L'archeologia della Sardegna nuragica continua a presentare manufatti che, pur nella loro apparente semplicità, celano complesse sfide interpretative. Tra questi, le mazze nuragiche in pietra rappresentano un caso esemplare di oggetto la cui funzione specifica è ancora oggetto di dibattito scientifico. L'analisi tipologica e l'indagine delle tracce d'uso suggeriscono una pluralità di impieghi, che trascendono la mera ipotesi bellica per abbracciare contesti strumentali e pratiche artigianali.
Caratteristiche Morfologiche e Contesto di Ritrovamento
I manufatti noti come mazze nuragiche in pietra si presentano tipicamente come ciottoli fluviali o marini, spesso di forma sferica od ovoidale, che sono stati intenzionalmente modificati. La caratteristica distintiva è la presenza di una scanalatura perimetrale o di un profilo sagomato, chiaramente ottenuto tramite processi di percussione (bocciardatura), levigatura o scheggiatura controllata. Tale modifica suggerisce la volontà di facilitare l'applicazione di un manico, presumibilmente in legno, tramite legatura (per tale motivo sono anche dette "asce a gola"). Un esemplare ricostruito, basato su un modello da me studiato presso il Museo Archeologico di Cagliari, illustra efficacemente come questa scanalatura potesse servire da punto di fissaggio per una corda o un legamento vegetale.
Questi oggetti sono rinvenuti in una varietà di contesti nuragici, inclusi insediamenti e luoghi di produzione. La loro ubiquità e la diversità dei contesti di scoperta sono i primi indicatori di un potenziale ruolo all'interno della società nuragica.
L'Ipotesi Strumentale: Oltre l'Uso Bellico
L'aspetto più suggestivo delle mazze in pietra è la loro potenziale valenza come arma contundente. Tuttavia, un'analisi più approfondita delle tracce di usura e delle proprietà meccaniche dei materiali spinge a considerare un ruolo predominante come utensili.
Osservazioni dirette su reperti originali rivelano spesso scheggiature, micro-fratture e abrasioni localizzate, che sono incoerenti con l'uso ripetuto contro bersagli morbidi (come i corpi umani) ma pienamente compatibili con l'impiego su superfici dure. L'ipotesi che questi oggetti potessero fungere da mazze primitive per la lavorazione o la frantumazione della pietra guadagna credito. La loro massa, unita alla possibilità di essere inastate solidamente, avrebbe conferito una notevole energia cinetica all'impatto, rendendole efficaci per:
- Frantumazione della Pietra: Utilizzo in cave primitive, per la rottura di blocchi di pietra più piccoli, oppure per la frantumazione e l'apertura delle spaccature nella roccia.
- Martello: La presenza di un bordo più arrotondato su alcuni esemplari suggerisce un impiego come martello, utile per battere su una superficie più larga, come per frantumare i minerali. Tali asce nel resto del continente Europeo sono infatti spesso associate a contesti minerari. Questa funzione è in linea con la ricchezza della metallurgia nuragica tra la fine del Bronzo Medio e il Bronzo Finale.
Ergonomia e Manovrabilità
Un aspetto critico nell'analisi funzionale è l'ergonomia dello strumento. Le mazze nuragiche in pietra sono spesso di peso considerevole. Un utilizzo con una sola mano, come per una mazza da combattimento tradizionale di dimensioni ridotte, risulterebbe estremamente difficile e poco efficiente per un impiego prolungato. Questo suggerisce due scenari principali per la lunghezza del manico:
- Manico Corto (Tipo Martello/Ascia): Se destinate a un impiego in cui è richiesta precisione e forza di impatto localizzata, un manico più corto (simile a quello di un martello) avrebbe garantito maggiore controllo e maneggevolezza. Il peso dell'oggetto sarebbe stato sfruttato per la percussione, non per lo slancio.
- Manico Lungo (Tipo mazza da combattimento): Per un impiego che richiede maggiore portata o potenza d'impatto su un'area più ampia, la testa potrebbe essere stata montata su un manico molto più lungo, consentendo l'uso a due mani. In questo caso, lo strumento si avvicinerebbe alla tipologia di una pesante mazza primitiva, dove la massa della testa conferisce un'enorme forza distruttiva. Tuttavia, per un impiego bellico, oltre alla maneggiabilità, si porrebbe il problema della durabilità della testa in pietra in caso di impatti ripetuti e violenti.
Il Carattere Sperimentale dell'Interpretazione Archeologica
La determinazione univoca dell'uso di questi manufatti rimane una sfida. La loro natura polifunzionale, o la possibilità di adattamenti specifici per compiti diversi, rende difficile una classificazione definitiva. La ricerca archeologica moderna, inclusa l'archeologia sperimentale, è fondamentale per approfondire queste ipotesi. La creazione di repliche e la loro manipolazione in contesti controllati possono fornire dati preziosi sulle tracce di usura generate da diverse attività, contribuendo a discriminare tra le varie funzioni proposte.
Le mazze nuragiche in pietra sono molto più di semplici sassi modificati. Esse sono testimonianze dell'adattamento tecnologico e dell'ingegno delle popolazioni nuragiche, che seppero sfruttare le risorse litiche per creare strumenti efficaci per una gamma di attività, dalla lavorazione dei materiali all'eventuale impiego in situazioni di conflitto. Il loro studio continua a illuminare aspetti cruciali della vita quotidiana e delle capacità artigianali di questa affascinante civiltà: agli archeologi di oggi e di domani l'arduo compito di operare in una seria e attendibile catalogazione, sperimentazione ed interpretazione.
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