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sabato 9 febbraio 2019

Massacro Medioevale: ferite da combattimento e qualche nota di Scherma S...



Il presente video è stato registrato durante la mia preparazione per l'esame di antropologia scheletrica, in cui mi è capitato di analizzare uno studio di antropologia forense svolto sugli individui di una fossa comune risalente alla fine del 1200 - metà del 1300 dopo Cristo, in Danimarca (Naestved). I corpi rinvenuti nella fossa comune mostravano diversi segni di ferite traumatiche con oggetti lunghi e affilati. Lo studio che hanno sviluppato i paleopatologi è complesso quanto affascinante, poiché ne avrebbero dedotto che gli individui erano dei popolani di circa 30-40 anni di età, che in passato non dovevano aver partecipato a molti conflitti, e che hanno trovato la morte affrontando probabilmente dei nemici a cavallo. Dallo studio se ne deduce anche il modo con cui venivano sferrati i colpi tra fanti armati di scudo, e quali erano le ferite che più frequentemente venivano inferte, dando indicazione anche sul tipo di armamento che dovevano possedere questi uomini.
Se se interessato a saperne di più, ti rimando alla presentazione dell'articolo che ho fatto per il mio esame di biologia dello scheletro umano.

https://www.scribd.com/document/399220255/Wounded-to-the-bone-presentazione-di-articolo-di-archeologia-forense-in-italiano-Sandbjerget-Denmark-AD-1300-1350

mercoledì 22 luglio 2015

Sulle polemiche riguardanti "Sa Battalla" di Sanluri


Non si sono ancora spente le luci su "Sanluri 1409, Trame di Storia", la rievocazione storica della dura sconfitta subita dall'esercito Sardo/Arborense agli inizi del 15° secolo ad opera dell'esercito Catalano-Aragonese guidato da Martino il Giovane, che già emergono i dissapori legati alla conduzione di quest'evento. Un recente articolo del giornale "L'Unione Sarda" si intitola "Sa battalla? Un flop: soldi sprecati", come se un evento commemorativo potesse essere valutato in base al numero dei partecipanti. Immaginatevi titoli come "Funerale di Tizio Taldeitali, un flop assoluto" oppure "Commemorazione della morte di Caio Sempronio, una delusione, ridotto numero di spettatori" non sono un granché vero? Sinceramente mi sembrano anche di cattivo gusto. Perché di questo si tratta, della rievocazione di una dura sconfitta, di un massacro. I partecipanti (praticamente tutti Sardi, anche quelli in veste Aragonese) partecipano non per ricevere soldi (cosa che oltretutto non accade) o per mangiare gratis ad una cena, ma per puro spirito patriottico e storiografico. Immaginate quanto possano essere contenti di leggere questi titoli gli appassionati che, dopo una giornata di lavoro, dedicano le sere a cucirsi il proprio abito, ad impennare frecce o a costruirsi pezzi d'armatura. Non sono contenti, sono incazzati neri, ed io penso di poter essere un buon metro di paragone, essendo un rievocatore, uno di loro! Non so quali meccanismi ci siano stati dietro l'organizzazione dell'evento, perché il comune di Sanluri abbia voluto bandire un concorso per la sua organizzazione (cosa che peraltro mi pare trasparente e legittima!) e perché incomprensibilmente associazioni che fino a ieri avevano contribuito a realizzare la manifestazione si siano "stranamente" tirate indietro. Sinceramente non me ne frega un fico secco. L'articolo cita 20.000 euro stanziati per l'evento, dimenticando che nelle passate edizioni vennero stanziati anche 60.000 euro. Dunque se la matematica non è un opinione: con 20.000 euro si ottengono mille presenze, con il triplo dei fondi si ottiene il quintuplo delle presenze. Per qualche strano motivo nella rievocazione partecipano (a botte di 20.000 euro!) mediamente 2000 persone in più, con un andamento esponenziale (?!?) Il genio autore di questi calcoli dovrebbe perlomeno spiegare secondo quale logica del vattelapesca si riesca ad ottenere questo andamento, perché decisamente non vi è alcuna logica dietro. Forse con i restanti 40.000 euro si sarebbe riusciti a rendere la manifestazione cinque volte più affollata? Non mi sembra possibile (l'articolo non lo scrive, io si!) visto che non ci sarebbero stati fisicamente gli spazi all'interno del paese per ospitare un numero simile di spettatori, sempre di non stiparli in cima ai tetti! Eh già, perché l'articolo NON dice che è venuto a mancare il "campo" di battaglia, seminato anzitempo, visto l'andazzo non proprio positivo che stava prendendo l'evento. Perché, infatti, a tutti era noto il clima di dissapori, velate insinuazioni e ridicole scenate che si sono perpetuate prima durante e dopo l'organizzazione della battaglia. Manifestazioni collaterali e notizie contrastanti si sono affastellate nelle settimane precedenti la rievocazione. Naturalmente tutto questo non viene riportato! Sia mai, è evidente invece l'equazione "assenza campo di battaglia = diminuzione del pubblico". Detto francamente: ho preferito vedere due masse compatte di fanti che combattevano come due corpi distinti lungo la strada che portava sino al castello, piuttosto che vedere con i binocoli un rievocatore ogni 2 metri in un campo grande un ettaro. Ho preferito non assistere all'inutile carambola dei cavalli su e giù per il campo, facendo volentieri a meno di vedere scene ridicole, che avrebbero fatto rivoltare qualsiasi associazione animalista, con cavalli sfregiati dagli speroni dei loro "prodi" balenteddos. Ho decisamente fatto a meno di sentire improbabili radiocronache dove lo speaker si chiedeva perché fosse presente la bandiera dei quattro mori "dalla parte sbagliata" (SIGH!), ignorando quindi totalmente quale sia l'origine e la storia della nostra attuale bandiera. Ho fatto a meno di molte cose, gradendone altre. Mi è piaciuto la cronaca svolta dall'archeologo Nicola Dessì (persona laureata e specializzata in una materia attinente!), mi è piaciuta la conferenza vista il giorno prima, in cui il Professor Pinna (docente di archeologia medioevale) ha esposto l'utilità della dicotomia rievocazione-ricerca. Chi meglio di lui per parlare di quest'argomento, stimato ed impegnatissimo e professore relativamente "giovane", relatore di diverse tesi di laurea innovative che hanno utilizzato questo approccio? Mi è piaciuto il dramma teatrale sui fatti accaduti dopo la battaglia inscenato dall'Ass. Memoriae Milites, mi è piaciuto il coinvolgimento dei ragazzi e delle ragazze con le magliette rosse, visto che sono i giovani il futuro della nostra memoria.
Certo, ci sono cose che mi sono piaciute di meno, come il caldo bestiale che ha messo K.O. la maggior parte dei rievocatori, i quali comunque hanno stoicamente continuato a combattere, non solo per finta, visto che alcuni hanno 30 kg di metallo addosso e se le danno (in sicurezza) di santa ragione. Non mi è piaciuto che l'evento fosse così distante dalla data reale dell'evento, o che il palco fosse troppo vicino al castello, ma questi sono DETTAGLI. Come rievocazione forse è stata l'edizione migliore che io abbia visto, e vi partecipo dal 2009. Continuo a non capire l'avversione delle associazioni che non hanno partecipato all'evento e questa volontà di osteggiare la manifestazione, come se Sanluri, un modesto paese al centro di una pianura agricola ormai semi-abbandonata qual'è il Campidano, con le ultime attività in fase di declino o morte inevitabile, senza sbocco a mare e senza particolari bellezze naturali, possa permettersi di perdersi una forte attrattiva come Sa Battalla. Gli eventi storici che videro Sanluri come sfondo per battaglie ed incontri diplomatici tra i potenti del tempo, potrebbe essere un jolly da sfruttare per contribuire a rendere il paese più ricco di quanto non sia attualmente. Tutte queste potenzialità, invece, sono state snobbate per i soliti motivi che impestano noi Sardi: campanilismo, insensata presunzione e xenofobia tra diversi paesi della Sardegna. Come se fosse importante il fatto che la rievocazione sia organizzata da una ditta di Villacidro piuttosto che da una di Sanluri! Ci si dimentica che LA BATTAGLIA di SANLURI, intesa come evento storico e come rievocazione, non appartiene A NESSUNO, in quanto patrimonio immateriale di TUTTI I SARDI e di tutti gli appassionati di storia di TUTTO IL MONDO.

Cordialmente,
Lessà

venerdì 19 aprile 2013

I Sardi dei "Tercios"


Riporto questo bell'articolo trovato su internet. Le considerazioni finali sono dell'autore dell'articolo e non mie.
Reputo sia ugualmente interessante e utile condividerlo.




"Pochi sanno, me compreso fino a poco tempo fa, che durante la guerra dei 30 anni, combattuta tra regno di Spagna e Francia negli anni 1618-1642 nelle Fiandre (attuali Olanda-Belgio), morirono o furono dispersi (prigionieri di guerra) ben 30.000 sardi!
Considerate che all’epoca la Sardinia contava sui 300.000 abitanti e dunque un abitante su dieci morì in quella guerra!
Leggendo alcuni libri e cronache che ricordano quei fatti ho saputo che molti nobili sardo-iberici, come i Castelvì e gli Alagon, levarono in Sardinia numerosi Terçios da spedire nelle Fiandre a combattere contro i francesi, tra questi numerosi logudoresi e campidanesi, terre di origine dei nobili casati.
Almogaver si chiamavano in castigliano questi fanti. Numerosi partirono dai porti sardi per confluire tutti a Barcellona e da lì a piedi nelle Asturie dove un nuovo imbarco li conduceva nelle Fiandre a combattere per la gloria di Spagna e del re Filippo II.
Pagine quasi sconosciute di storia celata, riemersa solo grazie al prezioso lavoro di pochi ricercatori.
Quello che non fecero le guerre, lo fece la peste soprattutto quella del 1650, la popolazione sarda si ridusse ancor più drasticamente, interi villaggi si spopolarono totalmente!
Molti di quei soldati che non tornarono nella loro isola, escluso chi morì in battaglia, finirono i loro giorni nelle segrete francesi o peggio venduti ai turchi come schiavi.
Se alcuni di voi hanno avuto modo di consultare i “Quinque Liber” dei loro paesi d’origine, come ho fatto io, potrà notare che per quegli anni molti uomini scompaiono dalle registrazioni ecclesiastiche, senza che neanche vi sia la registrazione di morte…
Moltissimi furono anche i sardi che arruolati nei terçios (terçios de Catalunya) parteciparono alle imprese dei vari conquistadores nelle Americhe!
Insomma, morale della favola, generazioni di sardi immolatisi per le guerre degli altri…
Tempo fa sentii un sindaco di un paese sardo che commemorando i 12.000 sardi caduti della prima guerra mondiale, disse:”Ed è per questo grande tributo di sangue che noi sardi ci sentiamo ancor più italiani”.
A questo punto io potrei dire: “Ed è per questo grande tributo di sangue (i 30.000 morti delle Fiandre) che noi sardi ci sentiamo ancor più spagnoli…”.

Articolo tratto da "controsardegna"

martedì 13 settembre 2011

12 settembre 490 a.C. La battaglia che cambiò il mondo


Maratona. Un luogo ormai mitico. La battaglia che cambiò le sorti dell'occidente. Un nome che rimanda ad un incredibile vittoria, ma anche alla corsa dell'atleta Filippide, morto sfiancato dalla fatica per poter comunicare ad Atene la sconfitta dell'esercito Persiano.
Ieri negli stessi luoghi in cui si sono svolti i fatti della battaglia, tra villeggianti al mare e bambini con paletta e secchiello si è svolta la rievocazione del famoso fatto bellico.

Sarebbe stato a dir poco memorabile poter parteciparvi, o anche solo essere presente sul campo.
Le centinaia di chilometri di distanza non l'hanno permesso.
Peccato.

Approfondimenti:

Due begli articoli (in inglese) sulla rievocazione: