Visualizzazione post con etichetta Nozioni di combattimento. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Nozioni di combattimento. Mostra tutti i post
sabato 9 febbraio 2019
Massacro Medioevale: ferite da combattimento e qualche nota di Scherma S...
Il presente video è stato registrato durante la mia preparazione per l'esame di antropologia scheletrica, in cui mi è capitato di analizzare uno studio di antropologia forense svolto sugli individui di una fossa comune risalente alla fine del 1200 - metà del 1300 dopo Cristo, in Danimarca (Naestved). I corpi rinvenuti nella fossa comune mostravano diversi segni di ferite traumatiche con oggetti lunghi e affilati. Lo studio che hanno sviluppato i paleopatologi è complesso quanto affascinante, poiché ne avrebbero dedotto che gli individui erano dei popolani di circa 30-40 anni di età, che in passato non dovevano aver partecipato a molti conflitti, e che hanno trovato la morte affrontando probabilmente dei nemici a cavallo. Dallo studio se ne deduce anche il modo con cui venivano sferrati i colpi tra fanti armati di scudo, e quali erano le ferite che più frequentemente venivano inferte, dando indicazione anche sul tipo di armamento che dovevano possedere questi uomini.
Se se interessato a saperne di più, ti rimando alla presentazione dell'articolo che ho fatto per il mio esame di biologia dello scheletro umano.
https://www.scribd.com/document/399220255/Wounded-to-the-bone-presentazione-di-articolo-di-archeologia-forense-in-italiano-Sandbjerget-Denmark-AD-1300-1350
giovedì 29 giugno 2017
Tecniche di combattimento e approccio ricostruttivo ai "pugilatori" da Mont'e Prama.
Nel paragrafo 48 (p. 149) del mio libro "Gherreris, dai bronzetti alle statue di Mont'e Prama" ho affrontato per la prima volta in una pubblicazione edita la ricostruzione dello stile pugilistico dei guerrieri da Mont'e Prama, abitualmente noti come "pugilatori". Nel paragrafo delineavo alcune caratteristiche tecniche di come poteva essere il combattimento attuato da questi "boxers", quale potesse essere il loro ruolo, e come dovesse essere attuato un approccio ricostruttivo ad un tema importante quale è la ricostruzione di uno stile di combattimento scomparso da quasi 3000 anni. L'approccio è lo stesso adottato per la ricostruzione schermistica, iniziata assieme all'Associazione Memoriae Milites 8 anni fa, poi approfondita e infine pubblicata nel libro.
![]() |
| La copertina del mio libro "Gherreris". |
La ricostruzione in questi casi si basa sempre sulle evidenze archeologiche, come nel pankration e nella pygmachia greca, i ricostruttori si sono basati sul background dato dalle loro discipline marzialistiche o sportive per operare la ricostruzione. Le fonti erano costituite da pitture su vasi, statue, addirittura talvolta anche fonti scritte. La storia di come sia stato "riscoperto" il pugilato greco-romano o la lotta (pale e orthepale) ne è un caso esemplare.
![]() |
| Scena di combattimento tra pugilatori greci. Sicuramente molto più esplicativa dela posa sempre uguale tenuta dalle statue di Mont'e Prama. |
Lo stesso si può applicare ai pugilatori nuragici, anche se per questi le fonti a nosta disposizione sono indubbiamente più ridotte. Disponiamo infatti solo di poche statuine in bronzo, spesso incomplete e di numerose statue in pietra, anche se quasi tutte in stato molto precario. L'uso che si può fare di queste statue è relativo: la loro postura, che sia una "guardia" o una posta di combattimento, o un momento di giubilo immortalato nella pietra, è sempre e irrimediabilmente la stessa. Gli unici pugilatori in un posizione leggermente diversa sono i pugilatori rinvenuti in tempi recenti a Mont'e Prama, identici al bronzetto dalla necropoli di Cavalupo, Vulci. Questo bronzetto è rappresentato in una posa stante, nel gesto di saluto, il guantone penzola dal polso.
![]() |
| Bronzetto da Cavalupo, detto "Sacerdote Militare". |
![]() |
| Statue rinvenute nel 2014 a Mont'e Prama, quasi identiche al bronzetto da Cavalupo. |
Le due statue in pietra con le medesime fattezze, invece, presentano il pugno adeso al corpo, poggiante sullo scudo avvolto.
La cosa importante in questi tre casi è il dettaglio del guantone e dello scudo. Il guantone nel bronzetto è stato interpretato come "borchiato", mentre nelle statue in questione è assolutamente liscio. Alcuni, hanno presunto di aver individuato delle borchie lungo tutta la superficie dei guantoni di questi guerrieri, ma nei bronzetti in realtà si nota solo uno spuntone sottostante al guanto, un evidenza che nelle statue di pietra è ancora più evidente.
E qui ci dobbiamo fermare, poiché andando oltre in questo discorso, finiremmo per parlare della mia ipotesi che in realtà quelli che sembrano "pugilatori" sono, almeno personalmente in base alle evidenze che ho raccolto, e che stavo accennando, armati di pugnale gammato! Quasi dei precursori dei gladiatori romani.
![]() |
| Dettagli dei guantoni delle statue da Mont'e Prama. |
![]() |
| Ricostruzione grafica del combattimento tra "Pugnalatori" a cura dell'illustratore Guido Nieddu, su mia indicazione. |
Se ci dovessimo fermare allo studio dello stile pugilistico puro e semplice, basato sulla conformazione del guantone, come per gli himantes oxeis (guantoni) della pygmachia greca, l'unico modo per farci guidare nella ricostruzione dello stile è data dalle evidenze del guantone stesso. Gli himantes ad esempio eano dotati di un vello animale nella zona dell'avambraccio, che i ricostruttori hanno ipotizzato servisse ai pugilatori greci per asciugare il sudore e il sangue che gli colava sul volto. Lo stesso approccio può essere applicato ai guantoni nuragici. Se le borchie del guantone non sono presenti lungo tutta la superficie è chiaro che i colpi sferrati non possono essere quelli tradizionali del pugilato moderno, o delle altre discipline marziali orientali. Il modo di sferrare il pugno dipende dalla conformazione dei guantoni e dal modo in cui si vuole preservare la mano. Ad esempio nel pugilato a mani nude ottocentesco inglese (che ho personalmente studiato presso la Linacre School of Defence di Oxford quando ho vissuto in inghilterra) il pugno viene dato tenendo le nocche esterne, orientando la mano verso l'alto con il palmo verso i nostri occhi. In altri stili il pugno viene dato verticale, con il pollice (chiuso) ma posto in alto; nel karate invece il pugno viene dato orizzontale, ma questo è dovuto ad altre motivazioni di vario genere. I karateka cercano di rinforzare le nocche colpendo degli strumenti da allenamento (makiwara), il pugile inglese ottocentesco invece mirava a non slogarsi il polso (che con i guantoni moderni avviene molto più limitatamente) e a non rompersi la mano, per poter continuare a lavorare il giorno dopo.
![]() |
| Pugilato ottocentesco inglese. Notare le mani nude e la posizione del pugno. |
Come potete capire cambia il contesto e le motivazioni su come debba essere sferrato un pugno, nonché la conformazione del guanto, proprio a causa di come è strutturato il pugno umano e per come sono le articolazioni del braccio (specialmente il polso). Stesso dicasi per i guantoni dei combattenti da Mont'e Prama: se nei guantoni dei reperti originali non sono presenti le borchie su tutta la superficie, una motivazione dovrà esserci. Altrimenti a che pro sferrare i pugni solo con la superficie in liscio cuoio? Probabilmente questo tipo di pugni (diretti, jab) non venivano sferrati. I pugni prediletti, essendo presente la (presunta) grande borchia sottostante al guanto, dovevano essere quelli a martello (hammerfist) usati ad esempio anche nel pugilato filippino, altra materia che avevo approcciato durante la mia ricostruzione, grazi all'aiuto dei miei istruttori.
Se questo approccio RIGOROSO alla ricostruzione (pena falsarne le conclusioni e ricostruire qualcosa di inesistente) viene applicato al modo di sferrare i pugni (che occorre ribadire, non sembrano plausibili), potete immaginare quale sia la mia idea relativa alla possibilità di usare i calci in questo stile. Non esistono prove relative all'uso di calci (nessuna raffigurazione, nessuna statuetta) in questa forma di combattimento, dunque non è possibile accettare una ricostruzione che includa anche questo tipo di colpi.
Il CONTESTO per eseguire una giusta ricostruzione è fondamentale. Stiamo parlando di un combattimento in cui viene utilizzato una sorta di caestus (guanto da pugilato romano) con una borchia sottostante. Dimenticate le ricostruzioni viste in giro (da Carmine Piras ad Angela Demontis) nessuna è veritiera, in quanto non esiste un solo esempio di guantone nuragico con queste borchie a mezzaluna. L'errore è infatti basato sul bronzetto da Cavalupo (Vulci) che nella foto del Lilliu, pubblicata nel suo enorme tomo, risulta sgranata, quasi butterata, e dà l'idea di diverse borchie presenti sul guanto. Un dettaglio che nell'originale e nelle controparti in pietra rinvenute nel 2014 non esiste.
Come ha affermato un famoso praticante di scherma, "secondo voi perché esistono così pochi calci nelle arti marziali armate?". Il motivo è presto detto, per via dell'arma utilizzata. Chi darebbe mai un calcio contro qualcuno che impugna un pugno di bronzo o una lama? Il confronto è impari. Ma qua iniziamo ad addentrarci nella mia teoria del pugnale gammato usato dai presunti "pugilatori", un idea che ha raccolto diverse aperture anche tra archeologi "ufficiali" dell'accademia, ma sulla quale bisognerà continuare a lavorare in futuro.
Un saluto
Alessandro Atzeni
lunedì 31 agosto 2015
Stage di Scherma Bolognese a Cagliari (26-27 Settembre)
Stage intensivo di due giorni sullo studio delle tecniche
schermistiche di spada a una mano di stile bolognese secondo i Maestri di
scherma rinascimentali Antonio Manciolino, Anonimo Bolognese e Achille Marozzo.
Evento su Facebook:
Lo stage si terrà alla palestra Innovation A.S.D in Via
Cristoforo Colombo 14 a Selargius nei giorni 26 e 27 Settembre dalle ore 9:30
alle 19:00. Per prenotarvi e richiedere informazioni potete contattare gli
organizzatori Scherma Storica Cagliari e Castellani Historical Fencing tramite
un messaggio o al 3402440767 La richiesta di prenotazione è obbligatoria in
maniera tale da potervi procurare l'attrezzatura schermistica. Grazie a tutti
Presentiamo l'istruttore dello stage Andrea Morini,
istruttore della Sala d'Arme Achille Marozzo, Roma.
Curriculum Schermistico:
Scopre la scherma storica nel 2005 e inizia la pratica
presso una piccola associazione romana. Data la carenza di utilizzo delle fonti
storiche, la lascia poco tempo dopo per seguire i corsi della Sala d'Arme
Achille Marozzo (SAAM).
Negli ultimi 9 anni ha studiato le seguenti materie: spada
sola, spada e cappa, spada e rotella, daga, daga e cappa, spada e targa,
partigiana e rotella, spada e brocchiere e armi in asta sui trattati di alcuni
maestri italiani rinascimentali (Achille Marozzo, Antonio Manciolino, Giacomo
di Grassi e Anonimo Bolognese), spada a due mani, lotta, azza, lancia, spada e
brocchiero da trattati medievali di maestri italiani e non (Fiore de' Liberi,
Filippo Vadi, I.33, Le Jeu de la Hache), navaja del Baratero e diverse altre
tecniche tratte dai maestri Francesco Altoni, Anonimo Riccardiano, Pallas
Armata, Rosaroll Scorza.
Nel 2009 divenuta Assistente Istruttore SAAM
Nel 2013 raggiunge il grado di Istuttore SAAM.
Dal 2009 tiene regolarmente corsi a Roma.
Nel 2012 pubblica il saggio "Manoscritto I.33",
con Riccardo Rudilosso e Federica Giordani
Dal 2013 diviene membro della Historical European Martial
Arts Coalition:
Nel 2014 pubblica un saggio in versione digitale sull’opera
di Giacomo di Grassi, “Ragione di
Adoprar Sicuramente l’Arme” insieme a
Riccardo Rudilosso
Ha inoltre scritto alcuni articoli per pubblicazioni e
riviste specializzate:
* Articolo sull’interpretazione del Manoscritto I.33
all’interno della pubblicazione: Questione di metodo: la bottega dello storico
e i suoi strumenti nell’approccio alla Scherma Storica, atti colloquio
internazionale GISS, Roma 2009
* Using the
poleaxe in medieval times
* On the
flat parry
* 15th and
16th century Italian wrestling analogies
Ad oggi ha partecipato a diversi seminari e ne ha tenuti
alcuni nei maggiori eventi HEMA (Digione, Vienna, Firenze).
E’ tra gli ideatori e organizzatori di Florentia, evento
HEMA internazionale che si svolge annualmente a Firenze.
Riguardo l’ambito puramente sportivo, ha partecipato e
arbitrato in decine di tornei nazionali, conquistando:
* un primo posto di spada e rotella nel nel torneo italiano
UISP 2009
* un secondo posto nella stessa disciplina nel torneo
italiano UISP 2011
* un terzo posto nel torneo italiano UISP di spada da
terreno nel 2012
* un terzo posto nel torneo Storicombat FIS di spada e daga
nel 2012
* un terzo posto di spada a due mani nel torneo italiano
UISP 2013
* un secondo posto in partigianette e rotella nel medesimo
torneo
VIDEO
Etichette:
Achille Marozzo,
Armi da taglio,
Arti Marziali,
Marzialisti,
Nozioni di combattimento,
Scherma,
Scherma in Camicia,
Stage
Ubicazione:
Via Brianza, 1, 09121 Cagliari, Italia
lunedì 3 settembre 2012
Scherma Medioevale e rievocazione storica
In questi anni ho
avuto la fortuna di assistere in prima persona all’evoluzione della scherma medioevale
nell’ambiente della rievocazione storica Sarda. Occorrerà anzitutto spiegare
cosa si intende per tale disciplina. La scherma storica è quella particolare
arte marziale che fa parte da tempo immemore della nostra cultura e delle
nostre tradizioni. Quando si pensa alle “arti marziali” più un generale si immagina
il Kung-Fu, lo Judo o il Karate, senza considerare che l’occidente ha una
tradizione di combattimento a mani nude e “in armi” di diverse migliaia di
anni. Purtroppo però a differenza dell’oriente, con l’avvento delle armi da
fuoco, l’occidente ha rapidamente accantonato l’uso delle armi bianche, se non
in modo limitato per la pratica sportiva e in misura nettamente minore per la
difesa personale. La scherma medioevale si basa, ovviamente, sull’uso delle
armi caratteristiche di tale periodo, ovvero la spada a due mani e la spada ad
una mano, assai diverse dall’elegante sciabola o dal fioretto.
Tale disciplina viene
applicata secondo due correnti di pensiero: chi la utilizza nei circuiti delle
palestre delle A.M. (Arti Marziali) e chi la mette in pratica “sul campo”
ovvero durante le manifestazioni di rievocazione storica. La compagnia di cui
sono socio, la Memoriae Milites, pratica da diversi anni entrambe. La
differenza fondamentale tra le due è che la prima non richiede l’uso di
armature “storiche” ma predilige i materiali sintetici per proteggere il corpo
e perfino per le stesse armi. La seconda essendo finalizzata a scopi didattici,
impone l’uso di attrezzature quanto e più possibilmente filologiche. Ovvero
cuoio e acciaio. Nettamente diversa è anche la preparazione atletica richiesta.
Usare un armatura significa allenare il proprio fisico a sopportare un peso
aggiuntivo di una trentina di chili, ridurre notevolmente la propria capacità
di movimento e la stessa visibilità. Finanche la respirazione. Chiuso dentro
una gabbia di imbottiture, cuoio e metallo, il combattente diventa come un
motore con addosso una coperta. Il corpo si regola per aumentare la sudorazione
e ridurre la temperatura corporea. L’aria inizia a mancare e la cassa toracica
non può compiere i normali movimenti di espansione perché segregata
dall’armatura pettorale. Sono condizioni che mettono alla prova il fisico e la
mente, dando solo una vaga impressione di cosa poteva provare un cavaliere del
tempo nell’avanzare in un terreno fangoso sotto il tiro costante degli arcieri
nemici. Sembrerà superfluo puntualizzarlo, ma in Europa e specialmente nei
paesi dell’est, questo tipo di rievocazione storica è motore trainante di
diversi eventi, come il Grunwald o il ben più famoso Battle of the Natios, in
cui i team di diverse nazioni si battono in duelli singoli e di gruppo per
raggiungere il podio. In Sardegna purtroppo questo tipo di rievocazione stenta
a decollare. Sono pochissimi i gruppi che si occupano di tale disciplina e se
fossero in numero maggiore potrebbero tranquillamente pensare di poter
allestire eventi di grande interesse turistico. Lo scontro tra diverse fazioni
di combattenti renderebbe il tutto più dinamico ed ogni volta diverso, avvincente quasi come una manifestazione
sportiva.
La portata turistica
di simili eventi è palese. La prova ne è il torneo che si sta organizzando in
questi giorni per i “Giochi di Carnasciale”, a Firenze, dove la nostra
associazione, la Memoriae Milites, è stata invitata a partecipare. Cinque
duellanti andranno a difendere con la spada e lo scudo le buone posizioni
ottenute nel primo Torneo “Ermete” svoltosi l’anno scorso a Fiesole, e terranno
ben alto il nome del giudicato di Arborea e della Sardegna nell’ambiente della
scherma storica a contatto pieno.
![]() |
| Da sin: Spada ad una mano "storta", falcione ad una mano e mezza, falcione dritto ad una mano/una mano e mezza e spada ad una mano e mezza. |
![]() |
| Firenze, Giochi di Carnasciale 2012. L'arborense Fighting Team della Memoriae Milites al completo (Foto By Gioacchino Sparrone). |
(Questo articolo è stato pubblicato sulla rivista bilingue "Lacanas". Anno X, numero 55, II 2012. Pag. 44, 45, 46, 47 )
martedì 7 agosto 2012
Acquisti
Negli ultimi tempi gli allenamenti di scherma medioevale con i miei fratres della Memoriae Milites sono decisamente passati ad un livello superiore, per cui è stato necessario tenermi aggiornato con i "libri di scuola" da cui studiare. Tipico del mio carattere, non ho resistito a prendere anche altri libri di carattere schermistico, più un libro di armature romane a cui ho sempre fatto "la posta".
Visto che non mi piacciono i post brevi commenterò singolarmente ogni pezzo che ho comprato.
Fa eccezione il Flos, su cui mi sono già espresso in passato, e che sinceramente ora non necessita
commento ulteriore. Ogni cosa a suo tempo. Lasciamolo far capolino sotto tutti gli altri libri, con i suoi fogliettini e i vari segna pagina di cartaccia che sbucano fuori confusamente.
Parto subito con il libro di Silvano Mattesini. "Le Legioni Romane, L'armamento in mille anni di storia". Non eccessivamente costoso, (35,00 euro) il libro è ricchissimo di immagini di reperti originali, disegni e armature ricostruite dall'autore (alcune veramente bellissime). Sono un po' critico verso alcune ricostruzioni, ormai superate (il libro è del 2006) e verso alcune denominazioni presenti nel libro, oltre che alcuni pezzi (non ricostruiti ma acquistati) errati per alcuni dettagli minimi (elmi corinzi con i fori aurali e via dicendo). Tuttavia è un libro che ha fatto storia. Le citazioni dagli autori latini sono utilissime e coinvolgenti. Da avere assolutamente.
"L'arte cavalleresca del combattimento", di Filippo Vadi, a cura di Rubboli e Cesari. (20,00 euro)
Il libro presenta centralmente le tavole a colori del testo originale, fondamentali per l'interpretazione delle tecniche. I due studiosi, grazie al loro background marziale e biografico ben riescono a comunicare al lettore i movimenti da fare per eseguire le tecniche.
Il libro presenta gli stessi difetti a cui (personalmente) è legato il Flos nella versione dei due autori, le immagini sono separate dalle spiegazioni scritte ed è difficoltoso passare dall'una all'altra. Purtroppo
questo è un problema a cui gli autori spesso devono piegarsi, per motivi essenzialmente legati al modo in cui si stampa un libro.
"Opera Nova" di Antonio Manciolino, a cura di Rubboli e Battistini. (29,00 euro)
Il libro sopperisce al punti previamente citato. Le immagini in bianco e nero stavolta sono inserite nel testo, cosa che rende la lettura decisamente più facile. Numerosissimi i paragoni con altri manuali e altre modalità di combattimento similari a ciò che illustra il Manciolino. Non l'ho ancora letto con
attenzione, ma l'impressione è stata subito positiva.
"La Bottega dello storico. Le metodologie della ricerca nella scherma storica", a cura di Francesco Lodà. (20,00 euro)
Il libro risulta essere una raccolta di diversi scritti redatti da diversi studiosi di scherma storica operanti attualmente in Italia. Molto interessanti i temi trattati. Ostico per i novizi. Solo per veri interessati.
| Quattro libri da non meno di venti euro l'uno. Sono pazzo lo so. |
Fa eccezione il Flos, su cui mi sono già espresso in passato, e che sinceramente ora non necessita
commento ulteriore. Ogni cosa a suo tempo. Lasciamolo far capolino sotto tutti gli altri libri, con i suoi fogliettini e i vari segna pagina di cartaccia che sbucano fuori confusamente.
Parto subito con il libro di Silvano Mattesini. "Le Legioni Romane, L'armamento in mille anni di storia". Non eccessivamente costoso, (35,00 euro) il libro è ricchissimo di immagini di reperti originali, disegni e armature ricostruite dall'autore (alcune veramente bellissime). Sono un po' critico verso alcune ricostruzioni, ormai superate (il libro è del 2006) e verso alcune denominazioni presenti nel libro, oltre che alcuni pezzi (non ricostruiti ma acquistati) errati per alcuni dettagli minimi (elmi corinzi con i fori aurali e via dicendo). Tuttavia è un libro che ha fatto storia. Le citazioni dagli autori latini sono utilissime e coinvolgenti. Da avere assolutamente.
"L'arte cavalleresca del combattimento", di Filippo Vadi, a cura di Rubboli e Cesari. (20,00 euro)
Il libro presenta centralmente le tavole a colori del testo originale, fondamentali per l'interpretazione delle tecniche. I due studiosi, grazie al loro background marziale e biografico ben riescono a comunicare al lettore i movimenti da fare per eseguire le tecniche.
Il libro presenta gli stessi difetti a cui (personalmente) è legato il Flos nella versione dei due autori, le immagini sono separate dalle spiegazioni scritte ed è difficoltoso passare dall'una all'altra. Purtroppo
questo è un problema a cui gli autori spesso devono piegarsi, per motivi essenzialmente legati al modo in cui si stampa un libro.
"Opera Nova" di Antonio Manciolino, a cura di Rubboli e Battistini. (29,00 euro)
Il libro sopperisce al punti previamente citato. Le immagini in bianco e nero stavolta sono inserite nel testo, cosa che rende la lettura decisamente più facile. Numerosissimi i paragoni con altri manuali e altre modalità di combattimento similari a ciò che illustra il Manciolino. Non l'ho ancora letto con
attenzione, ma l'impressione è stata subito positiva.
"La Bottega dello storico. Le metodologie della ricerca nella scherma storica", a cura di Francesco Lodà. (20,00 euro)
Il libro risulta essere una raccolta di diversi scritti redatti da diversi studiosi di scherma storica operanti attualmente in Italia. Molto interessanti i temi trattati. Ostico per i novizi. Solo per veri interessati.
mercoledì 16 maggio 2012
Recensione: The Eagle
Ho visto questo film. Me ne vergogno a dirlo. Il post dovrebbe avere la pretesa di essere una recensione, ma non lo sarà.
Non analizzerò il film dal un punto di vista della trama, della fotografia, della recitazione, blablabla, perché in sostanza di queste cose non gliele importa un fico a nessuno.Questo film ha un target prettamente maschile (è ovvio) specialmente per quei maschietti appassionati per sangue-e-battaglie (non necessariamente in quest'ordine) tra i 10 e i 99 anni.
Il film può essere visto solo la prima ventina di minuti, perché poi diventa di una noia MORTALE.
Sembra quasi che il regista abbia speso tutti i soldi che aveva per costruire accampamento e per girare una bella battaglia, per poi mandare tutto a cortigiane; naturalmente non è andata così (con gran dispiacere del regista) ciò che è successo invece penso sia una semplice scelta a livello di sceneggiatura. Mi immagino un gruppo di scrittori con la capa mezzo pelata e il colletto macchiato, intorno ad un tavolo che cercano di buttare giù qualcosa per il grande pubblico. Qualcuno esclama "perché non mettiamo proprio all'inizio
A ben pensarci effettivamente il prologo non ha nessun senso ai fini narrativi. Se cancellassimo ogni singola sequenza sino al momento in cui il protagonista guarisce, il film continuerebbe a scorrere (noioso) esattamente come prima.
Non ho alcuna voglia di scrivere perché questo film faccia schifo al 70%.
Non parlerò di patetici uomini vestiti come degli indiani d'America, o macchiette ancor più insulse,
o di buchi nella trama, come l'uccisione del marmocchio prima della battaglia finale (a chi importa se crepa??? Non ha neanche una parte decente!).
Parlerò della battaglia nel prologo. Guardabile, ma zeppa di cretinate hollywoodiane. Un telefilm Fantasy come Game of Thrones al confronto sembra un documentario del National Geographic.
Senza rovinarvi troppo la sorpresa (come vi sarete già accorti questo post è un unico e gigantesco SPOILER) vi racconterò brevemente cosa succede: i Celti (o presunti tali) attaccano l'accampamento.
![]() |
| Immancabili combattimenti ad mentulam, il film ne è zeppo. |
Dei Celti non mi son curato troppo. Nelle scene notturne assomigliano (come al solito) ai classici barbari da telefilm. Mezzo nudi, con la barba folta e l'ascia in mano.
Il clou è la sequenza successiva, quando i legionari marciano all'esterno per combattere i Celti.
Dopo una bella carrellata sui soldati pronti ad uscire (armature ed elmi sembrano decisamente passabili) ecco che arriva la cosa più stupida che io abbia mai visto.
Il centurione ordina una testudo in movimento contro una folla di diverse centinaia di celti urlanti.
Seppure sia tutta una finzione, è palese come le comparse-legionari facciano fatica a reggere l'urto "simulato" dei Celti. Figuriamoci se fossero stati nella realtà. Se fosse davvero avvenuta una cosa simile, i Romani non avrebbero resistito neanche mezzo secondo, altro che salvare i feriti e portare a casa la pellaccia.
Il perché è semplice:
![]() |
| Tipica testudo, non particolarmente ben fatta, e sicuramente parecchio inutile in questo contesto. |
Tutto questo senza considerare dei tizi in preda al "furor gallico" intenti a mulinare spade, infilzare con le lance, strappare con a mani nude gli scudi e via dicendo.
Ragionando per astratto mi viene immediato pensare che una formazione di 40-50 uomini (così sembra nel film) sarebbe stata letteralmente schiacciata a terra da una folla di 200 pazzi scatenati.
Il centurione, invece che formare un cuneo, o alla peggio di allargare quanto è più possibile lo schieramento per non essere circondato (magari dando un "ad orbem" che è pressapoco un fronte a cerchio) si fa inghiottire volontariamente dalla folla urlante. Madness.
![]() |
| Uno dei tanti combattimenti idioti del film. Questa immagine riassume il gusto di tutta la pellicola. |
è il gran finale, quando un gruppetto di matusa legionari armati di tutto punto, sbuca dalle nebbie del passato, per combattere contro degli indiani d'america.
La cosa più idiota è che un combattimento che si presentava arduo ma non impossibile, si trasforma in una disfatta quasi completa per i legionari.
![]() |
| Legionari pronti al combattimento. La durata della loro formazione è pari ad un eiaculazione precoce |
![]() |
| Un membro della tribù dei piedi neri immigrato in Scozia. "Il problema della Scozia è che è piena di piedi neri" (Cit. Braveheart) |
Conclusione: guardate questo film solo se non lo pagate o vi state veramente annoiando.
Voto: 4/10
Iscriviti a:
Post (Atom)















