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domenica 7 luglio 2019

Camagli e altre protezioni in "cotta di maglia"




Premettiamo che "cotta" è un termine sbagliato (ma che uso anche io per velocizzare il discorso).
L'oggetto trova le prime attestazioni presso i Celti, almeno fin dal III secolo a.C. I Camagli invece, compaiono inizialmente sui bordi degli elmi per proteggere la nuca, siamo verso la fine dell'impero romano quando simili accorgimenti erano sopratutto presso le popolazioni barbariche, ma già allora c'é da pensare che queste estensioni in anelli metallici fossero supportati da una sottostante protezione in cuoio o in tessuto, che fornisse una sorta di imbottitura. Queste si vedono chiaramente raffigurate in alcuni elmi bizantini. Le prime armature precedenti l'armatura di "maglia" (periodo classico, almeno dal 6° secolo a.C., ma anche utilizzate in ambito miceneo con forme leggermente diverse) erano delle thorax in lino incollato o cucito e in cuoio. Insomma "l'armatura" vera e propria è sempre stata la parte imbottita/rinforzata in materiali deperibili e abbastanza malleabili da essere indossati senza troppo fastidio (quindi materiali "morbidi". In periodo romano veniva ampiamente utilizzata una protezione detta subarmalis (letteralmente: sotto l'armatura) che stava quindi sotto la protezione di maglia (la prima ad essere impiegata nell'esercito romano dopo le thorax). Si può scorgere un indizio della sua presenza tramite gli pterigi che sbucano dalle spalle o sul bacino dei soldati (che a qualcosa dovevano pur essere attaccati). Questo anche in virtù del fatto che la "maglia" da sola non funziona proprio come armatura, il massimo cui può assolvere è impedire il taglio (come fanno i guanti utilizzati dai macellai) e pur se non vi sono prove che nei secoli bui del medioevo venisse impiegato un vero e proprio "gambeson" (o Aketon) imbottito come lo conosciamo in periodo medioevale, il ruolo veniva assolto da spessi strati di vesti, che sicuramente dovevano pur riuscire in qualche modo ad attutire il colpo di taglio ricevuto. Meno certa la difesa dalla penetrazione con armi da punta (frecce per lo più) in cui la protezione sottostante è fondamentale. Se l'arma rompe il primo anello metallico in cui penetra la punta, l'oggetto ha già assolto al suo scopo, cioé ferire l'avversario, e quindi la protezione stessa è inutile (a fronte di un costo e di un peso assai elevato). Non tutti infatti disponevano di usbergo di maglia, il cui ruolo era inizialmente relegato a personaggi particolarmente ricchi. Diversa la questione sotto l'impero romano, dove la fabricae producevano armamenti per rifornire i soldati. La situazione ovviamente non fu la stessa dopo l'eccezionale organizzazione logistica dell'impero, in cui nuovamente la "cotta" divenne appannaggio solo dei guerrieri più ricchi, sino a diventare sempre più comune con il passare dei secoli. Premesso che di "sbagliato" nella vita c'é solo ammazzare qualcuno (o essere nazisti) la rievocazione è una passione, può esser fatta a diversi livelli. Usare la cotta direttamente sul corpo è sicuramente incorretto, specie il camaglio, visto che il cranio è un osso con sopra della pelle. Per il corpo se uno indossa diversi strati di vestiti pesanti è una soluzione passabile, specie se si sta rievocando l'alto medioevo. Guardando le iconografie del tempo si scorgono persone armate con imbottiture o con l'armatura di maglia, anche se questa viene portata sempre sopra qualcosa. Io personalmente tra indossare strati e strati di vestiti preferisco vestire direttamente l'aketon, facile da aprire quando c'é caldo, imbottito e quindi sicuro anche se mi colpisce un bastone o simile. Con il prezzo di una "cotta" so prende un bell'Aketon, che fondamentalmente protegge molto più della cotta. Il fatto è che spesso in rievocazione si è portati a replicare quello che fanno gli altri, quindi uno vede che gli altri indossano la cotta prima di avere un "gambeson" (l'ho fatto anche io, eh) e va a comprarsi la cotta. Con l'aggravante che la cotta viene presa su misura senza imbottitura, e una volta preso il gambeson (dopo) diventa troppo piccola. Con un po' di accortezza si riuscirebbe a fare tutto in maniera logica e per bene, a vantaggio anche della sicurezza di chi sta rievocando. Poi intendiamoci, non abbiamo la sacra missione di dover fare nulla, ma visto che sono esibizioni pubbliche, e la gente guarda i rievocatori come riferimento per capire come fossero vestiti al tempo, sarebbe giusto far passare il giusto messaggio...

giovedì 9 agosto 2012

AMSICORA


A volte non si può solo scrivere. La penna è il modo migliore per trasmettere ciò che sentiamo, ma a volte è solo il primo passo verso qualcosa di più potente.
 Per ora non posso dire molto sullo scopo di questo trailer. Appare ovvio che non lo abbiamo girato così, di punto in bianco, solo per nostro diletto.
Questo trailer è il risultato di diverse ore di lavoro, assolutamente gratuite, che intendiamo consegnare alla storia e alla coscienza Sarda. I costumi sono frutto di una ricerca lunga e accurata, specialmente quelli Punici. I vestiti dei Capi Barbaricini invece sono un mix di oggetti e abiti presenti al tempo, mentre laddove le fonti proprio non indicavano nulla, si è azzardato nel proporre una variante molto semplice di vestiti propriamente "Nuragici" del I Ferro (come la Sacerdotessa). Dunque molto distanti dal 215 a.C. ma verosimili per la conservatorietà dei costumi delle caste sacerdotali.
La scena, l'ambientazione, il fatto svolto...tutto è ipotetico.
Però mi è piaciuto pensare che il possente Nuraghe, simbolo dei grandi antenati, in caso di necessità, secoli dopo aver perso la sua originaria (sconosciuta) funzione, potesse ben esser stato luogo per una riunione tra sommi comandanti.
A volte la finzione cinematografica richiede parole ed immagini "reali", riferite a tempi che sono costruiti solo in maniera ipotetica e provvisoria.
Spero che il video trasmetta il vero senso del lavoro che c'è stato dietro.

Salute.

mercoledì 16 maggio 2012

Recensione: The Eagle


Ho visto questo film. Me ne vergogno a dirlo. Il post dovrebbe avere la pretesa di essere una recensione, ma non lo sarà.
Non analizzerò il film dal un punto di vista della trama, della fotografia, della recitazione, blablabla, perché in sostanza di queste cose non gliele importa un fico a nessuno.
Questo film ha un target prettamente maschile (è ovvio) specialmente per quei maschietti appassionati per sangue-e-battaglie (non necessariamente in quest'ordine) tra i 10 e i 99 anni.
Il film può essere visto solo la prima ventina di minuti, perché poi diventa di una noia MORTALE.
Sembra quasi che il regista abbia speso tutti i soldi che aveva per costruire accampamento e per girare una bella battaglia, per poi mandare tutto a cortigiane; naturalmente non è andata così (con gran dispiacere del regista) ciò che è successo invece penso sia una semplice scelta a livello di sceneggiatura. Mi immagino un gruppo di scrittori con la capa mezzo pelata e il colletto macchiato, intorno ad un tavolo che cercano di buttare giù qualcosa per il grande pubblico. Qualcuno esclama "perché non mettiamo proprio all'inizio di questa buffonata, del film una bella battaglia??? Così gli spettatori non se ne andranno facendo svuotare la sala, pensando che non è il caso di smettere di guardarlo, perché dopo ci sarà sicuramente qualcosa di ancora più epico!!!!1" Esattamente come lo sceneggiatore pelato ha prospettato, io come decine di altri idioti, siamo rimasti seduti ad aspettare che la pellicola mantenesse le aspettative del trailer. La dissenteria li colga!

A ben pensarci effettivamente il prologo non ha nessun senso ai fini narrativi. Se cancellassimo ogni singola sequenza sino al momento in cui il protagonista guarisce, il film continuerebbe a scorrere (noioso) esattamente come prima.
Non ho alcuna voglia di scrivere perché questo film faccia schifo al 70%.
Non parlerò di patetici uomini vestiti come degli indiani d'America, o macchiette ancor più insulse,
o di buchi nella trama, come l'uccisione del marmocchio prima della battaglia finale (a chi importa se crepa??? Non ha neanche una parte decente!).
Parlerò della battaglia nel prologo. Guardabile, ma zeppa di cretinate hollywoodiane. Un telefilm Fantasy come Game of Thrones al confronto sembra un documentario del National Geographic.
Senza rovinarvi troppo la sorpresa (come vi sarete già accorti questo post è un unico e gigantesco SPOILER) vi racconterò brevemente cosa succede: i Celti (o presunti tali) attaccano l'accampamento.
Immancabili combattimenti ad mentulam, il film ne è zeppo. 
Ci sta tutta la scena del combattimento con ammazzamenti vari, ma la cosa più idiota è vedere dei tizi catapultarsi in modo letterale all'interno dell'accampamento, superando parapetti irti di punte acuminate come se nulla fossero. Ancora più idiota è vedere i legionari non usare scudi (o buttarli via) per degli stupidissimi duelli "spada vs spada".
Dei Celti non mi son curato troppo. Nelle scene notturne assomigliano (come al solito) ai classici barbari da telefilm. Mezzo nudi, con la barba folta e l'ascia in mano.
Il clou è la sequenza successiva, quando i legionari marciano all'esterno per combattere i Celti.
Dopo una bella carrellata sui soldati pronti ad uscire (armature ed elmi sembrano decisamente passabili) ecco che arriva la cosa più stupida che io abbia mai visto.
Il centurione ordina una testudo in movimento contro una folla di diverse centinaia di celti urlanti.
Seppure sia tutta una finzione, è palese come le comparse-legionari facciano fatica a reggere l'urto "simulato" dei Celti. Figuriamoci se fossero stati nella realtà. Se fosse davvero avvenuta una cosa simile, i Romani non avrebbero resistito neanche mezzo secondo, altro che salvare i feriti e portare a casa la pellaccia.
Il perché è semplice:

Tipica testudo, non particolarmente ben fatta, e sicuramente parecchio inutile in questo contesto.
Number one: La testudo è una formazione utile contro i proiettili, studiata per avvicinarsi ad obbiettivi sensibili senza subire troppe perdite dovute da armi da tiro. Non è assolutamente in grado di reggere l'attacco fisico, diretto, di guerrieri armati; questo perché chi ci sta dentro è obbligato a reggere lo scudo in modo differente da quello attuato per assorbire cariche e colpi avversari. Succede che ci si ritrova ad essere sballottati come sottaceti dentro ad un barattolo senza sapere cosa sta succedendo "fuori", o nel peggiore dei casi si prende una bella bordata in faccia da parte del proprio scudo, ad opera di qualche simpaticone che ci si è lanciato sopra (per averlo provato in prima persona posso assicurarvi che non è per nulla divertente).
Tutto questo senza considerare dei tizi in preda al "furor gallico" intenti a mulinare spade, infilzare con le lance, strappare con a mani nude gli scudi e via dicendo.
Ragionando per astratto mi viene immediato pensare che una formazione di 40-50 uomini (così sembra nel film) sarebbe stata letteralmente schiacciata a terra da una folla di 200 pazzi scatenati.
Il centurione, invece che formare un cuneo, o alla peggio di allargare quanto è più possibile lo schieramento per non essere circondato (magari dando un "ad orbem" che è pressapoco un fronte a cerchio) si fa inghiottire volontariamente dalla folla urlante. Madness.

Uno dei tanti combattimenti idioti del film. Questa immagine riassume il gusto di tutta la pellicola.
L'immancabile ciliegina sulla torta della "demenza rievocativa bellica".
è il gran finale, quando un gruppetto di matusa legionari armati di tutto punto, sbuca dalle nebbie del passato, per combattere contro degli indiani d'america.
La cosa più idiota è che un combattimento che si presentava arduo ma non impossibile, si trasforma in una disfatta quasi completa per i legionari.

Legionari pronti al combattimento. La durata della loro formazione è pari ad un eiaculazione precoce
Dove sarebbe stato logico disporsi "a muro" per fare a pezzi un branco di ragazzini armati come dei selvaggi, privi di uno scudo anche solo lontanamente decente, i legionari mollano la formazione dopo due nanosecondi per buttarsi, come al solito, in autolesionistici duelli cinematografici, con gran mulinare di spade e stupidate annesse. Non stupisce che il branco di hooligans dipinti di bianco riesca a fare fuori il 90% dei romani impegnati nel combattimento.

Un membro della tribù dei piedi neri immigrato in Scozia.
"Il problema della Scozia è che è piena di piedi neri" (Cit. Braveheart)
a concludere degnamente il film ci pensa un happy end ancor più insulso, con una frase finale da telefilm anni '90.

Conclusione: guardate questo film solo se non lo pagate o vi state veramente annoiando.

Voto: 4/10




mercoledì 25 aprile 2012

In loco qui dicitur Nuras



Domenica 29 Aprile 2012
ore 18,00
Presso la Chiesa di S. Efisio a Nora
la rappresentazione della passio di S. Efisio

A cura del gruppo di rievocazione storica
Memoriae Milites

giovedì 19 maggio 2011

Ad Signa Milites IV, secondo articolo su "La nuova"

«Esco dall'ufficio ed entro nella storia»

Il popolo dei figuranti in scena alla Crucca

di Michele Cocchiarella e Daniele Murino Muratori, poliziotti, falegnami, impiegati o semplici studenti. Sono solo alcune delle persone che si possono incontrare sui campi di battaglia che ospitano le rievocazioni storiche. Persone di tutte le età che si danno appuntamento su queste terre perchè unite da un interesse comune: la storia. Una passione talmente forte che ogni venerdì, o quasi, li porta a svestirsi delle proprie "divise" da lavoro, per indossare le vecchie armature.

«Nella vita sono uno studente di ingegneria e fino a cinque anni fa non avevo mai sentito parlare delle rievocazioni storiche. Mi sono avvicinato a questo mondo spinto dalla passione per i libri sull'arte della guerra. Attraverso alcuni amici sono riuscito a mettermi in contatto con dei gruppi locali e, da pessimo studente di storia, mi sono riscoperto un amante della materia». A parlare è Francesco, un ragazzone veronese che a causa della sua stazza combatte nella prima fila dell'esercito celtico. «Nella rievocazione storica e nei riti sacri - conclude - ho riscoperto le mie radici».

Passione e ricerca ma anche «lavoro e allenamento» come sottolinea Emanuele Fadda, centurio della Cohos II Sardorum. «Ci alleniamo in una palestra per sei ore alla settimana. Utilizziamo le armi e gli strumenti che usiamo nelle battaglie. L'addestramento è importante - assicura Fadda - perché tutti gli uomini devono sapere eseguire gli ordini alla perfezione. Gli ordini sono ripresi fedelmente dallo Strategikon, un antico manuale romano del quarto secolo».

E non solo, anche il nome Cohors secunda Sardorum «era una formazione ausiliaria realmente esistita che ha combattuto nella Mauretania Caesarensis. La storia studia il grande, l'archeologia il piccolo, noi studiamo quello che c'è nel mezzo: gli uomini che hanno contribuito a fare la storia».

L'articolo originale dal sito de "La Nuova"

Ad Signa Milites IV sulle pagine de "La nuova"

Sassari, alla Crucca rivivono gli antichi romani

Grande successo per la rievocazione storica «Ad signa milites». Nel campo romano fedelmente ricostruito è stata combattuta una battaglia contro i Celti

di Michele Cocchiarella


Tra giovani celte impegnate nella tessitura e artigiani che lavoravano il cuoio, i guerrieri Britanni hanno intrattenuto il pubblico con la spiegazione delle tecniche di difesa e di attacco da utilizzare in battaglia. Dall'altra parte, nel terreno nemico, ancelle, centurioni e gladiatori hanno ospitato nel castrum romano i visitatori incuriositi da spade, abiti, armature e da un museo dedicato ai più piccoli dove antichi strumenti medici e i plastici raffiguranti gli accampamenti hanno riscosso grande successo. Il pomeriggio di sabato è proseguito all'insegna dell'ospitalità offerta dai romani ai Celti, che hanno assistito alle sfide tra i gladiatori latini e ai balli delle danzatrici, momento in cui anche il pubblico è rimasto con il fiato sospeso per le meravigliose danze che hanno fatto da scenografia ai primi riflessi del calar del sole.
A rovinare l'atmosfera uno dei celti che dopo avere bevuto qualche bicchiere di troppo di idromele ha cercato di trattenere una danzatrice. I romani son intervenuti e il malcapitato è stato sconfitto a un duellolama contro lama. Le tensioni si sono poi scatenate nella battaglia di domenica mattina quando i celti hanno attaccato di sorpresa il castrum romano. Tra le urla e lo sbattere delle spade sugli scudi, l'esercito celta, dopo aver cercato di resistere alle legioni, è stato respinto verso il proprio accampamento. Tra gli applausi del pubblico, Massimiliano Schirru, organizzatore dell'evento, ha dichiarato conclusa la battaglia. Un successo che si potrebbe ripetere anche il prossimo anno «magari contro i greci o altre popolazioni» assicura Schirru.

Link all'articolo originale dal sito de "La Nuova"

giovedì 17 febbraio 2011

Incontro con GORDON RUSSEL, alias DARIO BATTAGLIA

lunedì 21 febbraio · 18.00 - 21.00
Salotto delle Messaggerie
Dal set del film "Il Gladiatore" di Ridley Scott con Russell Crowe, arriva a Sassari IN ESCLUSIVA l'autore dei famosi libri sull'Antica Roma e sui gladiatori: lunedì 21 febbraio alle ore 18 avremo l'opportunità di conoscere Gordon Russell (alias Dario Battaglia), autore noto a livello mondiale.
Introdurrà l'incontro Massimiliano Schirru dell'Associazione "Ad Signa Milites".

INGRESSO LIBERO
Info sull'autore:

Dario Battaglia è esperto di archeologia sperimentale e di ricostruzione empirica di tutte le discipline del mondo circense, atletico e militare dell'antichità greco-romana. Ha inoltre ricostruito le tecniche del pugilato etrusco e della gladuatoria romana. Ha collaborato con il museo Kunst und Gewerbe di Amburgo e con i musei di Colonia e di Rosenheim, in Germania, con il museo di Helenaveen, in Olanda, con il Roman Legionary Museum, in Gran Bretagna, con il Museo de Historia de Terragona, in Spagna, nonché con numerosi musei e istituti universitari italiani. Ha collaborato con Ridley Scott per le riprese del noto film "Il gladiatore", realizzando combattimenti di gladiatori davanti al Colosseo.
È inoltre collaboratore di programmi Rai e Mediaset come "Super Quark" e "Ulisse".

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venerdì 4 febbraio 2011

Nuova rubrica! (+Murmillo bonus in regalo)


Alcuni di voi lettori staranno domandandosi perchè ho iniziato questo post con la figura di un gladiatore.
Ebbene è presto detto.
Da oggi ho deciso di iniziare una serie di "posts a tema" (che ridicola buffonata), incentrati su particolari figure di combattenti dell'evo antico/medio (ma nel caso dovessi trovare qualcosa di particolarmente interessante per l'età contemporanea potrei inserire anche quello).
Questa "rubrica" sarà caratterizzata da post introdotti da una delle bellissime illustrazioni che il sottoscritto è solito beccare sulla rete (c'è da dire che se non disegnassi in modo così patetico probabilmente inserirei le mie ridicole imitazioni) oltre ad una breve spiegazione. Per i riferimenti bibliografici invece non so quando mi deciderò a metterli, visto che non ho ancora preso quest'abitudine.

E ora sorbitevi la spiegazione!

Il Murmillo, o Mirmillione era una figura gladiatoria presente nel vasto panorama dei giochi (o ludi) dell'età classica.
Alcuni autori vogliono che il nome derivi dal latino "Murma" (murena) per il peculiare stile di combattimento di questo gladiatore, che è solito ritirarsi dietro il suo scudo per poi emergere e colpire il nemico, come farebbe una murena tra gli scogli.
Come prova di tale teoria vi sarebbero le lavorazioni a sbalzo presenti sugli elmi di tali combattenti rappresentanti dei pesci, oltre al fatto che spesso erano opposti ad un altra figura gladiatoria particolarissima, il retiarius, che con rete e tridente aveva il compito di intrappolare e infiocinare il temibile pesce.
Per altri[1] invece il nome deriverebbe dal greco "myr" che vorrebbe significare "celato", "nascosto".
Il Mirmillone era un gladiatore mediamente alto e robusto. Non era necessario che fosse particolarmente veloce, almeno non nella corsa, lunga e prolungata. Bastavano resistenza fisica e scatti brevi ma veloci.
I suoi avversari, retiarii prima, traces poi, erano armati rispettivaente di rete e tridente, scudo circolare o rettangolare di dimensioni contenute. sica supina (spada corta a lama curva, a mò di kukri ma politagliente e particolarmente appuntita) o lancia.
Armi che cercavano di penetrare la difesa avversaria offerta dall'imponente scudo, o dall'elmo dalle larghe tese, il parastinco e la protezione per il braccio, avente la duplice funzione di proteggere l'arto mentre viene sferrato il colpo o di parare i colpi diretti al fianco sinistro.
Questa protezione poteva essere "morbida", ovvero composta da tessuto pressato e cucito (un pò come un gambesson medioevale) oppure in cuoio a fettucce o scaglie e nella versione più comunemente interpretata, in metallo (sempre a scaglie o lamine).
C'è da dire che se il metallo regge più facilmente i colpi inferti dalla lama (e dalle botte) lascia interamente scoperta la parte sottostante il braccio (che negli altri modelli invece viene totalmente avvolta dalla protezione). Questo perchè il metallo non ha le stesse capacità fisiche del cuoio (che può essere tranquillamente ritorto a formare una sorta di cilindro in cui inserire il braccio) e sopratutto non "taglia" chi lo usa, a meno di non sviluppare una sorta di "bordo", ripiegando lo stesso (come in alcuni spallacci medioevali).
Quindi, tutto sommato il Mirmillone era una sorta di fortezza su gambe. Più propenso alla difesa passiva che non all'attacco, salvo repentine punzecchiate con la tremenda sica una volta chiusa la distanza.
A lui si opponevano inizialmente altri mirmilloni. In seguito per rendere il "gioco" più interessante e dinamico, il Mirmillone venne affiancato ad altri combattenti, come i Tracii, agili e relativamente poco protetti, e gli ancor più veloci Retiarii, che facevano della loro "nudità" il motivo scatenante dell'attacco avversario.
Questi in seguito verranno opposti ad un altra figura, che potremmo definire un mirmillone "specializzato". Il temibile secutor!

Ma di questo e di tutte le altre figure parleremo la prossima volta...!



*[1]Quale vi sembra la teoria più convincente? Mah, lascio a voi il giuditium (giudizio).