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martedì 20 dicembre 2016

I Gladiatori di Mont'é Prama

Di Alessandro Atzeni


Il bellissimo acquerello dell'Artista Guido Nieddu, commissionato dal sottoscritto sulla base delle evidenze emerse dalla mia ricerca (All Rights Reserved, qualcunque uso non autorizzato di tale immagine sarà perseguito a norma di legge).

Sono ormai passati diversi anni da quando ho iniziato a praticare la rievocazione, le arti marziali storiche e l'archeologia sperimentale. Più o meno dallo stesso tempo mi dedico allo studio della storia e dell'archeologia, in particolare della preistoria: età del bronzo e del ferro. La mia passione per il periodo nuragico è stata quindi inevitabile. Così forte da indurmi a scoprire una tomba dei Giganti non censita, regolarmente denunciata e accertata dalla soprintendenza, oltre che spingermi a scrivere due libri, in collaborazione con altri autori del G.R.S: Gruppo Ricerche Sardegna. L'ultimo libro, Gigantes de Pedras è edito dalla stessa case editrice che ha stampato il mio ultimo libro: Gherreris.  Sono ormai 10 anni o più che dedico il mio tempo allo studio di quest'era preistorica così importante per la Sardegna. La mia passione è stata così forte da spingermi a scrivere (nonostante studiassi scienze naturali) anche una tesi al riguardo in antropologia (potete scaricarla e leggerla tranquillamente cliccando sopra la scritta). Forse è stato questo miscuglio di elementi a creare il giusto ambiente per la scoperta di quanto andrò ad esporre in questo articolo.

L'impegno dell'autore nel volontariato culturale e nell'archeologia è stato tale da permettergli di scoprire (2013) assieme al collega S. Garau, una Tomba dei Giganti non censita in territorio di Niu Crobu (Quartu S. Elena), poi accertata come tale dalla soprintendenza.
È da quando sono state esposte al museo di Lì Punti a Sassari, che ho letto delle famose statue di Mont'é Prama nominate nel titolo. Durante la scrittura della mia tesi antropologica sono poi venuto a conoscenza degli inumati sepolti nella necropoli omonima. Mi sarebbe immensamente piaciuto poter studiare gli scheletri di quei guerrieri di quasi 3000 anni fa, ma naturalmente era un argomento oltre le capacità di un semplice studente universitario. I resti ossei, oltretutto, si trovavano conservati in un laboratorio antropologico in Toscana. Mi concentrai allora sulla ricostruzione di armi ed armamenti, sul modo di combattere e sui traumi subiti da altri nuragici conservati al museo antropologico di Monserrato. Un obbiettivo decisamente più alla mia portata. È così che è nata la mia tesi, per la quale devo ringraziare la mia prima relatrice, la Prof.ssa Maria Rosalba Floris, e la mia relatrice in archeologia, la Prof.ssa Anna Depalmas. Inoltre, devo molto a diverse altre persone: il G.R.S.Gruppo Ricerche Sardegna ad esempio è stato fondamentale nella realizzazione (mediante fusione) delle armi in bronzo. In lunghi anni di pratica siamo riusciti ad acquisire una padronanza pressoché magistrale delle tecniche di fusione del bronzo, un tema che ho sviluppato in maniera sperimentare, e parallela, durante le rievocazioni storiche. Con mantici in pelle e crogioli fatti a mano in argilla. Ho partecipato a decine e decine di rievocazioni e giornate di archeologia sperimentale con l'associazione Paleoworking (riconosciuta a livello nazionale), gestita dal Prof. Vittorio Brizzi dell'università di Bologna, mostrando al pubblico come venissero realizzate delle fusioni preistoriche. Penso di essere stato uno dei primi in Sardegna, ad aver costruito dei mantici da solo e ad aver provato questo approccio (si parla del 2009), ormai personalmente in sospeso, in quanto mi sono trasferito all'estero per motivi di studio e lavoro.

Fusione del bronzo durante uno stage di archeologia sperimentale, presso il parco della Terramara di Montale (MO). Nella foto un momento della fusione, con gli archeologi Dott. Simone Pedron e Dott. Claudio Cavazzuti (16-18/09/2013).
Fusione sperimentale del vetro, come poteva essere realizzata alla fine del periodo nuragico. Ass. Memoriae Milites, in foto: Alessandro Atzeni. Manifestazione "ArcheoFonni", Gremanu (06/09/2015).

Fusione del bronzo sperimentale con mantici in pelle e crogioli in argilla, presso il sito archeologico di Gremanu (NU), manifestazione "Archeo Fonni" (07/09/2014), Ass. Memoriae Milites, foto di Nicola Castangia.

Oltre alle sperimentazioni metallurgiche, molto è stato fatto con l'associazione Memoriae Milites di Cagliari. Con l'associazione ho imparato la scherma storica, in particolare come si combatteva anticamente durante il periodo romano e medioevale, oltre alla rievocazione, che include la ricostruzione storica e l'approccio alla riproposizione in chiave pratico-didattica di periodi ormai dimenticati. Penso che tutte queste esperienze mi abbiano dato delle buone basi metodologiche e pratiche su come eseguire degli studi inerenti in maniera indipendente. Puntualizzare questo percorso fatto è fondamentale, in quanto leggo continuamente di altri cosiddetti "studiosi indipendenti" che privi di qualsiasi preparazione, finanche la più basilare (un diploma, un corso di arti marziali, un qualche tipo di riconoscimento), pretendono di esporre le proprie idee e personalissime ipotesi riguardo il combattimento in antichità, l'arceria o la metallurgia, come de avessero la verità in tasca.
Ma passiamo dunque al vero tema di questo post.

Alcuni scatti del percorso marziale intrapreso in un decina di anni di pratica. La scherma storica (HEMA), riconosciuta a livello nazionale ed Europeo (Stage di Scherma Tedesca, 19/12/2014).

Manifestazione per S. Efisio Martire, "IN LOCO QUI DICITUR NURAS" (Pula 21/04/13), dimostrazione di combattimento romano simulato. Ass. Memoriae Milites, foto di Andrea Mereu.

Esposizione di tecniche scherma storica (medioevale), durante la presentazione del libro "Meilogu Tomo II" (11-04-14 Torralba), Ass. Memoriae Milites, rievocatori: Antonino Fadda e Alessandro Atzeni, foto di Tore Serra.


La scoperta dei combattenti di Monte Prama.

Siamo in Sardegna, nell'Oristanese, in una regione semi-desertica e bellissima chiamata "Sinis". Il comune è quello di Cabras, la località è Mont'é Prama, "Il Monte delle Palme".
Alle pendici di questo colle, anticamente coperto da palme nane (da cui il luogo prende il nome), negli anni '70 vennero rinvenute, da due contadini che stavano arando i campi, delle misteriose statue. 
La scoperta fu talmente eccezionale da richiamare gli studiosi Sardi in lungo e in largo. Il più famoso archeologo dell'Isola, Giovanni Lilliu, si recò personalmente per visionare i preziosi reperti, il primo esempio di statuaria nuragica di grandi dimensioni fino ad allora ritrovata. Vennero compiute diverse campagne di scavo e alcuni dei reperti vennero esposti nel museo archeologico di Cagliari, alcune foto dei migliori pezzi campeggiarono nei libri e negli articoli scientifici del tempo. Nonostante tutti questi sforzi però, le centinaia di reperti frammentati vennero conservati nei magazzini della Soprintendenza Archeologica, in attesa di tempi migliori. Stesso dicasi per i reperti ossei degli inumati della necropoli, conservati in Toscana. Dopo circa una quarantina di anni, in cui si susseguirono gli studi e le ipotesi al riguardo, finalmente le statue vennero raccolte nel neonato centro di restauro di Li Punti a Sassari. Qui le statue nel 2006 furono per la prima volta esposte direttamente al pubblico, ed è qui che potei vedere i primi pezzi: da questo punto iniziò la mia ricerca.
Per chi fosse interessato ad avere maggiori informazioni sulla storia di Mont'é Prama, consiglio il recente libretto edito dalla Carlo Delfino Editore, oltre alla brevi guide di Carlo Tronchetti e del Bernardini, oltre naturalmente a testi più impegnativi, come "Giganti di Pietra", dei quattro archeologi che hanno scavato il sito, ed il trittico della Gangemi Editore, dal costo non indifferente, ma imprescindibile per chi desiderasse seriamente studiare l'argomento. 

Alcuni anni prima e mentre le statue venivano portate al centro di restauro ed i "Giganti" iniziavano ad essere assemblati, io dedicavo il mio tempo con l'associazione Memoriae Milites di Cagliari, allo studio della scherma storica medioevale, del combattimento militare romano e gladiatorio, ed alla riproposizione della rievocazione nuragica: non una semplice riproposizione di costumi vestiti da manichini, cosa già approcciata da altri studiosi prima di noi (Carmine Piras, Angela Demontis), ma una vera e propria rievocazione storica, sul campo, di abiti civili e militari, oggettistica, pratica di tiro con l'arco, combattimento attivo con bastoni, asce, spade e scudi, di attività manuali come la fusione del bronzo (in seguito anche del vetro, per la prima volta in Sardegna riproposto sperimentalmente dal sottoscritto durante una rievocazione storica nel sito di Gremanu a Fonni nel 2015) e la lavorazione del cuoio bollito, e via elencando. Sono stati anni per me indelebili e fruttuosi sotto tantissimi aspetti. Questo blog, nato allo scopo, ne è la prova diretta. Decine e decine di rievocazioni di questi tre periodi storici: combattimenti gladiatori all'Anfiteatro Romano di Cagliari, battaglie simulate tra schiere di fanti romani, una decina o più di "Tornei del Liofante" (tornei di scherma medioevale in armatura), senza poi parlare di tutte le rievocazioni nuragiche presso i più importanti siti archeologici dell'isola: Santu Antine di Torralba, Su Nuraxi di Barumini, Gremanu a Fonni, Nuraghe Diana a Quartu S. Elena, Nuracale di Scano Montiferro, Nolza di Meana Sardo, Lugherras di Paulilatino. Questo oltre alle decine di conferenze, esposizioni e presentazioni presso i più diversi comuni e musei Sardi: Museo Archeologico Nazionale di Cagliari, Museo di Senorbì, Comune di S. Antioco, Fiera del Libro di Torino, Giornate Nazionali dell'Archeologia Francese (Bastia, Corsica) scuole, e via elencando. Tutto è documentato: al riguardo Potete trovare un elenco nella pagina "Eventi" del sito della Memoriae Milites e nel blog dedicato, oltre che naturalmente su questo stesso blog che state leggendo. 

Rievocazione di combattimento gladiatorio non simulato (Reziario Vs Secutore), Manifestazione Ad Signa Milites, Sassari. Associazione Memoriae Milites, Rievocatori: Luca Bernardini e Alessandro Atzeni. 

Rievocazione di ipotetico combattimento nuragico, sito UNESCO Su Nuraxi di Barumini, Barumini EXPO (14/12/2014), Ass. Memoriae Milites, rievocatori: Andrea Garau e Alessandro Atzeni.

Mentre gli eventi e le presentazioni/esposizioni si susseguivano, gli allenamenti di scherma romana e medioevale in palestra con l'Associazione si alternavano e momenti di studio e sperimentazione della Scherma Nuragica, una vera e propria incognita, totalmente da riscoprire, per riproporla durante le manifestazioni. Un vero e proprio processo di riscoperta di un arte marziale dimenticata, che è costato sudore e sangue: letteralmente, tra ematomi e contusioni di chi l'ha voluta riproporre. Nel mentre l'associazione continuava quel processo di ricostruzione, quasi di "Archeologia Sperimentale", degli armamenti che continua ancora oggi. Durante questo processo di riscoperta, saltuariamente mi dedicavo alla scrittura  delle idee e delle evidenze che emergevano al riguardo (inevitabilmente destinate al "cassetto" della mia scrivania). Facendo le dovute ricerche bibliografiche, notai che un primo passo in questa ricerca marziale venne fatto anni prima dal maestro di Arti Marziali Massimo Fenu, che nelle conclusioni della sua bella tesi di diploma di istruttore di scherma, auspicava un approccio più vasto e scientifico al riguardo.

"Davvero tanto si può scoprire anche solo costruendo dei simulacri delle armi e degli scudi per provare qualche azione in duello e (soprattuto) in mischia; provando a fondere di nuovo delle spade e a fare delle prove di taglio; verificando come le armature potevano essere portate e che movimenti consentivano. Servono nuove prove, servono studi ad ampio raggio, confronti, idee e, naturalmente critiche. Tante critiche."

Massimo Fenu (2007) "I guerrieri Shardana: Il Combattimento dei Guerrieri dei Bronzetti nuragici. Un'ipotesi di ricostruzione".

 Da quelle parole presi spunto per la redazione della mia tesi di laurea Antropologica, in cui infusi tutte le possibili conoscenze applicabili alla materia: lo studio dei traumi sui reperti osteologici nuragici, la ricostruzione delle armi e degli armamenti indossati e usati da quei guerrieri che avevano subito i traumi, la sperimentazione schermistica in palestra, i cut-test e le prove di taglio con le armi, i cut-marks (segni di taglio) ed i segni stessi lasciati sulle armi, e via elencando. Tutto si riunì nella mia tesi di laurea, che la mia relatrice in archeologia, Anna Depalmas, definì "Pioneristica". Il numero limitato di pagine dedicabili alla tesi purtroppo mi impedì di realizzare una più ampia trattazione del tema, la quale era il mio vero obbiettivo. Con pazienza, riposi il più ampio testo nel mio solito cassetto e continuai a fare le mie ricerche, anche dopo la tesi, che ora è gratuitamente disponibile su internet sul sito di Academia.edu, da cui potete scaricarla.

La copertina della mia Tesi di Laurea. Il file completo può essere scaricato iscrivendosi sul sito academia.edu e visitando la mia pagina al seguente link. 

Ma cosa centrano in tutto questo i guerrieri di Mont'é Prama?
Ebbene, è stato durante la redazione di questo mio scritto, che sono emerse delle evidenze strabilianti riguardo le statue dei "Pugilatori", ai quali ho dedicato più di un capitolo del già menzionato libro, finalmente in pubblicazione con la casa editrice Condaghes: "Gherreris, dai bronzetti alle statue di Mont'é Prama".


Copertina del libro "Gherreris: dai Bronzetti alle statue di Mont'e Prama", di Alessandro Atzeni, editrice Condaghes (in uscita a natale 2016), all'interno vi è un vasto ed approfondito studio sull'argomento, a cura del sottoscritto. Il libro può anche essere acquistato online, al seguente Link.

Bisogna specificare cosa sono i "pugilatori": con questo nome vengono chiamate le particolari figure presenti tra le statue di Mont'é Prama (e tra alcuni bronzetti), dotate di un ampio scudo rettangolare portato sopra la testa, e di un anomalo guantone borchiato, paragonabile, ma diverso nella forma, ai caesti (cesti) utilizzati nell'antico pugilato romano. Queste figure vengono considerati dalla maggior parte degli studiosi, dei pugili, anche se alcuni hanno proposto i ruoli più disparati: assaltatori di nuraghi, fedeli con un velo sopra la testa, corridori, cuoiai, e via dicendo.
Effettivamente il nome "pugilatori" lascia disorientati. Com'è possibile che dei pugili abbiano bisogno di uno scudo per combattere con le mani? A fare dei paragoni con altre culture umane, effettivamente quelli da Mont'é Prama sarebbero gli unici combattenti di pugilato nell'intera storia umana ad aver introdotto degli scudi in questo tipo di confronto. A lungo si è sostenuto (ed io pensavo lo stesso) che lo scudo fosse utile a riparare il combattente dai colpi sferrati dall'avversario con il pericoloso guanto armato, dotato delle letali borchie.

Sulla sinistra: alcuni esempi di pugilato antico, i pugilatori Minoici di Thera, Santorini, al centro vaso greco a figure nere, con scena di pygmachia. A destra due giganti di Mont'e Prama, definiti "pugilatori", gli unici noti al mondo che utilizzino uno scudo (quello a sinistra dal museo G. Marongiu di Cabras, quello a destra dal museo archeologico nazionale di Cagliari). Foto dell'autore, All rights reserved.

Così lo aveva interpretato l'artista-artigiano Carmine Piras di Oristano, approdato anche sul programma "Mistero" su Italia 1, e così sosteneva l'artista Angela Demontis nel suo libro illustrativo sui bronzetti nuragici. tutti naturalmente si basavano sulle parole del grande archeologo sardo Giovanni Lilliu, che descrisse uno dei primi esempi, il bronzetto di pugilatore da Dorgali, come un pugilatore-gladiatore. Questa figurina non è l'unica esistente. Il Lilliu nel suo ampio catalogo descriveva anche un "Sacerdote-militare" da Vulci, interpretandolo (a ragione) come un possibile "pugilatore"; inoltre negli anni sono stati rinvenuti ulteriori esempi: un bronzetto da Ozieri, esposto nel museo archeologico della cittadina, e un bronzo incompleto da S. Vittoria di Serri, assieme ad una testina con resto di scudo da località ignota, già conosciuta ai tempi di Lilliu e conservata al museo archeologico nazionale di Sassari, completano il quadro.

Tre dei principali bronzetti di "Pugilatori", tutti dal catalogo di Giovanni Lilliu, "Sculture della Sardegna Nuragica" (La Zattera 1966). A sinistra il bronzetto da Dorgali, al centro da località sconosciuta, a destra da Vulci. Sul mio libro sono disponibili maggiori e più dettagliate foto al riguardo.

La situazione non è variata negli anni, almeno fino a che non sono state restaurate le statue di Mont'é Prama, esposte nei musei archeologici di Cagliari e Cabras. Nel 2014, inoltre sono state ritrovate due nuove statue di pugilatori, identiche al bronzetto del Sacerdote-militare da Vulci (non fosse per la mano guantata presente negli esempi in pietra). Cosa non meno importante, nel 2014 sono stati finalmente pubblicati i volumi della Gangemi Editore, con le ampie e specifiche relazioni sugli inumati sepolti nella necropoli, di cui avevamo accennato più sopra.
La possibilità di vedere nelle statue, in dimensioni molto maggiori, i dettagli altrimenti abbozzati nei bronzetti, assieme ai dati forniti dall'analisi antropologica degli inumati, ha creato le condizioni favorevoli per arrivare alla scoperta che vi andrò ad esporre.

Durante la scrittura del mio testo "Gherreris", essenzialmente un'analisi dei guerrieri nuragici da un punto di vista marziale, rievocativo e ricostruttivo, ho dedicato ampie pagine alla trattazione dei così detti "pugilatori".
Quale era il loro ruolo? Come combattevano? Possiamo ricostruire questo stile di lotta? Erano queste le domande a cui cercavo di dare una risposta. Come sempre, nel mio metodo di indagine, l'approccio ricostruttivo, quasi di archeologia sperimentale, doveva seguire due vie: una materiale, la quale prevedeva di analizzare i reperti per poi realizzarli da zero. L'altra immateriale, la più difficile, che avrebbe coadiuvato la ricostruzione e dimostrato la sua possibile funzionalità: saper effettivamente riproporre un combattimento di pugilato antico. Ho quindi iniziato a studiare come si svolgessero i combattimenti di pygmachia, pancrazio e pugilatus: diverse espressioni del combattimento greco-romano, come è stato ricostruito dai diversi esperti del settore. Ho dedicato un anno a studiare come si colpisse efficacemente con la mano nuda, grazie agli insegnamenti della dirty boxing filippina e dell'escrima, per il quale devo ringraziare il mio istruttore, Fabio Cinesu. Tutte le prove portavano in un altra direzione, diversa da quella che mostravano i vari ricostruttori di pugilatori sardi, i quali li interpretavano come pugili moderni con addosso degli abiti antichi. Nel mentre che svolgevo questa esperienza marziale, tratteggiavo progetti su come realizzare i guanti armati dei pugilatori ed i loro scudi, passavo le serate cucendo il cuoio delle repliche, o modellandolo sugli stampi, ed intanto analizzavo le relazioni degli antropologi sugli scheletri della necropoli, o degli archeologi sui dettagli rinvenuti nelle statue. Perché queste presentavano dei segni di taglio? Alcuni sostenevano che tali tagli fossero il risultato della distruzione operata sulle statue in periodo cartaginese. Le relazioni archeologiche però affermavano chiaramente che tali tagli fossero stati prodotti volontariamente dalle mani degli scultori nuragici, i quali li avevano riempiti con dell'ocra rossa, quasi a simulare delle ferite in combattimento. Ferite stranamente presenti anche nei resti ossei degli inumati, insieme alle modifiche scheletriche dovute da incessanti allenamenti: degli atleti che combattevano in maniera cruenta, insomma. Tutte le evidenze spingevano verso l'interpretazione dei pugilatori-atleti, impegnati in cruenti giochi sacri, secondo quanto aveva già ipotizzato il Lilliu per i bronzetti omologhi.

Articolo dell'Unione Sarda del 13/12/2015, con riferimento ai traumi ed ai segni di usura dovuta all'attività muscolare riscontrabile sui resti ossei degli inumati di Mont'e Prama.

Questa interpretazione, sostenuta peraltro da diversi archeologi, come il Tronchetti, mi apparve chiara proprio durante la ricostruzione del guantone dei pugili.
Ero finalmente riuscito a realizzare una sfera in cuoio indurito che si adattasse alla mano, come mostravano i bronzetti da Dorgali e da Vulci. Il para-avambraccio completava il tutto. Mancava solo una cosa: era necessario inserire le letali borchie che rendevano i caesti nuragici delle vere e proprie armi.
Purtroppo incappai in un problema apparentemente irrisolvibile, non esistevano reperti di borchie nuragiche in bronzo combacianti con quanto si poteva osservare nelle statue di Mont'é Prama. Possibile? Effettivamente erano stati rinvenuti negli scavi archeologici presso varie località dell'isola dei "bottoni" emisferici, ma questi erano stati interpretati dagli archeologi come ornamenti, quasi dei gioielli. I nuragici avevano particolare gusto per gli oggetti in bronzo, meno per quelli in oro ed argento, ritrovati in maniera nettamente inferiore.
Quale era dunque la soluzione?
La mezzaluna borchiata ipotizzata dall'artigiano Carmine Piras, osservata nella sua ricostruzione esposta al suo tempo all'Antiquarium Arborense ed in altre mostre temporanee non mi convinceva: nulla di simile era mai stato rinvenuto, e lo stile di combattimento ipotizzato era essenzialmente moderno, laddove invece nel pugilato antico venivano prediletti i pugni a martello, come gli esempi dei guantoni da Mont'é Prama sembravano confermare:
Al di sotto di una sfera di pelle assolutamente liscia, infatti si osservava una stanghetta ad L (forse di legno?) con un'insolita e singolare borchia piramidale. Questo dettaglio si ripeteva ossessivamente anche nelle altre statue, e a ben vedere, anche nei bronzetti, pure se era stato frainteso da chi ne aveva fatto le varie descrizioni, disegni o ricostruzioni.
Non avevo mai osservato borchie piramidali in bronzo di accertata origine nuragica, ne resti in materiali deperibili conservatisi fortunatamente. Esistevano i già citati "bottoni" emisferici, ma questi erano totalmente dissimili. In pratica, non esistevano reperti paragonabili a quello che vedevo.
Fu durante la ricostruzione dell'elemento a stanghetta che l'intuizione mi colpì, devastante come un fulmine:
quell'elemento ligneo ad L che avevo ricostruito e che cercavo vanamente di collocare in un guanto sferico non era parte di una borchia metallica.
Si trattava della guardia di un cosiddetto pugnale ad elsa gammata.


 All Rights Reserved, qualcunque uso non autorizzato di tale immagine sarà perseguito a norma di legge

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Alcune immagini delle evidenze archeologiche relative ai guantoni "borchiati" da "pugilatore" (ed il loro paragone don dei pugnali gammati) che mi hanno spinto verso questa interpretazione, più un frame del mio video realizzato appositamente sulla scoperta esposta in questo post e riportata, con ampi approfondimenti, nel libro della Condaghes, GHERRERIS: DAI BRONZETTI ALLE STATUE DI MONT'E PRAMA. 

La borchia piramidale che vedevo nelle statue non era altro che il moncone della lama del pugnale, spezzatosi in antico durante la distruzione delle statue stesse.
Ecco perché i "pugilatori" presentavano traumi da combattimento, ma stranamente poche fratture dovute all'uso di simili guantoni. Ecco perché sulle statue si osservano i chiari segni delle pugnalate riempite di color rosso ocra, ed ecco perché i "pugilatori" usano uno scudo. Non dovevano difendersi dalle botte di un ipotetico guanto da pugilato borchiato, ma dalle letali pugnalate che cercavano reciprocamente di assestarsi.

Un'immagine del bronzetto da dorgali con guantone impugnante un pugnaletto gammato dall'esile lama smussata, e di fianco la mia ricostruzione (All Rights Reserved, qualcunque uso non autorizzato di tale immagine sarà perseguito a norma di legge).


Questo spiega il perché ci si trovi di fronte ad una necropoli con individui deceduti tutti più o meno in giovane età, con delle statue (ora è chiaro) che li raffigurano.
Quelli di Mont'é Prama non erano, pugili o pacifici atleti,
erano veri e propri gladiatori, stranamente tutti appartenenti a famiglie imparentate tra loro (quindi non degli schiavi) fatti combattere per delle specifiche ragioni, che forse solo la ricerca scientifica ci potrà spiegare.

I segni delle pugnalate inferte sul petto di uno dei pugilatori da Mont'e Prama, esposto al museo di Cagliari (All Rights Reserved, qualcunque uso non autorizzato di tale immagine sarà perseguito a norma di legge). 

Personalmente ho voluto dare il mio semplice contributo, come Dottore in Scienze Naturali, come rievocatore, ricostruttore, marzialista ed archeologo sperimentale.
Credo fermamente che la ricerca scientifica, specialmente l'archeologia, debba avvalersi il più possibile di altre discipline utili a fornire un quadro più completo di quanto viene studiato.
La rievocazione storica ad alti livelli, unita alle pratiche delle arti marziali storiche, della ricostruzione dei manufatti antichi e della loro interpretazione mediante i metodi dell'archeologia sperimentale (non la semplice realizzazione di manufatti artigianali) può ancora fornirci delle risposte, o almeno delle possibili ipotesi, sul nostro passato più remoto.

In fede,
Alessandro Atzeni
Reading, Inghilterra (UK).
09/11/2016

La bellissima illustrazione di Guido Nieddu utilizzata nel libro, commissionata dall'autore sulla base della ricerca svolta (All Rights Reserved, qualcunque uso non autorizzato di tale immagine sarà perseguito a norma di legge).



La scoperta dei "Gladiatori di Mont'é Prama" è già stata pubblicata in anteprima sulla rivista "Lacanas" nel settembre 2016, ed è contenuta nell'ampio volume, edito ora dalla Condaghes: "Gherreris, dai bronzetti alle statue di Mont'é Prama", assieme ad altre innovative scoperte sulla civiltà nuragica. Sotto sono disponibili i link alle due pubblicazioni:









mercoledì 22 luglio 2015

Sulle polemiche riguardanti "Sa Battalla" di Sanluri


Non si sono ancora spente le luci su "Sanluri 1409, Trame di Storia", la rievocazione storica della dura sconfitta subita dall'esercito Sardo/Arborense agli inizi del 15° secolo ad opera dell'esercito Catalano-Aragonese guidato da Martino il Giovane, che già emergono i dissapori legati alla conduzione di quest'evento. Un recente articolo del giornale "L'Unione Sarda" si intitola "Sa battalla? Un flop: soldi sprecati", come se un evento commemorativo potesse essere valutato in base al numero dei partecipanti. Immaginatevi titoli come "Funerale di Tizio Taldeitali, un flop assoluto" oppure "Commemorazione della morte di Caio Sempronio, una delusione, ridotto numero di spettatori" non sono un granché vero? Sinceramente mi sembrano anche di cattivo gusto. Perché di questo si tratta, della rievocazione di una dura sconfitta, di un massacro. I partecipanti (praticamente tutti Sardi, anche quelli in veste Aragonese) partecipano non per ricevere soldi (cosa che oltretutto non accade) o per mangiare gratis ad una cena, ma per puro spirito patriottico e storiografico. Immaginate quanto possano essere contenti di leggere questi titoli gli appassionati che, dopo una giornata di lavoro, dedicano le sere a cucirsi il proprio abito, ad impennare frecce o a costruirsi pezzi d'armatura. Non sono contenti, sono incazzati neri, ed io penso di poter essere un buon metro di paragone, essendo un rievocatore, uno di loro! Non so quali meccanismi ci siano stati dietro l'organizzazione dell'evento, perché il comune di Sanluri abbia voluto bandire un concorso per la sua organizzazione (cosa che peraltro mi pare trasparente e legittima!) e perché incomprensibilmente associazioni che fino a ieri avevano contribuito a realizzare la manifestazione si siano "stranamente" tirate indietro. Sinceramente non me ne frega un fico secco. L'articolo cita 20.000 euro stanziati per l'evento, dimenticando che nelle passate edizioni vennero stanziati anche 60.000 euro. Dunque se la matematica non è un opinione: con 20.000 euro si ottengono mille presenze, con il triplo dei fondi si ottiene il quintuplo delle presenze. Per qualche strano motivo nella rievocazione partecipano (a botte di 20.000 euro!) mediamente 2000 persone in più, con un andamento esponenziale (?!?) Il genio autore di questi calcoli dovrebbe perlomeno spiegare secondo quale logica del vattelapesca si riesca ad ottenere questo andamento, perché decisamente non vi è alcuna logica dietro. Forse con i restanti 40.000 euro si sarebbe riusciti a rendere la manifestazione cinque volte più affollata? Non mi sembra possibile (l'articolo non lo scrive, io si!) visto che non ci sarebbero stati fisicamente gli spazi all'interno del paese per ospitare un numero simile di spettatori, sempre di non stiparli in cima ai tetti! Eh già, perché l'articolo NON dice che è venuto a mancare il "campo" di battaglia, seminato anzitempo, visto l'andazzo non proprio positivo che stava prendendo l'evento. Perché, infatti, a tutti era noto il clima di dissapori, velate insinuazioni e ridicole scenate che si sono perpetuate prima durante e dopo l'organizzazione della battaglia. Manifestazioni collaterali e notizie contrastanti si sono affastellate nelle settimane precedenti la rievocazione. Naturalmente tutto questo non viene riportato! Sia mai, è evidente invece l'equazione "assenza campo di battaglia = diminuzione del pubblico". Detto francamente: ho preferito vedere due masse compatte di fanti che combattevano come due corpi distinti lungo la strada che portava sino al castello, piuttosto che vedere con i binocoli un rievocatore ogni 2 metri in un campo grande un ettaro. Ho preferito non assistere all'inutile carambola dei cavalli su e giù per il campo, facendo volentieri a meno di vedere scene ridicole, che avrebbero fatto rivoltare qualsiasi associazione animalista, con cavalli sfregiati dagli speroni dei loro "prodi" balenteddos. Ho decisamente fatto a meno di sentire improbabili radiocronache dove lo speaker si chiedeva perché fosse presente la bandiera dei quattro mori "dalla parte sbagliata" (SIGH!), ignorando quindi totalmente quale sia l'origine e la storia della nostra attuale bandiera. Ho fatto a meno di molte cose, gradendone altre. Mi è piaciuto la cronaca svolta dall'archeologo Nicola Dessì (persona laureata e specializzata in una materia attinente!), mi è piaciuta la conferenza vista il giorno prima, in cui il Professor Pinna (docente di archeologia medioevale) ha esposto l'utilità della dicotomia rievocazione-ricerca. Chi meglio di lui per parlare di quest'argomento, stimato ed impegnatissimo e professore relativamente "giovane", relatore di diverse tesi di laurea innovative che hanno utilizzato questo approccio? Mi è piaciuto il dramma teatrale sui fatti accaduti dopo la battaglia inscenato dall'Ass. Memoriae Milites, mi è piaciuto il coinvolgimento dei ragazzi e delle ragazze con le magliette rosse, visto che sono i giovani il futuro della nostra memoria.
Certo, ci sono cose che mi sono piaciute di meno, come il caldo bestiale che ha messo K.O. la maggior parte dei rievocatori, i quali comunque hanno stoicamente continuato a combattere, non solo per finta, visto che alcuni hanno 30 kg di metallo addosso e se le danno (in sicurezza) di santa ragione. Non mi è piaciuto che l'evento fosse così distante dalla data reale dell'evento, o che il palco fosse troppo vicino al castello, ma questi sono DETTAGLI. Come rievocazione forse è stata l'edizione migliore che io abbia visto, e vi partecipo dal 2009. Continuo a non capire l'avversione delle associazioni che non hanno partecipato all'evento e questa volontà di osteggiare la manifestazione, come se Sanluri, un modesto paese al centro di una pianura agricola ormai semi-abbandonata qual'è il Campidano, con le ultime attività in fase di declino o morte inevitabile, senza sbocco a mare e senza particolari bellezze naturali, possa permettersi di perdersi una forte attrattiva come Sa Battalla. Gli eventi storici che videro Sanluri come sfondo per battaglie ed incontri diplomatici tra i potenti del tempo, potrebbe essere un jolly da sfruttare per contribuire a rendere il paese più ricco di quanto non sia attualmente. Tutte queste potenzialità, invece, sono state snobbate per i soliti motivi che impestano noi Sardi: campanilismo, insensata presunzione e xenofobia tra diversi paesi della Sardegna. Come se fosse importante il fatto che la rievocazione sia organizzata da una ditta di Villacidro piuttosto che da una di Sanluri! Ci si dimentica che LA BATTAGLIA di SANLURI, intesa come evento storico e come rievocazione, non appartiene A NESSUNO, in quanto patrimonio immateriale di TUTTI I SARDI e di tutti gli appassionati di storia di TUTTO IL MONDO.

Cordialmente,
Lessà

domenica 16 novembre 2014

Il Blog e la variazione dei temi nei post (nel caso non ve ne foste già accorti)


Sono passati 6 anni e 43.000 visite da quando ho aperto questo blog. Il calendario e le statistiche parlano chiaro. Il primo post nel blog risale al 22/10/2008. Il 16/09/09 contavo ancora trecento visite. Nel 2009, abbastanza in sordina, aprivo anche la pagina di Facebook, riversandoci però ben pochi contributi almeno fino al 2011 (escludendo pubblicità et similia).


Il 13 Febbraio del 2014 invece raggiungevo le 40.000 visite sul blog. Mentre sto scrivendo questo post è il 16 Novembre del 2014. In poco meno di un anno quindi ho ricevuto altre 3000 visite uniche. Intendiamoci, non voglio vantarmi assolutamente, anche perché 43.000 visite è un numero irrisorio per blog neanche troppo famosi. Di sicuro non aiuta la nostra lingua, letta da ben poche persone al mondo (qualche decina di milioni esagerando), su tematiche pressoché sconosciute e fondamentalmente "di nicchia" anche per gli interessati alla categoria. Per fare un esempio; dubito che la maggior parte dei rievocatori Italiani possa essere anche solo vagamente interessata alla storia della Sardegna.

Forse avrei dovuto scrivere molto tempo prima questo post, ma una serie di impegni hanno fatto sì che trascurassi i miei contributi su Sardinian Warrior. Ad essere onesti la draft board è stracarica di articoli iniziati, magari anche semi finiti o lasciati a metà, ma mai conclusi.

Parliamo però del vero argomento del post.
I lettori che mi seguono da qualche anno (sicuramente ben pochi!) avranno notato la netta variazione dei temi trattati negli articoli.
Inizialmente il blog è nato quasi per gioco. L'header del blog, con la sua nostalgica scrittina "a lonyless journey inside my warrior soul" è stato messo in un momento di autoironia. L'ho tenuto per tutti questi anni perché in fondo sono un nostalgico e non ho voglia di smanettare con la grafica (almeno per ora), ma rende l'idea dello spirito con cui intrapresi la mia avventura di blogger.


Ora però è arrivato il punto di non prenderci più in giro e di parlare di cose che contano.
Argomenti e temi trattati, e la loro relazione con le visite.
Già da un po' di tempo ho smesso di inserire la pubblicità dell'associazione di rievocazione storica presso la quale partecipo come reenactor e come schermidore. Precisiamo; non l'ho fatto perché io mi voglia mettere particolarmente in mostra (a quello pensa già il mio pessimo carattere),
ma semplicemente perché non mi andava più di "fare visite" con argomenti che non fossero farina del mio sacco. Facciamo un esempio, nel blog ci sono post "pubblicitari" legati ad eventi rievocativi che hanno superato da soli (mediamente) anche le 1000 visite uniche.
Questo è un dato considerevole, ma d'altro canto ho pensato che non mi piaceva assolutamente ricevere visitatori in questo modo. Continuare non sarebbe stato un modo onesto di classificare le visite del blog.
Per una serie di altri motivi, tra cui quello di non voler far passare i miei pensieri e le mie idee per quelle dell'associazione in cui rievoco, ho deciso di smettere di postare contributi ed eventi realizzati dall'associazione, dedicando un altro blog apposito (che gestisco praticamente da solo) a quest'altra evenienza.
è stato un modo di scindere le due cose. In questo modo ci sarà sicuramente più chiarezza su chi pensa cosa e su quante visite fa il blog solo per quello che scrive il sottoscritto.

Questa epifania è dovuta a più eventi che mi hanno fatto ragionare durante questi anni.
Ho conosciuto un numero esponenziale di nuove persone, ho partecipato come minimo ad un centinaio o più di rievocazioni, diversi tornei e combattimenti di scherma storica (in torneo e non). Ho letto una valanga di libri, articoli, siti, blog e aggiunto centinaia di appassionati di scherma e rievocazione alle mie amicizie "virtuali". Ho finito il mio percorso di studi e ho scritto il mio primo lavoro che ha l'ardire di definirsi scientifico. In qualche modo non stupirà rendersi conto che sono cambiato. Ugualmente sono cambiati anche gli argomenti dei post sul blog, passando dalla semplice "vetrina" di eventi rievocativi alla trattazione di articoli sulla scherma storica, sulla rievocazione in generale, sulla ricostruzione e su temi di vario tipo (recensioni di film o serial, libri, eccetera).
Spero che questo nuovo approccio, iniziato inconsapevolmente e diventato palese negli ultimi tempi, sia di maggiore gradimento ai lettori del blog e agli appassionati di storia, rievocazione e scherma storica.
Questo è quanto. Un caro saluto.


P.s.
Questo è il link al blog su cui riverso le locandine, la pubblicità e tutto il materiale attinente all'associazione Memoriae Milites (allego anche il link al il sito ufficiale).
Se avete letto con attenzione  il post è inutile specificare che il calendario degli eventi parte solo dal 2012 perché prima pubblicavo direttamente su Sardinian Warrior.


mercoledì 1 maggio 2013

Incontro con Massimo Fenu

Recentemente ho avuto modo di avere un proficuo scambio di esperienza marziale con un grande combattente ed istruttore di NovaScrimia. Massimo Fenu.
Massimo con la mia armatura. Vedere se stessi combattere è un esperienza scioccante.
Massimo è istruttore anche di Krav Maga, disciplina che porta avanti con grande competenza e professionalità. Ha un sito-blog che tiene aggiornato in continuazione, inoltre scrive su Tiscali Socialnews; è autore di diversi articoli divulgativi sulle arti marziali. Sul suo profilo youtube potete seguire una parte delle lezioni che tiene in palestra (che si concentrano sulla parte teorica e gli approcci al combattimento). Massimo inoltre è quello che io considero un vero Signore, che si parli di fairplay o modo di porsi con le persone. La mia impressione non è isolata, ho avuto modo di sentire commenti simili da altre persone che conosco e che hanno incontrato Massimo. Quindi se state cercando un istruttore valido e a modo, sapete a chi fare riferimento.

Tornando al nostro piccolo "meeting", la serata è stata molto divertente.
Massimo si è dimostrato disponibile non solo a fare un combattimento in armatura ma anche a combattere nella scherma in camicia. Avendogli prestato la mia armatura non ho potuto combattere contro di lui in quel frangente -con mio grande dispiacere- ma mi sono rifatto immediatamente dopo con le repliche di spade ad una mano e mezza in nylon.
I combattimenti sono stati innumerevoli, lunghi e divertenti. La cosa che più mi ha colpito è stata la capacità di resistenza di Massimo (oltre che la bravura a livello tecnico), che non solo ha fatto un combattimento in armatura completa (di per se mortalmente stancante) ma ha anche combattuto senza limite di tempo con il sottoscritto e altri due dei miei Fratres (i più abili tra l'altro!).
Inutile dire che sono rimasto molto soddisfatto per la bella serata trascorsa assieme, menandoci e parlando di arti marziali occidentali, elmi e armature. Qualche giorno dopo inoltre massimo ha pubblicato questo bell'articolo su di noi, che riporto qui parzialmente (l'articolo può essere letto in modo integrale sul suo blog).

"Tornei cavallereschi, allenamenti da legionario romano, ricostruzioni dal vivo delle armature dei bronzetti nuragici. Ancora una volta le migliori scoperte non si fanno andando  a cercarle lontano ma basta guardare bene ciò che sta dietro l'angolo. E' il caso del gruppo di ricerca, archeologia sperimentale e rievocazione storica dei Memoriae Milites di Cagliari. La conoscenza è avvenuta tramite comuni amici che conoscono la mia passione per la ricerca ed il combattimento e la loro voglia di condividere un aspetto della nostra cultura che sembra passare in secondo piano rispetto alle più conosciute arti marziali orientali. Così, dopo un primo incontro in cui ho avuto modo di vedere le loro riproduzioni atte all'uso di elmi, armature e scudi di periodo romano e nuragico, è nata la proposta: Provare un combattimento in armatura."

E la parte che mi preme più sottolineare:

"Quale futuro per queste iniziative? Il mio futuro lo conosco. Provare di nuovo e sperimentare gli altri ambiti di ricerca di questo gruppo che, silente e a proprie spese, porta vanti un lavoro difficile in termini di studio e sperimentazione. Quello che mi chiedo è se, viste le manifestazioni che organizzano e il risalto che danno ad aspetti culturalmente e turisticamente rilevanti della Sardegna, non sarebbe il caso che gruppi come questo venissero finanziati."

Ecco, ovviamente io non posso che essere d'accordo su simili conclusioni, non ci è mai venuto in mente di chiedere dei finanziamenti per la ricerca che facciamo, ma mi rendo conto che l'idea non è così peregrina. Non tutti sono d'accordo ovviamente. Riporto un commento particolarmente negativo apparso nel blog, omettendo il nome di chi l'ha scritto.

"penso che tra le basi nato, l'uranio impoverito e le altre schifezze derivanti dagli innumerevoli poligoni militari, la disoccupazione, ecc.. l'ultima preoccupazione dei sardi sia far finanziare 4 bambinoni che giocano a "dungeons and dragon".

Palese che chi scrive queste cretinate non abbia capito nulla di cosa sia la rievocazione storica, la sperimentazione (che sfocia nella vera e propria archeologia sperimentale!) lo studio di una disciplina marziale, la ricostruzione di armi, abiti e generalmente attrezzature che non si possono ovviamente trovare in vendita. Confondere questo tipo di attività, che hanno un risvolto pratico (perfino turistico, promozionale) e che approfondiscono le tematiche legate alla conoscenza della nostra storia, non può che essere sintomo di scarsa attenzione (e probabilmente deficit di intelligenza cronico). Un po' come quelli che dicono che "con la cultura non si mangia".

Al centro ragazzi vestiti da orchi in un LARP (Roba alla Dungeons & Dragons) a destra un Rievocatore, a sinistra SCA (pestaggio gratuito e anacronistico). Le differenze sono PALESI.
Oltre alla sensata proposta di Massimo, c'è da specificare che noi arriviamo perfino a pagare la tassa di affissione per i manifesti delle manifestazioni (gratuite) che promuoviamo. Senza chiedere troppo, penso che eliminare un simile balzello sarebbe il minimo per venire incontro a chi organizza tali eventi in maniera gratuita e senza far pagare biglietto alcuno. Ma dopotutto se la regione Sardegna finanzia una mostra di manichini di una disegnatrice di bronzetti Nuragici (le cui interpretazioni oltretutto mi sembrano abbastanza soggettive e opinabili), non vedo perché ai gruppi di rievocazione storica non possa venir elargito, quando i progetti appaiono seri e di pubblica utilità, un finanziamento per rientrare almeno nei costi di quanto viene prodotto.

O quantomeno toglieteci questa stupida tassa per l'affissione delle nostre locandine, grazie!


Unu saludu,
Alessandro Atzeni.

venerdì 19 aprile 2013

I Sardi dei "Tercios"


Riporto questo bell'articolo trovato su internet. Le considerazioni finali sono dell'autore dell'articolo e non mie.
Reputo sia ugualmente interessante e utile condividerlo.




"Pochi sanno, me compreso fino a poco tempo fa, che durante la guerra dei 30 anni, combattuta tra regno di Spagna e Francia negli anni 1618-1642 nelle Fiandre (attuali Olanda-Belgio), morirono o furono dispersi (prigionieri di guerra) ben 30.000 sardi!
Considerate che all’epoca la Sardinia contava sui 300.000 abitanti e dunque un abitante su dieci morì in quella guerra!
Leggendo alcuni libri e cronache che ricordano quei fatti ho saputo che molti nobili sardo-iberici, come i Castelvì e gli Alagon, levarono in Sardinia numerosi Terçios da spedire nelle Fiandre a combattere contro i francesi, tra questi numerosi logudoresi e campidanesi, terre di origine dei nobili casati.
Almogaver si chiamavano in castigliano questi fanti. Numerosi partirono dai porti sardi per confluire tutti a Barcellona e da lì a piedi nelle Asturie dove un nuovo imbarco li conduceva nelle Fiandre a combattere per la gloria di Spagna e del re Filippo II.
Pagine quasi sconosciute di storia celata, riemersa solo grazie al prezioso lavoro di pochi ricercatori.
Quello che non fecero le guerre, lo fece la peste soprattutto quella del 1650, la popolazione sarda si ridusse ancor più drasticamente, interi villaggi si spopolarono totalmente!
Molti di quei soldati che non tornarono nella loro isola, escluso chi morì in battaglia, finirono i loro giorni nelle segrete francesi o peggio venduti ai turchi come schiavi.
Se alcuni di voi hanno avuto modo di consultare i “Quinque Liber” dei loro paesi d’origine, come ho fatto io, potrà notare che per quegli anni molti uomini scompaiono dalle registrazioni ecclesiastiche, senza che neanche vi sia la registrazione di morte…
Moltissimi furono anche i sardi che arruolati nei terçios (terçios de Catalunya) parteciparono alle imprese dei vari conquistadores nelle Americhe!
Insomma, morale della favola, generazioni di sardi immolatisi per le guerre degli altri…
Tempo fa sentii un sindaco di un paese sardo che commemorando i 12.000 sardi caduti della prima guerra mondiale, disse:”Ed è per questo grande tributo di sangue che noi sardi ci sentiamo ancor più italiani”.
A questo punto io potrei dire: “Ed è per questo grande tributo di sangue (i 30.000 morti delle Fiandre) che noi sardi ci sentiamo ancor più spagnoli…”.

Articolo tratto da "controsardegna"

domenica 22 luglio 2012

Nuragic Reenactment


L’associazione Memoriae Milites da anni si adopera per rievocare i più svariati periodi della storia della Sardegna, in un connubio di didattica sul campo e pratica sperimentale.

L’associazione cura anche gli aspetti artistici, culturali e sociali delle diverse realtà storiche che mette in scena. Tra i periodi da noi scelti vi sono quello medioevale che si rifà alla gloriosa epopea dei giudicati e quello romano quando in Sardegna venivano reclutate le coorti di soldati ausiliari per l’impero.
Dal 2008 l’associazione ha finalmente messo alla luce il frutto di anni di ricerche che, per alcuni dei nostri membri, affondano in pubblicazioni ventennali e spesso in un interesse nato fin da giovanissimi.
Tutto è nato quasi per coincidenza.
Da una serie di fortunati eventi, nel nostro gruppo, alcune persone, spinte dall’interesse per il periodo Nuragico, hanno unito sinergicamente le forze, l’esperienza e lo studio per raggiungere risultati tangibili, ma soprattutto, per portare la rievocazione nuragica fra la gente, vestendo gli abiti ed utilizzando le armi rappresentate nella bronzistica.
Allo studio dei testi e del materiale originario è seguita la creazione in laboratorio dell’armamento e del vestiario.
Sono stati riutilizzati i materiali del tempo (cuoio, legno, rame, bronzo) e riprodotte le armi su modelli visibili nei vari musei Sardi.
La pratica decennale delle arti marziali e della rievocazione storica, di altri periodi, hanno fornito le basi per poter affrontare un argomento di cui si sa poco o nulla, su cui spesso sono state costruite tantissime ipotesi, perlopiù fuorvianti.
Personali intuizioni dei ricostruttori interessati hanno permesso di superare alcune difficoltà incontrate durante il faticoso cammino della ricostruzione “Nuragica”.
Il frutto del nostro lavoro è stato mostrato il 4 maggio 2009 nella bellissima cornice del museo Archeologico Nazionale di Cagliari, durante la manifestazione “monumenti aperti”.
Nelle sale del museo, affianco a bronzetti e statuine, hanno sfilato le controparti viventi, riuscendo ad eliminare l’aspetto monotono e statico dei manichini fin’ora proposti, dando così un nuovo impulso alla ricostruzione degli antichi guerrieri Sardi.
Al primo importante debutto è seguito un approccio più rievocativo nel vero senso del termine. Il 10 maggio 2009 presso Sassari, durante la rievocazione di “AD SIGNA MILITES”, quattro guerrieri nuragici, armati di tutto punto, hanno vissuto dei momenti di vita reale in pinneddas, capanne di canne e frasche, costruite per l’occasione.
Il 5 giugno 2009 ugualmente, abbiamo replicato l’esperienza nel parco archeologico Giovanni Argiolas di Dolianova in un’incantevole ambientazione che comprendeva monumenti storici (pozzo sacro, nuraghe, capanne, tomba dei giganti) e statue nuragiche di dimensioni reali.
Alla didattica è seguita anche la pratica marziale con il rito dell’ordalia fra due duellanti, l’assalto ad una capanna difesa da due guerrieri e l’infissione delle spade nell’altare sacrificale.
Altra data, non meno importante, è stata il 28 giugno quando a Decimomannu abbiamo avuto modo di confrontarci con un'altra fonte dei nostri studi: le statue dei guerrieri di Monte Prama, ricostruite in dimensioni originali.
Attualmente l’associazione prosegue il cammino della rievocazione Nuragica che, va puntualizzato,
non è una semplice mostra di abiti, utensili ed armi,
ma è un ridare vita a persone, sentimenti e modi di vivere morti da più di 2800 anni.
Ci siamo posti l’obbiettivo di rendere sempre più numeroso il gruppo che si occupa strettamente di rievocare i guerrieri protosardi sperando di crescere sempre di più in numero e qualità, per poter rievocare un giorno un evento di maggior portata.
Siamo convinti che la nostra Isola abbia i numeri, le capacità e i mezzi per sfruttare l’unicità della cultura nuragica, come biglietto da visita per coloro che da fuori ci osservano con sempre maggior interesse.
Salude.
Alessandro Atzeni
Associazione “Memoriae Milites”


Questo articolo è stato pubblicato su:

Lacanas. Anno VIII, n° 43, II 2010. Pag. 62, 63, 64, 65.

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