione: venerdì, 21 novembre ore 9:00-13:00
Elenco delle relazioni:

Ouiza Ait Amara (Università di Algeri): L’épée dans l’armement offensif des Numides

Danila Artizzu (Pont. Fac. Teologica della Sardegna, Cagliari): Le donne in armi. Gladiatrix, ludia

Giulia Baratta (Università di Macerata): I gladiatori di Gaius Valerius Verdullus

Simona Campus (Università di Cagliari): Una santa e la sua spada. Iconografia di Giovanna d’Arco dai Preraffaelliti a Luc Besson

Tiziana Carboni (Università di Cagliari): Prosopographia dello ius gladii

Antonio M. Corda (Università di Cagliari): Il negotiator gladiarius e il commercio delle armi.

Enrico Di Ciolo (Club Scherma Pisa “A. Di Ciolo”, Pisa): La prassi dell’insegnamento della spada

Bianca Fadda (Università di Cagliari): Armi e cavalieri nella Sardegna giudicale. L’«arsenale» di Gottifredo di Pietro d’Arborea

Antonio Ibba – Alessandro Teatini (Università di Sassari): Figure di gladiatori nell’Africa romana: il contributo dell’epigrafia e dei mosaici con iscrizione.

Pamela Ladogana (Università di Cagliari): Armi pietose e spade mortali. Il gusto epico e l’iconografia cavalleresca nelle illustrazioni della Gerusalemme Liberata di Bernardino Palazzi ( 1907-1986)

Rosanna Lusci (Università di Cagliari): Mariano IV d’Arborea: un cavaliere “catalano” nelle fonti iconografiche e documentarie.

Rossana Martorelli (Università di Cagliari): Gladio perire: la spada come strumento di martirio nelle fonti e nelle testimonianze iconografiche della primitiva comunità cristiana

Marc Mayer (Università di Barcellona): La spada nella numismatica

Danilo Mazzoleni (Pontificio Istituto di Archeologia Cristiana, Roma): La spada nelle rappresentazioni veterotestamentarie

Ilaria Montis (Università di Cagliari): Di punta e di taglio: dal gladius alla spatha. L’evoluzione delle tecniche di combattimento in età imperiale

Mauro Morfino (Pontificia Fac. Teologica della Sardegna): La spada-Parola di Dio in alcuni testi della letteratura giudaica

Andrea Pala (Università di Cagliari): Iconografia e simbolismo nella rappresentazione della spada tra tardo antico e basso medioevo (IV e XIII secolo)

Michel – Yves Perrin (Ecole Pratique des Hautes Etudes, Paris): Increpito etiam Petri gladio. Considerazioni sull’esegesi antica di Mt 26, 52.

Marco Rubboli (Sala d’Arme “Achille Marozzo”, Bologna): La spada a due mani nella scuola medievale italiana.

Silvia Sarais (University of Missouri-Columbia, USA): La spada nelle tragedie di Seneca: strumento del Nefas, della Romana Mors, e d’innovazione poetica.

Luca Sarriu (Università di Cagliari): L’uso del termine spada nel De Cerimoniis di Costantino VII Porfirogenito

Cecilia Tasca (Università di Cagliari): Armi e cavalieri nel Mediterraneo catalano. L’ebreo Bonjusas Bondavin: medico a Marsiglia, cavaliere dell’armata reale in Sardegna.

Giancarlo Toràn (Agorà della scherma, Busto Arsizio): La spada della mente. Che mente.

Conclusioni a cura di Attilio Mastino (Università di Sassari)



Attività collaterali

Collateralmente ai lavori in aula dal 18 al 23 novembre si terrà una mostra espositiva presso la nostra Sala delle Mostre Temporanee dal titolo “Ars Dimicandi. L’arte del combattere” sull’esercito romano a cui sarà collegata una mostra di spade provenienti dalla collezione privata di Giovanni Cannas.

Laboratorio di Scherma (a cura del M° Simone Piredda e degli Istruttori Nazionali del CUS Cagliari)

Il Convegno è organizzato dal Dipartimento di Storia, Beni culturali e Territorio dell’Università degli Studi di Cagliari in collaborazione con la Scuola di Specializzazione in Beni Archeologici e del CUS Cagliari (Sezione Scherma) e con il patrocinio della Federazione Italiana Scherma.

Segreteria convegno: Antonio M. Corda – Andrea Tiana
mail: spathaspada@gmail.com;  mcorda@unica.it

Sede del Convegno: Aula Coroneo – Cittadella dei Musei, Piazza Arsenale 1, Cagliari

Sede amministrativa: Via Is Mirrionis n. 1 – 09123 Cagliari


Tel. 070 6757357 – Fax 070 6757366 – e-mail: dipstoge@unica.it


http://www.civettadiatena.it/spatha-spada-epee-cagliari/



mercoledì 1 maggio 2013

Incontro con Massimo Fenu

Recentemente ho avuto modo di avere un proficuo scambio di esperienza marziale con un grande combattente ed istruttore di NovaScrimia. Massimo Fenu.
Massimo con la mia armatura. Vedere se stessi combattere è un esperienza scioccante.
Massimo è istruttore anche di Krav Maga, disciplina che porta avanti con grande competenza e professionalità. Ha un sito-blog che tiene aggiornato in continuazione, inoltre scrive su Tiscali Socialnews; è autore di diversi articoli divulgativi sulle arti marziali. Sul suo profilo youtube potete seguire una parte delle lezioni che tiene in palestra (che si concentrano sulla parte teorica e gli approcci al combattimento). Massimo inoltre è quello che io considero un vero Signore, che si parli di fairplay o modo di porsi con le persone. La mia impressione non è isolata, ho avuto modo di sentire commenti simili da altre persone che conosco e che hanno incontrato Massimo. Quindi se state cercando un istruttore valido e a modo, sapete a chi fare riferimento.

Tornando al nostro piccolo "meeting", la serata è stata molto divertente.
Massimo si è dimostrato disponibile non solo a fare un combattimento in armatura ma anche a combattere nella scherma in camicia. Avendogli prestato la mia armatura non ho potuto combattere contro di lui in quel frangente -con mio grande dispiacere- ma mi sono rifatto immediatamente dopo con le repliche di spade ad una mano e mezza in nylon.
I combattimenti sono stati innumerevoli, lunghi e divertenti. La cosa che più mi ha colpito è stata la capacità di resistenza di Massimo (oltre che la bravura a livello tecnico), che non solo ha fatto un combattimento in armatura completa (di per se mortalmente stancante) ma ha anche combattuto senza limite di tempo con il sottoscritto e altri due dei miei Fratres (i più abili tra l'altro!).
Inutile dire che sono rimasto molto soddisfatto per la bella serata trascorsa assieme, menandoci e parlando di arti marziali occidentali, elmi e armature. Qualche giorno dopo inoltre massimo ha pubblicato questo bell'articolo su di noi, che riporto qui parzialmente (l'articolo può essere letto in modo integrale sul suo blog).

"Tornei cavallereschi, allenamenti da legionario romano, ricostruzioni dal vivo delle armature dei bronzetti nuragici. Ancora una volta le migliori scoperte non si fanno andando  a cercarle lontano ma basta guardare bene ciò che sta dietro l'angolo. E' il caso del gruppo di ricerca, archeologia sperimentale e rievocazione storica dei Memoriae Milites di Cagliari. La conoscenza è avvenuta tramite comuni amici che conoscono la mia passione per la ricerca ed il combattimento e la loro voglia di condividere un aspetto della nostra cultura che sembra passare in secondo piano rispetto alle più conosciute arti marziali orientali. Così, dopo un primo incontro in cui ho avuto modo di vedere le loro riproduzioni atte all'uso di elmi, armature e scudi di periodo romano e nuragico, è nata la proposta: Provare un combattimento in armatura."

E la parte che mi preme più sottolineare:

"Quale futuro per queste iniziative? Il mio futuro lo conosco. Provare di nuovo e sperimentare gli altri ambiti di ricerca di questo gruppo che, silente e a proprie spese, porta vanti un lavoro difficile in termini di studio e sperimentazione. Quello che mi chiedo è se, viste le manifestazioni che organizzano e il risalto che danno ad aspetti culturalmente e turisticamente rilevanti della Sardegna, non sarebbe il caso che gruppi come questo venissero finanziati."

Ecco, ovviamente io non posso che essere d'accordo su simili conclusioni, non ci è mai venuto in mente di chiedere dei finanziamenti per la ricerca che facciamo, ma mi rendo conto che l'idea non è così peregrina. Non tutti sono d'accordo ovviamente. Riporto un commento particolarmente negativo apparso nel blog, omettendo il nome di chi l'ha scritto.

"penso che tra le basi nato, l'uranio impoverito e le altre schifezze derivanti dagli innumerevoli poligoni militari, la disoccupazione, ecc.. l'ultima preoccupazione dei sardi sia far finanziare 4 bambinoni che giocano a "dungeons and dragon".

Palese che chi scrive queste cretinate non abbia capito nulla di cosa sia la rievocazione storica, la sperimentazione (che sfocia nella vera e propria archeologia sperimentale!) lo studio di una disciplina marziale, la ricostruzione di armi, abiti e generalmente attrezzature che non si possono ovviamente trovare in vendita. Confondere questo tipo di attività, che hanno un risvolto pratico (perfino turistico, promozionale) e che approfondiscono le tematiche legate alla conoscenza della nostra storia, non può che essere sintomo di scarsa attenzione (e probabilmente deficit di intelligenza cronico). Un po' come quelli che dicono che "con la cultura non si mangia".

Al centro ragazzi vestiti da orchi in un LARP (Roba alla Dungeons & Dragons) a destra un Rievocatore, a sinistra SCA (pestaggio gratuito e anacronistico). Le differenze sono PALESI.
Oltre alla sensata proposta di Massimo, c'è da specificare che noi arriviamo perfino a pagare la tassa di affissione per i manifesti delle manifestazioni (gratuite) che promuoviamo. Senza chiedere troppo, penso che eliminare un simile balzello sarebbe il minimo per venire incontro a chi organizza tali eventi in maniera gratuita e senza far pagare biglietto alcuno. Ma dopotutto se la regione Sardegna finanzia una mostra di manichini di una disegnatrice di bronzetti Nuragici (le cui interpretazioni oltretutto mi sembrano abbastanza soggettive e opinabili), non vedo perché ai gruppi di rievocazione storica non possa venir elargito, quando i progetti appaiono seri e di pubblica utilità, un finanziamento per rientrare almeno nei costi di quanto viene prodotto.

O quantomeno toglieteci questa stupida tassa per l'affissione delle nostre locandine, grazie!


Unu saludu,
Alessandro Atzeni.