domenica 6 aprile 2014

In nylon veritas: resoconto non ufficiale del Sardinian HEMA Championship 2014

Si è appena conclusa (questione di ore ormai) la prima edizione del Sardinian HEMA Championship (SHC) 2014.

Ho già scritto (diverso tempo fa) un post per pubblicizzare l'evento, per cui passerò direttamente al solo con le mie impressioni.

Sembrerà un commento banale, scontato, ma sono molto contento per come si è svolta la manifestazione.
La Sala d'Arme "Le Quattro Porte" ha provveduto doviziosamente a fare in modo che tutto fosse presente e ingranasse al meglio. L'elenco potrebbe andare dalla sede, alle magliette dell'evento, agli arbitri, ai cartellini, al banner del coordinamento HEMA ITALIA che campeggiava sul muro della palestra (gentilmente offerto dal Marozziano Andrea Morini), al fotografo assoldato per bombardare di foto i pensierosi schermidori, al logo dell'evento, al sito web, alla pagina su Facebook, all'ambulanza sul posto (presso cui si è fatto uso assai abbondante -almeno da parte mia- di essenziale spray al ghiaccio!), alla campanella di fine combattimento, ai diplomi rilasciati a fine evento (per tutti i partecipanti), all'essenziale supporto per l'assicurazione, ai segnali "Dunlop" per la demarcazione del ring, alle attrezzature (maschere o corpetti che fossero) prestati a chi ne era totalmente sprovvisto (a mio giudizio un favore non da poco). Al rinfresco finale e ai bellissimi premi (tre pergamene vergate a mano, con bollo in ceralacca, e disegni in foglia oro, argento e bronzo se non vado errando). Insomma l'elenco è lungo e quello che ho fatto io è sicuramente manchevole di diversi elementi. Grande merito alla Sala d'Arme per aver reso possibile questo evento, il primo (ufficiale) in Sardegna.

Ci sono alcune cose, indipendenti dall'organizzazione, che ho apprezzato:
La partecipazione di quasi tutti gli attuali praticanti Sardi di scherma medioevale.
L'onestà e la compostezza che hanno mostrato (chi più chi meno, sempre tenendo un alto livello) i partecipanti al torneo.

Queste son cose non controllabili da chi organizza, e che possono andare bene o male. In passato (non mi riferisco ad eventi accaduti in Sardegna) ho avuto modo di assistere a comportamenti poco edificanti o addirittura equivoci durante alcune manifestazioni schermistiche, che mi hanno fatto rivalutare la mia partecipazione in certi ambiti.
Nulla di tutto questo è accaduto in questo torneo, e ciò mi rende estremamente felice.

Il torneo è stato un modo per riunire, finalmente, tutti i praticanti Sardi di scherma medioevale (ma sì chiamiamola HEMA) sotto un unico tetto. Praticanti che già si conoscevano di vista o comunque superficialmente, e che hanno avuto modo (finalmente) di scambiarsi opinioni, complimenti, informazioni o suggerimenti.
Questo senza alcun sentimento di campanilismo di questa o quella palestra (o gruppo): cosa assai rara quanto sbalorditiva in Sardegna. C'è stato un proficuo scambio di conoscenze (e di mazzate) fra tutti quelli che sono entrati sul ring, con annessa scorpacciata di ematomi.
La possibilità di combattere contro "persone nuove" è servita indubbiamente a molti novizi a capire come si possa tirare di scherma in modi totalmente diversi, pur utilizzando il medesimo oggetto.
Da parte mia posso ritenermi soddisfatto per i risultati conseguiti dal mio gruppo di compagni di lama. Ho assistito a diversi colpi di scena inaspettati, segno di un miglioramento della tecnica rispetto al passato. Purtroppo la dea bendata non è stata particolarmente benevola, avendoci fatto scontrare prevalentemente tra di noi nei primi gironi. Personalmente invece mi è andata abbastanza bene in quanto agli inizi ho potuto combattere sempre contro persone non appartenenti al mio gruppo. Tra un acciacco e l'altro son riuscito a fermarmi al 4° posto. Andrea Garau, che aveva già vinto il Torneo del Liofante del 2013 (sia in camicia che in armatura) si è classificato al 2° posto, dopo una combattuta semifinale e un altrettanto bella finale con il vincitore, Marco Angioni, della Sala d'Arme che ha organizzato l'evento. Daniele Manunza (sempre della Sala d'Arme) invece si è posizionato al 3° posto.
Mi sarebbe piaciuto condire questo post di filmati fatti al torneo, ma il programma di videomaking mi ha piantato in asso, lasciandomi con degli ingestibili files che riesco solo a vedere, e che Facebook mette un eternità a caricare. Spero di poter risolvere a breve il problema, magari caricandoli su Youtube. Prevalentemente si tratta di filmati (registrati dalla nostra camerawoman Valentina Cutaia) in cui combatto io o comunque sempre qualcuno dei miei compagni, questo perché batteria e schede SD per la (mia) videocamera sono limitate.
Forse questo è un punto che si può migliorare per il futuro, ma non sembra un grande problema visto che realtà ben più affermate della nostra non hanno mostrato un "servizio di videoregistrazione" migliore.
Tra le tante cose su cui bisognerà lavorare (pure molto, ma sono state appena buttate le basi) è che bisognerà fare in modo che molte più persone si attivino per procurarsi protezioni da scherma adeguate all'uso delle Federschwert (si spera) di prossimo utilizzo. Quest'anno per venire incontro alle esigenze di tutti, ben protetti o no, sono state utilizzate le spade in nylon della Rawlings, con tutti i difetti e i vizi che si portano dietro. Come ho già detto a qualcuno: "non si impara a correre dall'oggi al domani, e ci arriveremo un passo alla volta". Questa non è una negazione, ma una promessa.
Un saluto e alla prossima!
Salude!



Liberi pensieri post-torneo


(Foto di Alessandro Gennari da http://pianetascherma.com)

Perché si partecipa ad un torneo?
I più solitamente rispondono "per vincere ovviamente!"
Posto che vincere è un obbiettivo sempre valido (francamente non ho mai digerito la storia del "si gioca per partecipare"), in realtà la partecipazione ad un torneo ha ben altre finalità, per quanto noi possiamo ignorarle. Anzi, la consapevolezza di queste finalità ci aiuterebbe a sfruttare di più questi eventi. In un torneo il vincitore è uno e solo uno. Sempre. Potrete vincere questo o quel combattimento, ma ci sarà sempre qualcuno che vi farà mangiare la polvere.

Perché partecipare ad un torneo di combattimento, anche se si è dei novizi?
Ebbene la risposta è semplice. Sopratutto i novizi dovrebbero partecipare ai tornei (una volta apprese le basi necessarie per non finire come una banana nel frullatore!).

Sono i tornei che ci permettono di confrontarci con combattenti "nuovi", di cui non conosciamo le abilità.
Sono i tornei che ci permettono di rubare nuove tecniche da studiare e sperimentare in futuro.
Sono i tornei che ci mettono di fronte a persone di cui non sappiamo nulla, permettendoci di sviluppare (in modo graduale) quella lucidità mentale che abbiamo "fatto nostra" combattendo con i nostri abituali sparring partner.
Sono i tornei che ci mettono di fronte all'inaspettato e all'imprevedibile. Combattere sempre con le stesse persone crea feeling, rende possibili molte cose, ma ne preclude altre. Conoscere perfettamente i movimenti del nostro compagno, quando e come colpirà, non ci semplificherà l'esperienza con dei perfetti estranei.
Sono i tornei che mettono ripetitivamente il novizio (quanto il combattente navigato) di fronte alla stessa sensazione che si prova quando si prende l’arma in mano per il primo, vero, combattimento.
Sono i tornei che permettono di crescere, come persone e come marzialisti.
Sono i tornei che presentano i colpi di scena più inaspettati, che rendono lo sport degno di essere vissuto, è nel confronto, nello scambio e perfino nella sconfitta che si apprende qualcosa.
Sono i tornei che formano i novizi troppo promettenti, che hanno vinto quasi sempre o che si sentono particolarmente baldanzosi. La "sbruncata" in terra (sbattere il muso), per dirla "alla Sarda" è l'unica medicina per questi casi.
Sono i tornei che ci ricordano come anni di lavoro possono essere bruciati per un ritardo infinitesimale nel dare un colpo. Non importa quante migliaia di colpi siano stati provati negli innumerevoli allenamenti.
Sono i tornei che ci fanno scendere da quelle pedane immaginarie che ci creiamo nelle nostre ristrette realtà a porte chiuse.
Sono i tornei che ti aprono "un mondo".
Sono i tornei che ti sbattono di fronte la realtà. Quanto ti sei allenato e quanto ci hai dedicato.
Il dio del combattimento è insensibile alle suppliche e avaro nell'elargire premi.
Non esistono giustificazioni di fronte ad un colpo che ti arriva dritto in piena faccia senza che tu sia riuscito manco a vederlo.
"Ero stanco", "ero distratto", "mi faceva male questo o quello", "mi ingombravano le protezioni". Sono solo cazzate che ci diciamo per attenuare la delusione della sconfitta.
Perché in fin dei conti, il vero scopo di un torneo non è combattere con qualcun altro.
Scendiamo nel quadrato per combattere con noi stessi. L'avversario è solo il mezzo, unico e necessario, per fare da tramite con la nostra immagine speculare.
Siamo noi l'avversario da sconfiggere e da domare.
Una volta raggiunta questa consapevolezza, questo stato di "pace mentale" il più è fatto.

Allora, e solo allora, il dio del combattimento (avaro ma giusto) ci darà quel che ci spetta.



giovedì 13 febbraio 2014

Maestri come Dio comanda

Quanti di noi hanno avuto brutte esperienze con "maestri" autoproclamati di vario genere?
Indubbiamente ogni singolo lettore potrebbe fare una bella lista.
A memoria, da quando ho iniziato a praticare AM, avrò conosciuto si e no una decina di maestri di diverse discipline. Questo almeno fino al mio "assestarmi" dell'attuale scherma storica.

Naturalmente di tutti gli innumerevoli maestri con cui è capitato di parlare, confrontarsi, e magari anche allenarsi, ben pochi hanno passato "il test".
Alcuni erano bravi, altri meno, altri ancora bravi marzialisti ma incapaci di spiegarsi (e quindi insegnare) e via dicendo.

Solitamente però i "maestri" (con le dovute eccezioni), specialmente per quanto riguarda la disciplina schermistica "antica" son più o meno la stessa variazione del tema: "io sò io, voi non siete un cazzo" per dirla al marchese del Grillo.

Dov'è il nocciolo del discorso? Ecco, la parte interessante, che mi ha spinto a scrivere il post è la seguente: stavo leggendo mollemente un noto social network quando vedo un post di Ilkka Hartikainen.
Noto marzialista Finlandese (guardatevi i suoi combattimenti allo Swordfish) residente nella gelida Helsinki, graphic designer e, naturalmente, istruttore di spada da lato secondo i principi del Bolognese Achille Marozzo.
A molti indubbiamente sarà già scattata la scintilla razzista. "Hoibò, un Finlandese che insegna uno stile di scherma Italiano???". Ovviamente la considerazione che le arti marziali non abbiano colore ne taglio d'occhi non ha certo impensierito i razzisti di turno. Immagino che sempre secondo questi illuminati magari il jujitsu dovrebbe esser rimasto relegato nei confini delle isole Giapponesi, e non esser stato modificato da dei Brasiliani per perfezionarsi e mutare in qualcosa di migliore.

Tornando a noi. Leggi che ti leggi, vengo colpito dal tono e dal modo in cui il maestro (d'ora in poi Ilkka) annuncia uno stage in suolo Italico.
Il post dice testualmente:


"After the event in Florence I will be staying in Italy for the following week, and the trip will culminate in a workshop I will be running in Viterbo on the 23rd of March, invited to do so by my good friends Renato and Davide. This is a huge honor and one of the coolest things I can imagine. I welcome everyone who possibly can to take part in the workshop.

The workshop is suited for the beginner and experienced swordsmen and martial artists. The workshop will provide a foundation in the art derived from the source literature and for the more experienced it will offer a great workout and an amount of new training ideas and the exciting possibility experience how a foreigner has -- with utmost care and passion -- interpreted the local martial arts legacy.

For me, this will offer (just as will the event in Florence week before) a chance to meet a lot of new people whose cultural background is the same as that of the original masters, and to see how they will react to my interpretation. Hopefully, I will be able to learn a part of this and reflect it back to my fencing and teaching style, thus in a sense making it more authentic.

I'm looking forward to this event, and hope to see many of you there!"

Le cose che naturalmente più mi hanno colpito sono evidenziate in nero.
Non si leggono toni arroganti o presuntuosi. Anzi! Leggo parole come "interpretare l'eredità marziale locale", "una chance di incontrare persone con lo stesso background culturale dei maestri che studio", "vedere come queste persone reagiranno alla mia interpretazione", "e renderla così più autentica".

Io ci leggo il rispetto di una persona con un ampissimo bagaglio culturale schermistico, che ben conscio di metter piede ad insegnare nella stessa terra che ha accolto il maestro da lui studiato e venerato, mostra grande attenzione nel voler imparare quanto più gli è possibile dall'esperienza.
Ben diverso da uno dei tipici "maestri" di AM che vanno in un posto, fanno il loro "stage", dicono due cazzate e si pigliano l'assegno.

Che altro aggiungere? Una lezione di stile e di umiltà a tutti quei maestri da quattro soldi che si vedono battibeccare nella rete. Un esempio da seguire e suggerisco (finché c'è il tempo) un workshop da provare!

Ecco qui i link necessari per saperne di più:

Sito di Ilkka (Marozzo.com)

Youtube di Ilkka

Marozzo su Vimeo

Profilo Facebook

Un saluto e a rileggerci presto.
Salute!

giovedì 6 febbraio 2014

Sardinian HEMA Championship (06-04-14)



Bando alle ciance e alle inutili spiegazioni:

Il 6 Aprile 2014 si terrà nella palestra di via Rossini, a Selargius (CA)
Il torneo HEMA organizzato dalla Sala d'Arme "Le Quattro Porte".
Daniele Prisco, uno dei membri della Sala d'Arme e organizzatore, ha messo su anche un bel sito
completo di tutto e una pagina Facebook per l'evento. Come al solito sono riportati, in basso, alla fine del post.

Da parte mia non posso che esprime contentezza per l'apertura di un altro torneo in Sardegna che andasse oltre al "Torneo del Liofante", organizzato ormai da 8 anni a questa parte dalla Memoriae Milites (e su cui ho scritto recentemente sull'ottavo numero di T.A.T. (Tiro con l'Arco Tradizionale).
Sarà anche l'occasione per confrontarsi con altri interessati alla scherma in camicia che non hanno potuto partecipare al Torneo del Liofante (perché ad esempio non si occupano di rievocazione).
Quindi: ben vengano di queste iniziative e auguriamoci tutti che al torneo ci sia un ampia partecipazione, anche extrainsulare!
Ho già visto alcuni nomi dei partecipanti, e problemi fisici permettendo, spero di poter partecipare.
Un saluto e un arrivederci in pedana per aprile!
Salludi!

Pagina Facebook dell'evento.

Il sito dell'evento.








mercoledì 7 agosto 2013

I Pilastri della Terra. Book Vs Serial


Generalmente sono molto esigente in tema di romanzi storici. Sono anche più esigente quando del romanzo in questione viene fatto un film, o una serie TV.

Ho letto, anzi ho letteralmente divorato, il libro "I Pilastri della Terra" di Ken Follet in pochi giorni. Non conoscevo Follet se non per sentito dire, un po' come si conosce Stephen King senza mai aver letto una sola riga dei suoi libri, e non sapevo che avesse scritto un romanzo storico.

Questo simpatico signore è Ken Follet. Guadagna in un anno più di quanto potrete mai mettere da parte nella vita

Il libro è a dir poco appassionante. Uno dei migliori che mi sia capitato di leggere fino ad oggi.
A parte qualche strafalcione che son riuscito a cogliere in merito al modo di vestire e alle armature (non mi risulta che nel dodicesimo secolo i cavalieri usassero indossare due elmi uno sopra l'altro) il romanzo è veramente notevole. Il thriller si mescola con il racconto storico senza alcun problema, i moltissimi fili narrativi che spesso e volentieri rimangono sospesi lungo il racconto vengono riuniti abilmente verso la sua conclusione, cosa non sempre facile, neanche per gli scrittori più in voga (vi stanno fischiando le orecchie signor G.R.R. Martin?).
In definitiva se dovessi dare un voto a questo romanzo gli darei un bel 9/10. Non è un libro perfetto, ammesso che possa esistere qualcosa di simile, mi perplime ad esempio come si possa scrivere un romanzo storico e ambientarlo in una cittadina immaginaria, pure se molto aderente alla realtà (Kingsbridge pur essendo totalmente inventata ha tutte le caratteristiche e gli stereotipi della classica città medioevale).
Altra cosa, forse la più stupida ma certamente non la meno grave, è il modo di pensare di una delle protagoniste del libro, che giudica avere i seni troppo grandi e si dispiace della cosa. Ammetto che sembrerà una scemenza, ma durante la lettura sono letteralmente scoppiato a ridere. Posto che non ho mai sentito parlare di nessuna donna che si lamentasse di un seno troppo grande (facendo eccezione per chi ha davvero dei problemi ...al massimo succede l'opposto!) l'autore non prende in considerazione il fatto che anticamente un seno voluminoso fosse simbolo di fecondità (come anche avere un po' di ciccia) e prosperità, oltre a dare maggiori chances nell'allattamento della prole e nella futura sopravvivenza dell'individuo e dei suoi figli. Un errore marchiano che dubito abbiano notato in molti, ma personalmente risulta come una crepa in un muro di mattoni.

La sigla del telefilm. L'uso delle "matte" (dipinto animato) è preso paro paro dal Robin Hood di Scott.

Tralasciando queste sottigliezze, notevole è la caratterizzazione dei personaggi, anche se alcuni (detestabile la protagonista del romanzo Aliena) risultano troppo irrazionali in alcuni punti. Fattore che diventerà il motivo scatenante di vari avvenimenti durante la vicenda.

Coinvolgente (e coerente) il trasporto con cui alcuni characters mandano avanti le loro idee, le loro aspirazioni. La truce determinazione del vescovo Waleran, la volontà Cristiana del Priore Philip (best character ever), l'aspirazione edificatoria di Tom e Jack ma anche i loro desideri da "uomini comuni", le loro necessità più basse e i loro sogni più alti. Questo solo per citarne alcuni.

La copertina del DVD. D.Sutherland (a DX in basso) è messo lì solo per fare bella figura.

Purtroppo se il libro è notevole sotto molti aspetti, il telefilm non lo è per la maggior parte.

Come era logico aspettarsi mancano tante, troppe parti, alcune semplificazioni sono eccessive (ma necessarie) e questo solo per fermarsi a livello di sceneggiatura.

Gli attori sono per la maggior parte mediocri. Si salvano solo alcuni di loro, il priore Philip (Matthew Macfadyen), oltre che essere il ritratto di come (personalmente) me lo sono immaginato, reputo sia un buon attore. Idem per jack (Eddie Redmayne), il protagonista, già visto in "Black Death" sotto l'abito monastico. Pessima l'attrice che interpreta la protagonista (Hayley Atwell), nel libro descritta come un autentica bellezza (per quanto poi sia nevroticamente irrazionale e spesso stressante nei confronti degli altri personaggi). Troppo diabolica la figura del vescovo Waleran (Ian McShane), che pur trovando un suo perché viene esagerata rispetto al libro. Poco incisiva la figura del fratello di Aliena (Sam Claflin), che nel romanzo è molto più infantile mammone di quanto appaia nel serial. Inadatto lo spazio dedicato alla moglie di Tom, visto il ruolo considerevole nelle intenzioni del costruttore per la costruzione della cattedrale. Insulso il ruolo del conte (Donald Sutherland). Chiaro esempio di attore di un certo calibro che viene usato come specchietto delle allodole per la serie, pur comparendo appena in due puntate (in maniera esagerata visto che nel romanzo la parte svolta è anche minore). Potrei elencare i vari personaggi e le rispettive inadempienze una per una ma non lo reputo necessario.

Pessima la ricostruzione degli ambienti, delle fortezze (per lo più in pietra, mentre lo stesso autore descrive motte e palizzate contro gli ambienti abbondantemente in pietra di edifici storici in cui è stato girato il telefilm) e dei costumi, su cui metterei una croce.
Passabile quella delle armature, su cui non mi sono soffermato troppo. Accettabile per il 12° secolo tutto quello che comprenda elmi con nasale, cotte di maglia ad abundantiam e scudi a goccia "normanni". Un pugno negli occhi tutto ciò che siano elmi posteriori, cuoio lucido & nero in ogni dove, spade dalla guardia (croce o elso) abominevole, eccetera eccetera.

Apprezzabile che sotto le cotte di maglia indossassero giubbe d'armi (tristemente noti come gambeson) e decisamente buoni i combattimenti.

Non stupitevi se nel quadro generale della mia pars destruens salvo la regia dei duelli (non degli scontri campali però) ricorderò questo telefilm sicuramente come uno dei pochi in cui ho visto dei combattimenti con spada ad una mano degni di nota. Basta pensare che serie televisive del calibro di Game of Thrones/Il Trono di Spade della HBO sotto questo aspetto fanno a dir poco pietà. Sicuramente dietro ci deve esser stato necessariamente un maestro d'armi con una notevole esperienza, perché i giochi mostrati in alcuni duelli (molto bello quello tra Cristopher e Walder nel finale) non sono sicuramente opera degli attori o della loro improvvisazione. Si vede chiaramente che sono coreografie studiate a tavolino ma eseguite con fluidità e competenza. Un nota di piacevole armonia in una sinfonia non proprio eccellente.

Ultime note positive (occhio allo spoilerone) la morte del costruttore barbuto (pessima nel libro), particolarmente emozionante e caratteristica nel telefilm, con il protagonista che guarda, morente, la cattedrale, facendo cenno al suo assassino di spostarsi.

Epiche le ricostruzioni (digitali suppongo) della cattedrale, molto aderenti per lo meno a ciò che avevo immaginato durante la lettura.

Last but not least un bel finale, sicuramente migliore rispetto a quello, decisamente sottotono, del libro.

In definitiva: consiglio assolutamente la lettura del romanzo, e per chi ne avesse voglia (ma non è indispensabile) la visione della serie TV.
Avendola trovata in vendita in negozio per una decina di euro (ora capisco perché) ho pensato potesse essere un vago trastullo, cosa non troppo distante da quella che è la realtà dei fatti.

mercoledì 1 maggio 2013

Incontro con Massimo Fenu

Recentemente ho avuto modo di avere un proficuo scambio di esperienza marziale con un grande combattente ed istruttore di NovaScrimia. Massimo Fenu.
Massimo con la mia armatura. Vedere se stessi combattere è un esperienza scioccante.
Massimo è istruttore anche di Krav Maga, disciplina che porta avanti con grande competenza e professionalità. Ha un sito-blog che tiene aggiornato in continuazione, inoltre scrive su Tiscali Socialnews; è autore di diversi articoli divulgativi sulle arti marziali. Sul suo profilo youtube potete seguire una parte delle lezioni che tiene in palestra (che si concentrano sulla parte teorica e gli approcci al combattimento). Massimo inoltre è quello che io considero un vero Signore, che si parli di fairplay o modo di porsi con le persone. La mia impressione non è isolata, ho avuto modo di sentire commenti simili da altre persone che conosco e che hanno incontrato Massimo. Quindi se state cercando un istruttore valido e a modo, sapete a chi fare riferimento.

Tornando al nostro piccolo "meeting", la serata è stata molto divertente.
Massimo si è dimostrato disponibile non solo a fare un combattimento in armatura ma anche a combattere nella scherma in camicia. Avendogli prestato la mia armatura non ho potuto combattere contro di lui in quel frangente -con mio grande dispiacere- ma mi sono rifatto immediatamente dopo con le repliche di spade ad una mano e mezza in nylon.
I combattimenti sono stati innumerevoli, lunghi e divertenti. La cosa che più mi ha colpito è stata la capacità di resistenza di Massimo (oltre che la bravura a livello tecnico), che non solo ha fatto un combattimento in armatura completa (di per se mortalmente stancante) ma ha anche combattuto senza limite di tempo con il sottoscritto e altri due dei miei Fratres (i più abili tra l'altro!).
Inutile dire che sono rimasto molto soddisfatto per la bella serata trascorsa assieme, menandoci e parlando di arti marziali occidentali, elmi e armature. Qualche giorno dopo inoltre massimo ha pubblicato questo bell'articolo su di noi, che riporto qui parzialmente (l'articolo può essere letto in modo integrale sul suo blog).

"Tornei cavallereschi, allenamenti da legionario romano, ricostruzioni dal vivo delle armature dei bronzetti nuragici. Ancora una volta le migliori scoperte non si fanno andando  a cercarle lontano ma basta guardare bene ciò che sta dietro l'angolo. E' il caso del gruppo di ricerca, archeologia sperimentale e rievocazione storica dei Memoriae Milites di Cagliari. La conoscenza è avvenuta tramite comuni amici che conoscono la mia passione per la ricerca ed il combattimento e la loro voglia di condividere un aspetto della nostra cultura che sembra passare in secondo piano rispetto alle più conosciute arti marziali orientali. Così, dopo un primo incontro in cui ho avuto modo di vedere le loro riproduzioni atte all'uso di elmi, armature e scudi di periodo romano e nuragico, è nata la proposta: Provare un combattimento in armatura."

E la parte che mi preme più sottolineare:

"Quale futuro per queste iniziative? Il mio futuro lo conosco. Provare di nuovo e sperimentare gli altri ambiti di ricerca di questo gruppo che, silente e a proprie spese, porta vanti un lavoro difficile in termini di studio e sperimentazione. Quello che mi chiedo è se, viste le manifestazioni che organizzano e il risalto che danno ad aspetti culturalmente e turisticamente rilevanti della Sardegna, non sarebbe il caso che gruppi come questo venissero finanziati."

Ecco, ovviamente io non posso che essere d'accordo su simili conclusioni, non ci è mai venuto in mente di chiedere dei finanziamenti per la ricerca che facciamo, ma mi rendo conto che l'idea non è così peregrina. Non tutti sono d'accordo ovviamente. Riporto un commento particolarmente negativo apparso nel blog, omettendo il nome di chi l'ha scritto.

"penso che tra le basi nato, l'uranio impoverito e le altre schifezze derivanti dagli innumerevoli poligoni militari, la disoccupazione, ecc.. l'ultima preoccupazione dei sardi sia far finanziare 4 bambinoni che giocano a "dungeons and dragon".

Palese che chi scrive queste cretinate non abbia capito nulla di cosa sia la rievocazione storica, la sperimentazione (che sfocia nella vera e propria archeologia sperimentale!) lo studio di una disciplina marziale, la ricostruzione di armi, abiti e generalmente attrezzature che non si possono ovviamente trovare in vendita. Confondere questo tipo di attività, che hanno un risvolto pratico (perfino turistico, promozionale) e che approfondiscono le tematiche legate alla conoscenza della nostra storia, non può che essere sintomo di scarsa attenzione (e probabilmente deficit di intelligenza cronico). Un po' come quelli che dicono che "con la cultura non si mangia".

Al centro ragazzi vestiti da orchi in un LARP (Roba alla Dungeons & Dragons) a destra un Rievocatore, a sinistra SCA (pestaggio gratuito e anacronistico). Le differenze sono PALESI.
Oltre alla sensata proposta di Massimo, c'è da specificare che noi arriviamo perfino a pagare la tassa di affissione per i manifesti delle manifestazioni (gratuite) che promuoviamo. Senza chiedere troppo, penso che eliminare un simile balzello sarebbe il minimo per venire incontro a chi organizza tali eventi in maniera gratuita e senza far pagare biglietto alcuno. Ma dopotutto se la regione Sardegna finanzia una mostra di manichini di una disegnatrice di bronzetti Nuragici (le cui interpretazioni oltretutto mi sembrano abbastanza soggettive e opinabili), non vedo perché ai gruppi di rievocazione storica non possa venir elargito, quando i progetti appaiono seri e di pubblica utilità, un finanziamento per rientrare almeno nei costi di quanto viene prodotto.

O quantomeno toglieteci questa stupida tassa per l'affissione delle nostre locandine, grazie!


Unu saludu,
Alessandro Atzeni.

venerdì 19 aprile 2013

I Sardi dei "Tercios"


Riporto questo bell'articolo trovato su internet. Le considerazioni finali sono dell'autore dell'articolo e non mie.
Reputo sia ugualmente interessante e utile condividerlo.




"Pochi sanno, me compreso fino a poco tempo fa, che durante la guerra dei 30 anni, combattuta tra regno di Spagna e Francia negli anni 1618-1642 nelle Fiandre (attuali Olanda-Belgio), morirono o furono dispersi (prigionieri di guerra) ben 30.000 sardi!
Considerate che all’epoca la Sardinia contava sui 300.000 abitanti e dunque un abitante su dieci morì in quella guerra!
Leggendo alcuni libri e cronache che ricordano quei fatti ho saputo che molti nobili sardo-iberici, come i Castelvì e gli Alagon, levarono in Sardinia numerosi Terçios da spedire nelle Fiandre a combattere contro i francesi, tra questi numerosi logudoresi e campidanesi, terre di origine dei nobili casati.
Almogaver si chiamavano in castigliano questi fanti. Numerosi partirono dai porti sardi per confluire tutti a Barcellona e da lì a piedi nelle Asturie dove un nuovo imbarco li conduceva nelle Fiandre a combattere per la gloria di Spagna e del re Filippo II.
Pagine quasi sconosciute di storia celata, riemersa solo grazie al prezioso lavoro di pochi ricercatori.
Quello che non fecero le guerre, lo fece la peste soprattutto quella del 1650, la popolazione sarda si ridusse ancor più drasticamente, interi villaggi si spopolarono totalmente!
Molti di quei soldati che non tornarono nella loro isola, escluso chi morì in battaglia, finirono i loro giorni nelle segrete francesi o peggio venduti ai turchi come schiavi.
Se alcuni di voi hanno avuto modo di consultare i “Quinque Liber” dei loro paesi d’origine, come ho fatto io, potrà notare che per quegli anni molti uomini scompaiono dalle registrazioni ecclesiastiche, senza che neanche vi sia la registrazione di morte…
Moltissimi furono anche i sardi che arruolati nei terçios (terçios de Catalunya) parteciparono alle imprese dei vari conquistadores nelle Americhe!
Insomma, morale della favola, generazioni di sardi immolatisi per le guerre degli altri…
Tempo fa sentii un sindaco di un paese sardo che commemorando i 12.000 sardi caduti della prima guerra mondiale, disse:”Ed è per questo grande tributo di sangue che noi sardi ci sentiamo ancor più italiani”.
A questo punto io potrei dire: “Ed è per questo grande tributo di sangue (i 30.000 morti delle Fiandre) che noi sardi ci sentiamo ancor più spagnoli…”.

Articolo tratto da "controsardegna"