sabato 19 agosto 2017

Conferenza I GUERRIERI di MONT'E PRAMA - Porto Torres 26/08/17



Sabato 26 Agosto 2017, presso l'area archeologica della Necropoli Romana di Porto Torres (via Livio 53), sarà presentato il libro di Alessandro Atzeni "GHERRERIS: Dai bronzetti alle statue di Mont'e Prama", una conferenza organizzata da PIETRINO SECHI della fondazione VIA LIBIO 53.
La serata si svolgerà in tal modo:

18:30
Visita al complesso monumentale, con le tombe ipogeiche ad Arcosolio di epoca Romana.

19:30 
Conferenza riguardo il libro di A. Atzeni, con esposte le scoperte più importanti: Il guantone armato dei "Gladiatori" di Mont'é Prama, ed altre interessanti ipotesi al riguardo.
Saranno inoltre presenti diversi manufatti ricostruiti, oltre ad un figurino di guerriero in scala 1:1.

20:30
Aperitivo finale.


Non mancate! 

giovedì 17 agosto 2017

Un'analisi e una nota critica sul termine Arti Marziali Storiche Europee (HEMA)




La scherma storica è quella branca delle HEMA, o Historical European Martial Arts (Arti Marziali Storiche Europee) che studia principalmente la componente armata di questo grande raggruppamento di arti marziali occidentali. Dico occidentali perché essa si contrappone a quelle di origine orientale, anche se il discorso non è così semplice (molto ci sarebbe parlare sull'influenza occidentale -Spagnola- nell'Escrima Filippina) ed il termine W.M.A. (Western Martial Arts) o arti marziali occidentali ormai è caduto in disuso per un più preciso H.E.M.A., visto che il termine aveva una connotazione geografica troppo incerta.
Come definire il termine "Ovest"? Come dargli una connotazione più stringente, relativa ad esempio alla storicità della disciplina? Con il termine HEMA, naturalmente! Ma questo termine, come il precedente, è solo una parola di comodo, un contenitore dentro cui possiamo mettere quello che più o meno ci piace. Ad esempio: la parola Historical include tutte le discipline storiche, ma potenzialmente esclude quelle più antiche, non supportate da trattati che ne decumentino interamente la struttura; è il caso del pugilatus romano e della gladiatura romana o del combattimento in formazione dell'esercito romano (per non fare accenni ad esempio alla più "recente" scherma vichinga). Sono considerabili HEMA? Aldilà che siano considerabili facenti parte delle HEMA o meno, relativamente a queste arti marziali esistono diverse persone che studiano queste discipline, e che tuttavia manco sanno cosa significhi questo acronimo. Forse è la parola European che la distingue? Non proprio. Che dire ad esempio dei trattati americani di sciabola e baionetta? O dei numerosi maestri di scherma Italiani che emigrarono nel nuovo mondo? O degli stili di combattimento autoctoni delle americhe, come il combattimento con scudo e spada in ossidiana dei guerrieri precolombiani, per non parlare del combattimento con il tomahawk dei guerrieri "indiani"? Anche questi sono considerabili facenti parte delle HEMA? Forse è il termine Martial Arts che allora definisce i contorni di questa disciplina? Arti Marziali, le Arti di Marte, il dio della guerra Romano. Quando cercai di spiegarne il significato al mio coinquilino Iraniano durante la mia permanenza in Inghilterra, questi mi guardò come se stessi parlando un linguaggio alieno. La sua conoscenza non andava oltre la sfera di pallone usata nel calcio, mentre io davo per scontato che tutti sapessero il significato di questa parola. In realtà anche tra i conoscitori della materia, specialmente i praticanti di arti marziali "orientali", il  termine viene associato senza alcuna remora al Kung-fu, al Karate o al Kendo (tanto per dirne alcuni). Questo senza pensare che il termine non è orientale, in quanto Marte è una divinità esclusivamente greco-romana (al massimo con qualche similitudine in altre popolazioni europee come i Germani, i Celti o gli Etruschi) associata più che allo sport o al combattimento disarmato, alla guerra e all'uso delle armi. Questa non ha nulla a che fare con l'accezione comune del termine arti marziali, che viene associata al dojo presso cui si studiano forme a vuoto, o alla palestra della federazione in cui svolgiamo tornei di questa o quella disciplina. Il termine originariamente non ha neanche a che fare con la meditazione o la filosofia guerriera di questo o di quel genere. Sono tutte costruzioni posteriori che hanno modificato negli ultimi 60 anni l'accezione del termine Arti Marziali.

Cosa esce digitando "Martial Arts" su google? A voi la risposta.

Come i soldati inglesi definivano "boxers" (non il cane, ma il pugilato) i rivoltosi cinesi dell'800 che praticavano il kung-fu, e che venivano interpretati con la cosa più simile a loro conosciuta (la boxe appunto) noi abbiamo utilizzato un termine occidentale per descrivere un insieme di stili di combattimento approdati in occidente in tempi tutto sommato recenti. Cosa indica quindi l'acronimo HEMA? Principalmente quegli stili di combattimento, ricostruibili partendo da trattati storici che documentino, nel complesso, un sistema di difesa armata e non sviluppatosi in Europa e nei paesi con forte tradizione Europea. Dico di difesa perché è nella difesa il primo principio della scherma, dal termine "schermare", "farsi schermo", "difendersi". Questo non significa che il termine escluda l'attacco. Indica unicamente (a differenza di quanto accade modernamente nella scherma olimpionica) che in antichità, al di fuori dell'ambito sportivo, cioè nel duello e nella guerra, era più importante difendersi dal colpo avversario prima di ferirlo a nostra volta, pena la morte di entrambi.

Bellissimo gesto atletico nella scherma moderna, suicidio e morte di entrambi, nella scherma storica.

In definitiva, non è il termine che definisce cosa sia HEMA o meno, visti i limiti palesi insiti nell'acronimo. Personalmente quello che definisce le HEMA, è chi le studia, secondo un metodo preciso, spesso basato sull'analisi di trattati simili documentabili in periodo storico. Chi non agisce secondo questo metodo, per suo disinteresse o per altre motivazioni, semplicemente non ha, molto probabilmente, intenzione di essere definito HEMA. Forse preferisce il termine "Archeologia Sperimentale", "Rievocazione" e via elencando, con tutti i"se" ed i "ma" relativi ai rispettivi significati di questi termini: e dunque così sia.

Spero che il mio punto di vista vi sia sembrato interessante.
Un cordiale saluto, Alessandro.

venerdì 4 agosto 2017

Pugilatori Nuragici, Corridori e Assaltatori? Tutto da rifare!


Diversi anni fa, mi ritrovai a discutere dell'ipotesi proposta dallo Studioso Pierluigi Montalbano riguardante il ruolo di "truppe d'assalto" o "corridori" proposto da questi per i guerrieri nuragici. L'idea era in sostanza una derivazione da lla tesi della Sandars sul ruolo dei mercenari appartenenti ai popoli del mare, nel ruolo di "corridori". Ovvero, questi guerrieri stranieri, armati di scudo leggero, poca armatura e un paio di lance corte, più la spada, avrebbero avuto il compito di contrastare i carri degli eserciti orientali. Disarcionando il guidatore del carro, o semplicemente raggiungendo il carro nel momento di maggiore staticità, questi avrebbero avuto il ruolo di "assaltare" il mezzo con le lance corte, per poi finirlo usando la spada. La tesi del Montalbano, rifacendosi a questa idea, vedeva i cosidetti "pugilatori" nuragici come dei possibili corridori. Al tempo come oggi, non ero d'accordo su diversi punti, esposti in seguito nel mio libro "Gherreris" (2016): già al tempo obbiettai all'autore che non esisteva alcuna prova che ricollegasse questi guerrieri, osservati in Sardegna, all'area orientale. Insomma la tesi era sicuramente suggestiva, ma in mancanza di prove non sostenibile. Nessuna raffigurazione in oriente di questi peculiari guerrieri armati di scudo a tegola e guantone, nessuna menzione di queste particolari figure nei geroglifici o in altre fonti del tempo. Insomma, personalmente l'idea non era semplicemente accettabile, rimanendo quindi confinata nell'ambito del possibile ma indimostrabile.


"Corridori" Sherden. Cosa avrebbero in comune con i "pugilatori" di Mont'é Prama ad eccesione del gonnellino a punta?

Presunto "corridore" tipo Monte Prama contro guerriero orientale, statuina di Beppe Cardone.


Recentemente ho notato una riproposizione di questa teoria da più parti. Alcuni si sono occupati di realizzare l'attrezzatura del "pugilatore", come lo scudo ed il guantone. Tutto molto bello, chiunque può sentirsi libero di replicare quello che vede realizzato nelle statue nuragiche. Infatti, personalmente, ho iniziato lo studio della ricostruzione marziale nuragica dal 2009, quando il gruppo Memoriae Milites fece una prima rievocazione nei locali del museo archeologico Nazionale di Cagliari, in seguito ripetuta nel tempo, tra cui anche una mostra in quel di Solanas con l'autore Montalbano. Mi dispiace chi professa di fare questo tipo di cose da 10, 20 anni prima del sottoscritto e del gruppo di cui sono membro, ma di queste persone al tempo non si vedeva manco l'ombra, e di certo non è nota alcuna partecipazione pubblica o privata in mostre o convegni. Quindi, con tutta la bontà che si può avere, iniziamo allora a mettere dei paletti...!

Ritornando al discorso, durante la ricostruzione dell'attrezzatura dei pugilatori e lo studio dell'arte marziale che se ne poteva dedurre, il mio testo "nel cassetto" iniziava a prendere forma. Come tutti i libri, il lavoro di pubblicazione è lungo e rallentato da una serie di necessità editoriali. Inutile ricordare che se pure il libro è stato edito nel dicembre 2016, il processo di editing è durato almeno un anno (ovvero da quando sono partito in inghilterra, nel novembre 2015), mentre la sua scrittura affonda le radici almeno (almeno) nei tre anni precedenti. E chi vorrà contestarlo potrà aprire in tribunale la bozza del libro con allegato il bollo postale inviato alla casa editrice, tanto per essere chiari.

Occorrerà ricordare a queste persone che cercano di inseguire fantomatici primati, che la ricerca si fa scrivendo (cioè pubblicando) su carta stampata. Video su youtube, conferenze fatte tra amici e post su facebook o su un blog non hanno nessun valore legale (altrimenti dovrei andare a ripescare le discussioni scritte sui forum di rievocazione storica e archeologia almeno nel 2005).
Ritornando sul discorso: mentre scrivevo i capitoli sul pugilato nuragico, delineando quale potesse essere lo stile di combattimento ed i colpi plausibili nei termini di una ricostruzione storica e e marziale (8 anni di rievocazione di combattimento militare e gladiatorio romano qualcosa lo hanno pur dato!), incappai in un'interessante scoperta. Non sto parlando dell'idea che i pugilatori combattessero in cerimonie sacre, in duelli rituali di pugilato (tutte idee già proposte anni prima da archeologi quali il Tronchetti o lo Zucca) o assomigliassero a delle specie di gladiatori (teoria mia, occorrerà specificare). Ma che questi guerrieri fossero armati di un pugnale gammato, ormai irriconoscibile per la sua fragilità, in quasi tutti i reperti conosciuti.
Laddove ricostruttori quali la Demontis (Il Popolo di Bronzo) o l'artigiano Carmine Piras (autore per la maggiore di ricostruzioni museali) avevano realizzato tirapugni e guantoni borchiati, io avevo proposto un'unica borchia sottostante al guantone, come si può osservare peraltro dai reperti: andate domani al museo archeologico nazionale di Cagliari e guardate con i vostri occhi!
Ma quale guantone da "pugilatore"? Quali "borchie"? I reperti mostrano chiaramente un unico spuntone sottostante.


Guantoni dei pugilatori, dotati di un'unica borchia con "guardia" ad "L" sottostante al guanto, quasi sicuramente un pugnale gammato spezzato! Da un mio articolo stampato sempre nel 2016.

Volete intenderlo come una borchia? Benissimo, è una vostra idea. Personalmente ho portato nella discussione abbastanza evidenze circa il fatto che:

-I "pugilatori" presentano segni di ferite da lama sul petto e sulle gambe!
-I "pugilatori" sono dotati di scudo, gli unici boxer ad averlo in tutta la storia umana!
-Gli uomini sepolti nella necropoli relazionata alle statue sono tutti giovani tra i 16 ed i 18 anni di età.
-Questi giovani erano nutriti secondo una dieta specifica.

Altro che "corridori" e "incursori" da seconda guerra mondiale, altro che pugilatori con guantoni che sfondano blocchetti o tavole di legno, altro che calci alti da Thai Boxe!

Stiamo parlando di combattimenti tra guerrieri armati di lama (pugnale gammato) dotati di scudo per difendersi da questo e sepolti nella stessa necropoli, guarda caso tutti morti in un età simile.
Se questo non è il quadro di una necropoli di guerrieri impegnati in cruenti giochi sacri, simili a quelli dei guerrieri che prima dei fasti imperiali combattevano presso le pire funerarie (bustuarii), beh non so cosa altro possa essere.

Buon proseguimento di serata!


Acquerello dell'artista Guido Nieddu, su indicazione dell'autore.


lunedì 10 luglio 2017

Chi sta dietro a "Sardinian Warrior"?



Sono nato nel 1986 a Cagliari, sin da piccolo ho provato interesse per la storia e le arti marziali. nonostante questo mio particolare desiderio ho praticato da bambino una serie di sport totalmente diversi rispetto ai miei reali desideri. Tennis, basket, nuoto, calcio. Diventato più indipendente, ho iniziato il mio percorso nelle Arti Marziali (A.M.), indirizzandomi verso quelle di origine orientale. Per un po' di tempo ho frequentato l'A.S.D. "Tempio Shaolin" (affiliato FIWUK) presso Quartu S. Elena, al tempo diretto dal Maestro Alessandro Marcialis. 
Attratto sin dall'inizio all'uso delle armi, ho cercato il percorso che mi potesse portare, nel minor tempo possibile a saper maneggiare un'arma bianca. Abbandonate le AM orientali per cercare qualcosa che fosse più aderente ai valori occidentali, dal 2005 ad oggi ho praticato, e continuo a praticare, scherma storica. Ho iniziato il mio percorso nella scherma medioevale con l'A.S.D. Memoriae Milites di Cagliari (ora associazione culturale), presso la quale ho svolto decine di rievocazioni storiche, conferenze, esposizioni, didattica al pubblico adulto (e non), durante le rievocazioni, o all'interno di istituti scolastici. Sono stato uno dei primi rievocatori in Sardegna, assieme ai miei compagni fraterni della Memoriae Milites, ad aver ricostruito e rievocato l'armamento dei guerrieri nuragici. Ho all'attivo diverse partecipazioni in tornei di scherma medioevale, in armatura e non (H.E.M.A.). Nel 2011 ho vinto il primo posto nella sezione scherma in camicia, la 6° edizione del "Torneo del Liofante", promosso dall'associazione. Mi sono classificato ai quarti di finale nel torneo in armatura "Ermete" di Carnasciale (Fi). Ho partecipato a diversi stage di scherma medioevale e di arti marziali. La mia passione per tutte le sfaccettature dell'arte della guerra occidentale mi ha spinto ad esplorare anche il campo dell'arceria. Ho praticato le basi arcieristiche del tiro olimpionico con gli Arcieri Nuragici di Cagliari. In seguito ho acquisito il titolo di istruttore base di tiro con l'arco dinamico nel 2001, promuovendo tornei durante le rievocazioni, insegnando al pubblico (bambini ed adulti) e durante diverse manifestazioni culturali e sportive (PALEOWORKINGUISP). Oltre all'arco ed alla scherma medioevale, nel 2015 ho iniziato a praticare escrima filippina presso l'Accademia Sherden di Datu Alessandro Fantini e Alagad Fabio Cinesu, con studio di olisi (bastone) singolo o doppio, olisi y baraw (bastone e coltello) ed espada y daga (spada e coltello), panantukan (pugilato filippino) ed elementi di Silat.
Dalla fine del 2015 ad oggi mi sono trasferito in Inghilterra, tra l'Oxfordshire ed il Berkshire, ed in questo lasso di tempo ho praticato scherma rinascimentale (spada e boccoliere, spada sola) presso la School of the Sword di Reading, e lo stile di Sir William Hope (smalsword, backsword) presso la Linacre School of Defence di Oxford. Durante la mia permanenza in Inghilterra ho inoltre avuto modo di conoscere esperti come Matt Easton (noto studioso di HEMA)e Neil Burridge (Maestro fusore di spade in bronzo), estrambi dei punti di riferimento in Gran Bretagna ed in Europa, nei loro rispettivi campi di studio.

Il mio approccio alle arti marziali storiche occidentali si basa principalmente sullo studio del manuale di "Fiore dei Liberi" (versione Pisani-Dossi, Getty, Morgan) e del successivo "De Arte Gladiatoria Dimicandiana" di Filippo Vadi, che nel tempo si è esteso allo studio della scherma rinascimentale (Achille Marozzo, ecc) e a quella settecentesca (Sir William Hope, George Silver). Oltre a queste discipline ho avuto modo di approcciare in vari stage anche la scherma tedesca, in particolare per l'uso della spada a due mani e del dussak (Meyer), la sciabola ottocentesca (Hutton) spada e boccoliere (I-33), ed infine il pugilato inglese (Mendoza) presso la già citata Linacre School of Defence di Oxfod.
Nel tempo ho capito che non si può avere una visione completa del funzionamento delle armi e del combattimento senza mettersi in gioco, provando diversi stili e discipline. Non è improbabile che in futuro quindi mi dedichi allo studio di nuovi sistemi.

Nel 2014 mi sono laureato in scienze naturali, con una tesi Antropologica dal titolo "Dal Combattimento alla Lesione: Ricerca di Indicatori in Reperti Scheletrici Umani di Età Nuragica". Nella ricerca ho potuto esaminare di persona i resti di svariati individui, sia di epoca nuragica e prenuragica, romana e medioevale. Determinandone il decesso e la modalità con cui avvenne. Nella tesi ho anche curato un approccio ricostruttivo alla scherma nuragica, un tipo di combattimento sicuramente esistito ma di cui non ci è rimasta alcuna fonte iconografica. Il mio studio sul combattimento dell'età del bronzo in Sardegna (portato anche in Inghilterra e presentato alla Newcastle University) è stato inoltre citato in numerosi altri studi archeologici, essendo decisamente innovativo nel panorama Italiano, per usare le parole dell'archeologa e professoressa Anna Depalmas: "pioneristico".
L'esperienza acquisita nella mia tesi di laurea, unita ad oltre un decennio di pratica schermistica, archeologia sperimentale e ricostruzione/rievocazione storica, è confluita nel libro "Gherreris: dai bronzetti alle statue di Mont'e Prama", stampato nel 2016 dalla Condaghes. Uno studio innovativo basato sull'analisi delle armi e delle armature dei bronzetti nuragici. Quattro sono i temi principali, le ipotesi innovative presentate in questo libro: la prima legata al combattimento degli arcieri, la seconda sull'uso di un pugnale da parte dei presunti “pugilatori” da Mont'e Prama, che secondo quest'ottica sarebbero inquadrabili invece come dei primitivi “gladiatori”, quella relativa a come sarebbero “scomparsi” i guerrieri nuragici, e l'ultima, la più importante, sulla reale identità delle figure nuragiche rappresentate: capi, guerrieri e offerenti. Impegnato da anni nel volontariato culturale, ho inoltre scoperto e denunciato nel 2013 una tomba ciclopica dell'età del bronzo (Tomba dei Giganti) non censita. Ho inoltre scritto negli anni due libri come coautore (La Luce del Toro -2011-, Gigantes de Pedras -2016-), più decine di articoli, scientifici e divulgativi, sulla storia e l'archeologia della Sardegna.

Infine, Come rievocatore e studioso di scherma storica, durante la mia esperienza sono venuto a contatto con tutta una serie di persone straordinarie che hanno contribuito ad accrescere la mia conoscenza in diversi campi. Si va dall'editoria alla pittura, ai documentari ed ai programmi culturali sul piccolo schermo. Nel 2015 sono comparso assieme ai compagni della Memoriae Milites come centurione sulla copertina di un romanzo storico di ambientazione romana, che tratta le vicende della Cohors II Sardorum, RAPIDUM di Vindice Lecis. Sempre nel 2015 ho partecipato, come comparsa e come consulente dell'Associazione Memoriae Milites per il periodo nuragico, in un documentario della Netz Natur del Dott. Naturalista e Biologo Andreas Moser per la Televisione Nazionale Svizzera di lingua tedesca SCHWEIZER RADIO UND FERNSEHEN. Nel 2015 ho inoltre posato per il primo ed il secondo quadro di un trittico sulla vita di S. Caterina (vestito come armato e come boia) realizzato dell'eccezionale Pittore Sardo Antonello Pintus. Il 19 Marzo del 2013 invece ho partecipato, assieme all'associazione Memoriae Milites, nel programma culturale in lingua Sarda "Mannigos de Atualidade, su T.C.S. Tele Costa Smeralda. Con il collega schermidore Andrea Garau ho inscenato un combattimento dal vivo (non simulato e non preparato) di scherma nuragica.

Nel mio tempo libero (come se me ne rimanesse!) seguo il mio blog recentemente anche il lingua inglese (alessandroatzeni.wordpress.com), sulla scherma, la rievocazione storica, l'archeologia sperimentale, nonché la storia e l'archeologia della Sardegna. Ho inoltre un canale di youtube su cui carico video sulle medesime tematiche https://www.youtube.com/channel/UCvO5r47rvjQhsmshrwjipaw . 

sabato 8 luglio 2017

Quanto è difficile iniziare un nuovo corso di Arti Marziali?



Quanto è difficile iniziare un corso di arti marziali? Molto, tantissimo direi, specialmente se il nuovo corso che vogliamo seguire è diverso da quello cui siamo abituati, e ci tira fuori dalla nostra comfort zone.
Pensate di essere bravi in qualcosa... a calcio per esempio! Per un motivo o per un altro, tuttavia, cambiate sport. All'improvviso non siete più così bravi in quello che state facendo, e vi sentite tutto meno che appagati. Non è una bella sensazione, vero?
Negli anni ho provato diverse discipline, senza mai trovare quello che facesse per me, almeno sino al mio approdare nella scherma storica, una decina di anni fa. Per circa otto anni sono rimasto nella stessa palestra, ma per un motivo o per un altro, la vita ci fa cambiare percorso, a volte senza neanche che lo vogliamo e siamo costretti a fare delle scelte. Spesso queste scelte ci sembrano difficili, perché siamo noi che le riteniamo tali, ci costruiamo nella testa enormi castelli mentali, che non fanno altro che rallentarci rispetto all'obbiettivo che ci siamo prefissati. Perché ovviamente voi avete un obbiettivo, no? Nel caso in cui non lo abbiate, smettete di leggere. Questo post non parla di come trovarne uno.
Dicevamo. Siamo lì che stiamo decidendo che cosa fare: continuare con la stessa disciplina (calcio ad esempio, nel mio caso scherma, ma tant'è...) o cambiare per qualcos'altro. Cosa facciamo? Ci sono pro e contro in entrambi i casi. Possiamo continuare a fare quello che facciamo da tutta la vita, e va bene, è sicuramente più facile ed è meno difficile ricominciare lo stesso percorso in una palestra diversa, essendo già padroni della disciplina...oppure...
Possiamo decidere di re-iniziare da zero, abbracciando tutti gli aspetti positivi, ma anche negativi che comporta questa scelta, di cui il principale: tornare ad essere dei novizi, dei bambini con la cintura bianca.
Questo vuol dire che i vostri compagni di allenamento penseranno che voi essenzialmente siate dei pivelli (non preoccupatevi, lo penserebbero anche se foste dei maestri): quindi la battutina, la poca considerazione, i calci in culo fisici e non che riceverete dai più esperti, insomma, la solita bellissima collezione di sgradevoli comportamenti umani.
Può andare così, o può andare molto meglio. In generale questo dipende dalla palestra che avete scelto. Se la vostra palestra è come nel caso indicato, probabilmente è una palestra di merda.

Ovviamente ci sono solo due soluzioni possibili: mollare o restare. Dopotutto non ve lo fa fare nessuno di allenarvi con un branco di rincoglioniti (e credetemi, ce ne sono). Nel caso in cui restiate, forse perché siete particolarmente autolesionisti, o perché dopo un iniziale periodo i vostri compagni hanno assunto maggiore confidenza in voi (e quindi non erano così male), allora non potete che progredire. Sicuramente sarete migliori di prima, e avrete mostrato molto più coraggio di chi rimane tutta la vita a fare la stessa cosa, solo perché ha paura di diventare nuovamente un novizio.

A sa prossima
Alessandro

venerdì 30 giugno 2017

Una maschera Sherden nel British Museum di Londra

Finalmente, dopo essermi spostato in Inghilterra per approfondire i miei studi, sono finalmente andato a visitare il British Museum di Londra. Durante la mia "ricerca", all'interno del museo, dei famigerati bronzetti nuragici, sono incappato in questa maschera in bronzo. Avevo già visto alcune immagini dell'oggetto in vari libri, ma poterla osservare di persona è sicuramente un'esperienza sbalorditiva.

Maschera Sherden del British Museum. Sono visibili i fori per le corna.
Foto dell'autore. Qualsiasi riproduzione non autorizzata è perseguibile a norma di legge.
Riporto quanto scrive la dicitura:
"LBII-III (1400-1150 b.C.) Masks of this sort were also produced in pottery. They were possibly  used as insets for large statues made of wood. This example has two holes at the top on either side and it is possible that these held two horns, the resulting face rapresenting that of a Sherden Warrior".

Tradotto suona come:

Tardo Bronzo II-III (1400-1150 a.C.) maschere di questo tipo venivano reaizzate anche in ceramica. Probabilmente venivano utilizzate per essere incluse in grandi statue in legno. Questo esempio presenta due fori nella parte superiore, su entrambi i lati, ed è possibile che vi fossero alloggiate due corna, il volto che ne risulta rappresenterebbe un guerriero Sherden "

La cosa più stupefacente, per chi conosce un minimo di archeologia nuragica, è la somiglianza del volto della maschera con i famosi bronzetti nuragici. Il volto allungato con il mento appuntito, il sorriso appena accennato, il naso prominente e gli occhi arrotondati, tutti caratteri più tipicamente associabili a quelli delle statuine nuragiche, invece che a statue come quella del "Dio Cornuto" di Enkomi, spesso associata ai "Popoli del Mare" ed agli Sherden.

"Dio Cornuto" o "Apollo Cereates" (Late Bronze Age, 1200-1150) da Enkomi, Museo di Cipro, Nicosia, Cipro. Da http://www.cyprusexplorer.globalfolio.net/eng/history/letters_alasiya/index.php
Si paragoni il volto della maschera Sherden, ad esempio, con questo del bronzetto conservato a pochi metri di distanza, nello stesso British Museum, La somiglianza con lo stile Uta è impressionante, sopratutto se pensiamo che, come suggerisce la didascalia del museo, la maschera doveva essere dotata anche di due sottili corna di bronzo che si diramavano dalle tempie. Suggestione o realtà?
Notare che un simile accostamento con i bronzi nuragici è già stato fatto da Andrea Salimbeti nel suo sito web (The Greek Age of Bronze), ed in seguito pubblicato assieme a Raffaele D'Amato nel pregevole volume "Sea Peoples of the Bronze Age Mediterranean c. 1400 BC-1000 BC", 2015, Osprey Publishing, p.58.

Fotografia dell'autore, tutti i diritti riservati.
Che si tratti di un vera e propria "maschera nuragica" o se sia appartenuta, come si specifica, ai guerrieri Sherden dei Popoli del Mare, solo un'analisi degli isotopi del metallo che la compone potrà dirci la sua provenienza.

Alessandro Atzeni,
Oxford
20/04/2016.

giovedì 29 giugno 2017

Tecniche di combattimento e approccio ricostruttivo ai "pugilatori" da Mont'e Prama.


Nel paragrafo 48 (p. 149) del mio libro "Gherreris, dai bronzetti alle statue di Mont'e Prama" ho affrontato per la prima volta in una pubblicazione edita la ricostruzione dello stile pugilistico dei guerrieri da Mont'e Prama, abitualmente noti come "pugilatori". Nel paragrafo delineavo alcune caratteristiche tecniche di come poteva essere il combattimento attuato da questi "boxers", quale potesse essere il loro ruolo, e come dovesse essere attuato un approccio ricostruttivo ad un tema importante quale è la ricostruzione di uno stile di combattimento scomparso da quasi 3000 anni. L'approccio è lo stesso adottato per la ricostruzione schermistica, iniziata assieme all'Associazione Memoriae Milites 8 anni fa, poi approfondita e infine pubblicata nel libro.

La copertina del mio libro "Gherreris".
Evidenze archeologiche.

La ricostruzione in questi casi si basa sempre sulle evidenze archeologiche, come nel pankration e nella pygmachia greca, i ricostruttori si sono basati sul background dato dalle loro discipline marzialistiche o sportive per operare la ricostruzione. Le fonti erano costituite da pitture su vasi, statue, addirittura talvolta anche fonti scritte. La storia di come sia stato "riscoperto" il pugilato greco-romano o la lotta (pale e orthepale) ne è un caso esemplare.

Scena di combattimento tra pugilatori greci. Sicuramente molto più esplicativa dela posa sempre uguale tenuta dalle statue di Mont'e Prama.

Lo stesso si può applicare ai pugilatori nuragici, anche se per questi le fonti a nosta disposizione sono indubbiamente più ridotte. Disponiamo infatti solo di poche statuine in bronzo, spesso incomplete e di numerose statue in pietra, anche se quasi tutte in stato molto precario. L'uso che si può fare di queste statue è relativo: la loro postura, che sia una "guardia" o una posta di combattimento, o un momento di giubilo immortalato nella pietra, è sempre e irrimediabilmente la stessa. Gli unici pugilatori in un posizione leggermente diversa sono i pugilatori rinvenuti in tempi recenti a Mont'e Prama, identici al bronzetto dalla necropoli di Cavalupo, Vulci. Questo bronzetto è rappresentato in una posa stante, nel gesto di saluto, il guantone penzola dal polso.

Bronzetto da Cavalupo, detto "Sacerdote Militare".
Statue rinvenute nel 2014 a Mont'e Prama, quasi identiche al bronzetto da Cavalupo.


Le due statue in pietra con le medesime fattezze, invece, presentano il pugno adeso al corpo, poggiante sullo scudo avvolto.
La cosa importante in questi tre casi è il dettaglio del guantone e dello scudo. Il guantone nel bronzetto è stato interpretato come "borchiato", mentre nelle statue in questione è assolutamente liscio. Alcuni, hanno presunto di aver individuato delle borchie lungo tutta la superficie dei guantoni di questi guerrieri, ma nei bronzetti in realtà si nota solo uno spuntone sottostante al guanto, un evidenza che nelle statue di pietra è ancora più evidente.

E qui ci dobbiamo fermare, poiché andando oltre in questo discorso, finiremmo per parlare della mia ipotesi che in realtà quelli che sembrano "pugilatori" sono, almeno personalmente in base alle evidenze che ho raccolto, e che stavo accennando, armati di pugnale gammato! Quasi dei precursori dei gladiatori romani.

Dettagli dei guantoni delle statue da Mont'e Prama.


Ricostruzione grafica del combattimento tra "Pugnalatori" a cura dell'illustratore Guido Nieddu, su mia indicazione.

Se ci dovessimo fermare allo studio dello stile pugilistico puro e semplice, basato sulla conformazione del guantone, come per gli himantes oxeis (guantoni) della pygmachia greca, l'unico modo per farci guidare nella ricostruzione dello stile è data dalle evidenze del guantone stesso. Gli himantes ad esempio eano dotati di un vello animale nella zona dell'avambraccio, che i ricostruttori hanno ipotizzato servisse ai pugilatori greci per asciugare il sudore e il sangue che gli colava sul volto. Lo stesso approccio può essere applicato ai guantoni nuragici. Se le borchie del guantone non sono presenti lungo tutta la superficie è chiaro che i colpi sferrati non possono essere quelli tradizionali del pugilato moderno, o delle altre discipline marziali orientali. Il modo di sferrare il pugno dipende dalla conformazione dei guantoni e dal modo in cui si vuole preservare la mano. Ad esempio nel pugilato a mani nude ottocentesco inglese (che ho personalmente studiato presso la Linacre School of Defence di Oxford quando ho vissuto in inghilterra) il pugno viene dato tenendo le nocche esterne, orientando la mano verso l'alto con il palmo verso i nostri occhi. In altri stili il pugno viene dato verticale, con il pollice (chiuso) ma posto in alto; nel karate invece il pugno viene dato orizzontale, ma questo è dovuto ad altre motivazioni di vario genere. I karateka cercano di rinforzare le nocche colpendo degli strumenti da allenamento (makiwara), il pugile inglese ottocentesco invece mirava a non slogarsi il polso (che con i guantoni moderni avviene molto più limitatamente) e a non rompersi la mano, per poter continuare a lavorare il giorno dopo.

Pugilato ottocentesco inglese. Notare le mani nude e la posizione del pugno.

Come potete capire cambia il contesto e le motivazioni su come debba essere sferrato un pugno, nonché la conformazione del guanto, proprio a causa di come è strutturato il pugno umano e per come sono le articolazioni del braccio (specialmente il polso). Stesso dicasi per i guantoni dei combattenti da Mont'e Prama: se nei guantoni dei reperti originali non sono presenti le borchie su tutta la superficie, una motivazione dovrà esserci. Altrimenti a che pro sferrare i pugni solo con la superficie in liscio cuoio? Probabilmente questo tipo di pugni (diretti, jab) non venivano sferrati. I pugni prediletti, essendo presente la (presunta) grande borchia sottostante al guanto, dovevano essere quelli a martello (hammerfist) usati ad esempio anche nel pugilato filippino, altra materia che avevo approcciato durante la mia ricostruzione, grazi all'aiuto dei miei istruttori.
Se questo approccio RIGOROSO alla ricostruzione (pena falsarne le conclusioni e ricostruire qualcosa di inesistente) viene applicato al modo di sferrare i pugni (che occorre ribadire, non sembrano plausibili), potete immaginare quale sia la mia idea relativa alla possibilità di usare i calci in questo stile. Non esistono prove relative all'uso di calci (nessuna raffigurazione, nessuna statuetta) in questa forma di combattimento, dunque non è possibile accettare una ricostruzione che includa anche questo tipo di colpi.

Eliminare alcune evidenze e includere nuovi elementi

Il CONTESTO per eseguire una giusta ricostruzione è fondamentale. Stiamo parlando di un combattimento in cui viene utilizzato una sorta di caestus (guanto da pugilato romano) con una borchia sottostante. Dimenticate le ricostruzioni viste in giro (da Carmine Piras ad Angela Demontis) nessuna è veritiera, in quanto non esiste un solo esempio di guantone nuragico con queste borchie a mezzaluna. L'errore è infatti basato sul bronzetto da Cavalupo (Vulci) che nella foto del Lilliu, pubblicata nel suo enorme tomo, risulta sgranata, quasi butterata, e dà l'idea di diverse borchie presenti sul guanto. Un dettaglio che nell'originale e nelle controparti in pietra rinvenute nel 2014 non esiste.

Guanto borchiato di pugilatore, esposto all'Antiquarium Arborense di Oristano. La ricostruzione è di Carmine Piras (che mi perdonerà se la utilizzo, ma si tratta di una mia foto in un pubblico museo) a mio giudizio non può essere considerata veritiera. Non esiste nessun reperto che mostri questa mezzaluna borchiata, nè materialmente, nè nelle iconografie.
Se stiamo parlando di un combattimento di pugilato, qual'è il senso dello scudo? Lo scudo è stato giustificato sino ad oggi con la necessità di ripararsi dai colpi della borchia del guantone. Se ignoriamo questa evidenza, e approcciamo la ricostruzione senza lo scudo, il combattimento non risulta più veritiero, poiché manca un "pezzo" dell'equipaggiamento. Provate a combattere con spada e scudo, e poi eliminate lo scudo. Il cambiamento dell'assetto nel combattimento varia totalmente, e così la necessità di altri pezzi dell'equipaggiamento (guardia nella spada, armatura, ecc). Ovvio che nel caso in cui venga eliminato lo scudo, sia fattibile eseguire dei calci. Ma siete sicuri che sia possibile sferrare dei calci quando l'avversario è armato di scudo? Un calcio dato sullo scudo non ha nessun valore, e anzi è plausibile che riceva più dolore chi ha sferrato il calcio piuttosto che chi impugna la protezione, specialmente se chi tiene lo scudo lo usa di taglio sul calcio avversario.

Come ha affermato un famoso praticante di scherma, "secondo voi perché esistono così pochi calci nelle arti marziali armate?". Il motivo è presto detto, per via dell'arma utilizzata. Chi darebbe mai un calcio contro qualcuno che impugna un pugno di bronzo o una lama? Il confronto è impari. Ma qua iniziamo ad addentrarci nella mia teoria del pugnale gammato usato dai presunti "pugilatori", un idea che ha raccolto diverse aperture anche tra archeologi "ufficiali" dell'accademia, ma sulla quale bisognerà continuare a lavorare in futuro.
Un saluto

Alessandro Atzeni

mercoledì 14 giugno 2017

Tornato in Italia...per ora!


-Frodo: Sono passati quattro anni da quel giorno a Colle Vento, Sam. Non è mai guarita del tutto.
Sam: "Andata e ritorno. Un racconto hobbit di Bilbo Baggins. E Il Signore degli Anelli di Frodo Baggins". L'avete finito.
Frodo: Non proprio. C'è spazio per qualcosina.-

Non sono passate neanche 24 ore dalla fine vita che conducevo prima. Avevo un lavoro sicuro, uno stipendio fisso, e la mia compagna lo stesso. Abitavamo in casa con una coppia più un loro amico. Persone fantastiche e disponibili.
Un unico problema mi assillava: non era il mio pese, e non era casa mia.

Abitavo a Bicester, poco lontano da Oxford, altro posto dove ho vissuto per quasi un anno. Un paesino tranquillo dove vi consiglio di andare a vivere se volete combiare vita, almeno prima che la Brexit vi colga tra capo e collo.
Io però non mi ci vedevo, tra dieci anni, con un po' più di pancia e meno capelli, sistemato ma infelice, sospirando per la mia amata isola lontana.

Così ho deciso di tornare, di provare la mia strada nella mia nazione, l'Italia, e nella mia isola, la Sardegna. Come mi disse un carissimo amico: "anche Ulisse si trovò in una situazione simile. Ad Ogigia, con la ninfa Calipso, chi lo obbligava a ripartire di nuovo?".
Come Ulisse, anche io sento dentro questa necessità. Lasciare tutto, e ripartire di nuovo verso l'ignoto. Per ora sono tornato a casa, ma non so quanto rimarrò su queste sponde.
Anche Ulisse, tornato ad Itaca, partì di nuovo, spinto dalla sua sete di conoscenza.

"fatti non foste a viver come bruti..."

La vita è un continuo viaggio, dopotutto.

lunedì 29 maggio 2017

Nuragic Warriors from prehistoric Sardinia: an osteological and experimental analysis

INTRO

The Nuragic civilisation starts in Sardinia, Italy, in 1800 BC in the ancient bronze age, and ends around 500 b. C. with the Punic conquest of the island. The name of this culture came from the big stone structures called Nuraghi, typical stone towers of the Sardinia landscape (similar to the Scottish Brochs) believed to be built around 1600-1400 BC, and used by nuragics until the iron age, around 800-600 BC when they were reconverted as temple structures.


Other structures, typical of the nuragic culture, are the Giant's Tomb and the Sacred Wells. The first ones are much older, as they first appear in the very beginning of the nuragic culture. These tombs are collective burials, and they can be considered similar to the allee couvert, but with the addition of a pair of stone wings in the main entrance area, called "esedra", and with a particular large flat stone with a hole in the bottom, called  centering stele, for his particular "A" shape decoration, with meaning is unknown. These burials, evolutions of the alee, are presumed to have the shape of a bull's head seen from above. They are supposed to be the tombs of elites, but for a long time, they were presumed to be just collective burials. The use of this tombs ends around the 1200 BC, when the burial ritual changes and the grave begin to be simple, like the kind of Mont'e Prama, basically a hole in the ground covered with a flat rock or little stone.



The sacred wells, instead, are typically used as sanctuaries, when the first appear in the middle and late Bronze age. They are presumed to be later than the nuraghi, and for sure they were used for rituals, offerings and meetings. In this temple, it was found the most part of the bronze statues of the chieftains and warriors, similar in the representation of the stone statues of Mont'é Prama, high nearly 2 meters, named by the place where they have been found, a little hill near the village of Cabras, in the Oristano city area. It's very interesting the debate around the dating of this statue. The Sardinian scholars are divided into those who date the statues around 1100-1000 BC and the ones dating the statue at 900-800 b. C. This stone statue represents mainly warriors, like the little bronze statues: different figures of shielded swordsman, archers, and hypothetical shielded boxers, but no chieftains. Of course one of the main questions regarding this figures are: what is their role? What sort of combat these warriors fought? Later on, I will talk you about the experimental studies I've done on this figures, especially about the boxers.




The nuragic culture in 100 years of studies was interpreted as a chiefdom, with the main leader, identified in the so-called “capo tribù” or tribe leader (now this identification is wrong, and seems more appropriate call this figures just “chief”), and his elite warriors, represented in the other examples. Priests and priestesses have been recognised in particular statues, especially the ones of females dressed in a long cloak and a sort of so-called “witch-hat”. This figures operating in the “sacred wells” and in the antis structures, water temples similar to the sacred wells, but without a vein of water from the ground. It's presumed that the water was directly brought into this places. The rest of the population has identified in so-called “praying bidders” both male and female. The general interpretation made by the scholars is that the bronzes represent the whole population:, warriors and chiefs, including young adults, mothers with children and commoners. Of course, because we have the iconography of warriors, one of the main questions of the scholars is if the nuragic were a warrior society or not. In my thesis, I've also approached this problem.






THESIS
My study started with my Bachelor degree thesis in osteology on three nuragic skulls with evidently healed weapon traumas. The purpose was of trying of reconstructing how the trauma was inflicted, trying to interpret the kind of weapon used and the motion of striking. All was finalised to try to understand how they fight and of course how much violent possibly was the nuragic culture. The whole anthropological study was based on three different aspects of my background: historical fencing, re-enactment & reconstruction and experimental archaeology. The archaeological support was given by the professor Anna Depalmas, and the osteological part by professors Rosalba and Giovanni Floris of Cagliari University.



The thesis is divided into different parts: in the first, I've approached the main question from an anthropological view. The documented cases of violence in the chimpanzees, and then a list of the first episodes of violence in the prehistory of humanity, from Jebel Sahaba in 12.000-10.000 BC to Talheim in Germany, in 5500-5000 BC (R. Brian Ferguson (2008)). Then I've looked in the osteological finds of prehistoric Sardinia, in the period before the nuragic, the so-called pre-nuragic period. We have different examples of bone and obsidian weapons used for injuring other members of the same species. From 10.000 BC to the ozieri culture in the Neolithic 3200-2800 BC, passing thru the beginning of the copper age in Sardinia, 2700-2500 BC, with the case of scab'è arriu, in wich we have a human jaw with a sherd of obsidian weapon, and the monte claro culture, with a skull, partially scalped. The pre-nuragic evidence of human traumas ends with the ancient bronze age, in sardinia associated to the bonnanaro culture. The remains are friendly called “sisaia” that means old grandmother in sardinian. The woman had different traumas and suffered from various illnesses. The subject has an evident healed trauma on the left shoulder and left arm, wich is supposed to be a parrying fracture. These two traumas are presumed to be contemporary. The woman also had transplantation of a bone wheel from his head. As one of the few cases in Europe, now is documented that the transplantation was made for healing purpose after a trauma as proved by O. Becheroni in 2013. In my thesis, I've also made a list of all the cases (at least ten) known in bibliography about skull trepanation in Sardinian prehistory. Some cases are also possibly documented for the bronze age, as the female one from Nurallao. This part was necessary as we have to distinguish possible ritual surgery from curettage made for healing purposes, as can be in one of the nuragic skulls studied.

And this is the main part of my thesis. We had three skulls from different parts of sardinia, of different times, from 800 BC for the supposed axe trauma from Alghero, to the 1200 BC for the one from Perdasdefogu.
The study covered different aspects. Starting from the wound we have presumed the weapon that could have made the same trauma, as for example, the first one from Alghero, was once presumed to be neolithic, made with a stone axe, but making a comparison with the sizes of the edges of neolithic sardinian stone axes, like the one kept in the anthropological museum, we have seen that the trauma was too narrow and precise. A result that could be obtained just with a metal weapon.
Same process for the skull from Perdasdefogu, the wound was long from the frontal to the occipital bone. For this reason is presumed to be a long blade, with great cutting power. In Sardinia at that time there are no other weapons that can do the same kind of damage. So we have presumed that the weapon could have been a Sardinian pistilliforme sword, similar to the British Limehouse, but with more accentuated curvatures in the final part of the blade. Moreover, we have determined, as for the previous skull, the angle which the aggressor have swung the weapon. Both were diagonal cuts, inflicted with the right arm, frontally for the sword, possibly both frontal or from the back for the axe. The last skull we have observed instead have a particular wound on the left side of the skull that was cured operating with surgical tools. The nature of the weapon used is unknown, but we have presumed that could have been a blunt force trauma. The weapon used couldn't have been a thrusting weapon, because it's so large that the man would have died. The interesting thing observed in all the three skulls is that all of them were healed and the people died at old age, presumed at least 40 years old.

The results obtained by this thesis were several. We have observed that at least two wounds were inflicted with weapons, a metal axe and possibly a sword and that two cases on three were of possible aggression, and at least one, the sword wound, could be a war or possibly a duel wound, for the nature of the weapon. During the study, we have used bronze weapons on fresh corpses of farming animals to replicate the cut-marks we were analysing, and for seeing if this kind of weapons were able to cut the bone.
The experimental cut-tests have show that these weapons are able to cut the flesh and even the bones, but they react differently based on the shape of the blade. Some like the pistiliforme/limehouse kind are definitively designed for slashing motions, cutting with the heaviest part of the blade, other ones, like the carp's tongue, are designed for more complex usage, using the narrow part of the blade for thrusting, and the middle for slashing, but probably with a push and pull action, as suggested by the particular handle, more appropriate for a delicate handling, instead that using the hammer fist grip. This is suggested also by some examples from Sardinia, a variation of the carp's tongue, with a ring protection for the index finger, like in the Italian renaissance swords. The handling in this way is more precise in the thrusting motion and allow more control also in the cuts because the index it's basically supporting part of the sword. The weapons had a hammered edge, and they were cast by the English swordsmith Neil Burridge. Some of them show bowing and use wear, that can be seen on the originals. The cutting tests were also interesting for seeing if the weapons could produce a similar wound to the one's object of study. The traumas were very close in the case of the axe and possible in the case of cutting with the pistilliforme/Limehouse sword.

Based on this work, we obtained interesting results with the experimental fightings we did for trying to understand how the wounds were procured. The reconstruction of the armours and the weapons led us to hypothesise that the main traumas on the body, should be observed mainly in the hands and in the thighs of the human remains of the nuragic period, in a similar way to what happened to the soldiers of Wisby, in the 14°th century AD.
Also, other evidence suggest that the motions for striking with specific swords, during the bronze age and the beginning of the iron age, were made in a particular way, different from the one used in the past with the swords from the medieval time on. This can be applied also in the way these warriors fought, mainly using the shield for parrying, and striking with the weapon, as probably was in classic and Hellenistic times, when the metallurgy of weapons could still not allow using iron or low carbon steel weapons to parry the blows, how was done from medieval times on with more performing kind of steel.

BOOK
With the work did in the past years before the thesis, I've then continued with the reconstructions and the experimentations on the nuragic warriors. The result was a book, called “gherreris” that means simply “warriors” in Sardinian language. The book is a further step, as in the thesis the space for doing such work of analysis on every single weapon and armour present in the statues was impossible. Each chapter is the depiction of a single piece of equipment, armour or weapon, observed in the iconography or in the archaeological remains. The previous hypothesis made in the past by other authors, as the existence of throwing sticks, boomerangs and war clubs were analysed and experimentally evaluated. For let you understand better what I've done I want to explain you a couple of very interesting cases of study I've examined in the book.

THE NURAGIC ARCHER'S BRASSARD
As the first example, I want to show you the experimental research made on the so-called nuragic “brassard”. As for bell-bearer's brassards, the archaeologist has presumed that the arm protections used by the nuragic archers were useful for protecting the inside part of the bow's arm from the hit of the string during the release of the arrow. But, there is a problem in the whole idea. The nuragic brassard doesn't protect the inside part, and usually is too much long, protecting even the outside of the elbow, also it protects the outside part of the hand and fingers, a detail that is very particular.
There is another problem. The nuragic archers used to carry on the back, the so-called “gruppo faretra” or “quiver-group”, a carrying system that included quiver with arrows, sword and some little containers of unknown function. This means that the nuragic archer was armed, and he used a sword for defending himself once the arrows were finished or an armed opponent was getting too close. Probably during the fight the nuragic archer extract the sword from his back with the right hand, the same used for manipulating the arrows to shoot. But the problem is that, usually, the nuragic swordsman are represented with a particular protection on the sword's arm. This protection typically is half the length of the arm, but sometimes is long enough to protect the elbow, but in all the examples it protects the outside part of the hand and the fingers. Exactly like the nuragic so-called brassard. The hypothesis proposed are: that the archer shifted the asset of his body, with the sword arm forward, but in this way, the sword's arm will be unprotected. The second idea is that the archer extracts the sword, throw away the bow and fighting with just the left arm, that is pretty difficult for many reasons. The other idea and this is my theory, the archer fought using the presumed brassard as a sort shield, combined with the bow for parrying the oncoming sword blows of the enemy. The right hand, used for handling the sword, kept backwards is potentially safe, used just in the proper moment, for striking with a trust or a cut. The nuragic brassard, in the end, looks more likely a protection for the oncoming sword hits, than for protecting the inside part of the arm by the bow's string or from another archer's arrows. In fact, the most protected archers depicted in the nuragic iconography don't have this brassard. Also, it's interesting to notice that they don't have any sword on the back.
Another interesting case is the one of

THE BOXERS OF MONT'E PRAMA
As I said previously, the nuragic statues show different warriors: shielded sword fighters, archers, and so-called “boxers”. These boxers have been compared to the Greek and Roman boxer of centuries later. The main difference, however, is the fact that these boxers used shields, or at least this is the opinion of most part of the scholars. The combatants are naked except for the V-shaped skirt around the waist. The left arm carries a shield, possibly leather, reinforced with thin, long pieces of wood and secured with a handle and a strap. The right arm wrapped inside a long brace protection, with round, spheric protection for the hand, and sometimes a band on the humerus. The glove seems to have, especially in the little bronze statues, some studs. The idea is that these fighters fought each other striking the opponent, that used the shield for protecting the body and the head of the damages procured by the stud. Trying to reconstructing this kind of combat, I've studied ancient boxing and reconstructed the panoply. The idea of the scholars on this combat was that the boxer could have done the punches like in a modern way. But as we know from other studies in unarmed ancient combat, the pankration and pygmachia had different strikes, especially the so-called hammer fist. So, trying to making a good reconstruction, I've analysed the perfect example of nuragic boxing glove that we have: the ones from the statues of Mont'e Prama.
In this gloves, we can observe that the stud is not all over the round part of the glove, but just under the pinkie. Furthermore, we see a transversal protection for the fist, located above the stud. Because so, obviously the gesture of the striking cannot be like in the modern boxing, but the only strikes that can be done must be hammer fist ones. This motion with the arm remembers the one used for striking with weapons, in fact, trying to making a reconstruction of this particular glove, I've realised that the final shape is more similar to a so-called nuragic “gamma-hilted dagger” than to a boxing glove. The reconstruction and the archaeological findings are very similar. In fact, analysing the stone statues the archaeologist have found traces of sculpted wounds carved in the stone, filled with red colour for simulating the human blood. The archaeologist that have excavated the statues have theorised that the boxers fought against armed opponents, in a kind of ritual combat. The necropolis it's an alignment of 33 graves containing young adults, of 16-18 years old, very fit and muscled, accustomed with long and extensive training, with muscular and bone deformation especially to the legs and the right arm. Also, the alimentation of this combatants was very specific, as the isotopic analysis show that they had a very specific diet based on fish and soft food. All the data seems to push to a necropolis of young elite warriors, that possibly fought in ritual combats, armed with shield and the iconic gamma-hilted dagger carried usually by chieftains and warriors of the nuragic society. To be fair from the osteological analysis on the bones of the necropolis of Monte Prama, the anthropologist has found more blunt force traumas than blade cut marks, and this is an aspect that needs to be explained.

In my honest opinion, I think that these warriors can be considered predecessors of the Etruscan and Roman bustuarii, sort of gladiators that used to fight to the death next to the bustus, the funeral pyre. We have similar descriptions also in the Iliad with the fights organised by Achilles for Patroclo's funeral.

THE NURAGIC SOCIETY
The final argument I want to talk it's about the possible identity of the figures presented in the iconography. As I said, in the beginning, the nuragic society it's interpreted mainly using the bronzes iconography. There is the chief, the soldiers that support him, the priests and priestess, the commoners and the bidders. But, what information we have obtained studying the weapons, the armour and the general equipment of the statues? Speaking about the weapons, we see in the bronzes that the figures carried particular weapons. This weapon, before interpreted as throwing sticks or boomerangs, now appear as particular swords, know as “votive swords”. These swords were used in the sacred wells and for offerings. Usually, the swords were broken and the parts used for creating gamma - hilted daggers. It's interesting that this daggers are represented on the chest of the chiefs, but also, if my hypothesis will be confirmed, in the glove of the so-called boxer.
These swords weren't used for war, as the composition of the bronze in basically pure copper as document the analysis executed by F. Lo Schiavo. The sword also, has the central rim misaligned, a detail that makes the sword very easy to bend. Also, most of this swords don't have a bronze handle, and they're almost impossible to use, if not just for thrusting, but also this motion it does not seem plausible. The other interesting detail is that very often the warriors use to carry more of this swords in the shield. The idea was that the warrior could use the extra swords for fighting, once that the main weapon was bent. But reconstructing the shields, we have seen that usually, the swords pass in the middle of the shield, where is the handle on it. This means that the warrior was using the hand for handling both shield and swords. There is no sheath behind the shield for carrying these swords. The other interesting thing is that the handles of this backup swords are identical to the main one used by the figure, and the handle is for sure the one of a votive sword. This is important, as for a long time has supposed that the backup swords were throwing swords, daggers or huge bronze pins. The other interesting fact regarding the weapons carried by the bronzes is the identity of the so-called “nuragic boomerang”. This idea is based on a particular bronze carrying a votive sword and a long curved stick. But looking closer to the handle of the item, we see a detail that can be seen also in other sticks of other bronzes. These sticks are the so-called “command stick” or sceptre, carried by the statues of chiefs. After having reconstructed the presumed boomerang and observed that with this particular shape and section the weapon just doesn't work properly, I presume that we are talking about the same item. This particular warrior then should be a chief in armour, with the objects of command: the votive sword and the sceptre. Notice that this warrior is practically identical to one of the couples called “the fellow soldiers”. In the representation, we see a horned warrior armed with a votive sword and the other one with a stick resting on his shoulder. Many authors have suggested a range of different weapons as a possible solution, but not even one seems certain. A closer look at the handle documents the particular shape of it. Of course, we have tried to make a reconstruction and the final shape, as we suggested before for the presumed boomerang, is very close to the sceptre 's handle. If this hypothesis is correct, this means that all the statues of presumed stick fighters with the same detail, instead are carrying the chief's sceptre. As you can see in the picture, the representation are very close between them. The other detail in common in all this representation is the stole kept on the figure's shoulder. The reconstruction shows that this piece of equipment is useless for defensive purposes, and that needs a belt or similar for letting the bearer moving around freely. But there is no evidence of this belt in the figures. It's like this stole was just supported on the shoulder, as a Roman toga, or a ceremonial ornament. But if you compare the bidders with the other statues, you can notice that they have in common also the gamma-hilted knife and the particular hat they wear. So the difference between this representations is just the cape used by the chiefs. In my opinion, a possible solution is that the stole carried by the bidders is the same cape, folded and left on the shoulder, with the sceptre reverse upside down. But, why this difference in the representations? We can just speculate about it.
In my opinion, the Nuragic statues, in general, represent the same figures. Not chiefs and warriors and commoners, instead chiefs, armed chiefs with complete panoply and offering chiefs.
This, of course, change radically the picture that we have of the nuragic society, and a deep revision will be necessary if this theory will be considered valid.

martedì 3 gennaio 2017

2° Presentazione del libro "Gherreris" - Iglesias 04/01/2017


Presentazione del libro "Gherreris, dai bronzetti alle statue di Mont'e Prama" di Alessandro Atzeni, in collaborazione con associazione Isola dei Nuraghi.
L'autore è Alessandro Atzeni, laureato in scienze naturali, ramo antropologico con tesi sulla ricerca degli indicatori in reperti scheletrici umani di età nuragica (http://unica.academia.edu/AlessandroAtzeni). I suoi studi continuano e collabora alla scrittura di diversi testi legati alla civiltà nuragica, tra questi "Gigantes de Pedras".
Recentemente come unico autore ha pubblicato il suo libro sui bronzetti nuragici: "Gherreris, dai bronzetti alle statue di Mont'é Prama", edito presso la casa editrice Condaghes​.  .
La presentazione sarà arricchita dalla presenza di oggetti e ricostruzioni come manichini, armi in bronzo, armature, e ricostruzioni varie.
Nel corso della presentazione sarà ampiamente esposta per la prima volta un'innovativa scoperta relativa ai cosiddetti "Pugilatori" di Mont'e Prama, elaborata dall'autore ed esposta nell'opera.
Dibattito a seguire.
INGRESSO GRATUITO.
Vi attendiamo numerosi.

martedì 27 dicembre 2016

1° Presentazione del libro "Gherreris" - Cagliari 29/12/2016


GIOVEDÌ 29 DICEMBRE, a partire dalle ORE 18.30, presso la sala principale dell'oratorio della Parrocchia di San Pio X (via della Pineta, n° 178, Cagliari) si terrà la presentazione del libro "GHERRERIS. DAI BRONZETTI ALLE STATUE DI MONT'E PRAMA", di Alessandro Atzeni (membro dell'associazione Memoriae Milites), edito presso la casa editrice Condaghes​. Nel corso della presentazione sarà ampiamente esposta per la prima volta un'innovativa scoperta relativa ai cosiddetti "Pugilatori" di Mont'e Prama, elaborata dall'autore ed esposta nell'opera.
Si potrà inoltre ammirare un'esposizione di armi e armature, nonché di abiti civili, ricostruiti attraverso l'attento studio dei bronzetti nuragici e delle statue di Mont'e Prama.
Dibattito e rinfresco a seguire.
INGRESSO GRATUITO.
Vi attendiamo numerosi.

https://www.facebook.com/events/765875353566226/

martedì 20 dicembre 2016

I Gladiatori di Mont'é Prama

Di Alessandro Atzeni


Il bellissimo acquerello dell'Artista Guido Nieddu, commissionato dal sottoscritto sulla base delle evidenze emerse dalla mia ricerca (All Rights Reserved, qualcunque uso non autorizzato di tale immagine sarà perseguito a norma di legge).

Sono ormai passati diversi anni da quando ho iniziato a praticare la rievocazione, le arti marziali storiche e l'archeologia sperimentale. Più o meno dallo stesso tempo mi dedico allo studio della storia e dell'archeologia, in particolare della preistoria: età del bronzo e del ferro. La mia passione per il periodo nuragico è stata quindi inevitabile. Così forte da indurmi a scoprire una tomba dei Giganti non censita, regolarmente denunciata e accertata dalla soprintendenza, oltre che spingermi a scrivere due libri, in collaborazione con altri autori del G.R.S: Gruppo Ricerche Sardegna. L'ultimo libro, Gigantes de Pedras è edito dalla stessa case editrice che ha stampato il mio ultimo libro: Gherreris.  Sono ormai 10 anni o più che dedico il mio tempo allo studio di quest'era preistorica così importante per la Sardegna. La mia passione è stata così forte da spingermi a scrivere (nonostante studiassi scienze naturali) anche una tesi al riguardo in antropologia (potete scaricarla e leggerla tranquillamente cliccando sopra la scritta). Forse è stato questo miscuglio di elementi a creare il giusto ambiente per la scoperta di quanto andrò ad esporre in questo articolo.

L'impegno dell'autore nel volontariato culturale e nell'archeologia è stato tale da permettergli di scoprire (2013) assieme al collega S. Garau, una Tomba dei Giganti non censita in territorio di Niu Crobu (Quartu S. Elena), poi accertata come tale dalla soprintendenza.
È da quando sono state esposte al museo di Lì Punti a Sassari, che ho letto delle famose statue di Mont'é Prama nominate nel titolo. Durante la scrittura della mia tesi antropologica sono poi venuto a conoscenza degli inumati sepolti nella necropoli omonima. Mi sarebbe immensamente piaciuto poter studiare gli scheletri di quei guerrieri di quasi 3000 anni fa, ma naturalmente era un argomento oltre le capacità di un semplice studente universitario. I resti ossei, oltretutto, si trovavano conservati in un laboratorio antropologico in Toscana. Mi concentrai allora sulla ricostruzione di armi ed armamenti, sul modo di combattere e sui traumi subiti da altri nuragici conservati al museo antropologico di Monserrato. Un obbiettivo decisamente più alla mia portata. È così che è nata la mia tesi, per la quale devo ringraziare la mia prima relatrice, la Prof.ssa Maria Rosalba Floris, e la mia relatrice in archeologia, la Prof.ssa Anna Depalmas. Inoltre, devo molto a diverse altre persone: il G.R.S.Gruppo Ricerche Sardegna ad esempio è stato fondamentale nella realizzazione (mediante fusione) delle armi in bronzo. In lunghi anni di pratica siamo riusciti ad acquisire una padronanza pressoché magistrale delle tecniche di fusione del bronzo, un tema che ho sviluppato in maniera sperimentare, e parallela, durante le rievocazioni storiche. Con mantici in pelle e crogioli fatti a mano in argilla. Ho partecipato a decine e decine di rievocazioni e giornate di archeologia sperimentale con l'associazione Paleoworking (riconosciuta a livello nazionale), gestita dal Prof. Vittorio Brizzi dell'università di Bologna, mostrando al pubblico come venissero realizzate delle fusioni preistoriche. Penso di essere stato uno dei primi in Sardegna, ad aver costruito dei mantici da solo e ad aver provato questo approccio (si parla del 2009), ormai personalmente in sospeso, in quanto mi sono trasferito all'estero per motivi di studio e lavoro.

Fusione del bronzo durante uno stage di archeologia sperimentale, presso il parco della Terramara di Montale (MO). Nella foto un momento della fusione, con gli archeologi Dott. Simone Pedron e Dott. Claudio Cavazzuti (16-18/09/2013).
Fusione sperimentale del vetro, come poteva essere realizzata alla fine del periodo nuragico. Ass. Memoriae Milites, in foto: Alessandro Atzeni. Manifestazione "ArcheoFonni", Gremanu (06/09/2015).

Fusione del bronzo sperimentale con mantici in pelle e crogioli in argilla, presso il sito archeologico di Gremanu (NU), manifestazione "Archeo Fonni" (07/09/2014), Ass. Memoriae Milites, foto di Nicola Castangia.

Oltre alle sperimentazioni metallurgiche, molto è stato fatto con l'associazione Memoriae Milites di Cagliari. Con l'associazione ho imparato la scherma storica, in particolare come si combatteva anticamente durante il periodo romano e medioevale, oltre alla rievocazione, che include la ricostruzione storica e l'approccio alla riproposizione in chiave pratico-didattica di periodi ormai dimenticati. Penso che tutte queste esperienze mi abbiano dato delle buone basi metodologiche e pratiche su come eseguire degli studi inerenti in maniera indipendente. Puntualizzare questo percorso fatto è fondamentale, in quanto leggo continuamente di altri cosiddetti "studiosi indipendenti" che privi di qualsiasi preparazione, finanche la più basilare (un diploma, un corso di arti marziali, un qualche tipo di riconoscimento), pretendono di esporre le proprie idee e personalissime ipotesi riguardo il combattimento in antichità, l'arceria o la metallurgia, come de avessero la verità in tasca.
Ma passiamo dunque al vero tema di questo post.

Alcuni scatti del percorso marziale intrapreso in un decina di anni di pratica. La scherma storica (HEMA), riconosciuta a livello nazionale ed Europeo (Stage di Scherma Tedesca, 19/12/2014).

Manifestazione per S. Efisio Martire, "IN LOCO QUI DICITUR NURAS" (Pula 21/04/13), dimostrazione di combattimento romano simulato. Ass. Memoriae Milites, foto di Andrea Mereu.

Esposizione di tecniche scherma storica (medioevale), durante la presentazione del libro "Meilogu Tomo II" (11-04-14 Torralba), Ass. Memoriae Milites, rievocatori: Antonino Fadda e Alessandro Atzeni, foto di Tore Serra.


La scoperta dei combattenti di Monte Prama.

Siamo in Sardegna, nell'Oristanese, in una regione semi-desertica e bellissima chiamata "Sinis". Il comune è quello di Cabras, la località è Mont'é Prama, "Il Monte delle Palme".
Alle pendici di questo colle, anticamente coperto da palme nane (da cui il luogo prende il nome), negli anni '70 vennero rinvenute, da due contadini che stavano arando i campi, delle misteriose statue
La scoperta fu talmente eccezionale da richiamare gli studiosi Sardi in lungo e in largo. Il più famoso archeologo dell'Isola, Giovanni Lilliu, si recò personalmente per visionare i preziosi reperti, il primo esempio di statuaria nuragica di grandi dimensioni fino ad allora ritrovata. Vennero compiute diverse campagne di scavo e alcuni dei reperti vennero esposti nel museo archeologico di Cagliari, alcune foto dei migliori pezzi campeggiarono nei libri e negli articoli scientifici del tempo. Nonostante tutti questi sforzi però, le centinaia di reperti frammentati vennero conservati nei magazzini della Soprintendenza Archeologica, in attesa di tempi migliori. Stesso dicasi per i reperti ossei degli inumati della necropoli, conservati in Toscana. Dopo circa una quarantina di anni, in cui si susseguirono gli studi e le ipotesi al riguardo, finalmente le statue vennero raccolte nel neonato centro di restauro di Li Punti a Sassari. Qui le statue nel 2006 furono per la prima volta esposte direttamente al pubblico, ed è qui che potei vedere i primi pezzi: da questo punto iniziò la mia ricerca.
Per chi fosse interessato ad avere maggiori informazioni sulla storia di Mont'é Prama, consiglio il recente libretto edito dalla Carlo Delfino Editore, oltre alla brevi guide di Carlo Tronchetti e del Bernardini, oltre naturalmente a testi più impegnativi, come "Giganti di Pietra", dei quattro archeologi che hanno scavato il sito, ed il trittico della Gangemi Editore, dal costo non indifferente, ma imprescindibile per chi desiderasse seriamente studiare l'argomento. 

Alcuni anni prima e mentre le statue venivano portate al centro di restauro ed i "Giganti" iniziavano ad essere assemblati, io dedicavo il mio tempo con l'associazione Memoriae Milites di Cagliari, allo studio della scherma storica medioevale, del combattimento militare romano e gladiatorio, ed alla riproposizione della rievocazione nuragica: non una semplice riproposizione di costumi vestiti da manichini, cosa già approcciata da altri studiosi prima di noi (Carmine Piras, Angela Demontis), ma una vera e propria rievocazione storica, sul campo, di abiti civili e militari, oggettistica, pratica di tiro con l'arco, combattimento attivo con bastoni, asce, spade e scudi, di attività manuali come la fusione del bronzo (in seguito anche del vetro, per la prima volta in Sardegna riproposto sperimentalmente dal sottoscritto durante una rievocazione storica nel sito di Gremanu a Fonni nel 2015) e la lavorazione del cuoio bollito, e via elencando. Sono stati anni per me indelebili e fruttuosi sotto tantissimi aspetti. Questo blog, nato allo scopo, ne è la prova diretta. Decine e decine di rievocazioni di questi tre periodi storici: combattimenti gladiatori all'Anfiteatro Romano di Cagliari, battaglie simulate tra schiere di fanti romani, una decina o più di "Tornei del Liofante" (tornei di scherma medioevale in armatura), senza poi parlare di tutte le rievocazioni nuragiche presso i più importanti siti archeologici dell'isola: Santu Antine di Torralba, Su Nuraxi di Barumini, Gremanu a Fonni, Nuraghe Diana a Quartu S. Elena, Nuracale di Scano Montiferro, Nolza di Meana Sardo, Lugherras di Paulilatino. Questo oltre alle decine di conferenze, esposizioni e presentazioni presso i più diversi comuni e musei Sardi: Museo Archeologico Nazionale di Cagliari, Museo di Senorbì, Comune di S. Antioco, Fiera del Libro di Torino, Giornate Nazionali dell'Archeologia Francese (Bastia, Corsica) scuole, e via elencando. Tutto è documentato: al riguardo Potete trovare un elenco nella pagina "Eventi" del sito della Memoriae Milites e nel blog dedicato, oltre che naturalmente su questo stesso blog che state leggendo. 

Rievocazione di combattimento gladiatorio non simulato (Reziario Vs Secutore), Manifestazione Ad Signa Milites, Sassari. Associazione Memoriae Milites, Rievocatori: Luca Bernardini e Alessandro Atzeni. 

Rievocazione di ipotetico combattimento nuragico, sito UNESCO Su Nuraxi di Barumini, Barumini EXPO (14/12/2014), Ass. Memoriae Milites, rievocatori: Andrea Garau e Alessandro Atzeni.

Mentre gli eventi e le presentazioni/esposizioni si susseguivano, gli allenamenti di scherma romana e medioevale in palestra con l'Associazione si alternavano e momenti di studio e sperimentazione della Scherma Nuragica, una vera e propria incognita, totalmente da riscoprire, per riproporla durante le manifestazioni. Un vero e proprio processo di riscoperta di un arte marziale dimenticata, che è costato sudore e sangue: letteralmente, tra ematomi e contusioni di chi l'ha voluta riproporre. Nel mentre l'associazione continuava quel processo di ricostruzione, quasi di "Archeologia Sperimentale", degli armamenti che continua ancora oggi. Durante questo processo di riscoperta, saltuariamente mi dedicavo alla scrittura  delle idee e delle evidenze che emergevano al riguardo (inevitabilmente destinate al "cassetto" della mia scrivania). Facendo le dovute ricerche bibliografiche, notai che un primo passo in questa ricerca marziale venne fatto anni prima dal maestro di Arti Marziali Massimo Fenu, che nelle conclusioni della sua bella tesi di diploma di istruttore di scherma, auspicava un approccio più vasto e scientifico al riguardo.

"Davvero tanto si può scoprire anche solo costruendo dei simulacri delle armi e degli scudi per provare qualche azione in duello e (soprattuto) in mischia; provando a fondere di nuovo delle spade e a fare delle prove di taglio; verificando come le armature potevano essere portate e che movimenti consentivano. Servono nuove prove, servono studi ad ampio raggio, confronti, idee e, naturalmente critiche. Tante critiche."

Massimo Fenu (2007) "I guerrieri Shardana: Il Combattimento dei Guerrieri dei Bronzetti nuragici. Un'ipotesi di ricostruzione".

 Da quelle parole presi spunto per la redazione della mia tesi di laurea Antropologica, in cui infusi tutte le possibili conoscenze applicabili alla materia: lo studio dei traumi sui reperti osteologici nuragici, la ricostruzione delle armi e degli armamenti indossati e usati da quei guerrieri che avevano subito i traumi, la sperimentazione schermistica in palestra, i cut-test e le prove di taglio con le armi, i cut-marks (segni di taglio) ed i segni stessi lasciati sulle armi, e via elencando. Tutto si riunì nella mia tesi di laurea, che la mia relatrice in archeologia, Anna Depalmas, definì "Pioneristica". Il numero limitato di pagine dedicabili alla tesi purtroppo mi impedì di realizzare una più ampia trattazione del tema, la quale era il mio vero obbiettivo. Con pazienza, riposi il più ampio testo nel mio solito cassetto e continuai a fare le mie ricerche, anche dopo la tesi, che ora è gratuitamente disponibile su internet sul sito di Academia.edu, da cui potete scaricarla.

La copertina della mia Tesi di Laurea. Il file completo può essere scaricato iscrivendosi sul sito academia.edu e visitando la mia pagina al seguente link

Ma cosa centrano in tutto questo i guerrieri di Mont'é Prama?
Ebbene, è stato durante la redazione di questo mio scritto, che sono emerse delle evidenze strabilianti riguardo le statue dei "Pugilatori", ai quali ho dedicato più di un capitolo del già menzionato libro, finalmente in pubblicazione con la casa editrice Condaghes: "Gherreris, dai bronzetti alle statue di Mont'é Prama".


Copertina del libro "Gherreris: dai Bronzetti alle statue di Mont'e Prama", di Alessandro Atzeni, editrice Condaghes (in uscita a natale 2016), all'interno vi è un vasto ed approfondito studio sull'argomento, a cura del sottoscritto. Il libro può anche essere acquistato online, al seguente Link.

Bisogna specificare cosa sono i "pugilatori": con questo nome vengono chiamate le particolari figure presenti tra le statue di Mont'é Prama (e tra alcuni bronzetti), dotate di un ampio scudo rettangolare portato sopra la testa, e di un anomalo guantone borchiato, paragonabile, ma diverso nella forma, ai caesti (cesti) utilizzati nell'antico pugilato romano. Queste figure vengono considerati dalla maggior parte degli studiosi, dei pugili, anche se alcuni hanno proposto i ruoli più disparati: assaltatori di nuraghi, fedeli con un velo sopra la testa, corridori, cuoiai, e via dicendo.
Effettivamente il nome "pugilatori" lascia disorientati. Com'è possibile che dei pugili abbiano bisogno di uno scudo per combattere con le mani? A fare dei paragoni con altre culture umane, effettivamente quelli da Mont'é Prama sarebbero gli unici combattenti di pugilato nell'intera storia umana ad aver introdotto degli scudi in questo tipo di confronto. A lungo si è sostenuto (ed io pensavo lo stesso) che lo scudo fosse utile a riparare il combattente dai colpi sferrati dall'avversario con il pericoloso guanto armato, dotato delle letali borchie.

Sulla sinistra: alcuni esempi di pugilato antico, i pugilatori Minoici di Thera, Santorini, al centro vaso greco a figure nere, con scena di pygmachia. A destra due giganti di Mont'e Prama, definiti "pugilatori", gli unici noti al mondo che utilizzino uno scudo (quello a sinistra dal museo G. Marongiu di Cabras, quello a destra dal museo archeologico nazionale di Cagliari). Foto dell'autore, All rights reserved.

Così lo aveva interpretato l'artista-artigiano Carmine Piras di Oristano, approdato anche sul programma "Mistero" su Italia 1, e così sosteneva l'artista Angela Demontis nel suo libro illustrativo sui bronzetti nuragici. tutti naturalmente si basavano sulle parole del grande archeologo sardo Giovanni Lilliu, che descrisse uno dei primi esempi, il bronzetto di pugilatore da Dorgali, come un pugilatore-gladiatore. Questa figurina non è l'unica esistente. Il Lilliu nel suo ampio catalogo descriveva anche un "Sacerdote-militare" da Vulci, interpretandolo (a ragione) come un possibile "pugilatore"; inoltre negli anni sono stati rinvenuti ulteriori esempi: un bronzetto da Ozieri, esposto nel museo archeologico della cittadina, e un bronzo incompleto da S. Vittoria di Serri, assieme ad una testina con resto di scudo da località ignota, già conosciuta ai tempi di Lilliu e conservata al museo archeologico nazionale di Sassari, completano il quadro.

Tre dei principali bronzetti di "Pugilatori", tutti dal catalogo di Giovanni Lilliu, "Sculture della Sardegna Nuragica" (La Zattera 1966). A sinistra il bronzetto da Dorgali, al centro da località sconosciuta, a destra da Vulci. Sul mio libro sono disponibili maggiori e più dettagliate foto al riguardo.

La situazione non è variata negli anni, almeno fino a che non sono state restaurate le statue di Mont'é Prama, esposte nei musei archeologici di Cagliari e Cabras. Nel 2014, inoltre sono state ritrovate due nuove statue di pugilatori, identiche al bronzetto del Sacerdote-militare da Vulci (non fosse per la mano guantata presente negli esempi in pietra). Cosa non meno importante, nel 2014 sono stati finalmente pubblicati i volumi della Gangemi Editore, con le ampie e specifiche relazioni sugli inumati sepolti nella necropoli, di cui avevamo accennato più sopra.
La possibilità di vedere nelle statue, in dimensioni molto maggiori, i dettagli altrimenti abbozzati nei bronzetti, assieme ai dati forniti dall'analisi antropologica degli inumati, ha creato le condizioni favorevoli per arrivare alla scoperta che vi andrò ad esporre.

Durante la scrittura del mio testo "Gherreris", essenzialmente un'analisi dei guerrieri nuragici da un punto di vista marziale, rievocativo e ricostruttivo, ho dedicato ampie pagine alla trattazione dei così detti "pugilatori".
Quale era il loro ruolo? Come combattevano? Possiamo ricostruire questo stile di lotta? Erano queste le domande a cui cercavo di dare una risposta. Come sempre, nel mio metodo di indagine, l'approccio ricostruttivo, quasi di archeologia sperimentale, doveva seguire due vie: una materiale, la quale prevedeva di analizzare i reperti per poi realizzarli da zero. L'altra immateriale, la più difficile, che avrebbe coadiuvato la ricostruzione e dimostrato la sua possibile funzionalità: saper effettivamente riproporre un combattimento di pugilato antico. Ho quindi iniziato a studiare come si svolgessero i combattimenti di pygmachia, pancrazio e pugilatus: diverse espressioni del combattimento greco-romano, come è stato ricostruito dai diversi esperti del settore. Ho dedicato un anno a studiare come si colpisse efficacemente con la mano nuda, grazie agli insegnamenti della dirty boxing filippina e dell'escrima, per il quale devo ringraziare il mio istruttore, Fabio Cinesu. Tutte le prove portavano in un altra direzione, diversa da quella che mostravano i vari ricostruttori di pugilatori sardi, i quali li interpretavano come pugili moderni con addosso degli abiti antichi. Nel mentre che svolgevo questa esperienza marziale, tratteggiavo progetti su come realizzare i guanti armati dei pugilatori ed i loro scudi, passavo le serate cucendo il cuoio delle repliche, o modellandolo sugli stampi, ed intanto analizzavo le relazioni degli antropologi sugli scheletri della necropoli, o degli archeologi sui dettagli rinvenuti nelle statue. Perché queste presentavano dei segni di taglio? Alcuni sostenevano che tali tagli fossero il risultato della distruzione operata sulle statue in periodo cartaginese. Le relazioni archeologiche però affermavano chiaramente che tali tagli fossero stati prodotti volontariamente dalle mani degli scultori nuragici, i quali li avevano riempiti con dell'ocra rossa, quasi a simulare delle ferite in combattimento. Ferite stranamente presenti anche nei resti ossei degli inumati, insieme alle modifiche scheletriche dovute da incessanti allenamenti: degli atleti che combattevano in maniera cruenta, insomma. Tutte le evidenze spingevano verso l'interpretazione dei pugilatori-atleti, impegnati in cruenti giochi sacri, secondo quanto aveva già ipotizzato il Lilliu per i bronzetti omologhi.

Articolo dell'Unione Sarda del 13/12/2015, con riferimento ai traumi ed ai segni di usura dovuta all'attività muscolare riscontrabile sui resti ossei degli inumati di Mont'e Prama.

Questa interpretazione, sostenuta peraltro da diversi archeologi, come il Tronchetti, mi apparve chiara proprio durante la ricostruzione del guantone dei pugili.
Ero finalmente riuscito a realizzare una sfera in cuoio indurito che si adattasse alla mano, come mostravano i bronzetti da Dorgali e da Vulci. Il para-avambraccio completava il tutto. Mancava solo una cosa: era necessario inserire le letali borchie che rendevano i caesti nuragici delle vere e proprie armi.
Purtroppo incappai in un problema apparentemente irrisolvibile, non esistevano reperti di borchie nuragiche in bronzo combacianti con quanto si poteva osservare nelle statue di Mont'é Prama. Possibile? Effettivamente erano stati rinvenuti negli scavi archeologici presso varie località dell'isola dei "bottoni" emisferici, ma questi erano stati interpretati dagli archeologi come ornamenti, quasi dei gioielli. I nuragici avevano particolare gusto per gli oggetti in bronzo, meno per quelli in oro ed argento, ritrovati in maniera nettamente inferiore.
Quale era dunque la soluzione?
La mezzaluna borchiata ipotizzata dall'artigiano Carmine Piras, osservata nella sua ricostruzione esposta al suo tempo all'Antiquarium Arborense ed in altre mostre temporanee non mi convinceva: nulla di simile era mai stato rinvenuto, e lo stile di combattimento ipotizzato era essenzialmente moderno, laddove invece nel pugilato antico venivano prediletti i pugni a martello, come gli esempi dei guantoni da Mont'é Prama sembravano confermare:
Al di sotto di una sfera di pelle assolutamente liscia, infatti si osservava una stanghetta ad L (forse di legno?) con un'insolita e singolare borchia piramidale. Questo dettaglio si ripeteva ossessivamente anche nelle altre statue, e a ben vedere, anche nei bronzetti, pure se era stato frainteso da chi ne aveva fatto le varie descrizioni, disegni o ricostruzioni.
Non avevo mai osservato borchie piramidali in bronzo di accertata origine nuragica, ne resti in materiali deperibili conservatisi fortunatamente. Esistevano i già citati "bottoni" emisferici, ma questi erano totalmente dissimili. In pratica, non esistevano reperti paragonabili a quello che vedevo.
Fu durante la ricostruzione dell'elemento a stanghetta che l'intuizione mi colpì, devastante come un fulmine:
quell'elemento ligneo ad L che avevo ricostruito e che cercavo vanamente di collocare in un guanto sferico non era parte di una borchia metallica.
Si trattava della guardia di un cosiddetto pugnale ad elsa gammata.


 All Rights Reserved, qualcunque uso non autorizzato di tale immagine sarà perseguito a norma di legge

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Alcune immagini delle evidenze archeologiche relative ai guantoni "borchiati" da "pugilatore" (ed il loro paragone don dei pugnali gammati) che mi hanno spinto verso questa interpretazione, più un frame del mio video realizzato appositamente sulla scoperta esposta in questo post e riportata, con ampi approfondimenti, nel libro della Condaghes, GHERRERIS: DAI BRONZETTI ALLE STATUE DI MONT'E PRAMA. 

La borchia piramidale che vedevo nelle statue non era altro che il moncone della lama del pugnale, spezzatosi in antico durante la distruzione delle statue stesse.
Ecco perché i "pugilatori" presentavano traumi da combattimento, ma stranamente poche fratture dovute all'uso di simili guantoni. Ecco perché sulle statue si osservano i chiari segni delle pugnalate riempite di color rosso ocra, ed ecco perché i "pugilatori" usano uno scudo. Non dovevano difendersi dalle botte di un ipotetico guanto da pugilato borchiato, ma dalle letali pugnalate che cercavano reciprocamente di assestarsi.

Un'immagine del bronzetto da dorgali con guantone impugnante un pugnaletto gammato dall'esile lama smussata, e di fianco la mia ricostruzione (All Rights Reserved, qualcunque uso non autorizzato di tale immagine sarà perseguito a norma di legge).


Questo spiega il perché ci si trovi di fronte ad una necropoli con individui deceduti tutti più o meno in giovane età, con delle statue (ora è chiaro) che li raffigurano.
Quelli di Mont'é Prama non erano, pugili o pacifici atleti,
erano veri e propri gladiatori, stranamente tutti appartenenti a famiglie imparentate tra loro (quindi non degli schiavi) fatti combattere per delle specifiche ragioni, che forse solo la ricerca scientifica ci potrà spiegare.

I segni delle pugnalate inferte sul petto di uno dei pugilatori da Mont'e Prama, esposto al museo di Cagliari (All Rights Reserved, qualcunque uso non autorizzato di tale immagine sarà perseguito a norma di legge). 

Personalmente ho voluto dare il mio semplice contributo, come Dottore in Scienze Naturali, come rievocatore, ricostruttore, marzialista ed archeologo sperimentale.
Credo fermamente che la ricerca scientifica, specialmente l'archeologia, debba avvalersi il più possibile di altre discipline utili a fornire un quadro più completo di quanto viene studiato.
La rievocazione storica ad alti livelli, unita alle pratiche delle arti marziali storiche, della ricostruzione dei manufatti antichi e della loro interpretazione mediante i metodi dell'archeologia sperimentale (non la semplice realizzazione di manufatti artigianali) può ancora fornirci delle risposte, o almeno delle possibili ipotesi, sul nostro passato più remoto.

In fede,
Alessandro Atzeni
Reading, Inghilterra (UK).
09/11/2016

La bellissima illustrazione di Guido Nieddu utilizzata nel libro, commissionata dall'autore sulla base della ricerca svolta (All Rights Reserved, qualcunque uso non autorizzato di tale immagine sarà perseguito a norma di legge).

La scoperta dei "Gladiatori di Mont'é Prama" è già stata pubblicata in anteprima sulla rivista "Lacanas" nel settembre 2016, ed è contenuta nell'ampio volume, edito ora dalla Condaghes: "Gherreris, dai bronzetti alle statue di Mont'é Prama", assieme ad altre innovative scoperte sulla civiltà nuragica. Sotto sono disponibili i link alle due pubblicazioni:

Link all'articolo "Ecco le nuove scoperte di Mont'e Prama: pugilatori o gladiatori?" pubblicato su "Lacanas".

Link alla pagina del libro "Gherreris - dai bronzetti alle statue di Mont'e Prama", sul sito web della casa editrice "Condaghes".


Link alla pagina del mio sito web sul libro, con ulteriori approfondimenti al riguardo.

Il libro può essere acquistato online su Amazon.it
Il libro può essere acquistato online su sarIBS