Terzo capitolo dell'Audiolibro sulla scia del Pocast "Cronache di Archeologia", puntate speciali: "Dal Combattimento alla Lesione" (Lettura della mia vecchia Tesi Triennale). Capitolo 3: Il milite di Orgugliosu.
In questo terzo episodio continuiamo il nostro viaggio all'interno del mio lavoro di ricerca, andando ad analizzare direttamente il terzo capitolo della mia tesi di laurea.
Ci troviamo nel pieno del 1353, un momento cruciale in cui la Sardegna è sconvolta dai violenti scontri tra gli Aragonesi e il Giudicato di Arborea guidato da Mariano IV. Le fonti storiche dell'epoca ci raccontano della presa e della distruzione del fortilizio, e l'archeologia ha confermato questi eventi regalandoci la sepoltura fortuita di questo combattente, rimasto sepolto sotto il crollo delle murature dell'ingresso proprio durante quelle fasi concitate.
Secondo capitolo dell'Audiolibro sulla scia del Pocast "Cronache di Archeologia", puntate speciali: "Dal Combattimento alla Lesione" (Lettura della mia vecchia Tesi Triennale). Capitolo 2: Una Storia di Violenza.
Primo capitolo dell'Audiolibro sulla scia del Pocast "Cronache di Archeologia", puntate speciali: "Dal Combattimento alla Lesione" (Lettura della mia vecchia Tesi Triennale). Capitolo 1: Umanità Violenta.
Un sabato pomeriggio, a Siddi, per festeggiare il patrimonio culturale unico della Sardegna, con la presentazione del nuovo documentario, tradotto in italiano: “Sardegna, una civiltà misteriosa”, con workshops e presentazioni scientifiche.
Sabato, 11 giugno 2026, 16.00-20.30 Ex-pastificio Puddu, Siddi
Primo intervento: Alle origini del fenomeno nuragico: il ProgettoPran’e Siddi (Dottor – PhD- Emily Holt)
Il nuraghe arcaico Sa Conca ‘e Sa Cresia fa parte, insieme ad altri quindicinuraghi e alla ben nota tomba di giganti di Sa Domu ‘e S’Orku, del sistemainsediativo della Giara di Siddi. A partire dal 2009, Sa Conca ‘e Sa Cresia è statoal centro del progetto internazionale di ricerca Pran’e Siddi Project. Gli scavicondotti presso questo imponente edificio hanno restituito migliaia di manufattiriferibili a cinque fasi di occupazione datate al radiocarbonio, e includonoceramiche, strumenti in pietra, ossa animali e alcuni frammenti di bronzo. Leindagini di scavo in corso, riprese nel 2022 e integrate da nuove analisiscientifiche, rappresentano un nuovo e inedito contributo alla storia delle primecomunità nuragiche.
Workshop (in contemporanea). Mostra e racconta! Alessandro Atzeni(archeologo specializzato)Seguendo la tradizione americana dello ‘show and tell’ (mostra e racconta)proponiamo in questo workshop una serie di oggetti (riproduzioni) di manufattipreistorici e protostorici tratti da originali esposti nei vari musei della Sardegna,spaziando dal neolitico al periodo fenicio-punico, variando da manufattiricostruiti artigianalmente a copie realizzate mediante stampante 3D. Glispettatori potranno osservare le diverse ricostruzioni e la storia dietro ognisingolo oggetto. Spiegazione in italiano, bilingue (italiano e inglese) senecessario.
Workshop
Workshop (in contemporanea). “Storie di seta”, con Laura Dolp
Questo workshop invita i partecipanti a trasformare la seta grezza in filo. Dopouna breve dimostrazione, si potranno scegliere i colori ed i partecipanti potrannorealizzare un braccialetto da portare a casa. Vi invito a partecipare con me ad unpomeriggio di filatura e narrazione. Avete una storia da raccontare sul bisso (setamarina)? O sulla seta dei bachi da seta di Orgosolo? Oppure su altre tradizionitessili della vostra famiglia? La Sardegna offre una storia ricca e vibrante perun’artista come me che, con tanta passione, trae ispirazione da molte tradizioniseriche e diverse forme archeologiche. I materiali sono inclusi. Il workshop saràadatto a tutte le età.
Secondo Intervento: “La lunga storia del Pran’e Siddi”, con JuliaGustafson e Zach Griffith
Pran’e Siddi ha una lunga storia di frequentazione da parte delle comunitàumane che hanno abitato quest’area, risalente almeno al Neolitico. Parleremo deidiversi modi in cui la Giara è stata utilizzata e abitata, e dei periodi storici cheemergono con maggiore evidenza. Parleremo dei monumenti nuragici, dellastoria punica e romana, e dei periodi medievale e moderno.
Workshop (in contemporanea). Facciamo come gli archeologi! Lostaff junior del Progetto Pran’e Siddi
“Il nostro piano per la Festa di Archeologia Sarda prevede di presentare allacomunità un’esperienza interattiva e didattica, esaminando sia gli strumenti dilaboratorio che quelli di scavo. Abbiamo intenzione di avere strumenti come: unacazzuola, un piccone a mano, una spazzola, una freccia nord, uno spazzolino dadenti, un secchio d’acqua e un modulo di registrazione. Ogni strumento avràun’etichetta stampata con i nomi e una breve descrizione del suo utilizzo initaliano, inglese e sardo. Spiegheremo ogni strumento anche nel nostro miglioritaliano. La parte interattiva prevede il lavaggio di manufatti (non archeologici)con uno spazzolino da denti e una ciotola per l’acqua, per simulare le operazionidi uno scavo simulato. Il “finto scavo” utilizzerà un contenitore di plasticariempito con terre di diversi colori e manufatti (non archeologici) all’interno. Ipartecipanti metteranno in pratica attente strategie di scavo, raschiandodelicatamente il sedimento con un cucchiaio di plastica (come una fintacazzuola). All’interno saranno presenti artefatti (non archeologici), comequalcosa di colorato, che i partecipanti potranno scoprire e imparare a registrare.
Proiezione del documentario
Benvenuto del sindaco, Dottor Marco Pisanu, sull’importanza del patrimonioculturale della Sardegna.
Introduzione del documentario: Dottor Archeologo (PhD), Mauro Perra
Visione del documentario del Arte: Sardegna Segreta: il mistero deinuraghi
Discussione dell’importanza del documentario: Alessandro Atzeni
L’archeologo Alessandro Atzeni, da anni impegnato nella divulgazione scientificae nella promozione del patrimonio isolano, interverrà sul tema della cosiddetta“public archaeology”.
Conclusione: Saluti Istituzionali da parte del sindaco e dei relatori etermine della serata.
L'archeologia della Sardegna nuragica continua a presentare manufatti che, pur nella loro apparente semplicità, celano complesse sfide interpretative. Tra questi, le mazze nuragiche in pietra rappresentano un caso esemplare di oggetto la cui funzione specifica è ancora oggetto di dibattito scientifico. L'analisi tipologica e l'indagine delle tracce d'uso suggeriscono una pluralità di impieghi, che trascendono la mera ipotesi bellica per abbracciare contesti strumentali e pratiche artigianali.
Caratteristiche Morfologiche e Contesto di Ritrovamento
I manufatti noti come mazze nuragiche in pietra si presentano tipicamente come ciottoli fluviali o marini, spesso di forma sferica od ovoidale, che sono stati intenzionalmente modificati. La caratteristica distintiva è la presenza di una scanalatura perimetrale o di un profilo sagomato, chiaramente ottenuto tramite processi di percussione (bocciardatura), levigatura o scheggiatura controllata. Tale modifica suggerisce la volontà di facilitare l'applicazione di un manico, presumibilmente in legno, tramite legatura (per tale motivo sono anche dette "asce a gola"). Un esemplare ricostruito, basato su un modello da me studiato presso il Museo Archeologico di Cagliari, illustra efficacemente come questa scanalatura potesse servire da punto di fissaggio per una corda o un legamento vegetale.
Questi oggetti sono rinvenuti in una varietà di contesti nuragici, inclusi insediamenti e luoghi di produzione. La loro ubiquità e la diversità dei contesti di scoperta sono i primi indicatori di un potenziale ruolo all'interno della società nuragica.
L'Ipotesi Strumentale: Oltre l'Uso Bellico
L'aspetto più suggestivo delle mazze in pietra è la loro potenziale valenza come arma contundente. Tuttavia, un'analisi più approfondita delle tracce di usura e delle proprietà meccaniche dei materiali spinge a considerare un ruolo predominante come utensili.
Osservazioni dirette su reperti originali rivelano spesso scheggiature, micro-fratture e abrasioni localizzate, che sono incoerenti con l'uso ripetuto contro bersagli morbidi (come i corpi umani) ma pienamente compatibili con l'impiego su superfici dure. L'ipotesi che questi oggetti potessero fungere da mazze primitive per la lavorazione o la frantumazione della pietra guadagna credito. La loro massa, unita alla possibilità di essere inastate solidamente, avrebbe conferito una notevole energia cinetica all'impatto, rendendole efficaci per:
Frantumazione della Pietra: Utilizzo in cave primitive, per la rottura di blocchi di pietra più piccoli, oppure per la frantumazione e l'apertura delle spaccature nella roccia.
Martello: La presenza di un bordo più arrotondato su alcuni esemplari suggerisce un impiego come martello, utile per battere su una superficie più larga, come per frantumare i minerali. Tali asce nel resto del continente Europeo sono infatti spesso associate a contesti minerari. Questa funzione è in linea con la ricchezza della metallurgia nuragica tra la fine del Bronzo Medio e il Bronzo Finale.
Ergonomia e Manovrabilità
Un aspetto critico nell'analisi funzionale è l'ergonomia dello strumento. Le mazze nuragiche in pietra sono spesso di peso considerevole. Un utilizzo con una sola mano, come per una mazza da combattimento tradizionale di dimensioni ridotte, risulterebbe estremamente difficile e poco efficiente per un impiego prolungato. Questo suggerisce due scenari principali per la lunghezza del manico:
Manico Corto (Tipo Martello/Ascia): Se destinate a un impiego in cui è richiesta precisione e forza di impatto localizzata, un manico più corto (simile a quello di un martello) avrebbe garantito maggiore controllo e maneggevolezza. Il peso dell'oggetto sarebbe stato sfruttato per la percussione, non per lo slancio.
Manico Lungo (Tipo mazza da combattimento): Per un impiego che richiede maggiore portata o potenza d'impatto su un'area più ampia, la testa potrebbe essere stata montata su un manico molto più lungo, consentendo l'uso a due mani. In questo caso, lo strumento si avvicinerebbe alla tipologia di una pesante mazza primitiva, dove la massa della testa conferisce un'enorme forza distruttiva. Tuttavia, per un impiego bellico, oltre alla maneggiabilità, si porrebbe il problema della durabilità della testa in pietra in caso di impatti ripetuti e violenti.
Il Carattere Sperimentale dell'Interpretazione Archeologica
La determinazione univoca dell'uso di questi manufatti rimane una sfida. La loro natura polifunzionale, o la possibilità di adattamenti specifici per compiti diversi, rende difficile una classificazione definitiva. La ricerca archeologica moderna, inclusa l'archeologia sperimentale, è fondamentale per approfondire queste ipotesi. La creazione di repliche e la loro manipolazione in contesti controllati possono fornire dati preziosi sulle tracce di usura generate da diverse attività, contribuendo a discriminare tra le varie funzioni proposte.
Le mazze nuragiche in pietra sono molto più di semplici sassi modificati. Esse sono testimonianze dell'adattamento tecnologico e dell'ingegno delle popolazioni nuragiche, che seppero sfruttare le risorse litiche per creare strumenti efficaci per una gamma di attività, dalla lavorazione dei materiali all'eventuale impiego in situazioni di conflitto. Il loro studio continua a illuminare aspetti cruciali della vita quotidiana e delle capacità artigianali di questa affascinante civiltà: agli archeologi di oggi e di domani l'arduo compito di operare in una seria e attendibile catalogazione, sperimentazione ed interpretazione.
La domanda se gli esseri umani siano intrinsecamente violenti o pacifici è uno dei dilemmi più profondi e persistenti della filosofia e della scienza. È un interrogativo che sfida la nostra comprensione di noi stessi e del nostro posto nel mondo. Per cercare di fare luce su questa complessa questione, possiamo attingere a diverse discipline, dall'etologia alla paleoantropologia, esaminando sia il comportamento dei nostri parenti più prossimi nel regno animale sia le tracce lasciate dalle società umane più antiche.
Le Radici Biologiche: Uno Sguardo al Comportamento degli Scimpanzé
Quando si parla di aggressione nel mondo animale, gli scimpanzé (Pan troglodytes) offrono un punto di partenza illuminante. Condividendo circa il 92% del nostro patrimonio genetico, questi primati mostrano comportamenti che vanno ben oltre la difesa territoriale o la caccia per la sopravvivenza. Gli scimpanzé sono stati osservati ingaggiarsi in attacchi organizzati contro gruppi rivali, che possono portare a ferimenti gravi o alla morte. Questo tipo di violenza intraspecifica, non legata alla predazione, solleva interrogativi scomodi: se i nostri cugini evolutivi mostrano tali tendenze aggressive, è possibile che una predisposizione simile sia radicata anche nella nostra biologia?
Tuttavia, è cruciale non cadere nel determinismo biologico. Sebbene le predisposizioni possano esistere, il comportamento umano è profondamente modellato da fattori culturali, sociali e ambientali.
Il Dibattito Filosofico: Dal "Buon Selvaggio" alla Lotta per la Sopravvivenza
Il dilemma della natura umana ha radici profonde nella filosofia occidentale. Figure chiave dell'Illuminismo hanno offerto visioni contrastanti:
Jean-Jacques Rousseau proponeva il mito del "buon selvaggio", un essere umano fondamentalmente pacifico e virtuoso per natura, corrotto solo dalla società e dalle sue istituzioni. In questa prospettiva, la violenza è un'aberrazione acquisita.
Al contrario, pensatori come Thomas Hobbes argomentavano che, senza un'autorità centrale che imponga l'ordine, la vita umana sarebbe una "guerra di tutti contro tutti" (bellum omnium contra omnes), una condizione brutale e priva di morale. Per Hobbes, la civiltà e le sue regole sono necessarie per frenare le innate tendenze aggressive dell'uomo.
Queste diverse posizioni evidenziano la polarità del dibattito, che raramente trova una risposta semplice e universale.
Testimonianze dalla Preistoria: L'Arte Rupestre del Levante Spagnolo
Un contributo fondamentale alla comprensione di questi temi viene dall'archeologia e, in particolare, dallo studio dell'arte rupestre. Un "recente" lavoro intitolato "The archaeology of warfare strategies and prehistoric hunter-gatherer societies: A case study from the Spanish rock art of the South-East Iberian Peninsula" offre uno sguardo senza precedenti sulle dinamiche sociali e conflittuali tra il Mesolitico e il Neolitico nel Levante spagnolo.
Le pitture rupestri non sono solo espressioni artistiche; sono veri e propri documenti storici che rivelano aspetti della vita quotidiana, delle credenze e, sorprendentemente, delle pratiche belliche e rituali di migliaia di anni fa.
Strategie di Guerra e Gerarchie Sociali
Tra le scoperte più affascinanti, emergono rappresentazioni dettagliate di quelle che sembrano essere alcune delle prime manovre tattiche militari organizzate. In particolare, l'immagine di un'azione di aggiramento del nemico suggerisce una sofisticazione strategica inaspettata per le società di cacciatori-raccoglitori del Mesolitico. Questo implica non solo una capacità di coordinamento, ma anche una struttura sociale capace di organizzare tali operazioni.
Le scene di "danza della vittoria" o "combattimento rituale" sono altrettanto rivelatrici. Figure umane, spesso distinte da specifici attributi come copricapi o indumenti che potrebbero indicare un rango, danzano o esultano attorno a personaggi sconfitti o uccisi. L'identificazione di figure come "generali" o "comandanti" accanto a "soldati" più stilizzati suggerisce l'esistenza di gerarchie sociali e ruoli ben definiti all'interno delle dinamiche di conflitto. Resta aperto il dibattito se queste uccisioni fossero esecuzioni interne (per violazioni delle norme sociali) o il risultato di scontri con gruppi esterni.
Giochi, Rituali e il Confine con la Violenza Letale
Ancora più intriganti sono le raffigurazioni di arcieri che si affrontano in duelli, talvolta in scenari isolati. Queste scene potrebbero rappresentare:
Miti o Leggende: Racconti visivi di eventi eroici o fondanti.
Giochi Rituali: Competi che simulavano il combattimento, forse con regole che limitavano il danno letale. L'analogia con le osservazioni antropologiche di popolazioni in Nuova Guinea è lampante: alcune culture praticavano forme di combattimento rituale o giochi competitivi che, pur potendo causare ferite, non erano necessariamente intesi a essere mortali. L'influenza missionaria in queste aree ha talvolta portato alla sostituzione di questi giochi con attività meno violente, come il calcio, suggerendo la malleabilità culturale delle pratiche aggressive.
Forme di risoluzione dei conflitti non letali: È possibile che questi "giochi gladiatori" fossero un modo per risolvere dispute o stabilire gerarchie senza ricorrere alla guerra su vasta scala.
I "Pugilatori" di Monte Prama: Un Caso Mediterraneo
L'analisi di queste testimonianze preistoriche si collega anche a scoperte archeologiche di altre regioni, come i "pugilatori" di Monte Prama in Sardegna. Queste enigmatiche statue nuragiche, raffiguranti guerrieri con scudi e quello che potrebbe essere un pugnale inserito in un guanto rigido, sollevano domande simili sulla natura rituale o bellica dei loro combattimenti. La loro datazione (tra la fine dell'età del Bronzo e l'inizio dell'età del Ferro) suggerisce che le pratiche di conflitto e rituale avevano una lunga storia nel Mediterraneo.
Il viaggio attraverso il comportamento animale, la filosofia e l'archeologia ci porta a una conclusione complessa: la questione se gli esseri umani siano intrinsecamente violenti non ha una risposta semplice. Le evidenze suggeriscono che, sebbene possano esistere predisposizioni biologiche, la violenza e la guerra non sono inevitabili manifestazioni di una "natura" fissa. Piuttosto, sembrano essere strettamente intrecciate con l'organizzazione sociale, la cultura e i contesti specifici in cui le comunità si sviluppano.
Molti studi, inclusi quelli sull'arte rupestre citati, mostrano che diverse comunità preistoriche hanno affrontato e risolto i conflitti in modi disparati: attraverso la cooperazione, i rituali pacifici, la mediazione o, quando tutto falliva, la guerra. La capacità di scelta e adattamento, la malleabilità del comportamento umano in risposta alle pressioni sociali e ambientali, è forse la nostra caratteristica più distintiva.
La ricerca continua su queste antiche testimonianze non ci fornisce risposte definitive, ma ci offre strumenti preziosi per comprendere meglio le dinamiche che hanno plasmato la nostra specie e, di conseguenza, le sfide che ancora oggi affrontiamo nella costruzione di società più pacifiche.
Cosa pensate, come studiosi o appassionati, di questa complessa interazione tra biologia, cultura e comportamento nel definire la natura umana?