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sabato 19 agosto 2017

Conferenza I GUERRIERI di MONT'E PRAMA - Porto Torres 26/08/17



Sabato 26 Agosto 2017, presso l'area archeologica della Necropoli Romana di Porto Torres (via Livio 53), sarà presentato il libro di Alessandro Atzeni "GHERRERIS: Dai bronzetti alle statue di Mont'e Prama", una conferenza organizzata da PIETRINO SECHI della fondazione VIA LIBIO 53.
La serata si svolgerà in tal modo:

18:30
Visita al complesso monumentale, con le tombe ipogeiche ad Arcosolio di epoca Romana.

19:30 
Conferenza riguardo il libro di A. Atzeni, con esposte le scoperte più importanti: Il guantone armato dei "Gladiatori" di Mont'é Prama, ed altre interessanti ipotesi al riguardo.
Saranno inoltre presenti diversi manufatti ricostruiti, oltre ad un figurino di guerriero in scala 1:1.

20:30
Aperitivo finale.


Non mancate! 



lunedì 19 dicembre 2016

Gherreris: dai Bronzetti alle Statue di Mont'e Prama



"Gherreris è il frutto di uno studio decennale sulla bronzistica e sulla statuaria nuragica,basato su un moderno approccio alla materia attraverso tecniche multidisciplinarie ricostruttive, che coniugano lo studio delle fonti archeologiche, la praticadelle arti marziali storiche, la rievocazione e l’archeologia sperimentale.Attraverso un percorso strutturato in agevoli capitoli espositivi vengono esaminatee descritte minuziosamente tutte le varie e differenti componenti delle armature edelle armi dei guerrieri nuragici, analizzate sulla base di un attento studio dei bronzettie dei Giganti di Mont’e Prama e attraverso la ricostruzione e l'utilizzo pratico ditali reperti da parte di esperti marzialisti certi cati e di cultori della materia.Alla luce di questa peculiare metodologia di ricerca, vengono presentate una seriedi teorie innovative riguardanti l'interpretazione delle minute statuine nuragiche inbronzo e dei Giganti scolpiti nella pietra, approdando a interessanti e a ascinanticonclusioni sull’identità delle gure rappresentate: capi, guerrieri, eroi, gladiatori ovittime sacri cali?"

Così si legge sulla quarta di copertina del mio primo libro come unico autore. Ormai sono più di dieci anni che mi dedico allo studio dell'affascinante civiltà nuragica, e pur avendo già partecipato come coautore ad altri libri prima di questo, o a numerosi articoli, questa è la mia prima monografia.

Chi sono io?

"ALESSANDRO ATZENI (Cagliari, 1986). Laureato in Scienze Naturali, con un’innovativa tesi sperimentale dal titolo Dal combattimento alla lesione, ricerca di indicatori in resti scheletrici di Età nuragica, de nita dall’archeologa Anna Depalmas come pioneristica, è autore di numerose ricerche pubblicate su riviste regionali e nazionali, e coautore di diversi libri di archeologia nuragica (della stessa casa editrice: Gigantes de Perdas. I nuraghi: templi della luce, 2016). Impegnato da anni nell'ambito della rievocazione storica con l’associazione “MEMORIAE MILITES” di Cagliari, si occupa della divulgazione della Storia della Sardegna, mostrando in particolare gli antichi sistemi di fusione e lavorazione del bronzo. Praticante di arti marziali storiche occidentali, ha conseguito il titolo di istruttore UISP di tiro con l’arco dinamico. Vive attualmente in Gran Bretagna, dove continua a svolgere le sue ricerche."

In questa breve biografia sono state riportate solo alcune delle attività che ho svolto in questi anni e che mi hanno condotto alla stesura di questo libro. Non è citata ad esempio la scoperta di una tomba dei Giganti non censita in agro di Qurtu S. Elena, ora conosciuta come "Tomba dei Giganti di Niu Crobu". Appena accennato, per ovvi limiti di spazio, l'impegno che ho profuso in anni di fusioni sperimentali del bronzo e della forgiatura del ferro, durante manifestazioni di rievocazione storica o giornate di archeologia sperimentale presso associazioni riconosciute a livello nazionale. Sono stato uno dei primi in Sardegna, se non il primo, sin dal 2009 ad aver ricostruito dei mantici funzionali per la lavorazione dei metalli secondo metodologie sperimentali, e ad aver eseguito numerose fusioni, utilizzando semplicemente mantici, carbone di legna e pochi altri strumenti rudimentali. Un'esperienza che mi ha condotto infine a sperimentare anche la lavorazione del vetro con metodologie preistoriche. Assieme ad il lavoro sperimentale ho eseguito assieme agli amici della Nuragic Foundry, centinaia di fusioni "industriali", dimostratesi di enorme utilità nella comprensione delle ormai scomparse procedure di fusione del bronzo dell'epoca preistorica. Di notevole rilievo l'attività di divulgazione e sperimentazione svolte in questi dieci anni con l'associazione culturale Memoriae Milites di Cagliari, presso la quale ho svolto anche conferenze, dimostrazioni pubbliche in eventi come "Monumenti Aperti", didattica al pubblico e presso le scuole elementari, medie e superiori, relative ai tre principali periodi della storia della Sardegna: Nuragico, Romano e Medioevale. Con la stessa associazione è rimarchevole l'impegno profuso nello studio e la diffusione della scherma storica, disciplina che mira allo studio marziale e sportivo degli antichi metodi di combattimento armato o meno della storia europea. Combattimento in armatura o senza armatura medioevale, combattimento dell'esercito romano e dei gladiatori, ed infine la riscoperta del combattimento nuragico della fine dell'età del bronzo, come poteva essere svolto dagli uomini dei bronzetti. Si è dimostrato estremamente utile, a tale scopo, il diploma di istruttore di tiro con l'arco dinamico UISP, che mi ha dato le nozioni basilari per la comprensione di come agivano e si muovevano gli arcieri in antichità, durante la caccia come in battaglia e in guerra. Tutte le nozioni apprese, gli anni di sperimentazioni e ricostruzioni, sono infine confluiti in questo tomo, iniziato agli albori di questo mio personalissimo cammino, e ora pubblicato dalla casa editrice Condaghes, con il titolo "Gherreris: dai bronzetti alle statue di Mont'e Prama".

Alcune delle diverse attività svolte negli anni: fusione del bronzo con metodi preistorici (Gremanu, ArcheoFonni 2014) foto di Nicola Castangia. Al lato manichino con equipaggiamento ricostruito dall'autore (N.ghe S. Barbara di Villanova Truschedu, 2014), pugnale gammato e spada in bronzo realizzate in collaborazione con "The Nuragic Foundry".

Altri esempi di attività svolte: didattica presso il castello di Salvaterra, Iglesias, 2014, manifestazione Sardinia Historica, foto di Francesco Caocci. A destra: dimostrazione di combattimento non preparato tra guerrieri nuragici. Bastia, Corsica, Giornate Nazionali dell'Archeologia (Francia 2015).


Di cosa parla il libro?

Nato inizialmente come uno studio sulle armi e sulle armature dei guerrieri nuragici, dove analizzavo le modalità di combattimento dei guerrieri, il testo ha subito delle profonde modifiche ed una sua propria evoluzione. Cos'ha questo libro di diverso da altri testi simili, prodotti da ben più illustri e titolati addetti ai lavori? Anzitutto ho cercato di rendere il testo fruibile a qualsiasi livello di studio, tale che anche i meno avvezzi possano leggerlo con facilità. Inoltre, il principio basilare che ha permesso la realizzazione di questo testo è la sperimentazione. La fusione del bronzo, la scherma e l'arceria, come il pugilato antico, il combattimento di bastone e l'uso di altre armi sono tutte discipline in cui io e i miei collaboratori abbiamo studiato e praticato per anni. Niente è stato improvvisato sulla base dell'entusiamo o di un eccessiva sicurezza di sé. Ogni ipotesi di combattimento, arma, pezzo di equipaggiamento ed armatura è stata analizzata e utilizzata con l'occhio critico del costruttore e del praticante. Un metodo apparentemente semplice ma abusato, specialmente di questi tempi, in quanto richiede onestà intellettuale, tempo e denaro. Specialmente il tempo: anni di pratica e studio non sono facilmente accumulabili da studiosi improvvisati o dilettanti.
Con il tempo appunto questo studio enorme ha subito dei mutamenti, nuovi stimoli e nuove soluzioni.
Le conclusioni a cui sono approdato, riportate con scientificità nel testo, hanno la presuzione di offrire una nuova chiave di lettura, verificabile pragmaticamente, alla misteriosa e forse non proprio "pacifica" civiltà nuragica.

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Link alla pagina della casa editrice
Link alla pagina del libro nel mio sito web "Sardinian Warrior"



martedì 7 agosto 2012

Acquisti

Negli ultimi tempi gli allenamenti di scherma medioevale con i miei fratres della Memoriae Milites sono decisamente passati ad un livello superiore, per cui è stato necessario tenermi aggiornato con i "libri di scuola" da cui studiare. Tipico del mio carattere, non ho resistito a prendere anche altri libri di carattere schermistico, più un libro di armature romane a cui ho sempre fatto "la posta".

Quattro libri da non meno di venti euro l'uno. Sono pazzo lo so.
Visto che non mi piacciono i post brevi commenterò singolarmente ogni pezzo che ho comprato.
Fa eccezione il Flos, su cui mi sono già espresso in passato, e che sinceramente ora non necessita
commento ulteriore. Ogni cosa a suo tempo. Lasciamolo far capolino sotto tutti gli altri libri, con i suoi fogliettini e i vari segna pagina di cartaccia che sbucano fuori confusamente.

Parto subito con il libro di Silvano Mattesini. "Le Legioni Romane, L'armamento in mille anni di storia". Non eccessivamente costoso, (35,00 euro) il libro è ricchissimo di immagini di reperti originali, disegni e armature ricostruite dall'autore (alcune veramente bellissime). Sono un po' critico verso alcune ricostruzioni, ormai superate (il libro è del 2006) e verso alcune denominazioni presenti nel libro, oltre che alcuni pezzi (non ricostruiti ma acquistati) errati per alcuni dettagli minimi (elmi corinzi con i fori aurali e via dicendo). Tuttavia è un libro che ha fatto storia. Le citazioni dagli autori latini sono utilissime e coinvolgenti. Da avere assolutamente.

"L'arte cavalleresca del combattimento", di Filippo Vadi, a cura di Rubboli e Cesari. (20,00 euro)
Il libro presenta centralmente le tavole a colori del testo originale, fondamentali per l'interpretazione delle tecniche. I due studiosi, grazie al loro background marziale e biografico ben riescono a comunicare al lettore i movimenti da fare per eseguire le tecniche.
Il libro presenta gli stessi difetti a cui (personalmente) è legato il Flos nella versione dei due autori, le immagini sono separate dalle spiegazioni scritte ed è difficoltoso passare dall'una all'altra. Purtroppo
questo è un problema a cui gli autori spesso devono piegarsi, per motivi essenzialmente legati al modo in cui si stampa un libro.

"Opera Nova" di Antonio Manciolino, a cura di Rubboli e Battistini. (29,00 euro)
Il libro sopperisce al punti previamente citato. Le immagini in bianco e nero stavolta sono inserite nel testo, cosa che rende la lettura decisamente più facile. Numerosissimi i paragoni con altri manuali e altre modalità di combattimento similari a ciò che illustra il Manciolino. Non l'ho ancora letto con
attenzione, ma l'impressione è stata subito positiva.

"La Bottega dello storico. Le metodologie della ricerca nella scherma storica", a cura di Francesco Lodà. (20,00 euro)
Il libro risulta essere una raccolta di diversi scritti redatti da diversi studiosi di scherma storica operanti attualmente in Italia. Molto interessanti i temi trattati. Ostico per i novizi. Solo per veri interessati.

giovedì 17 febbraio 2011

Incontro con GORDON RUSSEL, alias DARIO BATTAGLIA

lunedì 21 febbraio · 18.00 - 21.00
Salotto delle Messaggerie
Dal set del film "Il Gladiatore" di Ridley Scott con Russell Crowe, arriva a Sassari IN ESCLUSIVA l'autore dei famosi libri sull'Antica Roma e sui gladiatori: lunedì 21 febbraio alle ore 18 avremo l'opportunità di conoscere Gordon Russell (alias Dario Battaglia), autore noto a livello mondiale.
Introdurrà l'incontro Massimiliano Schirru dell'Associazione "Ad Signa Milites".

INGRESSO LIBERO
Info sull'autore:

Dario Battaglia è esperto di archeologia sperimentale e di ricostruzione empirica di tutte le discipline del mondo circense, atletico e militare dell'antichità greco-romana. Ha inoltre ricostruito le tecniche del pugilato etrusco e della gladuatoria romana. Ha collaborato con il museo Kunst und Gewerbe di Amburgo e con i musei di Colonia e di Rosenheim, in Germania, con il museo di Helenaveen, in Olanda, con il Roman Legionary Museum, in Gran Bretagna, con il Museo de Historia de Terragona, in Spagna, nonché con numerosi musei e istituti universitari italiani. Ha collaborato con Ridley Scott per le riprese del noto film "Il gladiatore", realizzando combattimenti di gladiatori davanti al Colosseo.
È inoltre collaboratore di programmi Rai e Mediaset come "Super Quark" e "Ulisse".

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giovedì 9 settembre 2010

Gambesson contro ogni logica.


Come ogni rievocatore ed appassionato che si rispetti, anche il sottoscritto ha una piccola biblioteca personale da consultare ogni tanto.

In questa biblioteca c'è anche un volume, abbastanza buono, con diversi spunti per rievocatori in erba.
Trattasi di una simpatica guida fotografica sul vestire medioevale. Principalmente tratta del 1400, ma c'è anche qualche paginetta dedicata al 1000 e al 1200-1300 (quest'ultimo di particolare interesse per il sottoscritto).

Mentre leggevo alcuni "estratti" ho notato qualcosa di assai singolare.

Senso? Nessuno!

Come possiamo vedere in foto, il fante qui raffigurato indossa una cotta di maglia SOTTO (!) il suo gambesson (o aketon... o giubba d'arme o chiamatela come volete!).
Ma la cosa più tremenda è che quest' anomalia viene ripetuta anche nel commento alla foto!

Brivido e raccapriccio! Pensavo in un errore nella foto...e invece!


Ora: ragioniamo.

Il gambesson è una protezione "morbida" in materiale tessile, che ha il principale scopo di attutire le botte ricevute in combattimento (ma non solo). Immaginatevi di vestire una cotta metallica sul vostro braccio. Chi si nutre di film e videogiochi probabilmente penserà che in questo modo il braccio sarà virtualmente indistruttibile.

Sfortunatamente non è così!
L'energia cinetica sprigionata da una lama (o peggio, da una mazza ferrata!) "lanciata" contro il vostro braccio sarebbe talmente elevata da spezzarvelo di netto.
Questo video è abbastanza esplicativo, pure stiamo parlando di una corazza, e non di una "morbida" cotta di maglia!



Subentra allora il gambesson! Questa protezione non è solo "accessoria", cioè da indossare o meno (a piacimento), bensì fondamentale!
Moltissime rappresentazioni del periodo mostrano i fanti più umili indossare principalmente gambesson, cosciali, cuffie imbottite et cetera in mancanza di meglio.
Certamente, se al poveraccio di turno fosse capitato un elmo fra le mani, l'avrebbe indossato senza pensarci!
In mancanza d'altro utilizzavano la base, ovvero queste protezioni morbide, che tralatro hanno una storia di quasi 3000 anni, visto che ne è testimoniato l'uso fin dall'antico Egitto, con una continuità che va dal medioevo al 1900!
Un particolare dalla Bibbia Maciejowski.

Inoltre le sperimentazioni hanno dimostrato che una freccia, o una lama, non riesce a penetrare una protezione tessile, se non con grande sforzo. La punta della lama viene come "imprigionata" dalla fitta rete del tessuto (ovviamente più la trama è fitta, meglio è) come un pallone sparato dentro una porta di calcio.
Immaginatevi dunque una punta metallica (freccia, pugnale, spada) contro una cotta di maglia. Ovviamente la punta (sottile) attraverserà la cotta quasi senza intaccarla, passando tra le aperture delle anelle (diverso è per una lama dalla punta più larga) forse anche riuscendo ad allargarle, spaccandole (si parla di cotte rivettate).
Appare dunque evidente che il vero lavoro (sia che si parli di una cotta di maglia celtica, romana o medioevale) viene svolto dal gambesson-subarmalis!
La cotta ha il semplice scopo di fornire un "rivestimento" metallico alla protezione tessile, impedendo che questa venga tagliata (questo è possibile!) da una lama affilata usata di taglio anzichè di punta!

Quindi, che senso ha indossare la cotta SOTTO il gambesson?
Nessuno a parer mio!

Da un punto di vista "rievocativo" (molto facilone effettivamente) è meglio procurarsi quanto prima la cotta di maglia, per avere "l'aspetto" giusto.
Ma se parliamo di utilità (combattimento) ovviamente è preferibile avere prima il gambesson, anche perché effettivamente si faceva proprio così!
Come spiegare questo errore considerevole (in un libro abbastanza buono?)?
Penso che il modello abbia prima indossato la cotta, per poi aggiungere il gambesson, magari per fretta, o chessoaltro. Magari non si rendeva conto di quello che stava facendo.
Altrimenti... che senso avrebbe?

Lasciate un commento, scrivetemi cosa ne pensate... i miei post servono anche a questo, a farmi notare i miei errori. Nella vita non si smette mai d'imparare.

Salude e alla prossima!