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venerdì 4 agosto 2017

Pugilatori Nuragici, Corridori e Assaltatori? Tutto da rifare!



Diversi anni fa, mi ritrovai a discutere dell'ipotesi proposta dal blogger Pierluigi Montalbano riguardante il ruolo di "truppe d'assalto" o "corridori" proposto da questi per i guerrieri nuragici. L'idea era in sostanza una derivazione da lla tesi della Sandars sul ruolo dei mercenari appartenenti ai popoli del mare, nel ruolo di "corridori". Ovvero, questi guerrieri stranieri, armati di scudo leggero, poca armatura e un paio di lance corte, più la spada, avrebbero avuto il compito di contrastare i carri degli eserciti orientali. Disarcionando il guidatore del carro, o semplicemente raggiungendo il carro nel momento di maggiore staticità, questi avrebbero avuto il ruolo di "assaltare" il mezzo con le lance corte, per poi finirlo usando la spada. La tesi del Montalbano, rifacendosi a questa idea, vedeva i cosidetti "pugilatori" nuragici come dei possibili corridori. Al tempo come oggi, non ero d'accordo su diversi punti, esposti in seguito nel mio libro "Gherreris" (2016): già al tempo obbiettai all'autore che non esisteva alcuna prova che ricollegasse questi guerrieri, osservati in Sardegna, all'area orientale. Insomma la tesi era sicuramente suggestiva, ma in mancanza di prove non sostenibile. Nessuna raffigurazione in oriente di questi peculiari guerrieri armati di scudo a tegola e guantone, nessuna menzione di queste particolari figure nei geroglifici o in altre fonti del tempo. Insomma, personalmente l'idea non era semplicemente accettabile, rimanendo quindi confinata nell'ambito del possibile ma indimostrabile.


"Corridori" Sherden. Cosa avrebbero in comune con i "pugilatori" di Mont'é Prama ad eccesione del gonnellino a punta?

Presunto "corridore" tipo Monte Prama contro guerriero orientale, statuina di Beppe Cardone.


Recentemente ho notato una riproposizione di questa teoria da più parti. Alcuni si sono occupati di realizzare l'attrezzatura del "pugilatore", come lo scudo ed il guantone. Tutto molto bello, chiunque può sentirsi libero di replicare quello che vede realizzato nelle statue nuragiche. Infatti, personalmente, ho iniziato lo studio della ricostruzione marziale nuragica dal 2009, quando il gruppo Memoriae Milites fece una prima rievocazione nei locali del museo archeologico Nazionale di Cagliari, in seguito ripetuta nel tempo, tra cui anche una mostra in quel di Solanas con l'autore Montalbano. Mi dispiace chi professa di fare questo tipo di cose da 10, 20 anni prima del sottoscritto e del gruppo di cui sono membro, ma di queste persone al tempo non si vedeva manco l'ombra, e di certo non è nota alcuna partecipazione pubblica o privata in mostre o convegni. Quindi, con tutta la bontà che si può avere, iniziamo allora a mettere dei paletti...!

Ritornando al discorso, durante la ricostruzione dell'attrezzatura dei pugilatori e lo studio dell'arte marziale che se ne poteva dedurre, il mio testo "nel cassetto" iniziava a prendere forma. Come tutti i libri, il lavoro di pubblicazione è lungo e rallentato da una serie di necessità editoriali. Inutile ricordare che se pure il libro è stato edito nel dicembre 2016, il processo di editing è durato almeno un anno (ovvero da quando sono partito in inghilterra, nel novembre 2015), mentre la sua scrittura affonda le radici almeno (almeno) nei tre anni precedenti. E chi vorrà contestarlo potrà aprire in tribunale la bozza del libro con allegato il bollo postale inviato alla casa editrice, tanto per essere chiari.

Occorrerà ricordare a queste persone che cercano di inseguire fantomatici primati, che la ricerca si fa scrivendo (cioè pubblicando) su carta stampata. Video su youtube, conferenze fatte tra amici e post su facebook o su un blog non hanno nessun valore legale (altrimenti dovrei andare a ripescare le discussioni scritte sui forum di rievocazione storica e archeologia almeno nel 2005).
Ritornando sul discorso: mentre scrivevo i capitoli sul pugilato nuragico, delineando quale potesse essere lo stile di combattimento ed i colpi plausibili nei termini di una ricostruzione storica e e marziale (8 anni di rievocazione di combattimento militare e gladiatorio romano qualcosa lo hanno pur dato!), incappai in un'interessante scoperta. Non sto parlando dell'idea che i pugilatori combattessero in cerimonie sacre, in duelli rituali di pugilato (tutte idee già proposte anni prima da archeologi quali il Tronchetti o lo Zucca) o assomigliassero a delle specie di gladiatori (teoria mia, occorrerà specificare). Ma che questi guerrieri fossero armati di un pugnale gammato, ormai irriconoscibile per la sua fragilità, in quasi tutti i reperti conosciuti.
Laddove ricostruttori quali la Demontis (Il Popolo di Bronzo) o l'artigiano Carmine Piras (autore per la maggiore di ricostruzioni museali) avevano realizzato tirapugni e guantoni borchiati, io avevo proposto un'unica borchia sottostante al guantone, come si può osservare peraltro dai reperti: andate domani al museo archeologico nazionale di Cagliari e guardate con i vostri occhi!
Ma quale guantone da "pugilatore"? Quali "borchie"? I reperti mostrano chiaramente un unico spuntone sottostante.


Guantoni dei pugilatori, dotati di un'unica borchia con "guardia" ad "L" sottostante al guanto, quasi sicuramente un pugnale gammato spezzato! Da un mio articolo stampato sempre nel 2016.

Volete intenderlo come una borchia? Benissimo, è una vostra idea. Personalmente ho portato nella discussione abbastanza evidenze circa il fatto che:

-I "pugilatori" presentano segni di ferite da lama sul petto e sulle gambe!
-I "pugilatori" sono dotati di scudo, gli unici boxer ad averlo in tutta la storia umana!
-Gli uomini sepolti nella necropoli relazionata alle statue sono tutti giovani tra i 16 ed i 18 anni di età.
-Questi giovani erano nutriti secondo una dieta specifica.

Altro che "corridori" e "incursori" da seconda guerra mondiale, altro che pugilatori con guantoni che sfondano blocchetti o tavole di legno, altro che calci alti da Thai Boxe!

Stiamo parlando di combattimenti tra guerrieri armati di lama (pugnale gammato) dotati di scudo per difendersi da questo e sepolti nella stessa necropoli, guarda caso tutti morti in un età simile.
Se questo non è il quadro di una necropoli di guerrieri impegnati in cruenti giochi sacri, simili a quelli dei guerrieri che prima dei fasti imperiali combattevano presso le pire funerarie (bustuarii), beh non so cosa altro possa essere.

Buon proseguimento di serata!


Acquerello dell'artista Guido Nieddu, su indicazione dell'autore.


giovedì 29 giugno 2017

Tecniche di combattimento e approccio ricostruttivo ai "pugilatori" da Mont'e Prama.


Nel paragrafo 48 (p. 149) del mio libro "Gherreris, dai bronzetti alle statue di Mont'e Prama" ho affrontato per la prima volta in una pubblicazione edita la ricostruzione dello stile pugilistico dei guerrieri da Mont'e Prama, abitualmente noti come "pugilatori". Nel paragrafo delineavo alcune caratteristiche tecniche di come poteva essere il combattimento attuato da questi "boxers", quale potesse essere il loro ruolo, e come dovesse essere attuato un approccio ricostruttivo ad un tema importante quale è la ricostruzione di uno stile di combattimento scomparso da quasi 3000 anni. L'approccio è lo stesso adottato per la ricostruzione schermistica, iniziata assieme all'Associazione Memoriae Milites 8 anni fa, poi approfondita e infine pubblicata nel libro.

La copertina del mio libro "Gherreris".
Evidenze archeologiche.

La ricostruzione in questi casi si basa sempre sulle evidenze archeologiche, come nel pankration e nella pygmachia greca, i ricostruttori si sono basati sul background dato dalle loro discipline marzialistiche o sportive per operare la ricostruzione. Le fonti erano costituite da pitture su vasi, statue, addirittura talvolta anche fonti scritte. La storia di come sia stato "riscoperto" il pugilato greco-romano o la lotta (pale e orthepale) ne è un caso esemplare.

Scena di combattimento tra pugilatori greci. Sicuramente molto più esplicativa dela posa sempre uguale tenuta dalle statue di Mont'e Prama.

Lo stesso si può applicare ai pugilatori nuragici, anche se per questi le fonti a nosta disposizione sono indubbiamente più ridotte. Disponiamo infatti solo di poche statuine in bronzo, spesso incomplete e di numerose statue in pietra, anche se quasi tutte in stato molto precario. L'uso che si può fare di queste statue è relativo: la loro postura, che sia una "guardia" o una posta di combattimento, o un momento di giubilo immortalato nella pietra, è sempre e irrimediabilmente la stessa. Gli unici pugilatori in un posizione leggermente diversa sono i pugilatori rinvenuti in tempi recenti a Mont'e Prama, identici al bronzetto dalla necropoli di Cavalupo, Vulci. Questo bronzetto è rappresentato in una posa stante, nel gesto di saluto, il guantone penzola dal polso.

Bronzetto da Cavalupo, detto "Sacerdote Militare".
Statue rinvenute nel 2014 a Mont'e Prama, quasi identiche al bronzetto da Cavalupo.


Le due statue in pietra con le medesime fattezze, invece, presentano il pugno adeso al corpo, poggiante sullo scudo avvolto.
La cosa importante in questi tre casi è il dettaglio del guantone e dello scudo. Il guantone nel bronzetto è stato interpretato come "borchiato", mentre nelle statue in questione è assolutamente liscio. Alcuni, hanno presunto di aver individuato delle borchie lungo tutta la superficie dei guantoni di questi guerrieri, ma nei bronzetti in realtà si nota solo uno spuntone sottostante al guanto, un evidenza che nelle statue di pietra è ancora più evidente.

E qui ci dobbiamo fermare, poiché andando oltre in questo discorso, finiremmo per parlare della mia ipotesi che in realtà quelli che sembrano "pugilatori" sono, almeno personalmente in base alle evidenze che ho raccolto, e che stavo accennando, armati di pugnale gammato! Quasi dei precursori dei gladiatori romani.

Dettagli dei guantoni delle statue da Mont'e Prama.


Ricostruzione grafica del combattimento tra "Pugnalatori" a cura dell'illustratore Guido Nieddu, su mia indicazione.

Se ci dovessimo fermare allo studio dello stile pugilistico puro e semplice, basato sulla conformazione del guantone, come per gli himantes oxeis (guantoni) della pygmachia greca, l'unico modo per farci guidare nella ricostruzione dello stile è data dalle evidenze del guantone stesso. Gli himantes ad esempio eano dotati di un vello animale nella zona dell'avambraccio, che i ricostruttori hanno ipotizzato servisse ai pugilatori greci per asciugare il sudore e il sangue che gli colava sul volto. Lo stesso approccio può essere applicato ai guantoni nuragici. Se le borchie del guantone non sono presenti lungo tutta la superficie è chiaro che i colpi sferrati non possono essere quelli tradizionali del pugilato moderno, o delle altre discipline marziali orientali. Il modo di sferrare il pugno dipende dalla conformazione dei guantoni e dal modo in cui si vuole preservare la mano. Ad esempio nel pugilato a mani nude ottocentesco inglese (che ho personalmente studiato presso la Linacre School of Defence di Oxford quando ho vissuto in inghilterra) il pugno viene dato tenendo le nocche esterne, orientando la mano verso l'alto con il palmo verso i nostri occhi. In altri stili il pugno viene dato verticale, con il pollice (chiuso) ma posto in alto; nel karate invece il pugno viene dato orizzontale, ma questo è dovuto ad altre motivazioni di vario genere. I karateka cercano di rinforzare le nocche colpendo degli strumenti da allenamento (makiwara), il pugile inglese ottocentesco invece mirava a non slogarsi il polso (che con i guantoni moderni avviene molto più limitatamente) e a non rompersi la mano, per poter continuare a lavorare il giorno dopo.

Pugilato ottocentesco inglese. Notare le mani nude e la posizione del pugno.

Come potete capire cambia il contesto e le motivazioni su come debba essere sferrato un pugno, nonché la conformazione del guanto, proprio a causa di come è strutturato il pugno umano e per come sono le articolazioni del braccio (specialmente il polso). Stesso dicasi per i guantoni dei combattenti da Mont'e Prama: se nei guantoni dei reperti originali non sono presenti le borchie su tutta la superficie, una motivazione dovrà esserci. Altrimenti a che pro sferrare i pugni solo con la superficie in liscio cuoio? Probabilmente questo tipo di pugni (diretti, jab) non venivano sferrati. I pugni prediletti, essendo presente la (presunta) grande borchia sottostante al guanto, dovevano essere quelli a martello (hammerfist) usati ad esempio anche nel pugilato filippino, altra materia che avevo approcciato durante la mia ricostruzione, grazi all'aiuto dei miei istruttori.
Se questo approccio RIGOROSO alla ricostruzione (pena falsarne le conclusioni e ricostruire qualcosa di inesistente) viene applicato al modo di sferrare i pugni (che occorre ribadire, non sembrano plausibili), potete immaginare quale sia la mia idea relativa alla possibilità di usare i calci in questo stile. Non esistono prove relative all'uso di calci (nessuna raffigurazione, nessuna statuetta) in questa forma di combattimento, dunque non è possibile accettare una ricostruzione che includa anche questo tipo di colpi.

Eliminare alcune evidenze e includere nuovi elementi

Il CONTESTO per eseguire una giusta ricostruzione è fondamentale. Stiamo parlando di un combattimento in cui viene utilizzato una sorta di caestus (guanto da pugilato romano) con una borchia sottostante. Dimenticate le ricostruzioni viste in giro (da Carmine Piras ad Angela Demontis) nessuna è veritiera, in quanto non esiste un solo esempio di guantone nuragico con queste borchie a mezzaluna. L'errore è infatti basato sul bronzetto da Cavalupo (Vulci) che nella foto del Lilliu, pubblicata nel suo enorme tomo, risulta sgranata, quasi butterata, e dà l'idea di diverse borchie presenti sul guanto. Un dettaglio che nell'originale e nelle controparti in pietra rinvenute nel 2014 non esiste.

Guanto borchiato di pugilatore, esposto all'Antiquarium Arborense di Oristano. La ricostruzione è di Carmine Piras (che mi perdonerà se la utilizzo, ma si tratta di una mia foto in un pubblico museo) a mio giudizio non può essere considerata veritiera. Non esiste nessun reperto che mostri questa mezzaluna borchiata, nè materialmente, nè nelle iconografie.
Se stiamo parlando di un combattimento di pugilato, qual'è il senso dello scudo? Lo scudo è stato giustificato sino ad oggi con la necessità di ripararsi dai colpi della borchia del guantone. Se ignoriamo questa evidenza, e approcciamo la ricostruzione senza lo scudo, il combattimento non risulta più veritiero, poiché manca un "pezzo" dell'equipaggiamento. Provate a combattere con spada e scudo, e poi eliminate lo scudo. Il cambiamento dell'assetto nel combattimento varia totalmente, e così la necessità di altri pezzi dell'equipaggiamento (guardia nella spada, armatura, ecc). Ovvio che nel caso in cui venga eliminato lo scudo, sia fattibile eseguire dei calci. Ma siete sicuri che sia possibile sferrare dei calci quando l'avversario è armato di scudo? Un calcio dato sullo scudo non ha nessun valore, e anzi è plausibile che riceva più dolore chi ha sferrato il calcio piuttosto che chi impugna la protezione, specialmente se chi tiene lo scudo lo usa di taglio sul calcio avversario.

Come ha affermato un famoso praticante di scherma, "secondo voi perché esistono così pochi calci nelle arti marziali armate?". Il motivo è presto detto, per via dell'arma utilizzata. Chi darebbe mai un calcio contro qualcuno che impugna un pugno di bronzo o una lama? Il confronto è impari. Ma qua iniziamo ad addentrarci nella mia teoria del pugnale gammato usato dai presunti "pugilatori", un idea che ha raccolto diverse aperture anche tra archeologi "ufficiali" dell'accademia, ma sulla quale bisognerà continuare a lavorare in futuro.
Un saluto

Alessandro Atzeni



martedì 20 dicembre 2016

I Gladiatori di Mont'é Prama

Di Alessandro Atzeni


Il bellissimo acquerello dell'Artista Guido Nieddu, commissionato dal sottoscritto sulla base delle evidenze emerse dalla mia ricerca (All Rights Reserved, qualcunque uso non autorizzato di tale immagine sarà perseguito a norma di legge).

Sono ormai passati diversi anni da quando ho iniziato a praticare la rievocazione, le arti marziali storiche e l'archeologia sperimentale. Più o meno dallo stesso tempo mi dedico allo studio della storia e dell'archeologia, in particolare della preistoria: età del bronzo e del ferro. La mia passione per il periodo nuragico è stata quindi inevitabile. Così forte da indurmi a scoprire una tomba dei Giganti non censita, regolarmente denunciata e accertata dalla soprintendenza, oltre che spingermi a scrivere due libri, in collaborazione con altri autori del G.R.S: Gruppo Ricerche Sardegna. L'ultimo libro, Gigantes de Pedras è edito dalla stessa case editrice che ha stampato il mio ultimo libro: Gherreris.  Sono ormai 10 anni o più che dedico il mio tempo allo studio di quest'era preistorica così importante per la Sardegna. La mia passione è stata così forte da spingermi a scrivere (nonostante studiassi scienze naturali) anche una tesi al riguardo in antropologia (potete scaricarla e leggerla tranquillamente cliccando sopra la scritta). Forse è stato questo miscuglio di elementi a creare il giusto ambiente per la scoperta di quanto andrò ad esporre in questo articolo.

L'impegno dell'autore nel volontariato culturale e nell'archeologia è stato tale da permettergli di scoprire (2013) assieme al collega S. Garau, una Tomba dei Giganti non censita in territorio di Niu Crobu (Quartu S. Elena), poi accertata come tale dalla soprintendenza.
È da quando sono state esposte al museo di Lì Punti a Sassari, che ho letto delle famose statue di Mont'é Prama nominate nel titolo. Durante la scrittura della mia tesi antropologica sono poi venuto a conoscenza degli inumati sepolti nella necropoli omonima. Mi sarebbe immensamente piaciuto poter studiare gli scheletri di quei guerrieri di quasi 3000 anni fa, ma naturalmente era un argomento oltre le capacità di un semplice studente universitario. I resti ossei, oltretutto, si trovavano conservati in un laboratorio antropologico in Toscana. Mi concentrai allora sulla ricostruzione di armi ed armamenti, sul modo di combattere e sui traumi subiti da altri nuragici conservati al museo antropologico di Monserrato. Un obbiettivo decisamente più alla mia portata. È così che è nata la mia tesi, per la quale devo ringraziare la mia prima relatrice, la Prof.ssa Maria Rosalba Floris, e la mia relatrice in archeologia, la Prof.ssa Anna Depalmas. Inoltre, devo molto a diverse altre persone: il G.R.S.Gruppo Ricerche Sardegna ad esempio è stato fondamentale nella realizzazione (mediante fusione) delle armi in bronzo. In lunghi anni di pratica siamo riusciti ad acquisire una padronanza pressoché magistrale delle tecniche di fusione del bronzo, un tema che ho sviluppato in maniera sperimentare, e parallela, durante le rievocazioni storiche. Con mantici in pelle e crogioli fatti a mano in argilla. Ho partecipato a decine e decine di rievocazioni e giornate di archeologia sperimentale con l'associazione Paleoworking (riconosciuta a livello nazionale), gestita dal Prof. Vittorio Brizzi dell'università di Bologna, mostrando al pubblico come venissero realizzate delle fusioni preistoriche. Penso di essere stato uno dei primi in Sardegna, ad aver costruito dei mantici da solo e ad aver provato questo approccio (si parla del 2009), ormai personalmente in sospeso, in quanto mi sono trasferito all'estero per motivi di studio e lavoro.

Fusione del bronzo durante uno stage di archeologia sperimentale, presso il parco della Terramara di Montale (MO). Nella foto un momento della fusione, con gli archeologi Dott. Simone Pedron e Dott. Claudio Cavazzuti (16-18/09/2013).
Fusione sperimentale del vetro, come poteva essere realizzata alla fine del periodo nuragico. Ass. Memoriae Milites, in foto: Alessandro Atzeni. Manifestazione "ArcheoFonni", Gremanu (06/09/2015).

Fusione del bronzo sperimentale con mantici in pelle e crogioli in argilla, presso il sito archeologico di Gremanu (NU), manifestazione "Archeo Fonni" (07/09/2014), Ass. Memoriae Milites, foto di Nicola Castangia.

Oltre alle sperimentazioni metallurgiche, molto è stato fatto con l'associazione Memoriae Milites di Cagliari. Con l'associazione ho imparato la scherma storica, in particolare come si combatteva anticamente durante il periodo romano e medioevale, oltre alla rievocazione, che include la ricostruzione storica e l'approccio alla riproposizione in chiave pratico-didattica di periodi ormai dimenticati. Penso che tutte queste esperienze mi abbiano dato delle buone basi metodologiche e pratiche su come eseguire degli studi inerenti in maniera indipendente. Puntualizzare questo percorso fatto è fondamentale, in quanto leggo continuamente di altri cosiddetti "studiosi indipendenti" che privi di qualsiasi preparazione, finanche la più basilare (un diploma, un corso di arti marziali, un qualche tipo di riconoscimento), pretendono di esporre le proprie idee e personalissime ipotesi riguardo il combattimento in antichità, l'arceria o la metallurgia, come de avessero la verità in tasca.
Ma passiamo dunque al vero tema di questo post.

Alcuni scatti del percorso marziale intrapreso in un decina di anni di pratica. La scherma storica (HEMA), riconosciuta a livello nazionale ed Europeo (Stage di Scherma Tedesca, 19/12/2014).

Manifestazione per S. Efisio Martire, "IN LOCO QUI DICITUR NURAS" (Pula 21/04/13), dimostrazione di combattimento romano simulato. Ass. Memoriae Milites, foto di Andrea Mereu.

Esposizione di tecniche scherma storica (medioevale), durante la presentazione del libro "Meilogu Tomo II" (11-04-14 Torralba), Ass. Memoriae Milites, rievocatori: Antonino Fadda e Alessandro Atzeni, foto di Tore Serra.


La scoperta dei combattenti di Monte Prama.

Siamo in Sardegna, nell'Oristanese, in una regione semi-desertica e bellissima chiamata "Sinis". Il comune è quello di Cabras, la località è Mont'é Prama, "Il Monte delle Palme".
Alle pendici di questo colle, anticamente coperto da palme nane (da cui il luogo prende il nome), negli anni '70 vennero rinvenute, da due contadini che stavano arando i campi, delle misteriose statue
La scoperta fu talmente eccezionale da richiamare gli studiosi Sardi in lungo e in largo. Il più famoso archeologo dell'Isola, Giovanni Lilliu, si recò personalmente per visionare i preziosi reperti, il primo esempio di statuaria nuragica di grandi dimensioni fino ad allora ritrovata. Vennero compiute diverse campagne di scavo e alcuni dei reperti vennero esposti nel museo archeologico di Cagliari, alcune foto dei migliori pezzi campeggiarono nei libri e negli articoli scientifici del tempo. Nonostante tutti questi sforzi però, le centinaia di reperti frammentati vennero conservati nei magazzini della Soprintendenza Archeologica, in attesa di tempi migliori. Stesso dicasi per i reperti ossei degli inumati della necropoli, conservati in Toscana. Dopo circa una quarantina di anni, in cui si susseguirono gli studi e le ipotesi al riguardo, finalmente le statue vennero raccolte nel neonato centro di restauro di Li Punti a Sassari. Qui le statue nel 2006 furono per la prima volta esposte direttamente al pubblico, ed è qui che potei vedere i primi pezzi: da questo punto iniziò la mia ricerca.
Per chi fosse interessato ad avere maggiori informazioni sulla storia di Mont'é Prama, consiglio il recente libretto edito dalla Carlo Delfino Editore, oltre alla brevi guide di Carlo Tronchetti e del Bernardini, oltre naturalmente a testi più impegnativi, come "Giganti di Pietra", dei quattro archeologi che hanno scavato il sito, ed il trittico della Gangemi Editore, dal costo non indifferente, ma imprescindibile per chi desiderasse seriamente studiare l'argomento. 

Alcuni anni prima e mentre le statue venivano portate al centro di restauro ed i "Giganti" iniziavano ad essere assemblati, io dedicavo il mio tempo con l'associazione Memoriae Milites di Cagliari, allo studio della scherma storica medioevale, del combattimento militare romano e gladiatorio, ed alla riproposizione della rievocazione nuragica: non una semplice riproposizione di costumi vestiti da manichini, cosa già approcciata da altri studiosi prima di noi (Carmine Piras, Angela Demontis), ma una vera e propria rievocazione storica, sul campo, di abiti civili e militari, oggettistica, pratica di tiro con l'arco, combattimento attivo con bastoni, asce, spade e scudi, di attività manuali come la fusione del bronzo (in seguito anche del vetro, per la prima volta in Sardegna riproposto sperimentalmente dal sottoscritto durante una rievocazione storica nel sito di Gremanu a Fonni nel 2015) e la lavorazione del cuoio bollito, e via elencando. Sono stati anni per me indelebili e fruttuosi sotto tantissimi aspetti. Questo blog, nato allo scopo, ne è la prova diretta. Decine e decine di rievocazioni di questi tre periodi storici: combattimenti gladiatori all'Anfiteatro Romano di Cagliari, battaglie simulate tra schiere di fanti romani, una decina o più di "Tornei del Liofante" (tornei di scherma medioevale in armatura), senza poi parlare di tutte le rievocazioni nuragiche presso i più importanti siti archeologici dell'isola: Santu Antine di Torralba, Su Nuraxi di Barumini, Gremanu a Fonni, Nuraghe Diana a Quartu S. Elena, Nuracale di Scano Montiferro, Nolza di Meana Sardo, Lugherras di Paulilatino. Questo oltre alle decine di conferenze, esposizioni e presentazioni presso i più diversi comuni e musei Sardi: Museo Archeologico Nazionale di Cagliari, Museo di Senorbì, Comune di S. Antioco, Fiera del Libro di Torino, Giornate Nazionali dell'Archeologia Francese (Bastia, Corsica) scuole, e via elencando. Tutto è documentato: al riguardo Potete trovare un elenco nella pagina "Eventi" del sito della Memoriae Milites e nel blog dedicato, oltre che naturalmente su questo stesso blog che state leggendo. 

Rievocazione di combattimento gladiatorio non simulato (Reziario Vs Secutore), Manifestazione Ad Signa Milites, Sassari. Associazione Memoriae Milites, Rievocatori: Luca Bernardini e Alessandro Atzeni. 

Rievocazione di ipotetico combattimento nuragico, sito UNESCO Su Nuraxi di Barumini, Barumini EXPO (14/12/2014), Ass. Memoriae Milites, rievocatori: Andrea Garau e Alessandro Atzeni.

Mentre gli eventi e le presentazioni/esposizioni si susseguivano, gli allenamenti di scherma romana e medioevale in palestra con l'Associazione si alternavano e momenti di studio e sperimentazione della Scherma Nuragica, una vera e propria incognita, totalmente da riscoprire, per riproporla durante le manifestazioni. Un vero e proprio processo di riscoperta di un arte marziale dimenticata, che è costato sudore e sangue: letteralmente, tra ematomi e contusioni di chi l'ha voluta riproporre. Nel mentre l'associazione continuava quel processo di ricostruzione, quasi di "Archeologia Sperimentale", degli armamenti che continua ancora oggi. Durante questo processo di riscoperta, saltuariamente mi dedicavo alla scrittura  delle idee e delle evidenze che emergevano al riguardo (inevitabilmente destinate al "cassetto" della mia scrivania). Facendo le dovute ricerche bibliografiche, notai che un primo passo in questa ricerca marziale venne fatto anni prima dal maestro di Arti Marziali Massimo Fenu, che nelle conclusioni della sua bella tesi di diploma di istruttore di scherma, auspicava un approccio più vasto e scientifico al riguardo.

"Davvero tanto si può scoprire anche solo costruendo dei simulacri delle armi e degli scudi per provare qualche azione in duello e (soprattuto) in mischia; provando a fondere di nuovo delle spade e a fare delle prove di taglio; verificando come le armature potevano essere portate e che movimenti consentivano. Servono nuove prove, servono studi ad ampio raggio, confronti, idee e, naturalmente critiche. Tante critiche."

Massimo Fenu (2007) "I guerrieri Shardana: Il Combattimento dei Guerrieri dei Bronzetti nuragici. Un'ipotesi di ricostruzione".

 Da quelle parole presi spunto per la redazione della mia tesi di laurea Antropologica, in cui infusi tutte le possibili conoscenze applicabili alla materia: lo studio dei traumi sui reperti osteologici nuragici, la ricostruzione delle armi e degli armamenti indossati e usati da quei guerrieri che avevano subito i traumi, la sperimentazione schermistica in palestra, i cut-test e le prove di taglio con le armi, i cut-marks (segni di taglio) ed i segni stessi lasciati sulle armi, e via elencando. Tutto si riunì nella mia tesi di laurea, che la mia relatrice in archeologia, Anna Depalmas, definì "Pioneristica". Il numero limitato di pagine dedicabili alla tesi purtroppo mi impedì di realizzare una più ampia trattazione del tema, la quale era il mio vero obbiettivo. Con pazienza, riposi il più ampio testo nel mio solito cassetto e continuai a fare le mie ricerche, anche dopo la tesi, che ora è gratuitamente disponibile su internet sul sito di Academia.edu, da cui potete scaricarla.

La copertina della mia Tesi di Laurea. Il file completo può essere scaricato iscrivendosi sul sito academia.edu e visitando la mia pagina al seguente link

Ma cosa centrano in tutto questo i guerrieri di Mont'é Prama?
Ebbene, è stato durante la redazione di questo mio scritto, che sono emerse delle evidenze strabilianti riguardo le statue dei "Pugilatori", ai quali ho dedicato più di un capitolo del già menzionato libro, finalmente in pubblicazione con la casa editrice Condaghes: "Gherreris, dai bronzetti alle statue di Mont'é Prama".


Copertina del libro "Gherreris: dai Bronzetti alle statue di Mont'e Prama", di Alessandro Atzeni, editrice Condaghes (in uscita a natale 2016), all'interno vi è un vasto ed approfondito studio sull'argomento, a cura del sottoscritto. Il libro può anche essere acquistato online, al seguente Link.

Bisogna specificare cosa sono i "pugilatori": con questo nome vengono chiamate le particolari figure presenti tra le statue di Mont'é Prama (e tra alcuni bronzetti), dotate di un ampio scudo rettangolare portato sopra la testa, e di un anomalo guantone borchiato, paragonabile, ma diverso nella forma, ai caesti (cesti) utilizzati nell'antico pugilato romano. Queste figure vengono considerati dalla maggior parte degli studiosi, dei pugili, anche se alcuni hanno proposto i ruoli più disparati: assaltatori di nuraghi, fedeli con un velo sopra la testa, corridori, cuoiai, e via dicendo.
Effettivamente il nome "pugilatori" lascia disorientati. Com'è possibile che dei pugili abbiano bisogno di uno scudo per combattere con le mani? A fare dei paragoni con altre culture umane, effettivamente quelli da Mont'é Prama sarebbero gli unici combattenti di pugilato nell'intera storia umana ad aver introdotto degli scudi in questo tipo di confronto. A lungo si è sostenuto (ed io pensavo lo stesso) che lo scudo fosse utile a riparare il combattente dai colpi sferrati dall'avversario con il pericoloso guanto armato, dotato delle letali borchie.

Sulla sinistra: alcuni esempi di pugilato antico, i pugilatori Minoici di Thera, Santorini, al centro vaso greco a figure nere, con scena di pygmachia. A destra due giganti di Mont'e Prama, definiti "pugilatori", gli unici noti al mondo che utilizzino uno scudo (quello a sinistra dal museo G. Marongiu di Cabras, quello a destra dal museo archeologico nazionale di Cagliari). Foto dell'autore, All rights reserved.

Così lo aveva interpretato l'artista-artigiano Carmine Piras di Oristano, approdato anche sul programma "Mistero" su Italia 1, e così sosteneva l'artista Angela Demontis nel suo libro illustrativo sui bronzetti nuragici. tutti naturalmente si basavano sulle parole del grande archeologo sardo Giovanni Lilliu, che descrisse uno dei primi esempi, il bronzetto di pugilatore da Dorgali, come un pugilatore-gladiatore. Questa figurina non è l'unica esistente. Il Lilliu nel suo ampio catalogo descriveva anche un "Sacerdote-militare" da Vulci, interpretandolo (a ragione) come un possibile "pugilatore"; inoltre negli anni sono stati rinvenuti ulteriori esempi: un bronzetto da Ozieri, esposto nel museo archeologico della cittadina, e un bronzo incompleto da S. Vittoria di Serri, assieme ad una testina con resto di scudo da località ignota, già conosciuta ai tempi di Lilliu e conservata al museo archeologico nazionale di Sassari, completano il quadro.

Tre dei principali bronzetti di "Pugilatori", tutti dal catalogo di Giovanni Lilliu, "Sculture della Sardegna Nuragica" (La Zattera 1966). A sinistra il bronzetto da Dorgali, al centro da località sconosciuta, a destra da Vulci. Sul mio libro sono disponibili maggiori e più dettagliate foto al riguardo.

La situazione non è variata negli anni, almeno fino a che non sono state restaurate le statue di Mont'é Prama, esposte nei musei archeologici di Cagliari e Cabras. Nel 2014, inoltre sono state ritrovate due nuove statue di pugilatori, identiche al bronzetto del Sacerdote-militare da Vulci (non fosse per la mano guantata presente negli esempi in pietra). Cosa non meno importante, nel 2014 sono stati finalmente pubblicati i volumi della Gangemi Editore, con le ampie e specifiche relazioni sugli inumati sepolti nella necropoli, di cui avevamo accennato più sopra.
La possibilità di vedere nelle statue, in dimensioni molto maggiori, i dettagli altrimenti abbozzati nei bronzetti, assieme ai dati forniti dall'analisi antropologica degli inumati, ha creato le condizioni favorevoli per arrivare alla scoperta che vi andrò ad esporre.

Durante la scrittura del mio testo "Gherreris", essenzialmente un'analisi dei guerrieri nuragici da un punto di vista marziale, rievocativo e ricostruttivo, ho dedicato ampie pagine alla trattazione dei così detti "pugilatori".
Quale era il loro ruolo? Come combattevano? Possiamo ricostruire questo stile di lotta? Erano queste le domande a cui cercavo di dare una risposta. Come sempre, nel mio metodo di indagine, l'approccio ricostruttivo, quasi di archeologia sperimentale, doveva seguire due vie: una materiale, la quale prevedeva di analizzare i reperti per poi realizzarli da zero. L'altra immateriale, la più difficile, che avrebbe coadiuvato la ricostruzione e dimostrato la sua possibile funzionalità: saper effettivamente riproporre un combattimento di pugilato antico. Ho quindi iniziato a studiare come si svolgessero i combattimenti di pygmachia, pancrazio e pugilatus: diverse espressioni del combattimento greco-romano, come è stato ricostruito dai diversi esperti del settore. Ho dedicato un anno a studiare come si colpisse efficacemente con la mano nuda, grazie agli insegnamenti della dirty boxing filippina e dell'escrima, per il quale devo ringraziare il mio istruttore, Fabio Cinesu. Tutte le prove portavano in un altra direzione, diversa da quella che mostravano i vari ricostruttori di pugilatori sardi, i quali li interpretavano come pugili moderni con addosso degli abiti antichi. Nel mentre che svolgevo questa esperienza marziale, tratteggiavo progetti su come realizzare i guanti armati dei pugilatori ed i loro scudi, passavo le serate cucendo il cuoio delle repliche, o modellandolo sugli stampi, ed intanto analizzavo le relazioni degli antropologi sugli scheletri della necropoli, o degli archeologi sui dettagli rinvenuti nelle statue. Perché queste presentavano dei segni di taglio? Alcuni sostenevano che tali tagli fossero il risultato della distruzione operata sulle statue in periodo cartaginese. Le relazioni archeologiche però affermavano chiaramente che tali tagli fossero stati prodotti volontariamente dalle mani degli scultori nuragici, i quali li avevano riempiti con dell'ocra rossa, quasi a simulare delle ferite in combattimento. Ferite stranamente presenti anche nei resti ossei degli inumati, insieme alle modifiche scheletriche dovute da incessanti allenamenti: degli atleti che combattevano in maniera cruenta, insomma. Tutte le evidenze spingevano verso l'interpretazione dei pugilatori-atleti, impegnati in cruenti giochi sacri, secondo quanto aveva già ipotizzato il Lilliu per i bronzetti omologhi.

Articolo dell'Unione Sarda del 13/12/2015, con riferimento ai traumi ed ai segni di usura dovuta all'attività muscolare riscontrabile sui resti ossei degli inumati di Mont'e Prama.

Questa interpretazione, sostenuta peraltro da diversi archeologi, come il Tronchetti, mi apparve chiara proprio durante la ricostruzione del guantone dei pugili.
Ero finalmente riuscito a realizzare una sfera in cuoio indurito che si adattasse alla mano, come mostravano i bronzetti da Dorgali e da Vulci. Il para-avambraccio completava il tutto. Mancava solo una cosa: era necessario inserire le letali borchie che rendevano i caesti nuragici delle vere e proprie armi.
Purtroppo incappai in un problema apparentemente irrisolvibile, non esistevano reperti di borchie nuragiche in bronzo combacianti con quanto si poteva osservare nelle statue di Mont'é Prama. Possibile? Effettivamente erano stati rinvenuti negli scavi archeologici presso varie località dell'isola dei "bottoni" emisferici, ma questi erano stati interpretati dagli archeologi come ornamenti, quasi dei gioielli. I nuragici avevano particolare gusto per gli oggetti in bronzo, meno per quelli in oro ed argento, ritrovati in maniera nettamente inferiore.
Quale era dunque la soluzione?
La mezzaluna borchiata ipotizzata dall'artigiano Carmine Piras, osservata nella sua ricostruzione esposta al suo tempo all'Antiquarium Arborense ed in altre mostre temporanee non mi convinceva: nulla di simile era mai stato rinvenuto, e lo stile di combattimento ipotizzato era essenzialmente moderno, laddove invece nel pugilato antico venivano prediletti i pugni a martello, come gli esempi dei guantoni da Mont'é Prama sembravano confermare:
Al di sotto di una sfera di pelle assolutamente liscia, infatti si osservava una stanghetta ad L (forse di legno?) con un'insolita e singolare borchia piramidale. Questo dettaglio si ripeteva ossessivamente anche nelle altre statue, e a ben vedere, anche nei bronzetti, pure se era stato frainteso da chi ne aveva fatto le varie descrizioni, disegni o ricostruzioni.
Non avevo mai osservato borchie piramidali in bronzo di accertata origine nuragica, ne resti in materiali deperibili conservatisi fortunatamente. Esistevano i già citati "bottoni" emisferici, ma questi erano totalmente dissimili. In pratica, non esistevano reperti paragonabili a quello che vedevo.
Fu durante la ricostruzione dell'elemento a stanghetta che l'intuizione mi colpì, devastante come un fulmine:
quell'elemento ligneo ad L che avevo ricostruito e che cercavo vanamente di collocare in un guanto sferico non era parte di una borchia metallica.
Si trattava della guardia di un cosiddetto pugnale ad elsa gammata.


 All Rights Reserved, qualcunque uso non autorizzato di tale immagine sarà perseguito a norma di legge

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Alcune immagini delle evidenze archeologiche relative ai guantoni "borchiati" da "pugilatore" (ed il loro paragone don dei pugnali gammati) che mi hanno spinto verso questa interpretazione, più un frame del mio video realizzato appositamente sulla scoperta esposta in questo post e riportata, con ampi approfondimenti, nel libro della Condaghes, GHERRERIS: DAI BRONZETTI ALLE STATUE DI MONT'E PRAMA. 

La borchia piramidale che vedevo nelle statue non era altro che il moncone della lama del pugnale, spezzatosi in antico durante la distruzione delle statue stesse.
Ecco perché i "pugilatori" presentavano traumi da combattimento, ma stranamente poche fratture dovute all'uso di simili guantoni. Ecco perché sulle statue si osservano i chiari segni delle pugnalate riempite di color rosso ocra, ed ecco perché i "pugilatori" usano uno scudo. Non dovevano difendersi dalle botte di un ipotetico guanto da pugilato borchiato, ma dalle letali pugnalate che cercavano reciprocamente di assestarsi.

Un'immagine del bronzetto da dorgali con guantone impugnante un pugnaletto gammato dall'esile lama smussata, e di fianco la mia ricostruzione (All Rights Reserved, qualcunque uso non autorizzato di tale immagine sarà perseguito a norma di legge).


Questo spiega il perché ci si trovi di fronte ad una necropoli con individui deceduti tutti più o meno in giovane età, con delle statue (ora è chiaro) che li raffigurano.
Quelli di Mont'é Prama non erano, pugili o pacifici atleti,
erano veri e propri gladiatori, stranamente tutti appartenenti a famiglie imparentate tra loro (quindi non degli schiavi) fatti combattere per delle specifiche ragioni, che forse solo la ricerca scientifica ci potrà spiegare.

I segni delle pugnalate inferte sul petto di uno dei pugilatori da Mont'e Prama, esposto al museo di Cagliari (All Rights Reserved, qualcunque uso non autorizzato di tale immagine sarà perseguito a norma di legge). 

Personalmente ho voluto dare il mio semplice contributo, come Dottore in Scienze Naturali, come rievocatore, ricostruttore, marzialista ed archeologo sperimentale.
Credo fermamente che la ricerca scientifica, specialmente l'archeologia, debba avvalersi il più possibile di altre discipline utili a fornire un quadro più completo di quanto viene studiato.
La rievocazione storica ad alti livelli, unita alle pratiche delle arti marziali storiche, della ricostruzione dei manufatti antichi e della loro interpretazione mediante i metodi dell'archeologia sperimentale (non la semplice realizzazione di manufatti artigianali) può ancora fornirci delle risposte, o almeno delle possibili ipotesi, sul nostro passato più remoto.

In fede,
Alessandro Atzeni
Reading, Inghilterra (UK).
09/11/2016

La bellissima illustrazione di Guido Nieddu utilizzata nel libro, commissionata dall'autore sulla base della ricerca svolta (All Rights Reserved, qualcunque uso non autorizzato di tale immagine sarà perseguito a norma di legge).



La scoperta dei "Gladiatori di Mont'é Prama" è già stata pubblicata in anteprima sulla rivista "Lacanas" nel settembre 2016, ed è contenuta nell'ampio volume, edito ora dalla Condaghes: "Gherreris, dai bronzetti alle statue di Mont'é Prama", assieme ad altre innovative scoperte sulla civiltà nuragica. Sotto sono disponibili i link alle due pubblicazioni:









giovedì 13 novembre 2014

Convegno a Cagliari: Spatha, spada, épée, Ideologia e prassi


Nei giorni 20 e 21 novembre 2014 si terrà presso l’Aula Coroneo, Cittadella dei Musei un workshop dal titolo “Spatha, spada, épéé. Ideologia e prassi” organizzato dal Dipartimento di Storia, Beni culturali e Territorio in collaborazione con la Scuola di Specializzazione in Beni Archeologici e il CUS Cagliari Sezione Scherma.
L’iniziativa gode anche del patrocinio della Federazione Italiana Scherma.
Come risulta evidente dalla lista dei partecipanti e dai titoli delle diverse comunicazioni si tratta di un seminario che affronta il tema della “spada” sotto diversi aspetti. Da quelli più francamente storico-archeologici, a quelli storico-artistici, dal tema “spada” nella tradizione letteraria fino ad arrivare ad aspetti collegati alla storia della scherma e infine a tematiche che investono la pratica della scherma sportiva.

Calendario dei lavori

I Sessione: giovedì, 20 novembre ore 15:30-19:00

II Sessione: venerdì, 21 novembre ore 9:00-13:00
Elenco delle relazioni:

Ouiza Ait Amara (Università di Algeri): L’épée dans l’armement offensif des Numides

Danila Artizzu (Pont. Fac. Teologica della Sardegna, Cagliari): Le donne in armi. Gladiatrix, ludia

Giulia Baratta (Università di Macerata): I gladiatori di Gaius Valerius Verdullus

Simona Campus (Università di Cagliari): Una santa e la sua spada. Iconografia di Giovanna d’Arco dai Preraffaelliti a Luc Besson

Tiziana Carboni (Università di Cagliari): Prosopographia dello ius gladii

Antonio M. Corda (Università di Cagliari): Il negotiator gladiarius e il commercio delle armi.

Enrico Di Ciolo (Club Scherma Pisa “A. Di Ciolo”, Pisa): La prassi dell’insegnamento della spada

Bianca Fadda (Università di Cagliari): Armi e cavalieri nella Sardegna giudicale. L’«arsenale» di Gottifredo di Pietro d’Arborea

Antonio Ibba – Alessandro Teatini (Università di Sassari): Figure di gladiatori nell’Africa romana: il contributo dell’epigrafia e dei mosaici con iscrizione.

Pamela Ladogana (Università di Cagliari): Armi pietose e spade mortali. Il gusto epico e l’iconografia cavalleresca nelle illustrazioni della Gerusalemme Liberata di Bernardino Palazzi ( 1907-1986)

Rosanna Lusci (Università di Cagliari): Mariano IV d’Arborea: un cavaliere “catalano” nelle fonti iconografiche e documentarie.

Rossana Martorelli (Università di Cagliari): Gladio perire: la spada come strumento di martirio nelle fonti e nelle testimonianze iconografiche della primitiva comunità cristiana

Marc Mayer (Università di Barcellona): La spada nella numismatica

Danilo Mazzoleni (Pontificio Istituto di Archeologia Cristiana, Roma): La spada nelle rappresentazioni veterotestamentarie

Ilaria Montis (Università di Cagliari): Di punta e di taglio: dal gladius alla spatha. L’evoluzione delle tecniche di combattimento in età imperiale

Mauro Morfino (Pontificia Fac. Teologica della Sardegna): La spada-Parola di Dio in alcuni testi della letteratura giudaica

Andrea Pala (Università di Cagliari): Iconografia e simbolismo nella rappresentazione della spada tra tardo antico e basso medioevo (IV e XIII secolo)

Michel – Yves Perrin (Ecole Pratique des Hautes Etudes, Paris): Increpito etiam Petri gladio. Considerazioni sull’esegesi antica di Mt 26, 52.

Marco Rubboli (Sala d’Arme “Achille Marozzo”, Bologna): La spada a due mani nella scuola medievale italiana.

Silvia Sarais (University of Missouri-Columbia, USA): La spada nelle tragedie di Seneca: strumento del Nefas, della Romana Mors, e d’innovazione poetica.

Luca Sarriu (Università di Cagliari): L’uso del termine spada nel De Cerimoniis di Costantino VII Porfirogenito

Cecilia Tasca (Università di Cagliari): Armi e cavalieri nel Mediterraneo catalano. L’ebreo Bonjusas Bondavin: medico a Marsiglia, cavaliere dell’armata reale in Sardegna.

Giancarlo Toràn (Agorà della scherma, Busto Arsizio): La spada della mente. Che mente.

Conclusioni a cura di Attilio Mastino (Università di Sassari)



Attività collaterali

Collateralmente ai lavori in aula dal 18 al 23 novembre si terrà una mostra espositiva presso la nostra Sala delle Mostre Temporanee dal titolo “Ars Dimicandi. L’arte del combattere” sull’esercito romano a cui sarà collegata una mostra di spade provenienti dalla collezione privata di Giovanni Cannas.

Laboratorio di Scherma (a cura del M° Simone Piredda e degli Istruttori Nazionali del CUS Cagliari)

Il Convegno è organizzato dal Dipartimento di Storia, Beni culturali e Territorio dell’Università degli Studi di Cagliari in collaborazione con la Scuola di Specializzazione in Beni Archeologici e del CUS Cagliari (Sezione Scherma) e con il patrocinio della Federazione Italiana Scherma.

Segreteria convegno: Antonio M. Corda – Andrea Tiana
mail: spathaspada@gmail.com;  mcorda@unica.it

Sede del Convegno: Aula Coroneo – Cittadella dei Musei, Piazza Arsenale 1, Cagliari

Sede amministrativa: Via Is Mirrionis n. 1 – 09123 Cagliari


Tel. 070 6757357 – Fax 070 6757366 – e-mail: dipstoge@unica.it


http://www.civettadiatena.it/spatha-spada-epee-cagliari/



lunedì 2 maggio 2011

AD SIGNA MILITES IV

il 14 e 15 Maggio 2011 a Sassari in località La Crucca si terrà la IV edizione della rievocazione storica "AD SIGNA MILITES". Quest'anno le legioni e le coorti della Sardegna affronteranno i Celti del gruppo Fianna Ap palug.
Il programma consisterà in due giornate di combattimenti gladiatori e battaglie. Saranno ovviamente presenti i momenti di didattica dal vivo, con libertà di movimento per il castrum romano e l'accampamento dei Celti.

Vi attendiamo numerosi!

Il link all'evento su FaceBook

Il link dell'organizzatore su FaceBook

Il link della Legio III Augusta, di Sassari

Il link della Memoriae Milites e della Cohors II Sardorum

Il link della Legio V Macedonica

Il link del gruppo Fianna ap Palug

mercoledì 27 aprile 2011

Gladiatores in Karalibus



domenica 8 maggio · 10.00 - 19.00
Anfiteatro Romano di Cagliari

In occasione dell'evento "Monumenti Aperti 2011", l'anfiteatro Romano di Cagliari ospiterà i giochi gladiatori, riproposti dal gruppo di rievocazione storica "Memoriae Milites" di Cagliari, nei panni della Cohors II Sardorum.
Dopo secoli e secoli, il clangore delle armi e l'euforia del pubblico risuoneranno assieme, come un tempo, in uno degli edifici simbolo della Karales romana: mirmillones, retiarii, traces, hoplomachi (e tante altre categorie gladiatorie) si sfideranno nell'antica arena, cercando il favore delle folle, la gloria....o la libertà.......
Il tutto sotto gli occhi attenti di legionari e ausiliari, che non mancheranno di illustrare al pubblico la forza e l'organizzazione militare che fece di Roma la città più potente dell'antichità!
Negli allestimenti troverete tanto altro sulla vita militare e civile della Roma imperiale grazie anche agli amici della Legio V Macedonica e della Legio IV Flavia.

Vi aspettiamo numerosi!

Link dell'evento su FaceBook

Un video dimostrativo di combattimento gladiatorio (svolto anni dopo)






martedì 22 febbraio 2011

Spartacus, sangue nell'arena.

Ecco come si presenta "Spartacus"; l'elmo corinzio, naturalmente, non centra proprio un fico.

Avevo già parlato di questo "Spartacus, sangue e sabbia" (titolo letteralmente idiota che io ho modificato con un più consono "sangue NELL'arena"; se riuscite a capire il giochetto di parole bene, sennò arrangiatevi).

Ne avevo parlato quando venne proposto (parecchio tempo fa su youtube) il trailler, sanguinolento e ipercinetico, pompato e digitalizzato, del prodotto STARZ.

Ecco le mie prime impressioni al tempo.

Il "copio un post" significava che l'avevo giàscritto in mille altri forum...come al solito...

Ebbene, ora che se ne discute così tanto (verrà trasmesso dal 17 febbraio in poi), non posso che dare un giudizio, almeno parziale.

Iniziamo come di consueto, dicendo cos'è questo "Spartacus: blood and sand".
Serial televisivo di 13 puntate (ma è già stato prodotto un prequel e stanno già girando la seconda stagione); trasmesso in america dal canale STARZ, è approdato dopo più di un anno in italia, su SKY.
Prodotto da Sam Raimi (Xena, Hercules, nonchè regista de "l'armata delle tenebre" e dei tre spider-man),
con lo sconosciuto ma statuario Andy Whitfield nel ruolo dello stesso gladiatore ribelle (l'attore tra l'altro ha abbandonato la seconda stagione per potersi curare da un tipo di leucemia da cui sarebbe affetto).
Racconta la storia universalmente nota , famosissima grazie a libri e film (come quello indimenticabile di Kubrick!), dove il gladiatore ribelle Spartaco riesce a sollevare un imponente rivolta di schiavi contro i "padroni" romani. Spartaco è indubbiamente un icona, la sua storia è sempre stata presa come esempio di giusta rivolta dell'uomo contro l'oppressore inumano.

Un gladiatore "tipico" del film. Elmo da secutor e ascia da conan in mano. Tutto un programma


Questo "sangue e sabbia" invece non sembra badare molto ai temi sopra citati, facendo affidamento più a sesso, violenza e computer grafica su green-screen che a nobili ideali.

Staremo a vedere se il serial si ridurrà ad una semplice rivisitazione "300esca" splatter dell'immortale gladiatore trace.



Un pò di Liks:

Spartacus: Blood and Sand dal sito STARZ

Spartacus: Blood and Sand su wikipedia

Spartacus: Blood and Sand su IMdb

Spartacus: il buon vecchio film di Kubrick

Ars Dimicandi: dove leggere qualcosa di veramente serio sulla gladiatura.

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venerdì 4 febbraio 2011

Nuova rubrica! (+Murmillo bonus in regalo)


Alcuni di voi lettori staranno domandandosi perchè ho iniziato questo post con la figura di un gladiatore.
Ebbene è presto detto.
Da oggi ho deciso di iniziare una serie di "posts a tema" (che ridicola buffonata), incentrati su particolari figure di combattenti dell'evo antico/medio (ma nel caso dovessi trovare qualcosa di particolarmente interessante per l'età contemporanea potrei inserire anche quello).
Questa "rubrica" sarà caratterizzata da post introdotti da una delle bellissime illustrazioni che il sottoscritto è solito beccare sulla rete (c'è da dire che se non disegnassi in modo così patetico probabilmente inserirei le mie ridicole imitazioni) oltre ad una breve spiegazione. Per i riferimenti bibliografici invece non so quando mi deciderò a metterli, visto che non ho ancora preso quest'abitudine.

E ora sorbitevi la spiegazione!

Il Murmillo, o Mirmillione era una figura gladiatoria presente nel vasto panorama dei giochi (o ludi) dell'età classica.
Alcuni autori vogliono che il nome derivi dal latino "Murma" (murena) per il peculiare stile di combattimento di questo gladiatore, che è solito ritirarsi dietro il suo scudo per poi emergere e colpire il nemico, come farebbe una murena tra gli scogli.
Come prova di tale teoria vi sarebbero le lavorazioni a sbalzo presenti sugli elmi di tali combattenti rappresentanti dei pesci, oltre al fatto che spesso erano opposti ad un altra figura gladiatoria particolarissima, il retiarius, che con rete e tridente aveva il compito di intrappolare e infiocinare il temibile pesce.
Per altri[1] invece il nome deriverebbe dal greco "myr" che vorrebbe significare "celato", "nascosto".
Il Mirmillone era un gladiatore mediamente alto e robusto. Non era necessario che fosse particolarmente veloce, almeno non nella corsa, lunga e prolungata. Bastavano resistenza fisica e scatti brevi ma veloci.
I suoi avversari, retiarii prima, traces poi, erano armati rispettivaente di rete e tridente, scudo circolare o rettangolare di dimensioni contenute. sica supina (spada corta a lama curva, a mò di kukri ma politagliente e particolarmente appuntita) o lancia.
Armi che cercavano di penetrare la difesa avversaria offerta dall'imponente scudo, o dall'elmo dalle larghe tese, il parastinco e la protezione per il braccio, avente la duplice funzione di proteggere l'arto mentre viene sferrato il colpo o di parare i colpi diretti al fianco sinistro.
Questa protezione poteva essere "morbida", ovvero composta da tessuto pressato e cucito (un pò come un gambesson medioevale) oppure in cuoio a fettucce o scaglie e nella versione più comunemente interpretata, in metallo (sempre a scaglie o lamine).
C'è da dire che se il metallo regge più facilmente i colpi inferti dalla lama (e dalle botte) lascia interamente scoperta la parte sottostante il braccio (che negli altri modelli invece viene totalmente avvolta dalla protezione). Questo perchè il metallo non ha le stesse capacità fisiche del cuoio (che può essere tranquillamente ritorto a formare una sorta di cilindro in cui inserire il braccio) e sopratutto non "taglia" chi lo usa, a meno di non sviluppare una sorta di "bordo", ripiegando lo stesso (come in alcuni spallacci medioevali).
Quindi, tutto sommato il Mirmillone era una sorta di fortezza su gambe. Più propenso alla difesa passiva che non all'attacco, salvo repentine punzecchiate con la tremenda sica una volta chiusa la distanza.
A lui si opponevano inizialmente altri mirmilloni. In seguito per rendere il "gioco" più interessante e dinamico, il Mirmillone venne affiancato ad altri combattenti, come i Tracii, agili e relativamente poco protetti, e gli ancor più veloci Retiarii, che facevano della loro "nudità" il motivo scatenante dell'attacco avversario.
Questi in seguito verranno opposti ad un altra figura, che potremmo definire un mirmillone "specializzato". Il temibile secutor!

Ma di questo e di tutte le altre figure parleremo la prossima volta...!



*[1]Quale vi sembra la teoria più convincente? Mah, lascio a voi il giuditium (giudizio).