For centuries the Filipino Martial Arts has been practiced in the discretion of parks and gardens, in an informal way, between people interested in learning how to defend himself. If you're interested in historical fencing and Kali/Escrima and you live in Oxford, get in contact with us, We are pratictioners with different backgrounds (various styles of kali and historical fencing), interested in develop a group of study about armed/unarmed martial arts. You don't need great equipment, because we want just meet other people with the same interest of us.
Send me a message here or on facebook and let's have a talk.
Nei giorni 20 e 21 novembre 2014 si terrà presso l’Aula
Coroneo, Cittadella dei Musei un workshop dal titolo “Spatha, spada, épéé.
Ideologia e prassi” organizzato dal Dipartimento di Storia, Beni culturali e
Territorio in collaborazione con la Scuola di Specializzazione in Beni
Archeologici e il CUS Cagliari Sezione Scherma.
L’iniziativa gode anche del patrocinio della Federazione
Italiana Scherma.
Come risulta evidente dalla lista dei partecipanti e dai
titoli delle diverse comunicazioni si tratta di un seminario che affronta il
tema della “spada” sotto diversi aspetti. Da quelli più francamente
storico-archeologici, a quelli storico-artistici, dal tema “spada” nella
tradizione letteraria fino ad arrivare ad aspetti collegati alla storia della
scherma e infine a tematiche che investono la pratica della scherma sportiva.
Calendario dei lavori
I Sessione: giovedì, 20 novembre ore 15:30-19:00
II Sessione: venerdì, 21 novembre ore 9:00-13:00
Elenco delle relazioni:
Ouiza Ait Amara (Università di Algeri): L’épée dans
l’armement offensif des Numides
Danila Artizzu (Pont. Fac. Teologica della Sardegna,
Cagliari): Le donne in armi. Gladiatrix, ludia
Giulia Baratta (Università di Macerata): I gladiatori di
Gaius Valerius Verdullus
Simona Campus (Università di Cagliari): Una santa e la sua
spada. Iconografia di Giovanna d’Arco dai Preraffaelliti a Luc Besson
Tiziana Carboni (Università di Cagliari): Prosopographia
dello ius gladii
Antonio M. Corda (Università di Cagliari): Il negotiator
gladiarius e il commercio delle armi.
Enrico Di Ciolo (Club Scherma Pisa “A. Di Ciolo”, Pisa): La
prassi dell’insegnamento della spada
Bianca Fadda (Università di Cagliari): Armi e cavalieri
nella Sardegna giudicale. L’«arsenale» di Gottifredo di Pietro d’Arborea
Antonio Ibba – Alessandro Teatini (Università di Sassari):
Figure di gladiatori nell’Africa romana: il contributo dell’epigrafia e dei
mosaici con iscrizione.
Pamela Ladogana (Università di Cagliari): Armi pietose e
spade mortali. Il gusto epico e l’iconografia cavalleresca nelle illustrazioni
della Gerusalemme Liberata di Bernardino Palazzi ( 1907-1986)
Rosanna Lusci (Università di Cagliari): Mariano IV d’Arborea:
un cavaliere “catalano” nelle fonti iconografiche e documentarie.
Rossana Martorelli (Università di Cagliari): Gladio perire:
la spada come strumento di martirio nelle fonti e nelle testimonianze
iconografiche della primitiva comunità cristiana
Marc Mayer (Università di Barcellona): La spada nella
numismatica
Danilo Mazzoleni (Pontificio Istituto di Archeologia
Cristiana, Roma): La spada nelle rappresentazioni veterotestamentarie
Ilaria Montis (Università di Cagliari): Di punta e di
taglio: dal gladius alla spatha. L’evoluzione delle tecniche di combattimento
in età imperiale
Mauro Morfino (Pontificia Fac. Teologica della Sardegna): La
spada-Parola di Dio in alcuni testi della letteratura giudaica
Andrea Pala (Università di Cagliari): Iconografia e
simbolismo nella rappresentazione della spada tra tardo antico e basso medioevo
(IV e XIII secolo)
Michel – Yves Perrin (Ecole Pratique des Hautes Etudes,
Paris): Increpito etiam Petri gladio. Considerazioni sull’esegesi antica di Mt
26, 52.
Marco Rubboli (Sala d’Arme “Achille Marozzo”, Bologna): La
spada a due mani nella scuola medievale italiana.
Silvia Sarais (University of Missouri-Columbia, USA): La
spada nelle tragedie di Seneca: strumento del Nefas, della Romana Mors, e
d’innovazione poetica.
Luca Sarriu (Università di Cagliari): L’uso del termine
spada nel De Cerimoniis di Costantino VII Porfirogenito
Cecilia Tasca (Università di Cagliari): Armi e cavalieri nel
Mediterraneo catalano. L’ebreo Bonjusas Bondavin: medico a Marsiglia, cavaliere
dell’armata reale in Sardegna.
Giancarlo Toràn (Agorà della scherma, Busto Arsizio): La
spada della mente. Che mente.
Conclusioni a cura di Attilio Mastino (Università di
Sassari)
Attività collaterali
Collateralmente ai lavori in aula dal 18 al 23 novembre si
terrà una mostra espositiva presso la nostra Sala delle Mostre Temporanee dal
titolo “Ars Dimicandi. L’arte del combattere” sull’esercito romano a cui sarà
collegata una mostra di spade provenienti dalla collezione privata di Giovanni
Cannas.
Laboratorio di Scherma (a cura del M° Simone Piredda e degli
Istruttori Nazionali del CUS Cagliari)
Il Convegno è organizzato dal Dipartimento di Storia, Beni
culturali e Territorio dell’Università degli Studi di Cagliari in
collaborazione con la Scuola di Specializzazione in Beni Archeologici e del CUS
Cagliari (Sezione Scherma) e con il patrocinio della Federazione Italiana
Scherma.
Segreteria convegno: Antonio M. Corda – Andrea Tiana
mail:
spathaspada@gmail.com; mcorda@unica.it
Sede del Convegno: Aula Coroneo – Cittadella dei Musei,
Piazza Arsenale 1, Cagliari
Sede amministrativa: Via Is Mirrionis n. 1 – 09123 Cagliari
In questi anni ho
avuto la fortuna di assistere in prima persona all’evoluzione della scherma medioevale
nell’ambiente della rievocazione storica Sarda. Occorrerà anzitutto spiegare
cosa si intende per tale disciplina. La scherma storica è quella particolare
arte marziale che fa parte da tempo immemore della nostra cultura e delle
nostre tradizioni. Quando si pensa alle “arti marziali” più un generale si immagina
il Kung-Fu, lo Judo o il Karate, senza considerare che l’occidente ha una
tradizione di combattimento a mani nude e “in armi” di diverse migliaia di
anni. Purtroppo però a differenza dell’oriente, con l’avvento delle armi da
fuoco, l’occidente ha rapidamente accantonato l’uso delle armi bianche, se non
in modo limitato per la pratica sportiva e in misura nettamente minore per la
difesa personale. La scherma medioevale si basa, ovviamente, sull’uso delle
armi caratteristiche di tale periodo, ovvero la spada a due mani e la spada ad
una mano, assai diverse dall’elegante sciabola o dal fioretto.
Da sin: Spada ad una mano "storta", falcione ad una mano e mezza, falcione dritto ad una mano/una mano e mezza e spada ad una mano e mezza.
Tale disciplina viene
applicata secondo due correnti di pensiero: chi la utilizza nei circuiti delle
palestre delle A.M. (Arti Marziali) e chi la mette in pratica “sul campo”
ovvero durante le manifestazioni di rievocazione storica. La compagnia di cui
sono socio, la Memoriae Milites, pratica da diversi anni entrambe. La
differenza fondamentale tra le due è che la prima non richiede l’uso di
armature “storiche” ma predilige i materiali sintetici per proteggere il corpo
e perfino per le stesse armi. La seconda essendo finalizzata a scopi didattici,
impone l’uso di attrezzature quanto e più possibilmente filologiche. Ovvero
cuoio e acciaio. Nettamente diversa è anche la preparazione atletica richiesta.
Usare un armatura significa allenare il proprio fisico a sopportare un peso
aggiuntivo di una trentina di chili, ridurre notevolmente la propria capacità
di movimento e la stessa visibilità. Finanche la respirazione. Chiuso dentro
una gabbia di imbottiture, cuoio e metallo, il combattente diventa come un
motore con addosso una coperta. Il corpo si regola per aumentare la sudorazione
e ridurre la temperatura corporea. L’aria inizia a mancare e la cassa toracica
non può compiere i normali movimenti di espansione perché segregata
dall’armatura pettorale. Sono condizioni che mettono alla prova il fisico e la
mente, dando solo una vaga impressione di cosa poteva provare un cavaliere del
tempo nell’avanzare in un terreno fangoso sotto il tiro costante degli arcieri
nemici. Sembrerà superfluo puntualizzarlo, ma in Europa e specialmente nei
paesi dell’est, questo tipo di rievocazione storica è motore trainante di
diversi eventi, come il Grunwald o il ben più famoso Battle of the Natios, in
cui i team di diverse nazioni si battono in duelli singoli e di gruppo per
raggiungere il podio. In Sardegna purtroppo questo tipo di rievocazione stenta
a decollare. Sono pochissimi i gruppi che si occupano di tale disciplina e se
fossero in numero maggiore potrebbero tranquillamente pensare di poter
allestire eventi di grande interesse turistico. Lo scontro tra diverse fazioni
di combattenti renderebbe il tutto più dinamico ed ogni volta diverso, avvincente quasi come una manifestazione
sportiva.
Firenze, Giochi di Carnasciale 2012. L'arborense Fighting Team della Memoriae Milites al completo
(Foto By Gioacchino Sparrone).
La portata turistica
di simili eventi è palese. La prova ne è il torneo che si sta organizzando in
questi giorni per i “Giochi di Carnasciale”, a Firenze, dove la nostra
associazione, la Memoriae Milites, è stata invitata a partecipare. Cinque
duellanti andranno a difendere con la spada e lo scudo le buone posizioni
ottenute nel primo Torneo “Ermete” svoltosi l’anno scorso a Fiesole, e terranno
ben alto il nome del giudicato di Arborea e della Sardegna nell’ambiente della
scherma storica a contatto pieno.
Alessandro Atzeni.
Torneo di Fiesole 2011. La M.M. assieme ai combattenti di altri gruppi invitati.
(Questo articolo è stato pubblicato sulla rivista bilingue "Lacanas". Anno X, numero 55, II 2012. Pag. 44, 45, 46, 47 )
Negli ultimi tempi gli allenamenti di scherma medioevale con i miei fratres della Memoriae Milites sono decisamente passati ad un livello superiore, per cui è stato necessario tenermi aggiornato con i "libri di scuola" da cui studiare. Tipico del mio carattere, non ho resistito a prendere anche altri libri di carattere schermistico, più un libro di armature romane a cui ho sempre fatto "la posta".
Quattro libri da non meno di venti euro l'uno. Sono pazzo lo so.
Visto che non mi piacciono i post brevi commenterò singolarmente ogni pezzo che ho comprato.
Fa eccezione il Flos, su cui mi sono già espresso in passato, e che sinceramente ora non necessita
commento ulteriore. Ogni cosa a suo tempo. Lasciamolo far capolino sotto tutti gli altri libri, con i suoi fogliettini e i vari segna pagina di cartaccia che sbucano fuori confusamente.
Parto subito con il libro di Silvano Mattesini. "Le Legioni Romane, L'armamento in mille anni di storia". Non eccessivamente costoso, (35,00 euro) il libro è ricchissimo di immagini di reperti originali, disegni e armature ricostruite dall'autore (alcune veramente bellissime). Sono un po' critico verso alcune ricostruzioni, ormai superate (il libro è del 2006) e verso alcune denominazioni presenti nel libro, oltre che alcuni pezzi (non ricostruiti ma acquistati) errati per alcuni dettagli minimi (elmi corinzi con i fori aurali e via dicendo). Tuttavia è un libro che ha fatto storia. Le citazioni dagli autori latini sono utilissime e coinvolgenti. Da avere assolutamente.
"L'arte cavalleresca del combattimento", di Filippo Vadi, a cura di Rubboli e Cesari. (20,00 euro)
Il libro presenta centralmente le tavole a colori del testo originale, fondamentali per l'interpretazione delle tecniche. I due studiosi, grazie al loro background marziale e biografico ben riescono a comunicare al lettore i movimenti da fare per eseguire le tecniche.
Il libro presenta gli stessi difetti a cui (personalmente) è legato il Flos nella versione dei due autori, le immagini sono separate dalle spiegazioni scritte ed è difficoltoso passare dall'una all'altra. Purtroppo
questo è un problema a cui gli autori spesso devono piegarsi, per motivi essenzialmente legati al modo in cui si stampa un libro.
"Opera Nova" di Antonio Manciolino, a cura di Rubboli e Battistini. (29,00 euro)
Il libro sopperisce al punti previamente citato. Le immagini in bianco e nero stavolta sono inserite nel testo, cosa che rende la lettura decisamente più facile. Numerosissimi i paragoni con altri manuali e altre modalità di combattimento similari a ciò che illustra il Manciolino. Non l'ho ancora letto con
attenzione, ma l'impressione è stata subito positiva.
"La Bottega dello storico. Le metodologie della ricerca nella scherma storica", a cura di Francesco Lodà. (20,00 euro)
Il libro risulta essere una raccolta di diversi scritti redatti da diversi studiosi di scherma storica operanti attualmente in Italia. Molto interessanti i temi trattati. Ostico per i novizi. Solo per veri interessati.
Nato in maniera non ufficiale sul forum della COLTELLERIA
COLLINI per merito di un ristretto gruppo di forumisti, il S.A.C. (ovvero
“Scambio Amichevole di Conoscenze”) si propone di far interagire,con la dovuta
attenzione per la sicurezza personale, combattenti di diverse discipline
sportive definibili in maniera generica come “arti marziali” prediligendo
tuttavia lo scambio tra combattenti armati. Il SAC vuole essere motivo di
reciproco scambio di esperienze marziali anche molto differenti,
opponendo praticanti di discipline marziali distanti secoli, o migliaia di
chilometri, tra di loro.
Nell’ottica dei fondatori, un Kendoka può benissimo
praticare dello sparring con uno schermidore di striscia, fioretto, spada a una
mano e mezza e qualsiasi altra arma si ritenga opportuna, sempre che questa sia
un arma convenzionale, non da fuoco o funzionante tramite meccanismi propulsivi
di qualsiasi tipo. La limitazione vale anche per le armi da getto (giavellotti,
iacule, eccetera) utilizzabili unicamente senza che vengano lanciate.
I combattimenti vengono decisi in base alle intenzioni dei
duellanti. Si decide il livello di contatto da praticare, il livello di
protezione richiesto, nonché la qualità dell’arma da utilizzare, sia essa un
simulacro ottuso, o un arma da allenamento. Sono vietate le armi “proprie”
ovvero le lame affilate di qualsiasi tipo, o con una punta che non sia meno
sagomata della curvatura di una moneta da 1 euro.
Il combattimento deve essere vissuto come motivo di
accrescimento per entrambi i contendenti, non come una sfida per decretare
“l’arma migliore” o il combattente/stile più bravo/efficace. L’agonismo, le
dispute personali, la competizione e tutto ciò che può rendere il combattimento
più che un libero “scambio amichevole di conoscenze” va escluso a priori.
Resoconto
In quel di Firenze,
nell’ormai abituale parco, presso il cosiddetto “Quercione” si è svolto il
secondo incontro di SAC tra Marco, detto “Collins” e Alessandro (ovvero il
sottoscritto), noto “Lessà”.
L’occasione per
l’incontro è stata la manifestazione organizzata per i “giochi di Carnasciale”,
nell’allegra aria di festa della manifestazione io e il buon Collins ci siamo
defilati per un po’ di tempo onde poter provare in tranquillità i nostri
rispettivi giocattoli metallici. Io per ristrettezze di equipaggiamento ho
potuto utilizzare solo la mia spada ad una mano e mezza della Kovex, escludendo
l’uso del falcione medioevale per ovvi limiti di distanza di utilizzo, e di
spada e scudo (triangolare) per ovvie questioni di contatto fisico, dovuto
principalmente alla mia mancanza di protezioni (caschetto da scherma) adeguate.
Pur avendo a disposizione un intera armatura medioevale del 1380, ho preferito,
concorde con Marco (Collins), di schermare (anche vista la mia totale
inesperienza in fatto di SAC) con colpi controllati, o al massimo, al tocco.
Modalità per me già familiari in quanto reduce da diversi anni di combattimenti
scenografici “controllati”. Il combattimento è stato proficuo sotto diversi
aspetti. Marco ha utilizzato tre armi diverse per un numero identico di
scontri. Due Spade a due mani di diversa fattura e una spada da lato con main
gauche. Io ho opposto sempre la mia una mano e mezza, variando semplicemente
nell’eliminazione del gambesson al secondo incontro, vista l’assoluta sicurezza
con cui Marco controllava i colpi e l’eccezionale onestà con cui segnalava di
aver ricevuto un colpo. Spero di aver fatto altrettanto, anche se (forse dovuto
al fatto che io non sia solito praticare questo tipo di "contatto"
schermistico) ammetto di non essere stato abbastanza “sveglio” da segnalare con
i giusti modi quando Marco entrava nella mia guardia, sostanzialmente
lasciandomi alla sua mercé. Il primo combattimento, con spada a due mani versus
spada ad una mano e mezza è risultato abbastanza equilibrato. Assolutamente
eccezionali le movenze di Collins, elegante da vedere, e molto sicuro nei
movimenti. Impacciato dal gambesson e limitato dalle mittene, ho cercato di
contrastare il gli attacchi con pochi e semplici colpi, senza lasciare troppo
spazio alle varie poste insegnate dal Flos.
Il secondo incontro
si è svolto più o meno allo stesso modo del primo. Collins stavolta ha
adoperato la seconda tipologia di spada a due mani, volendone saggiare la
resistenza. Per quanto riguarda le impressioni sulla resa dell’altra spada a
due mani lascio che sia lui (ovviamente) a parlarvene. In questo secondo round
ho voluto liberarmi dal gambesson, rimanendo praticamente in camisia, vista la
tipologia di contatto assolutamente adeguata. Purtroppo (o per fortuna) ho
tenuto i mitteni (in quanto fissati per il torneo di scherma ai guanti
imbottiti con dello scoch idraulico), che hanno continuato a bloccarmi i
movimenti dei polsi. Acquisita maggiore sicurezza rispetto al primo incontro,
ho iniziato a ragionare, rispolverando le varie poste e contro poste da
utilizzare in base alle diverse situazioni cui Collins mi poneva di fronte.
Coda lunga distesa, posta lunga, posta breve, dente di cinghiale, posta di
donna altera, vera finestra. Ho cercato di ribattere alle particolari poste che
mi si presentavano (e che non conoscevo minimamente) cercando di assimilarle a quelle
a me note, classificandole in base alla distanza con cui entrare o allontanarmi
e cercando di provocare a mia volta (es. donna altera oppure coda lunga
distesa). Tra tutti è stato lo scontro più “meditato” e forse che mi ricordo
meglio della giornata.
Il terzo incontro ha
opposto la mia ormai abituale una mano e mezzo contro la spada da lato e il
pugnale di Collins. Qua non c’è stato gioco alcuno per me e il mio spadino.
Personalmente è stato come subire decenni di storia sulla propria pelle in pochissimi
secondi. Mi sono sentito come il cavaliere in pesante armatura demolito da una
schioppettata. Inerme anche per la mia quasi assoluta ignoranza in fatto di
punte (vietate nei tornei in armatura) non sono riuscito a sfiorare Collins
manco una volta. La spada da lato, combinata alla main gauche e alla sua
straordinaria coordinazione mi tenevano a distanza, Collins mi spostava la
spada con il pugnale nel caso in cui cercassi di entrare, e con la sinistra
andava a segno. In più occasioni, se fosse stato un duello reale, sarei morto
stecchito.
La giornata si è
conclusa con una bella foto ricordo e l’augurio di rincontrarci quanto prima.
Personalmente ogni incrocio di lama è stato motivo di crescita personale e uno
spunto per affinare il mio stile. Un esperienza quanto mai utile e formativa,
che ha contribuito ad accrescermi enormemente, sia sotto il profilo di
combattente, che sotto il profilo più puramente umano.
Grazie di tutto
Marco!
A distanza di diversi
anni dalla sua creazione, pur essendosi svolto solo il secondo incontro, il
S.A.C. continua ad esistere, sempre vitale come in origine, con tutta la sua
carica di amicizia, impegno e dedizione per lo sport che lo ha contraddistinto
sin dall’inizio.
Nelle giornate di sabato 12 e domenica 13 novembre 2011, nell'incantevole cornice dei giardini pubblici di Cagliari (adiacenti alla Galleria d'Arte comunale) sarà possibile visitare gratuitamente, la VI edizione del "Torneo del Liofante" manifestazione che si svolge ormai ininterrottamente nel periodo invernale da ben sei anni. L'associazione Cagliaritana "Memoriae Milites", con la collaborazione dei gruppi "Le Quattro Porte" di Cagliari e i "Sagittarii Vagantes" di Iglesias darà vita ad un vero e proprio torneo medioevale. Con combattimenti alla lama bianca e battagliole tra diverse fazioni. Occasione (come era al tempo) non solo di scontro, ma sopratutto di incontro, il torneo sarà animato anche da tutta una serie di banchetti espositivi ricostruiti da i tre gruppi di rievocazione storica. Tintori, fabbri, ceramisti, scultori, giocolieri e via elencando vi mostreranno le modalità e le attrezzature con cui si lavorava nel medioevo. Il mestiere delle armi invece darà il suo massimo nella giornata di Sabato, con l'organizzazione del torneo, e la domenica mattina con le battagliole. La manifestazione si concluderà domenica pomeriggio (salvo condizioni metereologiche avverse) alle ore 15:00.
"Arti marziali" è un termine che rievoca (nella maggior parte delle persone) in modo più o meno generico film di Bruce Lee, Jackye Chan,Jet Lee et similia. Molti non sanno tuttavia che questo termine comprende qualsiasi tecnica di combattimento inventata da mente umana, sia orientale che occidentale.
Visto e appurato che il sottoscritto vive in Sardegna, Italia, la sfera di influenza in cui ricadiamo è quella cosidetta "occidentale". Ma non si cada nel facile errore di solcare un limite geografico immaginario tra Est e Ovest e considerare tutto quello aldilà della linea "kung fu e calci volanti" e quello al di qua "fagioli, Bud Spencer e Terence Hill". Nelle filippine (estremo Oriente dunque) ad esempio è praticato il Kali, o l'Escrima (o Arnis de mano), che risulta essere una commistione di arti marziali Spagnole ed Italiane innestate su un ceppo indigeno propriamente orientale.
Anzitutto il mondo occidentale può vantare una tradizione millenaria quasi quanto quella orientale.
Seconda cosa, le "nostre" arti marziali non si limitano ai cazzottoni onomatopeici ( "SPAM" "SPIM" "SBUFF" ) dei bellissimi (sic.) film della mitica coppia di Trinità.
L'arte di combattimento in armis e sine armis dell'occidente affonda le sue radici nella scherma di spada e scudo delle popolazioni italiche, nei combattimenti con lancia e alabarda dei fanti di linea, nei duelli tra armigeri e cavalieri del medioevo, sino ad arrivare ai giorni nostri, con la sciabola e il fioretto, o un più classico bastone da passeggio!
La cosa però su cui voglio porre l'attenzione è che a differenza delle arti orientali (ma anche lì non è sempre stato così) la scherma che il Fiore mette in gioco non ha avuto soluzione di continuità dal passato ad oggi.
Spieghiamoci meglio.
La nostra tradizione, è vero, si è tramandata in modo più o meno immutato sino all'inizio del '900.
Inoltre i movimenti che il fiore descrive per la prevedibile macchina umana son sempre gli stessi. Questo vale sia che si parli di scherma o di kung fu. Equilibrio, footwork, leve articolari, c'è sempre una base comune dettata appunto dalla nostra anatomia e da principi fisici elementari (statica, forze opposte, leve).
Consideriamo tuttavia che una sciabola non è una spada a due mani, e che un cornoler non è una spada ad una mano.
Quindi?
è molto semplice, le tecniche di spada ad una, una e mezzo e due mani non sono state tramandate direttamente sino ai giorni nostri. Questo è naturale, erano armi ormai obsolete e sono state scartate, qualcosa è rimasta nella scherma da bastone, non tutto ovviamente. Un bastone non ha una guardia a croce, un bastone non ha un filo, un bastone NON è una spada.
Dunque ogni istruttore che dice di essere "il solo maestro di scherma occidentale affidabile" va visto con un certo disincanto, perchè nessuno ha imparato niente da un maestro discendente da una secolare tradizione di "maestri". Tutti hanno interpretato.
Per questo il titolo del post.
Il fiore è un manuale altamente soggettivo.
Una delle immagini più rappresentative del Flos Duellatorum
Un esempio.
Da poco stavamo provando con alcuni fratres diversi "passi" del celeberrimo trattato.
Giunti ad un "gioco largo", son iniziate a presentersi alcune difficoltà.
alcuni lo ricordavano in un modo, altri in un altro (da specificare che il ricordo era sempre un interpretazione soggettiva di anni addietro).
Fattostà che mentre eseguivamo il colpo qualcosa non tornava. Il gioco riusciva benissimo, l'unico problema era il manuale. L'illustrazione sembrava fare qualcos'altro.
Eravamo noi che stavamo sbagliando?
Osservando attentamente il manuale abbiamo notato che l'illustrazione era impossibile per come era impostata.
L'uomo con corona, ovvero chi esegue la tecnica, sembra avere la spada esternamente a quella dell'avversario. Assurdo.
Notiamo la lama, quando una persona qualsiasi disegna una corda sopra un altra corda (un bastone, un coltello, ecc) sa benissimo che se mette una delle due sopra l'altra sovrapponendo o continuando il segno, uno dei due oggetti sarà convenzionalmente "sotto" e l'altra "sopra".
Osserviamo l'immagine. non è forse così?
Questo tuttavia non è possibile, se fosse realmente così il gioco non avrebbe senso, la spada che impugnamo deve opporsi alla lama avversaria, non stare sopra, in ultimo piano nel disegno, altrimenti non assolve il suo scopo. L'avversario è già "dentro" e potrà tagliuzzarci come meglio crederà.
Qual è la soluzione al problema?
Durante l'allenamento (per semplice esperienza di disegnatore) ho pensato che il nodo fosse nel disegno stesso. Lo scritto era comprensibile, il disegno no.
I punti nodali dell'interpretazione
Allora il problema era nel come il Fiore aveva disegnato le spade. Si?
No, sbagliato!
Tornato a casa (precisamente ora) ho notato che il problema non sono le spade, il problema è sempre il disegno appiattito sul foglio, che non permette di capire la profondità dello scontro e quindi la posizione degli avversari... MA
Guardiamo i piedi!
Il piede destro della "testa coronata" è spostato in dentro rispetto a quello di chi attacca. Tutto cambia.
Sarebbe bastato che il fiore avesse disegnato la spada "sopra" il corpo dell'avversario che si sarebbe capito subito cosa voleva "dire". Invece la soluzione era nella posizione dei piedi, che nessuno ha pensato di guardare. Errore madornale.
Ne risulta quindi che l'uomo con corona è spostato più in fondo di quello che attacca, (nel disegno con la spada a metà altezza) che risulta più "verso chi osserva".
Chi difende quindi (a sinistra nel disegno) sta attuando la contromossa al maldestro attacco dell'uomo di destra, il disegno è congelato nel momento in cui il coronato ha appena parato e sta entrando nella guardia avversaria, momento che seguirà subito nel disegno seguente.
Sarebbero bastate semplici accorgimenti per rendere questo disegno comprensibilissimo. Tre disegni per far capire come eseguire la sequenza.
Di tutto ciò il fiore non ha fatto ne l'uno ne l'altro.
Ecco che semplicemente allungando la spada dell'avversario viene accentuata la prospettiva.
Ecco perchè il suo manuale è così dannatamente soggettivo e ognuno può dirvi che ciò che state facendo è sbagliato (ed è vero l'esatto contrario).